Docente prima all'École normale supérieure, cofondatore del Collège international de philosophie e poi, fino alla morte, direttore degli studi (directeur d'études) presso l'École des hautes études en sciences sociales di Parigi, il suo nome è legato al concetto di decostruzione, che ebbe una forte influenza sul pensiero della seconda metà del Novecento, in ambiti disciplinari molto diversi dalla filosofia, come la linguistica, la critica letteraria, la teoria politica, la giurisprudenza, gli studi religiosi, la teoria dei media, l'antropologia, gli studi culturali, l'architettura (ispirando il movimento decostruttivista), gli studi postcoloniali, gli studi di genere e la psicoanalisi. La sua opera, che ebbe una diffusione globale, in particolare negli Stati Uniti e in Sudamerica, è solitamente associata al cosiddetto post-strutturalismo francese o al postmodernismo, benché Derrida non si sia mai riconosciuto in queste denominazioni."Jacques Derrida". Encyclopaedia Britannica. Britannica.com. Retrieved 19 May 2017.

Influenzato dalla fenomenologia di Edmund Husserl e dall'ontologia fondamentale di Martin Heidegger, il suo pensiero si concentrò inizialmente sui problemi epistemologici della filosofia francese degli anni sessanta, riguardanti lo statuto delle scienze umane, il contributo della psicoanalisi e della linguistica e il superamento dell'umanesimo. In seguito, a partire dagli anni ottanta e novanta, l'interrogazione di Derrida si rivolse a temi di carattere etico e politico, fra cui il cosmopolitismo, la natura della democrazia, i diritti umani e animali, l'idea di Europa e la crisi della sovranità. I suoi interventi lo resero una delle voci pubbliche più note nel panorama intellettuale europeo, al punto da essere più volte indicato come possibile vincitore del premio Nobel per la letteratura.

Il suo pensiero, esposto in uno stile difficile, è tuttora oggetto di notevoli controversie, polemiche e netti rifiuti soprattutto nel mondo della filosofia analitica anglosassone.

Biografia

Derrida nacque ad El Biar, cittadina vicina ad Algeri (nell'allora Algeria francese), il 15 luglio del 1930 in un'agiata famiglia ebraica sefardita, che conseguì lo status di cittadini francesi nel 1870, a seguito dell'emanazione del decreto Crémieux da parte del governo coloniale francese«Ho preso parte alla straordinaria trasformazione degli ebrei algerini; i miei bisnonni erano, per lingua, costumi, ecc., ancora molto vicini agli arabi. Dopo il decreto Crémieux (1870), sul finire del XIX secolo, la successiva generazione s'imborghesì.» Jacques Derrida The Last Interview , May 2003., terzogenito dei cinque figli di Haïm Aaron Prosper Charles Derrida (1896-1970), detto Aimé, e di Georgette Sultana Esther Safar (1901-1991)Bennington (1991), p. 325"Safar surname: occupational name from Arabic saffar which means worker in copper or brass", Safar surname". I genitori gli diedero il nome di Jackie in omaggio all'attore Jackie Coogan, interprete del piccolo "monello" nell'omonimo film di Charlie ChaplinPowell (2006), p. 12.Obituary in The Guardian, accessed August 2, 2007.Cixous (2001), p. vii; vedere anche questa intervista con John Caputo, collaboratore di lunga data di Derrida ..

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1942, il futuro filosofo fu espulso dal locale liceo a causa dei provvedimenti antisemiti emanati dalla repubblica collaborazionista di Vichy, venendo così costretto a proseguire gli studi in una scuola ebraica. Conseguì la maturità nel 1948, dopo essere stato bocciato l'anno precedente. Derrida ricordò poi di aver avuto grandi difficoltà nel periodo scolastico e universitario, respinto a numerosi esami, spesso per problemi di adattamento e di disciplina nello studio.

Nell'immediato dopoguerra si appassionò alla filosofia, leggendo Nietzsche, Bergson, Sartre, Kierkegaard, gli esistenzialisti, e Heidegger, tutte opere che segnarono la sua riflessione fino all'età più matura. Si trasferì nel 1949-1950 a Marsiglia dove il filosofo Étienne Borne lo introdusse alla lettura di Simone Weil e Plotino. Nel 1951 si recò a Parigi: al terzo tentativo, fu ammesso alla École Normale Supérieure (ENS), nella quale Althusser fu suo tutor; fra gli insegnanti c'era già Michel Foucault. Nel 1954 conseguì il diploma con una tesi sul problema della genesi nella filosofia di Husserl.Le problème de la genèse dans la philosophie de Husserl, prima edizione Parigi, Press universitaires de France, 1990.

Dopo aver vinto una borsa di studio per l'università di Harvard, nel 1957 si sposò con Marguerite Aucouturier con la quale ebbe tre figli, nel 1957 compì il servizio militare in Algeria. Nel 1959 svolse il primo intervento pubblico, sulla fenomenologia di Husserl, e negli anni successivi insegnò alla Sorbona, con numerosi seminari soprattutto su Hegel, Husserl e Heidegger.

La fama crescente lo portò, nel 1963, a scontrarsi direttamente con Foucault, a causa delle critiche che Derrida muoveva alla sua interpretazione di un brano della prima delle Meditazioni metafisiche di Descartes nella sua Storia della follia nell'età classica (1961, pp. 56–59).Nel saggio, "Cogito et Histoire de la Folie", pubblicato nella Revue de métaphysique et de morale, vol. 68, 1963, pp. 460-494 e ristampato in L'Écriture et la différence, Parigi, Seuil, 1967, pp. 51-97.Foucault replicherà col saggio Mon corps, ce papier, ce feu, nella seconda edizione della Histoire de la folie, Parigi, Gallimard, 1972, appendice II, pp. 583-603.. La riconciliazione con Foucault avvenne solo nel 1981.Sulla controversia vedere Pierre Macherey, Le débat Foucault-Derrida autour de l’argument de la folie et du rêve

Nel 1966 tenne la prima di una lunga serie di conferenze negli Stati Uniti, dove conobbe Paul De Man e dove si affermò soprattutto come studioso della lingua e della scrittura. L'anno successivo uscirono le prime opere di grande diffusione, La scrittura e la differenza, La voce e il fenomeno e Della grammatologia; le sue conferenze gli assicurarono grande notorietà; Derrida, durante gli avvenimenti del 1968, preferì restare defilato, irritato dagli aspetti più ideologici del movimento. In quello stesso periodo, a Parigi, frequentò Blanchot e il poeta Paul Celan.

La sua attività filosofica si svolse sempre di più a livello internazionale; viaggiando e tenendo conferenze in tutto l'Occidente, fra l'Europa (ad esempio in Germania, Svizzera) e gli Stati Uniti, dove sempre più forte era la polemica con i filosofi analitici e in particolare con Searle.

Essendo stata approvata una legge che aboliva, in Francia, l'insegnamento della filosofia nelle scuole secondarie, Derrida convocò nel 1979 i cosiddetti "Stati generali della filosofia", 1200 studiosi, in una manifestazione di protesta; fu in quest'occasione che accettò per la prima volta di essere fotografato in pubblico.

Sul finire del 1981 recatosi a Praga per tenere un seminario organizzato da Charta 77, fu arrestato per motivi politici con l'accusa di detenzione di stupefacenti e fu rilasciato grazie all'intervento di Mitterrand.

Negli anni ottanta si moltiplicarono le critiche all'oscurità e all'ambiguità del suo pensiero, soprattutto da parte di Jürgen Habermas e dei filosofi analitici, che nel 1992 pubblicarono una lettera sul Times di Londra, accusandolo di non essere un vero filosofo ma solo uno scrittore, e contestarono perciò l'assegnazione della laurea honoris causa a Cambridge di quello stesso anno.

Negli ultimi anni il pensiero di Derrida si concentrò sui temi etici dell'amicizia, della morte, e sulle questioni politiche, in particolare sul problema del terrorismo e del Medio Oriente; nel 2003 fu insignito della laurea honoris causa a Gerusalemme. La sua morte avvenne nel 2004, in un ospedale parigino, per un tumore al pancreas.

La Decostruzione Prendendo spunto da alcuni motivi emergenti dalla fenomenologia di Husserl, dal pensiero di Heidegger e dalla linguistica strutturalista di de Saussure, nonché riprendendo temi propri alla riflessione di Nietzsche e di Freud, Derrida ha elaborato un percorso filosofico che si caratterizza come decostruzione della "metafisica della presenza". Quest'ultima costituirebbe l'aspetto più evidente ed egemone della filosofia occidentale.

La presenza si decostruisce nel momento in cui se ne ridefinisce la portata: non scompare, ma gioca nell'antinomia tra la rivendicazione di una sua pienezza forte - da ridurre invece e affermare solo come pretesa idealizzante, ma appellativa e dunque imprescindibile - e la sfuggente ma essenziale complessità della sua struttura fondante.

Nel definire il suo approccio alla filosofia e al testo in generale, Derrida ha insistito nel mettere in guardia dal concepire la decostruzione semplicemente come un metodo d'interpretazione. La nozione di metodo, infatti, è stata elaborata nell'ambito di quella stessa filosofia che la decostruzione coinvolge e pertanto ne condivide taluni presupposti. La decostruzione non riguarda semplicemente l'approccio soggettivo alla materia d'indagine, poiché è ciò che accade alle "strutture" e alle istituzioni che nel complesso costituiscono una cultura; è la trasformazione di quelle stesse strutture e istituzioni. In questo senso si tratta di qualcosa che è "sempre già" incominciato nel momento in cui se ne può prendere atto. Se si considera l'implicazione circolare dell'elemento oggettivo e di quello soggettivo in gioco in un simile approccio, le analogie della decostruzione con l'ermeneutica filosofica sono evidenti.

La riflessione di Derrida ha esercitato influenza in svariati campi del sapere, in particolare nell'ambito della letteratura, del diritto, dell'architettura, della matematica, e dell'arte in generale.

Per lo stile di scrittura, particolarmente complesso ed ellittico, da più parti il suo pensiero è stato ritenuto più vicino a una forma letteraria che a una rigorosa elaborazione filosofica. Le reazioni dei critici più autorevoli sono spesso state riprese dallo stesso Derrida in opere successive e fatte oggetto di analisi.

In Italia il suo pensiero ha ricevuto accoglienza e diffusione grazie soprattutto a Gianfranco Dalmasso, Maurizio Ferraris e Carlo Sini.

Ontologia e Différance Nella riflessione ontologica, Derrida fonda la maggior parte dei suoi concetti più importanti. Riprendendo e, in un certo senso, estremizzando le istanze mosse da Heidegger sulla difficoltà dell'Essere, Derrida riconosce l'indefinibilità dell'identità dell'Essere giacché esso conserva in sé medesimo una differenza. Tale differenza, ("différance" nel linguaggio derridiano) sarebbe il tratto costitutivo di ogni spazio dell'esistenza: tutto ciò che è, è sempre decentrato rispetto a sé stesso e, pertanto, in larga misura indicibile dal linguaggio.

L'impotenza del linguaggio di fronte all'essere deve però confrontarsi con l'esistenza stessa di un linguaggio. Tale linguaggio, che si muove sulle tracce ("trace") dell'Essere, rimanda dunque a qualcosa di originario, decentra in qualche modo l'originarietà fondativa della domanda sull'Essere. Non poggiando su una datità della parola, del Verbo, né tanto meno su fondatezze metafisiche, il linguaggio è per propria natura solo traccia, ovvero scrittura ("écriture"). L'origine del discorso è sempre l'archi-scrittura, la scrittura del mondo, dei simboli, dell'antropologia; la presenza somatica che, da sola, ma in modo insufficiente, testimonia l'esistenza del mondo.

La "différance", tradotta solitamente in italiano con "dif-ferenza", non è propriamente né un concetto, né una parola, bensì un "fascio", un viluppo di sensi o di linee di forza. Nell'edizione de Della grammatologia, pubblicata in Francia nel 1967 e in Italia edita da Jaca Book nel 1969, i traduttoriRodolfo Balzarotti, Francesca Bonicalzi, Giacomo Contri, Gianfranco Dalmasso, Angela Claudia Loaldi. avvertono che:

Il rapporto con la fenomenologia