La Hrafnkels saga Freysgoða (, in italiano: Saga di Hrafnkell Sacerdote di Freyr), chiamata anche solo Hrafnkels saga, è una saga degli Islandesi scritta in norreno in Islanda tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo da autore sconosciuto; la vicenda da essa narrata è ambientata nell'Islanda orientale del X secolo.
La saga narra delle lotte tra i capitani e gli agricoltori del periodo. Il protagonista ed eroe eponimo, Hrafnkell, comincia la sua carriera di fiero duellante e devoto sacerdote del dio Freyr, ma dopo aver sofferto sconfitte, umiliazioni e la distruzione del suo tempio, diventa ateo; il suo personaggio cambia e diventa più pacifico nelle sue relazioni con gli altri. Dopo una graduale ricostruzione della sua base di potere della durata di diversi anni, ottiene vendetta contro i suoi nemici e trascorre il resto della vita come un potente e rispettato capitano. La saga è stata interpretata come la storia di un uomo che giunge alla conclusione che le vere basi del potere non risiedono nel favore degli dei ma nella lealtà dei propri sottoposti.
La saga rimane ampiamente letta anche oggi ed è apprezzata per la sua struttura logica, la sua verosimiglianza e i suoi vividi personaggi.
Sinossi
Dalla saga veniamo a conoscenza del norvegese Hallfreðr (che divenne uno dei primi colonizzatori dell'Islanda), che giunse sulla costa orientale intorno all'anno 900 con il suo figlio adolescente Hrafnkell, un giovanotto promettente. Hrafnkell era ambizioso, e presto con il permesso di suo padre stabilì una sua propria colonia; scelse una valle disabitata per la sua fattoria e la chiamò Aðalból ("Nobile casa"), e la valle ricevette successivamente il nome di Hrafnkelsdalr ("Valle di Hrafnkell"). Hrafnkell fece erigere anche un grande tempio e qui amministrava generose cerimonie sacrificali: dedicò i suoi migliori capi di bestiame al suo dio patrono Freyr, compreso il suo miglior cavallo, Freyfaxi, e dichiarò che avrebbe ucciso chiunque avesse cavalcato Freyfaxi senza il suo permesso. Per le sue attività religiose Hrafnkell divenne noto come Freysgoði ("Goði (=sacerdote) di Freyr"). Hrafnkell desiderava ardentemente il potere e presto si impose come capitano opprimendo la popolazione delle valli vicine; aveva una forte propensione al duello e non pagava mai il guidrigildo per le persone che uccideva.
A questo punto la saga introduce Einarr, un pastore di Hrafnkell. In un'occasione Einarr dovette adempiere ai propri doveri, ma ogni cavallo che avvicinava scappava via da lui, tranne Freyfaxi; così egli lo montò e lo cavalcò per tutto il giorno. Ma dopo che il cavallo fu cavalcato corse a casa ad Aðalból e cominciò a nitrire. Vedendo il suo cavallo sporco e madido di sudore, Hrafnkell comprese cos'era accaduto; cavalcò indietro con la sua ascia e uccise a malincuore Einarr per adempiere al proprio giuramento.
Il padre di Einarr, Þorbjörn, sconvolto dalla morte del figlio, si recò da Hrafnkell per chiedere un risarcimento. Hrafnkell gli disse che non avrebbe pagato un guidrigildo per nessuno; tuttavia egli pensava che questa uccisione fosse tra le peggiori che avesse compiuto, e si preparò a fare ammenda; fece perciò a Þorbjörn l'apparentemente generosa offerta di prendersi cura di lui per il resto dei suoi giorni. Þorbjörn tuttavia non voleva nulla di meno di un accordo formale tra pari; dopo il rifiuto di ciò da parte di Hrafnkell, Þorbjörn cominciò a cercare un altro modo per ottenere soddisfazione. La legge dello Stato libero d'Islanda garantiva ad ogni uomo libero la stessa libertà, ma poiché non esisteva alcun potere esecutivo centrale un uomo comune avrebbe avuto difficoltà a perseguire un capitano. Gli serviva almeno l'appoggio di un altro capitano, sia per il difficile iter burocratico spesso necessario, sia, in caso di successo con l'assemblea, per un successivo rafforzamento del verdetto.
Þorbjörn cercò l'appoggio di suo fratello Bjarni, ma quest'ultimo non volle essere coinvolto in una disputa col potente Hrafnkell. Þorbjörn si recò perciò dal figlio di Bjarni, Sámr; anche questi dapprima consigliò a Þorbjörn di accettare l'offerta di Hrafnkell, ma Þorbjörn rimase irremovibile. Sámr non aveva alcun desiderio di unirsi alla disputa, ma dopo che suo zio divenne commovente accettò con riluttanza; Sámr accettò formalmente il caso da Þorbjörn cosicché divenne ufficialmente il querelante.
Sámr iniziò a preparare la causa contro Hrafnkell e lo citò in giudizio nell'Alþingi nell'estate successiva; Hrafnkell giudicò la causa ridicola. Quando Sámr e Þorbjörn raggiunsero l'assemblea al Þingvellir scoprirono presto che nessun grande capitano volle aiutarli; l'emotivo Þorbjörn a quel punto volle arrendersi, ma Sámr insisté che dovevano proseguire in un modo o nell'altro.
Per una coincidenza Sámr e Þorbjörn incontrarono Þorkell, un giovane avventuriero proveniente dai Vestfirðir ("Fiordi Occidentali"); egli simpatizzò con la loro causa e li aiutò ad ottenere il supporto di suo fratello Þorgeirr, un potente capitano. Col supporto di Þorgeirr, Sámr proseguì abilmente la causa; Hrafnkell venne dichiarato colpevole ed egli cavalcò fino a casa sua ad Aðalból. Sámr ora ebbe il potere di uccidere Hrafnkell e confiscare la sua proprietà, e così una mattina presto Sámr, aiutato da Þorgeirr e Þorkell, si recò ad Aðalból sorprendendo e catturando Hrafnkell mentre dormiva.
Sámr offrì a Hrafnkell due alternative: essere giustiziato all'istante, oppure vivere come subalterno di Sámr, privato dei suoi onori e della maggior parte delle sue proprietà; Hrafnkell scelse di vivere. ÞorkellTutti i manoscritti fanno dire queste cose a Þorkell; alcuni editori hanno però "corretto" il nome in Þorgeirr, seguendo un suggerimento di Sigurður Nordal. avvertì Sámr che si sarebbe pentito di aver risparmiato la vita a Hrafnkell. Sámr successivamente si trasferì ad Aðalból ed invitò le persone del luogo ad una festa, e queste lo accettarono come loro capitano.
Hrafnkell si costruì una nuova casa in un'altra valle. Il suo spirito e la sua ambizione rimanevano intatti, e dopo pochi anni di duro lavoro si era di nuovo fatto conoscere come contadino rispettabile. Þorkell e Þorgeirr decisero di "consegnare Freyfaxi al suo proprietario" e lo buttarono giù da una collina, incendiando anche il tempio di Hrafnkell. Dopo aver sentito queste cose Hrafnkell commentò: Penso che sia folle aver fede negli dei, e non compì alcun altro sacrificio. I suoi modi migliorarono e divenne molto più gentile con i suoi sottoposti; in questa maniera si riguadagnò popolarità e lealtàIl riassunto segue lo stesso ordine di eventi della saga. Alcuni commentatori hanno trovato illogico che la saga non descriva la morte di Freyfaxi e la reazione di Hrafnkell a questo avvenimento subito dopo l'umiliazione di Hrafnkell ad Aðalból. Sigurður Nordal considera ciò come un errore nella saga, ma Óskar Halldórsson difende questa scelta sostenendo che essa rende più logico lo sviluppo psicologico del personaggio di Hrafnkell..
Dopo sei anni di pace, Hrafnkell decise che il tempo della vendetta era ormai giunto. Ricevette notizia che il fratello di Sámr, Eyvindr, stava viaggiando lì vicino con alcuni compagni, e riunì i suoi propri uomoini per andare ad attaccarlo; Sámr ebbe notizia della battaglia e vi galoppò immediatamente con un piccolo rinforzo per aiutare suo fratello, ma arrivò troppo tardi.
La mattina seguente Hrafnkell sorprese Sámr mentre dormiva e gli offerse una scelta simile a quella che aveva da lui ricevuto sei anni prima, senza pagare un guidrigildo per Eyvindr. Come Hrafnkell, anche Sámr scelse di vivere; allora Hrafnkell si trasferì ad Aðalból, la sua vecchia residenza, e riassunse la carica di comandante. Sámr cavalcò verso ovest e cercò nuovamente l'appoggio di Þorkell e Þorgeirr, ma quelli gli dissero che poteva solo piangere la sua sfortuna, che avrebbe dovuto uccidere Hrafnkell quando ne aveva avuto l'occasione, e che non avrebbero più sostenuto Sámr in un'altra disputa con Hrafnkell, ma gli offrirono di trasferirsi a casa loro nella loro regione; Sámr rifiutò e tornò a casa, e lì visse come un sottoposto di Hrafnkell per il resto dei suoi giorni, senza mai avere vendetta. Hrafnkell invece visse come un capo rispettato fino alla sua pacifica morte; i suoi figli divennero a loro volta capitani dopo la sua morteLe storie dei discendenti di Hrafnkell compaiono nel seguito inferiore della Hrafnkels saga, la Fljótsdæla saga..
Storia della saga Conservazione L'autore della Hrafnkels saga rimane completamente sconosciuto. Il testo non lo nomina, né lo fa ogni altra fonte rimasta. Tuttavia egli fu sicuramente un islandese, e probabilmente visse presso l'area che fece da sfondo agli eventi della saga.
Anche l'esatto periodo di pubblicazione rimane un mistero, ma il più probabile sembra la fine del XIII secolo. I manoscritti più antichi esistenti utilizzano pergamena di vitello della prima metà del XV secolo, ma sfortunatamente ci rimane una sola pagina; si sono preservate copie cartacee del manoscritto completo dell'intera saga. La parte ancora esistente del manoscritto su pelle sembra contenere una riproduzione della versione originale della saga. In ogni caso, essa sembra ben conservatasi, con poche riscritture ed errori accidentali.
C'è una classe di manoscritti cartacei (come l'AM 551c 4to. e l'AM 451 4to.) che contengono una versione leggermente diversa della saga, con alcune aggiunte, per la maggior parte di piccola entità. Gran parte degli studiosi l'hanno considerata proveniente dallo stesso manoscritto di pergamena delle altre, con alcune aggiunte dell'autore della Fljótsdæla saga (considerata la continuazione della Hrafnkels saga): perciò essi credono che il testo più breve sia il più vicino all'originale, e hanno dato scarsa attenzione alla versione estesa.
Pubblicazioni P. G. Þorsen e Konráð Gíslason pubblicarono per primi la saga a Copenaghen nel 1839. Altre importanti edizioni di studiosi includono quelle di J. Jakobsen nel 1902-1903 e quelle di Jón Jóhanneson nel 1950.
La saga ha visto molte edizioni popolari e molte traduzioni in varie lingue. L'edizione divulgativa pubblicata da Halldór Laxness nel 1942 fece scalpore per essere stata la prima ad usare l'alfabeto dell'islandese moderno per un testo in islandese antico: i denigratori della scelta la rigettarono condannandola come una perversione dell'originale; i suoi sostenitori ribatterono che l'alfabeto standard norreno era artificioso, distante dai manoscritti tanto quanto l'alfabeto moderno e inutilmente pesante per il lettore occasionale. Alla fine vinse la seconda visione, e le saghe da allora apparvero frequentemente utilizzando l'ortografia moderna.
Attuale diffusione Oggi la Hrafnkels saga rimane una delle saghe più lette. I lettori l'apprezzano specialmente per la linea narrativa logica e coerente; insieme alla sua brevità, questa qualità ne fa l'ideale prima lettura per i neofiti delle saghe norrene: essa è stata utilizzata come testo standard nelle scuole superiori islandesi e come testo introduttivo al linguaggio e alla cultura norrena. Sigurður Nordal la definì "una delle più perfette storie brevi della letteratura mondiale".
Origini Proprio gli attributi che rendono la Hrafnkels saga così accessibile sono serviti per dare vita a differenti teorie sulle origini delle saghe degli Islandesi. Gli stessi elementi sono talvolta serviti per supportare teorie molto differenti.
Interpretazione storica Alcuni commentatori hanno visto le saghe come grandi testimonianze storiche, preservate in forma orale per secoli finché non furono messe per iscritto da amanuensi scrupolosi. Soprattutto nel XIX secolo gli studiosi sposarono questa idea; essa divenne fuori moda intorno al 1940, sebbene molti dilettanti ancora la pensino così.