La strategia della tensione è un piano volto a creare una situazione di paura diffusa tra la popolazione, attuata mediante l'organizzazione e la realizzazione di atti terroristici, e che, mediante un disegno eversivo, tende alla destabilizzazione o al disfacimento degli equilibri precostituiti. Il termine è associato soprattutto a un periodo molto tormentato della storia della Repubblica Italiana, in particolare negli anni settanta del XX secolo, conosciuto come anni di piombo.

L'arco temporale si concentrerebbe in un periodo che andrebbe dalla strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) alla strage di Bologna (2 agosto 1980), sebbene alcuni studiosi retrodatino l'inizio di tale strategia al Piano Solo (1964), il fallito colpo di Stato progettato dal generale dell'Arma dei Carabinieri Giovanni de Lorenzo.

Le origini Prodromi della strategia della tensione, secondo Vincenzo Vinciguerra, furono nel 1965 il convegno dell'hotel Parco dei Principi e nel 1966 l'operazione manifesti cinesi.Calvi e Laurent. Piazza Fontana, la verità su una strage. Mondadori. 1997. Manifesti cinesi: pag. 203.

La strategia si basa su una serie preordinata di atti terroristici volti a diffondere nella popolazione uno stato di insicurezza e di paura, tali da far giustificare, richiedere o auspicare svolte politiche di stampo autoritario; può anche essere attuata sotto forma di tattica militare che consiste nel commettere attentati dinamitardi e attribuirne la paternità ad altri.

intitolata Notre action politique, scritto da Yves Guillou, alias Yves Guérin-Sérac, capitano nelle guerre di Indocina, Corea e Algeria, militante dell'organizzazione paramilitare clandestina OAS, fondatore e a lungo direttore della Aginter Press,Sceresini Andrea. Internazionale nera, la vera storia della più misteriosa organizzazione terroristica europea. Chiare Lettere. 2017. pag. 21. deceduto nel marzo 2022.

Questo periodo è stato caratterizzato dalla commistione di un terrorismo neofascista molto violento e da un mai chiarito terrorismo di Stato sostenuto da alcuni settori militari e politici che intendevano attuare un colpo di Stato in funzione anticomunista, specialmente dopo il movimento del Sessantotto e l'autunno caldo, sostenendo poi la teoria degli opposti estremismi.

Tale terrorismo si espresse soprattutto in stragi rivolte senza movente contro cittadini comuni o contro militanti di sinistra ed antifascisti. Secondo alcune interpretazioni questo contribuì alla decisione di esponenti dell'extraparlamentarismo di sinistra a optare per la scelta della lotta armata e del terrorismo, contrapponendosi allo Stato italiano.

Il contesto storico

Il movente principale della strategia della tensione è stato quello di destabilizzare la situazione politica italiana, per influire sul sistema democratico rendendolo instabile. In una situazione di persistenza della guerra fredda a livello internazionale, tale instabilità avrebbe bloccato il progressivo spostamento dell'asse politico e governativo verso le forze di estrema sinistraDavid Arbel, Ran Edelist, Western Intelligence and the Collapse of the Soviet Union, 1980-1990: Ten Years that Did Not Shake the World, Routledge, 2003, pp. 137-139., che all'indomani del Sessantotto e dell'autunno caldo avevano migliorato le loro condizioni e rafforzato il loro ruolo nella società italiana Corriere della Sera, 16 novembre 2009. Vi sono molte ipotesi che portarono a sospettare un ruolo del SID in tale strategia per via di alcuni legami emersi con gruppi politici neofascisti o d'ispirazione neofascista responsabili di sanguinose azioni terroristiche, come Ordine Nuovo (ON) guidato da Clemente Graziani, Avanguardia Nazionale (AN) di Stefano Delle Chiaie, il Movimento di Azione Rivoluzionaria (MAR) di Carlo Fumagalli, La Fenice di Giancarlo Rognoni e i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) dei fratelli Valerio e Cristiano Fioravanti e Francesca Mambro: infatti, secondo alcuni storici, tali attentati terroristici avevano lo scopo di seminare il terrore tra la popolazione, in modo da legittimare l'instaurazione di un governo di tipo autoritario o addirittura colpi di stato da parte di forze politiche, o comunque organizzate, generalmente gravitanti nell'area dell'estrema destra. Sempre secondo alcuni storici e le risultanze giudiziarie, tale strategia golpistica trae origine ideologica fin dalla metà degli anni sessanta, in particolare dal cosiddetto "Piano Solo" (il fallito colpo di Stato del 1964) e dal convegno dell'hotel Parco dei Principi organizzato dall'Istituto di studi militari Alberto Pollio nel maggio 1965 avente come tema la "guerra rivoluzionaria" anticomunista, in cui intervennero personalità del mondo imprenditoriale, alti ufficiali dell'esercito, giornalisti, politici ed esponenti neofascisti (tra cui Pino Rauti, Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino).

All'inizio degli anni novanta la giudice per le indagini preliminari di Savona Fiorenza Giorgi, nel decreto di archiviazione relativo ad un'indagine su alcune bombe esplose in città tra il 1974 ed il 1975, compie un'analisi degli attentati avvenuti nella prima fase della strategia della tensione, in cui, tra le altre cose, cita le coperture garantite dai servizi italiani ad alcune azioni terroristiche ed all'operato di personaggi come Junio Valerio Borghese. Secondo quanto riportato dal giudice:

Lo stragismo e gli attentati dinamitardi non furono l'unico strumento della strategia della tensione, in cui vanno incluse anche l'operatività di strutture segrete paramilitari con fini eversivi (Rosa dei venti, Nuclei di Difesa dello Stato, Gladio e Noto servizio), il coinvolgimento della loggia massonica P2 guidata da Licio Gelli (infiltrata nelle principali istituzioni dello Stato con finalità politiche anticomuniste) e l'organizzazione di colpi di stato (oltre al "Piano Solo", i falliti golpe Borghese del 1970 e golpe bianco del 1974).

Attentati e stragi ascrivibili

Si inscrive nella strategia della tensione il periodico verificarsi di stragi od attentati, tendenzialmente compiuti con esplosivi in luoghi pubblici o mezzi di locomozione di massa; la maggioranza non furono rivendicati ma ebbero (come ricostruito) come movente il favorire velleità di golpe o agire come minaccia e intimidazione del fronte antifascista di sinistra (o di magistrati che indagavano sull'eversione nera), con l'eccezione della bomba del 1984, legata alla mafia:

Il 25 aprile 1969 scoppia una bomba al padiglione FIAT della Fiera di Milano, provocando diversi feriti gravi, ma nessun morto, e un'altra bomba viene ritrovata all'Ufficio Cambi della stazione Centrale. Qualche mese dopo, il 9 agosto vengono fatte scoppiare otto bombe su diversi treni, che provocano dodici feriti. Il 12 dicembre 1969 una bomba esplose all'interno della sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana a Milano, provocando diciassette vittime e ottantotto feriti; nello stesso giorno viene trovata una seconda bomba inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala, mentre altre tre bombe esplosero a Roma, una nel passaggio sotterraneo che collega l'entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro con quella di via di San Basilio (tredici feriti) e altre due nei pressi dell'Altare della Patria (quattro feriti). Il 22 luglio 1970 un treno deraglia sui binari sabotati precedentemente da una bomba nei pressi della stazione di Gioia Tauro, uccidendo sei persone e ferendone una sessantina. Il 31 maggio 1972, una Fiat 500 imbottita di esplosivo esplose nei pressi di Peteano, frazione di Sagrado, in provincia di Gorizia, uccidendo tre carabinieri e ferendone altri due. Il 17 maggio 1973 il sedicente anarchico Gianfranco Bertoli (smascherato come un provocatore dall'ultimo processo per la strage alla questura) lanciò una bomba a mano sulla folla durante una cerimonia davanti alla Questura di Milano, provocando quattro vittime e una quarantina di feriti. Dal 30 aprile 1974 al 26 maggio 1975 una serie di esplosioni provocano un morto e venti feriti a Savona. Il 28 maggio 1974, durante una manifestazione sindacale in piazza della Loggia a Brescia, una bomba nascosta in un cestino portarifiuti uccise otto persone mentre un centinaio rimasero ferite. Il 4 agosto 1974 una bomba esplose su una carrozza del treno Italicus all'uscita della grande galleria dell'Appennino, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, provocando dodici vittime e centocinque feriti. Il 2 agosto 1980 una bomba esplose nella sala d'aspetto della stazione di Bologna, uccidendo ottantacinque persone e provocando circa duecento feriti. Il 23 dicembre 1984 una bomba esplose su una carrozza del Rapido 904, ancora presso la grande galleria dell'Appennino a San Benedetto Val di Sambro, in cui diciassette persone persero la vita e oltre duecentosessanta rimasero ferite.

Talvolta sono stati considerati parte di una strategia della tensione o affini ad essa, anche la strage di Alcamo Marina, l'omicidio di Giorgiana Masi e il violento stupro subìto dall'attrice Franca Rame da parte di militanti neofascisti milanesi. I giudici Vittorio Occorsio e Mario Amato, che indagavano sui rapporti tra neofascismo e stragismo, vennero invece assassinati da due militanti di estreme destra.

Elementi probatori

Le prove sono state spesso frammentarie, in parte andate perdute o distrutte (ad arte o involontariamente a seconda delle opinioni). In particolare, fu accertata:

L'attiva interferenza di servizi segreti italiani; sul processo all'attentatore della strage di Milano: "Bertoli era in contatto con ambienti dei servizi francesi e israeliani". Da Repubblica del 22 marzo 1995. Il sistematico depistaggio delle indagini, teso a evitare che venissero individuati i reali colpevoli La presenza a Verona del comando FTASE, all'epoca ubicato nella centralissima via Roma, dove era operativa una struttura informativa della CIA con diramazioni in tutto il Triveneto di cui facevano parte pure gli ordinovisti Carlo Digilio e Marcello Soffiati e che aveva il compito di "promuovere", se non addirittura appoggiare logisticamente e finanziariamente, le operazioni terroristiche della cellula veneta di Ordine Nuovo; Il supporto logistico e ideologico dell'agenzia di stampa Aginter Press, fondata nel settembre 1966 a Lisbona da elementi francesi e diretta da Yves Guillou, alias Guérin-Sérac, reduce delle guerre d'Indocina, Corea ed Algeria e membro dell'organizzazione terroristica dell'OAS; dietro il paravento dell'agenzia di stampa si celava un centro di eversione internazionale, alle dirette dipendenze del PIDE (la polizia politica del regime di Salazar) e della CIA, che si occupava del reclutamento e addestramento di mercenari specializzati in attentati e sabotaggi soprattutto nei Paesi africani (Tanzania, Algeria, Congo belga, Angola, Mozambico). Dopo la caduta del regime salazariano nel 1974, l'Aginter Press spostò le sue attività nella Spagna franchista, dove saranno rinsaldati i contatti con le strutture di Ordine Nuovo ed Avanguardia Nazionale, in particolare con Stefano Delle Chiaie. Un appunto del SID del 16 dicembre 1969 indicava Guérin-Sérac come mandante della strage di piazza Fontana, Delle Chiaie come organizzatore e Mario Merlino come esecutore materialeAppunto del SID del 16/12/1969