Percorse l'intero cursus honorum fino al consolato e agli incarichi di governatore in Germania superiore, Africa proconsolare e nella Hispania Tarraconensis; sostenne la rivolta di Giulio Vindice e, alla morte sia di quest'ultimo che di Nerone ascese al trono, primo a regnare durante l'Anno dei quattro imperatori. Dopo appena sette mesi di governo il 15 gennaio del 69 fu deposto e assassinato dai pretoriani, che nominarono imperatore Otone.
Biografia Origini familiari e giovinezza Servio Sulpicio Galba nacque il 3 a.C. a Terracina da Gaio Sulpicio Galba e Mummia Acaica, entrambi discendenti da famiglie di antica nobiltà. Dal lato paterno, infatti, era erede dell'antica Gens Sulpicia, di cui occorre ricordare il console Servio Sulpicio Galba, uno dei più grandi oratori del tempo.Cicerone, Brutus, 80 e il pretore Servio Sulpicio Galba, uno dei cesaricidi.
Il figlio di quest'ultimo, Servio Sulpicio Galba, nonno dell'imperatore, fu più insigne per gli studi di storia che per gli uffici conseguiti, non essendo andato oltre il grado di pretore. Il di lui figlio, Gaio Sulpicio Galba, fu un avvocato assai stimato, sebbene fosse assai basso, gobbo e di scarsa facondia, e divenne consul suffectus nel 5 a.C.
Si sposò due volte: dalla prima moglie, Mummia Acaica, pronipote di Lucio Mummio Acaico, conquistatore di Corinto, ebbe due figli (Gaio e appunto Servio), mentre non sono noti altri eredi dalla seconda, Livia Ocellina. A seguito della morte della madre, Servio fu adottato dalla matrigna, prese il nome gentilizio di Livio e il cognome di Ocella, mutando il prenome da Servio a Lucio..
Carriera politica
Come il fratello Gaio Sulpicio Galba prima di lui, intraprese l'attività politica, ma con maggior fortuna. Il fratello riuscì a raggiungere il rango consolare nel 22 e si suicidò quando Tiberio gli impedì di sorteggiare il consolato che legalmente gli spettavaTacito, Annales, VI, 40; l'ascesa di Servio Galba fu profetizzata da Augusto e da Tiberio, il quale gli disse: "Anche tu, Galba, assaggerai l'impero"Tacito, Annales, VI, 20..
Sposò Emilia Lepida, identificata come la figlia di Manio Emilio Lepido, console nell'11, da cui ebbe due figli che sarebbero morti, insieme alla madre, a seguito di un'epidemia; non si lasciò attirare, da sposato o da vedovo, da alcuna tentazione, neppure da Agrippina, che gli aveva prodigato ogni sorta di profferte quando Lepida era ancora in vita, tanto che in una riunione di matrone la madre di Lepida l'aveva coperta di ingiurie per poi schiaffeggiarla..
Grazie anche al favore di Livia Augusta, che gli lasciò anche un legato di 50 milioni di sesterzi - in realtà mai pagati da Tiberio - sin dalla giovinezza esercitò il cursus honorum. In qualità di pretore, attorno al 30, diede nella celebrazione dei Ludi Floreali lo spettacolo degli elefanti funamboli; fu console nel 33; nell'intervallo tra le due cariche divenne Legatus Augusti pro praetore in Gallia Aquitania e Germania superiore, dove divenne noto per la sua imparziale severità. Infatti, nel comando in Germania, interdisse le domande dei congedi, ritemprò veterani e reclute con assidue esercitazioni, respinse gli assalti dei Germani e ottenne tali successi che nessuno ottenne elogi e premi maggiori di lui..
Alla morte di Caligola rifiutò l'invito dei suoi amici di farsi avanti per l'impero e servì lealmente Claudio che, in riconoscenza di ciò, lo accolse nella sua cerchia più ristretta di amici e lo tenne in così grande considerazione da rimandare la spedizione britannica avendo saputo di una sua malattia.. Nel biennio 44-46 resse l'Africa proconsolare che, turbata da disordini, discordie intestine e incursioni dei barbari, con lui trovò un periodo di pace; per i suoi successi ottenne le insegne trionfali e il sacerdozio ai collegi dei Quindicemviri, dei Tizii e degli Augustali..
Con l'ascesa al trono di Nerone visse in disparte nelle sue proprietà a Fondi e a Terracina, spostandosi raramente e mai senza portare con sé la propria fortuna privata di un milione di sesterzi; poi, nel 61, ricevette dall'imperatore il comando della Spagna Tarraconense. Resse per otto anni questa provincia, ma in modo discontinuo: nei primi anni fu attivo, impetuoso, se non eccessivo, nella repressione delle colpe, tanto da far amputare le mani a un usuraio e condannando alla crocifissione un cittadino romano (fatto assai inusuale, in quanto, per la sua natura infamante, la crocifissione era riservata agli schiavi), colpevole per aver ucciso il suo pupillo.. In seguito tenne un atteggiamento più cauto e dimesso, essendo solito affermare "perché nessuno è costretto a rendere conto di ciò che non fa".
Ascesa al trono (68)
Nella primavera del 68, mentre teneva un'assemblea provinciale a Cartago Nova, Galba fu informato delle rivolte in Gallia e ben presto ricevette numerose lettere da Giulio Vindice, che lo esortava a "farsi difensore e condottiero del genere umano" e della conseguente intenzione di Nerone di metterlo a morte. Incoraggiato anche dai numerosi auspici e presagi, uno dei quali affermava chiaramente che "un giorno dalla Spagna sorgerà un principe e signore del mondo", si schierò con i ribelli; in un discorso deplorò ufficialmente il malgoverno neroniano, rifiutò il titolo di "Imperator", preferendo quello di "Legato del senato e del popolo romano", e infine arruolò nuove legioni e milizie ausiliarie..
Il suicidio di Vindice, avvenuto a seguito di uno scontro con i soldati di Lucio Virginio Rufo, governatore della Germania Superiore, e un tentativo di assassinio ai suoi danni, compiuto da alcuni servi al servizio di Nerone, lo gettarono nella più cupa disperazione e per poco non giunse a togliersi la vita.. La situazione si capovolse quando la guardia pretoriana, sotto il comando di Ninfidio Sabino, abbandonò Nerone, che lasciò Roma; a tal punto il Senato lo depose e inviò soldati per metterlo a morte; vistosi perduto, Nerone si suicidò il 9 giugno del 68. Subito Galba, che si era rifugiato a Clunia, una delle città più importanti nel nord dell'Hispania, ricevuta la notizia della morte di Nerone e l'investitura del Senato, abbandonò il titolo di "Legato del senato e del popolo romano", assunse quello di "Cesare Augusto" e radunò le proprie forze per marciare su Roma.
Regno
Il suo potere, tuttavia, ben presto apparve estremamente debole e precario, dal momento che di colpo si era svelata la segreta possibilità di eleggere l'imperatore anche distante da Roma.. Infatti, ben presto il governatore della Germania Inferiore Fonteio Capitone e quello dell'Africa Lucio Clodio Macro, indispensabile per i rifornimenti di grano a Roma, iniziarono a cospirare contro il nuovo sovrano.
A Roma, inoltre, approfittando della lentezza di Galba, Ninfidio Sabino iniziò anch'egli a sobillare i pretoriani per preparare in proprio un colpo di Stato, ma il suo tentativo fu scoperto ed egli assassinato.. Il viaggio di Galba per raggiungere Roma fu assai lento e segnato dal sangue e dai tumulti, poiché l'imperatore aveva punito con dure contribuzioni le città e le popolazioni che avevano esitato a sostenerlo. e condannato a morte per alto tradimento e senza processo il console designato Cingonio Varrone e il consolare Petronio Turpilliano..
Giunto a Roma nell'ottobre del 68, impose ai marinai reclutati da Nerone in una legione di ritornare alla condizione originaria e, quando questi si ribellarono, fece reprimere la rivolta con estrema ferocia, facendoli caricare dalla cavalleria per poi decimarli. Poco tempo dopo, giunsero a Roma le notizie della morte di Clodio Macro e Fonteio Capitone, il primo assassinato da Trebonio Garuziano su ordine di Galba, il secondo per mano dei propri legati Cornelio Acquino e Fabio Valente, nell'indifferenza dell'imperatore..
Queste notizie e il sempre più grande ascendente dei liberti e dei cortigiani, tra i quali spiccavano quelli che il popolo definiva, per la loro influenza, i "tre pedagoghi". (Tito Vinio, già legato in Spagna, Cornelio Lacone, nuovo prefetto del pretorio e il liberto personale Icelo Marciano) e la loro avidità e inefficienza indebolirono ancor di più il prestigio del sovrano, al quale, ormai, ogni atto tornava a danno.
La situazione era resa ancor più compromessa dallo stato disastroso delle pubbliche finanze, stremate dai 2 miliardi e 200 milioni di sesterzi elargiti da Nerone.; per risanare il bilancio, l'imperatore adottò misure assai impopolari: rifiutò di pagare il donativo ai pretoriani, promesso da Ninfidio Sabino al momento della deposizione di Nerone e, tramite una commissione di equites, fece in modo che i beneficiari delle elargizioni restituissero quanto ricevuto, salvo il 10%, chiamando ad adempiere anche coloro i quali avevano acquisito i doni dai beneficiari originari..
In conseguenza di tutto ciò, Galba, già inviso ai soldati, perse anche l'appoggio di gran parte della popolazione cittadina e molti, soprattutto i più poveri, iniziarono a rimpiangere Nerone, anche perché la sua severità contrastava con la sua ghiottoneria e con il fasto dei banchetti di corte..
La ribellione delle legioni Nel frattempo, la situazione nelle province della Gallia Belgica e della Germania superiore e inferiore precipitava, dal momento che, a seguito dell'allontanamento del popolare Virginio Rufo, Galba non solo non aveva adempiuto alla promessa del predecessore di ricompensare le truppe per la repressione della rivolta di Vindice, ma aveva anche tardato a nominare il successore, alimentando malcontento tra le truppe che temevano di essere considerate favorevoli alla parte avversa..
Dopo alcuni mesi di stasi, in cui l'esercito fu praticamente lasciato a sé stesso, Galba si decise a inviare un nuovo legato nella Germania inferiore, scegliendo, tra lo stupore generale e su impulso di Tito VinioSvetonio, Vitellio, 7, Aulo Vitellio, il cui unico merito era di essere figlio di Lucio Vitellio il Vecchio, censore e per tre volte console.. Il nuovo generale, tuttavia, al di là del prestigio paterno, era praticamente sprovvisto di ogni attitudine al comando, debole di carattere e prodigo; giunse perfino al punto di baciare lungo tutta la strada i soldati, ai quali condonò le note infamantiSvetonio, Vitellio, 8.
A causa di tali atti divenne assai impopolare, finché, il 1º gennaio 69, due legioni dislocate nella provincia di confine della Germania Superiore ruppero il giuramento di fedeltà nei confronti di Galba e inviarono messi al Senato e al popolo romano affinché scegliessero un nuovo imperatore..
Scoppiata l'insurrezione, non solo Vitellio non fu capace di reprimerla, ma, debole qual era, fu accerchiato dai soldati nella sua tenda e indotto ad accettare la porpora imperiale. Il giorno seguente, anche le legioni della Germania Inferiore si ribellarono e il loro comandante Ordeonio Flacco, anziano e malato di gotta, pur deplorando l'insurrezione, accettò di porsi al servizio di Vitellio.
Adozione di Lucio Calpurnio Pisone Liciniano
Ai primi di gennaio del 69, tramite una missiva del procuratore della Gallia Belgica Pompeo Propinquo, la notizia della rivolta raggiunse Roma e fece maturare in Galba la decisione a lungo meditata di adottare un coadiutore e successore.
Sin dall'inizio la scelta apparve contrastata, dal momento che Tito Vinio appoggiava apertamente Marco Salvio Otone, già governatore della Lusitania e uno dei più antichi sostenitori di Galba, ma ben noto per la sua condotta cupida, dissoluta e viziosa., mentre Icelo e il prefetto del pretorio Cornelio Lacone erano concordi nell'opporsi alla candidatura di Otone.