Le fiabe di Beda il Bardo (The Tales of Beedle the Bard) è uno pseudobiblion che viene menzionato nel romanzo Harry Potter e i Doni della Morte di J. K. Rowling. Nel libro è narrata La storia dei tre fratelli, che introduce i protagonisti agli artefatti magici noti come Doni della Morte.
Una versione reale del libro è stata scritta dalla Rowling originariamente in sole sette copie, sei delle quali donate a persone che hanno contribuito a far nascere e a diffondere la saga di Harry Potter e l'ultima venduta all'asta per scopi di beneficenza. L'opera è stata in seguito resa disponibile al pubblico a causa delle richieste dei fan; in Italia il libro è stato pubblicato il 4 dicembre 2008 da Salani.
Tutti i proventi delle vendite del libro sono donati alla Children's High Level Group.
Storia editoriale La Rowling ha iniziato a scrivere le fiabe poco dopo aver pubblicato il settimo libro della saga.. Durante un'intervista con i suoi fan ha anche affermato che ha usato varie opere come fonte di ispirazione: nello specifico La storia dei tre fratelli, l'unica inclusa per intero in Harry Potter e i Doni della Morte, è stata ispirata da Il racconto dell'indulgenziere di Geoffrey Chaucer.
Edizione manoscritta Originariamente Le fiabe di Beda il bardo era stato pensato come un libro in edizione limitata di sette copie interamente fatte a mano, tutte manoscritte e illustrate dalla stessa autrice su carta artigianale e rilegate secondo sue precise indicazioni con copertina in cuoio marocchino e cinque placche d'argento a sbalzo intagliate a mano; le cinque placche rappresentano le cinque storie del volume e sono decorate con gemme incastonate dalla gioielleria Hamilton & Inches di Edimburgo, una gemma diversa per ogni volume.
Sei di queste copie originali furono dedicate e regalate a sei persone che hanno contribuito maggiormente alla scrittura e alla diffusione della serie di Harry Potter. Inizialmente queste persone non furono identificate, ma nel corso del tempo di due di loro si è scoperto il nome: uno è Barry Cunningham, il primissimo editore della Rowling; l'altro è Arthur A. Levine, editore della Scholastic, casa editrice statunitense per i libri di Harry Potter. Cunningham e Levine hanno prestato le loro copie come parte della mostra Beedle the Bard nel dicembre 2008. Successivamente la copia di Cunningham, decorata con rodocrosite, è stata venduta all'asta.
Una settima copia, decorata con pietra di luna, fu realizzata appositamente per essere messa all'asta e raccogliere fondi per la campagna The Children's Voice (oggi Lumos):
La vendita all'asta La Moonstone edition di 157 pagine è stata messa in mostra prima delle offerte il 26 novembre e il 9 dicembre 2007 rispettivamente a New York e Londra. Il libro è stato messo all'asta il 13 dicembre 2007 alla casa d'aste Sotheby's a Londra. Il prezzo di partenza era di Circa ., e ci si aspettava di venderlo approssimativamente per Circa .. Il prezzo d'acquisto finale ha superato tutte le previsioni, poiché alla fine il libro è stato acquistato da un rappresentante dei rivenditori di belle arti londinesi Hazlitt Gooden e Fox per conto di Amazon per un totale di Circa .; ai tempi era il prezzo di compravendita più alto per un manoscritto di letteratura moderna. I soldi ottenuti con l'asta furono poi donati dalla Rowling alla campagna The Children's Voice.
Sotheby's ha fatto stampare un catalogo promozionale di 48 pagine per l'asta. Il catalogo include immagini del libro e un commento dell'autrice. Il catalogo stesso è stato venduto come oggetto da collezione, e i soldi della vendita sonno stati devoluti alla campagna.
Un'altra copia è stata messa all'asta da Sotheby's nel novembre 2016 ed è stata battuta per un prezzo di il 12 dicembre 2016. Si tratta della copia che apparteneva a Barry Cunningham, primo editor di Rownlig, e donata come ringraziamento per essere stata la prima persona ad aver dato fiducia alla sua storia. In copertina sono incastonate pietre di rodocrosite, tradizionalmente associata all'amore, all'equilibrio e alla gioia nella vita quotidiana.
Edizione pubblica Il 31 luglio 2008 è stato annunciato che Le fiabe di Beda il bardo sarebbe stato reso disponibile anche per il pubblico, sia nell'edizione standard che in quella per collezionisti. Il libro è stato pubblicato dalla Children's High Level Group e stampato e distribuito dalla Bloomsbury, dalla Scholastic e da Amazon.com; in Italia il libro è stato pubblicato dalla Salani. La decisione è stata presa a causa della delusione tra i fan di Harry Potter poiché, nonostante l'annuncio, non era prevista un'edizione per il grande pubblico.
Similmente a quanto successo per Animali fantastici e dove trovarli e Il Quidditch attraverso i secoli, le due edizioni de Le fiabe di Beda il bardo contengono commenti e note a pie' di pagina di Albus Silente. L'edizione standard include anche illustrazioni riprodotte dalle copie manoscritte e l'introduzione dell'autrice. L'edizione per collezionisti include dieci illustrazioni della Rowling che non compaiono né nella standard né nella manoscritta, come anche una riproduzione dell'introduzione manoscritta dell'autrice.
Il libro, pubblicato il 4 dicembre 2008, è stato pubblicato nel Regno Unito e in Canada dalla Bloomsbury, l'edizione statunitense dalla Scholastic, e l'edizione per collezionisti da Amazon; è stato poi tradotto in 28 lingue diverse . I profitti della vendita dei libri sono stati poi devoluti alla Children's High Level Group.
Le fiabe Nel libro sono raccolte cinque storie descritte come molto popolari nel mondo magico di Harry Potter; a seguito di ogni storia sono riportati commenti e aneddoti di Albus Silente che le contestualizzano e rivelano talvolta dettagli del mondo magico. Delle cinque storie, solo l'ultima è riportata per intero all'interno della saga, mentre la prima, la seconda e la quarta vengono solamente nominate da Ron Weasley.
Il mago e il pentolone salterino Un tempo, un mago benevolo e amico dei babbani possedeva un pentolone dal quale, a detta sua, fuoriuscivano gli incantesimi e le pozioni che utilizzava per aiutare i suoi compaesani. Alla sua morte il pentolone venne ereditato dal figlio, egocentrico e arrogante: questi vi trovò dentro una pantofola, piccola e senza compagna, assieme ad un messaggio del padre che gli augurava di non averne mai bisogno; il mago, pensando ad uno scherzo del padre, la gettò nel pentolone. Quella notte una contadina si presentò alla sua porta, chiedendogli di curare sua figlia dalle verruche, ma il mago la cacciò in malo modo. Subito al pentolone spuntò un piccolo piede di bronzo e si ricoprì di verruche, iniziando a saltellare e causando così un rumore insopportabile. Nei giorni successivi altre persone vennero a chiedere al mago di aiutarle: ogni volta che il mago rifiutava il suo aiuto, il pentolone iniziava ad emettere gemiti e lamenti, e a mostrare su di sé tutte le sofferenze che il mago causava ai suoi compaesani. Questo, esasperato dal rumore che il pentolone emetteva gemendo e saltellando, corse fuori di casa risolvendo tutti i problemi della gente. Quand'ebbe finito, la pentola ritornò normale, riconsegnando la piccola pantofola all'uomo e consentendogli di mettergliela al piede, soffocando così il clangore. Da quel giorno il mago si impegnò ad aiutare tutti i bisognosi, per evitare che il pentolone scalciasse via la pantofola.
La fonte della buona sorte In passato esisteva una fontana speciale, detta Fonte della Buona Sorte, in grado di donare salute, felicità e fortuna alle persone. Tale fontana era posta su un colle in un giardino, al quale poteva accedere solo una persona l'anno. Tra tutte le persone che affollavano l'entrata sperando di venir scelte vi erano tre streghe: Asha, malata di un morbo incurabile, Altheda, che aveva perso tutti i suoi beni, e Amata, abbandonata dall'uomo che amava; le tre decisero che, se fosse stata scelta una di loro, avrebbe fatto in modo di tirar dentro anche le altre. Nel farlo, però, Amata rimase impigliata nell'armatura di un cavaliere, Messer Senzafortuna, che venne quindi trascinato dentro. Nello scalare il colle i quattro vennero sottoposti a tre prove, che riuscirono a superare: la prima prova consisteva in un serpente enorme, che Asha dissetò con le proprie lacrime di dolore; la seconda era una scritta sul terreno che impediva loro di proseguire e che Altheda cancellò con il sudore della propria fronte; la terza era un fiume impossibile da attraversare e Amata, donando i ricordi felici del suo amore, fece comparire un ponte. Giunti in cima, Asha stava per morire a causa della fatica e della malattia, ma Altheda preparò una pozione con delle erbe lì presenti e la guarì completamente, comprendendo che poteva arricchirsi guarendo le persone da quel morbo; le due rinunciarono quindi a immergersi nella fonte. Amata, invece, comprese che il suo amato era stato crudele con lei dopo che i suoi ricordi furono portati via dal fiume e lasciò che fosse il cavaliere a bagnarvisi, come ricompensa per la gentilezza mostrata nello scalare il colle: questi, una volta uscito, chiese la mano di Amata e lei accettò. I quattro se ne andarono inconsapevoli che la fonte in realtà non avesse alcun potere.
Lo stregone dal cuore peloso Uno stregone disprezzava l'amore, ritenendolo una fonte di debolezza. Per cercare in tutti i modi di evitarlo si chiuse in sé stesso e iniziò a dedicarsi alle Arti Oscure finché, udendo due suoi servitori che parlavano di lui, l'uno compatendolo e l'altro deridendolo, decise di trovarsi una moglie per suscitare l'invidia altrui. La sua attenzione cadde su una bellissima donna alla quale iniziò a far la corte. Un giorno organizzò una festa per lei: durante la festa la donna gli disse che lei l'avrebbe amato solo se fosse stato in grado di dimostrarle di avere un cuore. Lui la portò nelle segrete del suo castello dove in uno scrigno di cristallo vi era rinchiuso il suo cuore, ormai deforme e coperto di peli. La donna inorridita da quell'atto innaturale, gli chiese di rimetterlo al suo posto e lui lo fece; lo stregone era però ormai folle e uccise la donna, togliendole il cuore dal petto per sostituirlo al suo. Il suo cuore però era ormai selvaggio e incattivito, e si rifiutava di abbandonare l'uomo: questi se lo strappò e morì con entrambi i cuori in mano.
Baba Raba e il ceppo ghignante