I moai (in rapa nui, moʻai) sono statue che si trovano sull'Isola di Pasqua; nella maggior parte dei casi si tratta di statue monolitiche, cioè ricavate e scavate da un unico blocco di tufo vulcanico; alcune possiedono sulla testa un tozzo cilindro ("pukao") ricavato da un altro tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l'acconciatura un tempo diffusa tra gli uomini dell'isola.
Fanno parte di complessi cerimoniali più grandi, poiché sono noti in modo simile da altre aree della cultura polinesiana. Le statue sono state scolpite dalla popolazione polinesiana indigena Rapa Nui, in gran parte tra il 1250 e il 1500. Sebastian Englert ha numerato e catalogato oltre 638 statue, lArchaeological Survey and Statue Project dal 1969 al 1976 ne ha determinate 887, ma probabilmente erano originariamente oltre 1000.
Alti da 2,5 metri fino a 10 metri (ne esiste uno, incompleto, di 21 metri), spesso sono visibili solo le teste delle statue, ma al di sotto è quasi sempre presente un corpo interrato, sul dorso delle statue sono incisi simboli in rongorongo, in particolare la 'falce' detta "Vaka", che potrebbe rappresentare una canoa; probabilmente questi simboli incisi sulle statue indicano l'identità dell'artista, o del gruppo, proprietario dell'opera. Quelli alti circa 10 metri hanno un peso che può variare dalle 70 alle 80 tonnellate.
Ahu
I Moai non sono isolati, ma fanno parte di complessi (o aree cerimoniali) chiamati "Ahu". Gli "Ahu" sono simili a quelli che si trovano in altre aree del Pacifico meridionale - ad esempio Marchesi, Nuova Zelanda, Arcipelago delle Tuamotu, Bora Bora, Tahiti, Pitcairn e molte altre isole dell'oceano pacifico (sono conosciute come marae). Tuttavia, le strutture sull'isola di Rapa Nui sono uniche in quanto sono molto più grandi di tutte le altre strutture nel Pacifico meridionale. L'area cerimoniale tipica dell'isola di Rapa Nui in epoca classica era solitamente situata tra un villaggio e la costa.
Oggi si presume che ogni villaggio fosse di proprietà di un clan oppure era abitato da una famiglia allargata, che aveva costruito la sua propria struttura cerimoniale. Consisteva in un'area livellata e una rampa ascendente ("tahua"), pavimentata con delle pietre rotonde ("poro"), che portava a una piattaforma rettangolare ("ahu") costituita di lastre in basalto lavorate e incastrate con estrema precisione (ad esempio all'Ahu "Tahira" a Vinapu). Ciò ha spinto Thor Heyerdahl a confrontarlo con le mura Inca in Perù. Le enormi sculture di pietra erano posizionate sullahu, in modo tale da guardare verso un insediamento o villaggio (sono presenti alcune eccezioni, che non volgono le spalle al mare). Le figure sono state erette su pietre di fondazione cilindriche piatte incastonate nella piattaforma e incuneate solo con piccole pietre. La malta era sconosciuta sull'Isola di Rapa Nui.
Storia e leggende
La cava di pietra vulcanica da cui veniva estratto il materiale per produrre le statue, Rano Raraku, sembra essere stata abbandonata all'improvviso, con alcune statue lasciate ancora incomplete nella roccia. Tra queste vi è la statua più grande, che al completamento avrebbe raggiunto i 21 metri di altezza. Si pensa che la domanda di legno necessaria a supportare la continua erezione di statue abbia portato al totale disboscamento dell'isola. Questo spiegherebbe perché la cava sia stata abbandonata all'improvviso. Praticamente tutti i moai completati furono rovesciati tra il 1722 ed il 1868. Il motivo non è chiaro: ci sono evidenze che puntano a conflitti tra gli abitanti dell'isola oppure si pensa che i terremoti ne siano stati la causa. A oggi, all'incirca 50 moai sono stati nuovamente eretti e ripristinati ai propri ahu. Sebbene vengano spesso identificati come teste, molti dei moai hanno spalle, braccia, torsi, che sono stati piano piano, negli anni, sotterrati dal suolo circostante.
La produzione delle statue si è interrotta improvvisamente. Al Rano Raraku, fino a tempi recenti si potevano trovare strumenti di pietra lasciati in giro. L'etnologo Thomas Barthel dalla Università Eberhard Karls di Tubinga fornisce una spiegazione coerente per questo: la costruzione di strutture su larga scala richiede un'economia di scorte e surplus. In altre parole, la forza lavoro per la produzione dei moai e la costruzione delle piattaforme di culto non poteva essere dedita all'approvvigionamento quotidiano di cibo. Una violazione degli accordi riguardanti la distribuzione del cibo tra gli artigiani e i fornitori - probabilmente concomitante allo scoppio di una guerra civile o a un cambio di autorità - ha comportato l'arresto della produzione di statue. Questa teoria spiega anche una leggenda tradizionale dell'Isola di Rapa Nui, che racconta di un'anziana donna, una maga, che aveva catturato e portato un'enorme aragosta agli scalpellini del Rano Raraku per il consumo, chiedendo però di lasciarne un pezzetto. Tuttavia, i lavoratori mangiarono tutta l'aragosta per poi continuare il loro lavoro. Quando la donna tornò, era estremamente arrabbiata e lanciò un incantesimo alle figure di pietra, che fece cadere con un colpo solo.
Oggi la maggior parte dei complessi cerimoniali sono stati in gran parte distrutti e i Moai sono stati ribaltati. Si ipotizza che questo non sia esclusivamente dovuto alle influenze ambientali. I pochi impianti oggi integri sono stati restaurati a partire dagli anni '90 del secolo scorso.
Nel 1722 Jakob Roggeveen descrive lahu come ancora intatto e usato cerimonialmente. Dalla citazione dal rapporto di Carl Friedrich Behrens, un marinaio che prese parte alla circumnavigazione di Roggeveen:
Durante la spedizione Cook del 1774, le strutture erano già state trascurate e molti moai ribaltati. Georg Forster, botanico e naturalista tedesco al seguito della spedizione, scrive:
Nel 1882 il capitano Wilhelm Geiseler, al comando della SMS Hyane, durante una spedizione nel Pacifico meridionale, non trovò più strutture intatte. Numerose sono le speculazioni più o meno serie su ciò che nel frattempo ha portato alla distruzione dei complessi culturali. Si presume un allontanamento dalla religione tradizionale così come una guerra civile, una carestia, catastrofi climatiche e meteorologiche, la distruzione ecologica a seguito dell'istituzione dei moai o quella da parte degli europei che potrebbero aver innescato un decadimento culturale. Finora, nessuno è stato in grado di fornire prove conclusive per l'una o l'altra teoria, quindi al momento la causa della distruzione delle piattaforme cerimoniali rimane inspiegabile.
Oggi c'è la tendenza a vedere uno sconvolgimento sociale con un cambiamento di potere tra autorità sacerdotali e secolari o fluttuazioni in una distribuzione squilibrata del potere tra i clan come la causa dello sviluppo del culto dell'uomo-uccello, che prese il sopravvento sulla religione antica di cui i moai erano simboli, che di conseguenza persero il loro significato. La misura in cui le influenze ambientali hanno giocato un ruolo è controversa.
Descrizione e caratteristiche
I moai hanno tutti un aspetto simile: le labbra serrate con il mento in alto; l'atteggiamento è ieratico e severo tale da suscitare rispetto.
Le figure terminano immediatamente sotto l'ombelico. Alcune statue presentano il "maro", il perizoma che copre il pene.
Le dita delle mani e le orecchie sono estremamente lunghe.
Le figure si differenziano anche per la presenza di un tatuaggio o perizoma sagomato (a seconda dell'interpretazione), diverso per ciascuna sulla parte bassa della schiena. Tuttavia, questi dettagli non sono presenti in tutte le figure.
Oggi le orbite degli occhi sono vuote, ma un tempo avevano una pupilla di ossidiana circondata da una sclera di corallo bianco (rinvenuti grazie agli scavi archeologici nella spiaggia di Anakena, "ahu Nau Nau", del 1978), come si può osservare nell'unico moai vedente rimasto (e restaurato). Ci sono 1000 moai conosciuti sulla superficie dell'isola. La quasi totalità di questi sono stati ricavati da un tufo basaltico del cratere Rano Raraku, dove si trovano quasi 400 statue incomplete. Questa roccia a grana eterogenea è relativamente tenera, a differenza del basalto, che deriva dalla solidificazione di un magma. I cappelli sono invece stati ricavati da un tufo rossastro proveniente dal piccolo cratere di Puna Pau, distante circa 10 chilometri da Rano Raraku.
Ci sono prove che alcune delle statue potrebbero essere state dipinte a colori. Alfred Métraux ha trovato tracce di vernice rossa e nera in un luogo protetto su una figura su Ahu Vinapu. La copia nel British Museum mostra anche lievi tracce di vernice in bianco e rosso.
Nonostante l'aspetto apparentemente uniforme, ogni figura era individualizzata. Wilhelm Geiseler riferisce che un capo villaggio, al tempo della sua spedizione, fu in grado di nominare ogni singolo moai, anche le statue non finite sul Rano-Raraku.
Alcuni moai sono inoltre decorati, ad esempio una statua incompiuta di Rano Raraku è incisa con una nave. Il Moai con il nome Hoa Hakananai'a (Rapa Nui per "amico rubato" o "amico nascosto") è unico. La figura è stata trovata in una casa del sito di culto Orongo sul bordo del cratere di Rano Kao ed è ora al British Museum di Londra. L'aspetto della scultura in basalto, che è alta solo 2,40 metri, corrisponde al tipo usuale, ma la parte posteriore è ricoperta da raffigurazioni di uomini uccello, pagaie da ballo (Ao e Rapa) e vulve. L'etnologo Heide-Margaret Esen-Baur lo considera il principale santuario del culto Tangata Manu sull'isola di Pasqua. Thor Heyerdahl ritenne che la figura servisse da prototipo di tutte le statue del periodo classico.
Significato
Il significato dei moai è ancora oggi poco chiaro ed esistono ancora molte teorie al riguardo. La teoria più comune è che le statue siano state scolpite dai polinesiani a partire dall'anno 1000 d.C. Il significato più comune tramandato dagli attuali discendenti maori è quello di essere monoliti augurali portatori di benessere e prosperità dove volgono lo sguardo. Per questo nell'isola di Rapa Nui sono tutti rivolti verso l'interno dell'isola, per proteggere la terra e coloro che l'abitavano. Si ritiene inoltre che i piccoli moai siano le rappresentazioni degli antenati defunti o di importanti personaggi della comunità, a cui vennero dedicate come segno di riconoscenza, mentre per quelli grandi tra le tante spiegazioni possibili vi è anche quella a sfondo religioso."La terra dei Moai", di Adriana Giannini, pubbl. su "Le Scienze", num.321, maggio 1995, pag.88-91
Sono stati rintracciati vari altri tipi di raffigurazioni, come ad esempio le statuette in legno di toromiro che simboleggiano, presumibilmente, gli spiriti degli antenati e le emblematiche statuette moai Kava Kava con le loro rappresentazioni di corpi umani smagriti, probabilmente a causa della scarsità di cibo. Le antiche leggende dell'isola parlano di un capo clan in cerca di una nuova casa. Il posto che scelse è quella che noi oggi conosciamo come isola di Rapa Nui. Alla sua morte, l'isola venne divisa tra i suoi figli. Ogniqualvolta un capo di uno dei clan moriva, un moai veniva posto sulla tomba dei capi.
Gli isolani credevano che queste statue avrebbero catturato i "mana" (poteri soprannaturali) del capo, oltre a favorire la protezione degli dèi. Credevano che mantenendo i mana dei capi sull'isola, si sarebbero verificati eventi propizi, sarebbe caduta la pioggia e le coltivazioni sarebbero cresciute. Questa leggenda potrebbe essere cambiata rispetto all'originale, dal momento che si è tramandata oralmente per lungo tempo. Qualsiasi cosa potrebbe essere stata aggiunta a questa leggenda per renderla più interessante. Specialmente intorno ai moai sono state spesso rinvenute delle tavolette di legno con incisi i misteriosi segni della scrittura di allora detta rongorongo, scrittura che sinora nessuno è riuscito a decifrare completamente.