Gli eventi nei centri urbani della Palestina mandataria nel 1947-1948 sono gli scontri sempre più violenti che ebbero luogo nei centri urbani a popolazione mista di Palestina (Gerusalemme, Haifa, Safad, Acri, Tiberiade e Beysan) e a Giaffa durante gli ultimi 6 mesi del Mandato britannico e che contrapposero le comunità ebraiche e arabe.
Da dicembre 1947 all'inizio di aprile 1948, i combattimenti fanno diverse migliaia di vittime nei due campi. A partire da aprile, a seguito dell'attuazione del Piano Dalet, le forze ebraiche assumono il controllo di tutte le città miste situate sui territori attribuiti al futuro Stato d'Israele dal Piano di partizione della Palestina, come pure le diverse città comuni alle due comunità. Circa il 95% degli abitanti arabi fuggono o sono espulsi da queste zone.
A Gerusalemme, collocata nel cuore del territorio arabo, la comunità ebraica è assediata e resta isolata prima dell'entrata in guerra degli eserciti arabi non palestinesi.
Contesto
Dal 1920, la Palestina è sotto il controllo dell'amministrazione britannica ma il Paese è oggetto di uno scontro fra i nazionalismi ebraico sionista e arabo palestinese, che si oppongono l'uno all'altro, come pure all'«occupante» britannico.
La lotta palestinese culmina con la Grande Rivolta Araba del 1936-1939. Condotta da nazionalisti palestinesi, essa si oppone tanto al Sionismo quanto alla presenza britannica in Palestina e agli uomini politici palestinesi che si richiamano agli ideali del nazionalismo panarabo. La repressione britannica è sanguinosa e la reazione delle organizzazioni sioniste parimenti violenta. Alla fine i nazionalisti palestinesi ottengono tuttavia dai britannici una diminuzione draconiana dell'immigrazione ebraica, sottolineata nel Libro Bianco del 1939. Ma le conseguenze sono pesanti. La rivolta ha fatto quasi 5000 morti da parte araba e 500 da parte ebraica. Le differenti Organizzazioni paramilitari sioniste si sono rafforzate e la maggior parte dei membri dell'élite politica palestinese è arrestata e costretta all'esilio. Fra costoro, il capo del Supremo Comitato Arabo, Hajji Amin al-Husayni, che si rifugia nella Germania nazista dove cerca appoggi per la sua causa.
Dopo la Seconda guerra mondiale, come conseguenza della tragedia della Shoah, il movimento sionista attira la simpatia pressoché generale. In Palestina, i gruppi della destra sionista conducono a loro volta una campagna di violenza contro l'«occupazione» britannica, costellata da numerosi attentati. I nazionalisti palestinesi si riorganizzano ma restano molto in ritardo rispetto ai sionisti. Tuttavia, l'indebolimento delle Potenze coloniali ha rafforzato il mondo arabo e la Lega Araba recentemente costituitasi riprende per parte sua le rivendicazione nazionaliste palestinesi e serve loro da portaparola.
La diplomazia non riesce a conciliare i due opposti punti di vista. Il 18 febbraio 1947, i britannici annunciano l'abbandono del loro Mandato sulla regione. Il 29 novembre 1947, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite vota un Piano di partizione della Palestina col sostegno delle grandi potenze ma senza l'appoggio del Regno Unito e contro l'insieme dei Paesi arabi e islamici. L'indomani, la guerra civile scoppia in Palestina e la violenza fra ebrei e arabi di Palestina cresce in maniera esponenziale.
Crescita della violenza
Dal giorno successivo all'annuncio dell'adozione del Piano di partizione, scontri isolati si verificano a Gerusalemme.Yoav Gelber (2006), p. 17 Il 1º dicembre, due autobus sono attaccati sulla strada Tel-Aviv - Gerusalemme, presso Lidda. 7 passeggeri ebrei sono uccisi nell'occasione. Il 2 dicembre, un centro commerciale ebraico situato nella Città Vecchia di Gerusalemme è razziato da parte dei manifestanti arabi.Benny Morris (2003), p. 65,,Ilan Pappé (2000), p. 111
Cecchini isolati sparano colpi di fucile a Haifa e attacchi sono lanciati nei sobborghi fra Tel-Aviv e Giaffa. L'8 dicembre, il primo consistente attacco ha luogo. Hasan Salama alla testa di diverse centinaia di volontari irregolari arabi si lancia all'attacco del quartiere Hatikvah di Tel-Aviv. Sono respinti dall'Haganah e dai poliziotti ebrei. I combattimenti presentano un bilancio di 60 morti arabi e 2 ebrei. Durante le due prime settimane di dicembre, attacchi sono condotti contro le colonie ebraiche nel Nord, sulla costa come pure lungo le strade che uniscono i grandi centri urbani
L'11 dicembre, il corrispondente del Times a Gerusalemme parla di 130 morti a seguito delle manifestazioni a Giaffa, 70 ebrei, 50 arabi, 3 soldati e 1 poliziotto britannici.Fighting in Jerusalem, The Times, 12 dicembre 1947, p. 4 Tentativi di richiamo alla calma sono lanciati. Così, il 9 dicembre, un cessate-il-fuoco è raggiunto fra i sindaci delle due cittadine miste di Giaffa e Tel-Aviv ma non è rispettato sul terreno.Ilan Pappé (2000), p. 115
La situazione conosce uno stallo. Si assiste a una «spirale di rappresaglie e contro-rappresaglie».Ilan Pappé (2000), p. 112 che cita Ben Gurion Il 12 dicembre, l'esplosione d'una vettura carica di esplosivo nella Città Vecchia di Gerusalemme uccide 20 arabi e ne ferisce 5.Efraim Karsh (2002), p. 10 Il 14 dicembre, la Legione araba attacca un convoglio di autobus che trasportano civili a Beit Nabala, uccidendo 12 ebrei. o 14 (New York Times«Arab Legion Force in Palestine kills 14 Jews in convoy» (New York Times del 15 dicembre)). Il 18 dicembre, l'Haganah lancia un'azione di rappresaglia contro il villaggio di al-Khisas, uccidendo 8 arabi o 10, di cui 5 fanciulli (New York Times«Ten Arabs, reported to include five small children, were killed and five injured during the night in a Haganah reprisal raid» (New-York Time del 19 dicembre)).
Il 30 dicembre, ad Haifa, membri dell'Irgun lanciano due bombe su una folla di operai arabi che facevano la coda davanti a una raffineria,Secondo Benny Morris (2003), p. 220, si trattava di operai che attendevano un autobus uccidendo 6 persone e ferendone 42. La folla incollerita uccide come rappresaglia 39 ebrei prima che i soldati britannici riescano a ristabilire l'ordineEfraim Karsh (2002), p. 30 (The Palestine PostThe Palestine Post del 31 dicembre 1947: ). Per rappresaglia ulteriore, il 31 dicembre, irregolari del Palmach e della Brigata Carmel attaccano il villaggio di Balad al-Shaykh e di Hawassa. Secondo gli altri autori, essi provocano fra i 21 e i 70 morti,Benny Morris (2003), p. 101 espellendo numerosi abitanti,Yoav Gelber (2006), p. 77, uccidendo tutti gli uomini dei due villaggi, come anche un buon numero di donne e di bambini.Ilan Pappé (2000), p. 117,Benny Morris (2003), p. XV indica che gli abitanti hanno abbandonato il villaggio il 25 aprile 1948 e indica due cause per ciò: la caduta di Haifa e un assalto militare; Pappé non fornisce alcun riferimento documentario; vedere ugualmente Palestine remembered - Balad-al-Shaykh) Altre fonti parlano di 60 vittime, di cui «verosimilmente» 12 morti (mideastweb.org).
Mentre la situazione si placa a Giaffa, il 4 gennaio, il Lehi organizza un attentato con automobile esplosiva presso il Quartier Generale di Najada (si tratta di fatto della casa comunale, o Saraya), uccidendo 15 arabi e ferendone 80, di cui 20 gravemente.Yoav Gelber (2006), p. 20
Nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, una sezione dell'Haganah, composta da 4 artificieri coperti da 10 combattenti fa esplodere l'hotel Semiramis a Qatamon, nella periferia di Gerusalemme. L'Haganah pensa che numerosi comandanti arabi delle forze volontarie vi soggiornino e che la milizia locale vi abbia stabilito il proprio Quartier Generale. Secondo Morris, 24 persone, fra cui forse irregolari iracheni,Benny Morris (2003), p. 123 sono uccisi. Per Lapierre e Colins, sono 36 persone, fra cui civili e almeno un bambinoDominique Lapierre e Larry Collins (1971), p. 197 che trovano la morte nell'esplosione. Il vice-console spagnolo, Manuel Allende Salazar, figura fra le vittime. Le autorità mandatarie condannano l'attentato, qualificandolo un'«offesa alla civiltà». Ben Gurion dimette dalle sue funzioni l'ufficiale responsabile delle operazioni a Gerusalemme, Mishael Shechter,Dominique Lapierre e Larry Collins (1971), pp. 189-197 (The Palestine PostThe Palestine Post del 6 gennaio 1948) e lo sostituisce con David Shealtiel.
Il 7 gennaio, a una fermata di autobus, Porta di Giaffa a Gerusalemme, quattro membri dell'Irgun lanciano una bomba sulla folla araba e uccidono 17 persone. Essi fuggono grazie a una vettura blindata rubata ai britannici ma hanno un incidente e devono continuare a piedi. Tre sono uccisi dai britannici e l'ultimo, ferito, è fatto prigioniero.Dominique Lapierre e Larry Collins (1971), pp. 200-204
Il 9 gennaio, un raid è lanciato da 300 beduini d'origine siriana contro il kibbutz di Kfar Szold, probabilmente in risposta al raid del Palmach del 18 dicembre contro al-Khisas. Gli aggressori sono respinti con l'aiuto dei britannici. I combattimenti provocano 1 morto e 4 feriti nel campo dell'Haganah e 24 morti e 67 feriti tra i beduini.Benny Morris (2003), p. 220.
Il 22 febbraio, a Gerusalemme, gli uomini del Hajji Amin al-Husayni organizzano, con l'aiuto di disertori britannici, un triplice attentato con un'autobomba contro gli uffici del giornale The Palestine Post, il mercato di Via Ben Yehuda e il retro cortile degli uffici dell'Agenzia ebraica. Il bilancio è rispettivamente di 22, 53 e 13 morti ebrei, cui si devono aggiungere centinaia di feriti.Yoav Gelber (2006), p. 24,Efraim Karsh (2002), p. 36.
Il 28 febbraio, il Palmach commette un attentato con un'autobomba in un garage della parte araba di Haifa, facendo 30 morti e 70 feriti fra gli arabi.Benny Morris (2003), p. 221..
Il 29 febbraio, come rappresaglia dell'attentato del 22, il Lehi mina il tracciato ferroviario Il Cairo-Haifa, a nord di Rehovot, provocando la morte di 28 soldati britannici e ferendone altri 35.The Times, 1º marzo 1948 secondoCairo-Haifa train bombings 1948, versione del 10 settembre 2006. Avrebbe reiterato l'attentato il 31 marzo nei pressi di Cesarea, provocando la morte di 40 persone e il ferimento di altre 60, per la maggior parte civili arabi.I giornali dell'epoca: The Palestine Post, 1º aprile 1948; The Times, 1º aprile 1948, attribuiscono l'accaduto a un attentato del Lehi, anche se esso non è menzionato nel rapporto del successore di Folke Bernadotte che aveva fatto recensire le attività, definite "terroristiche", del Lehi
Un Rapporto Speciale della Commissione delle Nazioni Unite per la PalestinaSi veda United Nations Special Commission, 16 aprile 1948., destinato al Consiglio di Sicurezza e datato 16 febbraio 1948 dà conto dell'«estrema gravità della situazione e del degrado delle condizioni in Palestina. (...) Tanto il futuro del benessere del popolo della Palestina, quanto l'autorità e l'efficacia dell'ONU sono in gioco». Gli autori temono un'intensificazione dei disordiniUnited Nations Special Commission, 16 aprile 1948, § I.1.3., qualifica gli attentati dell'Irgun e del Lehi come «atti irresponsabili di violenza»United Nations Special Commission, 16 aprile 1948, § II.9.b. e sottolinea la complessità del problema per il fatto che le Autorità mandatarie sono impegnate nella liquidazione dell'amministrazione e nell'evacuazione delle loro truppe, § II.9.c.
Circa il periodo di dicembre 1947 e gennaio 1948, il Rapporto elenca 869 morti (46 britannici, 427 Arabi, 381 ebrei e 15 altri) e 1909 feriti (135 britannici, 1035 arabi, 725 ebrei e 14Nel Rapporto ne vengono indicati 15, ma si può dedurre si sia trattato di un errore e che il numero esatto sia 14. altriUnited Nations Special Commission, 16 aprile 1948, § II.5.). La violenza si moltiplica con l'avvio della cosiddetta «guerra delle strade» e l'ingresso in Palestina dell'Esercito Arabo di Liberazione. A fine marzo, un rapporto parla di 2037 morti (895 ebrei, 991 arabi, 113 soldati e poliziotti britannici uccisi e 38 altri o non identificati). Il numero totale dei feriti ammonta a 4275.Yoav Gelber (2006), p. 85.