Le campagne partiche di Lucio Vero (161-166) costituiscono uno degli ultimi momenti dell'offensivismo romano prima della sua definitiva crisi, avvenuta con il III secolo. Furono condotte dal co-imperatore Lucio Vero, sulla base dell'esperienza già affrontata un cinquantennio prima da Traiano.
Contesto storico
Sul letto di morte, Antonino Pio aveva espresso la sua collera nei confronti di alcuni re clienti, che il Birley interpreta fossero quelli posti lungo i confini orientali.; . Il cambio al vertice dell'Impero romano sembra infatti abbia incoraggiato Vologese IV di Partia a compiere la prima mossa a fine estate o inizio autunno 161,; ; riguardo alla data: . aggredendo il Regno di Armenia, alleato dell'Impero romano ed installando un re fantoccio di suo gradimento, Pacoro III, un arsacide come lui... L'Impero dei Parti, sconfitto e parzialmente sottomesso da Traiano quasi cinquant'anni prima (114-116), era così tornato a rinnovare i suoi attacchi alle province orientali romane, dagli antichi territori dell'Impero persiano. Il governatore della Cappadocia, provincia che costituiva la prima linea difensiva lungo la frontiera armena, era Marco Sedazio Severiano, un anziano comandante dotato di grande esperienza militare.; .
Alla morte del princeps, l'Impero romano, subì una serie di attacchi contemporanei lungo molti dei suoi fronti. I Pitti nella Scozia premevano contro il vallo di Antonino, la Spagna subiva le continue scorrerie dei pirati Mauri, mentre in Germania, tra l'alto Danubio ed il Reno, i Catti e i Cauci penetravano oltre le frontiere e lungo le coste, invadendo la Gallia Belgica e gli Agri Decumates. Sembrava di essere tornati al periodo delle grandi guerre dell'epoca di Traiano o di Augusto, mentre nell'Europa centro-orientale il mondo barbaro era scosso da forti agitazioni interne e da movimenti migratori tra le sue popolazioni che tendevano a modificare gli equilibri con il vicino mondo romano, sfociando sul finire delle campagne orientali nel principio delle guerre marcomanniche (fine 166-inizi del 167).
Casus belli Nel 161, con la morte di Antonino Pio,. il trono del Regno di Armenia (regno "cliente" di Roma) era divenuto vacante. A reclamarlo fu Soemo, un principe di Emesa che era anche senatore romano. Il re Vologase IV reagì sul finire dell'estate o gli inizi d'autunno, inviando in Armenia la propria cavalleria al comando del generale Osroe (Osrow), il quale inflisse una sconfitta ai Romani. Soemo fu deposto e dovette fuggire, mentre l'Armenia, in mano partica, ebbe un nuovo sovrano di nome Pacoro.; .
Forze in campo
Certamente le legioni romane coinvolte nel corso di questi sei anni di guerra, furono quelle della Cappadocia come la XII Fulminata e la XV Apollinaris, oltre probabilmente alla VIIII Hispana.. In aggiunta le legioni siriane (la III Gallica, la IV Scythica, la legio VI Ferrata e la Legio XVI Gallica), e delle vicine Giudea (la X Fretensis) ed Arabia (la III Cyrenaica).
A queste si aggiunsero, con l'arrivo al fronte dell'imperatore Lucio Vero, numerose altre legioni provenienti soprattutto dal limes danubiano e renano (I Italica, I Minervia, II Adiutrix Pia Fidelis, II Traiana Fortis, V Macedonica, VII Claudia Pia Fidelis, XI Claudia Pia Fidelis e XXX Ulpia Victrix), oltre a numerose vexillationes (delle legioni I Adiutrix, III Augusta, IIII Flavia Felix, X Gemina, XIII Gemina, XIIII Gemina Martia Victrix e XXII Primigenia)..
Il totale delle forze messe in campo dall'Impero romano potrebbe aver superato, nel momento di massimo sforzo militare i armati; di essi, una metà fu costituita da legionari, la restante da ausiliari..
Fasi del conflitto
Tra il 163 ed il 166 Lucio Vero fu inviato dal fratello Marco Aurelio a condurre una nuova campagna in Oriente contro i Parti, che l'anno precedente avevano attaccato i territori romani di Cappadocia e Siria. Il nuovo imperatore, trasferitosi per quattro anni prevalentemente ad Antiochia in Siria,; . lasciò che fossero i suoi generali ad occuparsene, tra cui lo stesso Gaio Avidio Cassio che sarebbe riuscito ad usurpare il trono imperiale, anche se solo per pochi mesi, dieci anni più tardi nel 175.
Anno 161: la risposta romana e l'offensiva partica
E così il generale partico Osroe, al comando di una numerosa cavalleria pesante, era riuscito a penetrare nel regno d'Armenia, allora protettorato romano, con il preciso scopo di porre sul trono l'arsacide Pacoro.. All'epoca dell'invasione, il governatore della Siria era L. Attidio Corneliano. Attidio aveva mantenuto la carica di governatore anche se il suo mandato era scaduto nel 161, presumibilmente per evitare di dare ai Parti la possibilità di approfittare della sua sostituzione. Il governatore della Cappadocia, la provincia confinante con l'Armenia, era Marco Sedazio Severiano, un gallo con molta esperienza nelle questioni militari, al comando di due o forse tre legioni (sicuramente la XII Fulminata e la XV Apollinaris). Ma la permanenza in Oriente ebbe un effetto deleterio sul suo carattere.; .
Il governatore della Cappadocia, Severiano, fu convinto dal profeta Alessandro di Abonutico (un profeta che portava sempre con sé un serpente di nome Glicone) che avrebbe potuto sconfiggere i Parti facilmente, ottenendo onori e gloria militare.; . Su Alessandro, cfr. . Suocero del rispettato senatore P. Mummio Sisenna Rutiliano, allora proconsole dell'Asia, Abonutico aveva stretto relazioni amichevoli con molti membri dell'élite romano-orientale.; .
E così Severiano condusse una delle sue legioni in Armenia (forse la IX Hispana.), ma dopo soli due giorni di marcia venne intrappolato dal generale partico Cosroe a Elegia, una località appena al di là dei confini romani, non molto distante dalle sorgenti dell'Eufrate. Il comandante romano, resosi conto che la sconfitta era inevitabile, preso da sconforto, preferì suicidarsi piuttosto che cadere vivo in mano nemica, mentre l'intera legione veniva completamente massacrata. La campagna era durata soli tre giorni.; ; ; ; .
Nel frattempo giunsero altre cattive notizie: l'esercito di Attidio Corneliano era stato vinto in battaglia dai Parti, e si era ritirato in disordine.; . Vennero quindi inviati nuovi rinforzi per la frontiera partica.
Publio Giulio Geminio Marciano, un senatore africano comandante la legio X Gemina a Vindobona (Vienna), partì per la Cappadocia con numerose vexillationes delle legioni danubiane.; . Identica sorte seguirono le legioni I Minervia, proveniente dalla fortezza di Bonna (Bonn) in Germania superiore,Incriptiones Latinae Selectae 1097– ; . la II Adiutrix da Aquincum (Budapest) posta sotto il comando del legatus legionis Quinto Antistio Advento Postumio Aquilino; ; Incriptiones Latinae Algeriae 02-01, 613; . e la V Macedonica da Troesmis.. Le frontiere settentrionali risultarono strategicamente indebolite, e i governatori di frontiera cercarono di evitare possibili conflitti con le popolazioni barbariche d'oltre confine, ove possibile.. Marco Annio Libone, cugino dell'imperatore (e figlio del console omonimo, che aveva servito sotto Antonino Pio), venne inviato a sostituire il governatore di Siria. Era un giovane consolare di circa trent'anni; . e, in quanto patrizio, privo di esperienza militare. Marco aveva preferito scegliere un uomo assolutamente affidabile.; .
Ottenuta l'iniziativa, i Parti attaccarono l'intera frontiera di Cappadocia e la Siria, sconfissero molte delle guarnigioni locali, portando distruzione fin sotto le mura di Antiochia e conquistarono la fortezza frontaliera di Edessa. I Parti furono accolti dalle popolazioni locali siriache e giudee come liberatori.. Era ora più che mai necessario intervenire con grande rapidità, anche nella scelta dei migliori ufficiali da inviare lungo quell'importante settore strategico. Marco decise di porre a capo della spedizione (expeditio parthica) il fratello, Lucio, perché come suggerisce Cassio Dione Cocceiano «era robusto e più giovane del fratello Marco, più adatto all'attività militare».. Il biografo della Historia Augusta suggerisce che Marco volesse spronare Lucio a privarsi della vita dissoluta che conduceva e a capire i suoi doveri. In ogni caso, il Senato diede il suo assenso, e, nell'estate del 162, Lucio partì, lasciando Marco Aurelio a Roma, perché la città «ha chiesto la presenza di un imperatore».. Era però necessario dargli un adeguato staff militare (comitatus), ampio e ricco di esperienza, a partire da uno dei due prefetti del pretorio, ed il prescelto fu Tito Furio Vittorino..
Anche le altre frontiere erano minacciate—in Britannia, e in Rezia e Germania Superiore, dove i Catti dei Monti Tauni avevano di recente oltrepassato il limes.; . Marco Aurelio, il successore di Pio, era impreparato. Pio non sembra essersi curato di fargli fare esperienza militare: il biografo scrive che Marco aveva trascorso tutti i ventitré anni di regno di Pio accanto all'Imperatore—e non nelle province, dove la maggioranza degli Imperatori precedenti avevano trascorso gli inizi della loro carriera.; ; . Marco fece le necessarie considerazioni: Marco Stazio Prisco, il governatore della Britannia, fu inviato a sostituire Severiano come governatore della Cappadocia,, cita . e fu a sua volta sostituito da Sesto Calpurnio Agricola.; , cita .
Marco tentò di svagarsi prendendosi una vacanza di quattro giorni a Alsium, una città di villeggiatura sulle coste dell'Etruria, ma era troppo preso dall'ansia per rilassarsi. In una lettera al suo vecchio tutore Marco Cornelio Frontone, dichiarò che non avrebbe parlato della sua vacanza.; . Frontone replicò ironicamente: "Cosa? Non so che tu eri andato a Alsium con l'intenzione di dedicarti ai giochi, scherzi e completo svago per quattro interi giorni?", tradotta da . Incoraggiò Marco a riposare, come avevano già fatto in altre occasioni i suoi predecessori (Pio si divertiva a fare esercizio fisico in palaestra, ma si dedicava anche alla pesca e alla commedia),; . narrando anche una favola sulla divisione fatta dagli dei tra mattino e sera—Marco di norma passava apparentemente la sera occupandosi di questioni giudiziarie invece di svagarsi.. Marco non accettò il consiglio di Frontone: "Ho dei doveri da svolgere che difficilmente possono essere disdetti", gli replicò.; .
Frontone inviò a Marco una selezione di materiale da leggere, che comprendeva la pro lege Manilia di Cicerone, in cui l'oratore si espresse a favore dell'affidamento della Terza guerra mitridatica a Pompeo. Era un riferimento adeguato ai tempi correnti (la guerra di Pompeo lo aveva condotto in Armenia), e potrebbe aver influito sulla decisione dell'imperatore di inviare Lucio sul fronte orientale.Birley, Marcus Aurelius, 127. "Troverai in esso molti capitoli adatti ai tuoi presenti consigli, riguardanti la scelta dei comandanti, gli interessi degli alleati, la protezione delle province, la disciplina dei soldati, le qualificazioni richieste per i comandanti nel campo e altro [...]", tradotto da . Per calmare la sua ansia nel corso della guerra partica, Frontone scrisse a Marco una lunga lettera, piena di riferimenti storici. Nelle edizioni moderne delle opere di Frontone, viene chiamata De bello Parthico (La Guerra Partica). Roma aveva certamente subito pesanti sconfitte in passato, scrive Frontone, a Allia, a Caudium, a Cannae, a Numantia, Cirta, e a Carrhae;. sotto Traiano, Adriano, e Pio;; . ma, nonostante ciò, alla fine i Romani avevano sempre prevalso sui propri nemici: "sempre e dovunque [Marte] ha trasformato i nostri disastri in successi e i nostri terrori in trionfi"., tradotto da .
Anno 162: prima reazione romana