Sigfrido (conosciuto anche come Sigurd, in norreno Sigurðr, in tedesco Siegfried) è un eroe epico della mitologia norrena e germanica. Le sue gesta sono raccontate in numerose opere, in particolare nella Saga dei Völsungar norrena e nel poema epico medievale tedesco Nibelungenlied (in italiano Il canto dei Nibelunghi), entrambi scritti nel XIII secolo. Da questi racconti sono state tratte note opere moderne come L'anello del Nibelungo di Richard Wagner.
Le due tradizioni Pur derivando da una tradizione comune, le vicende del Siegfried della tradizione germanica differiscono in diversi punti da quelle del Sigurðr della tradizione norrena. La principale fonte da cui ci è nota la figura di Sigfrido come tramandata nel mondo germanico è il Nibelungenlied, mentre le più importanti fonti norrene sono lo Skáldskaparmál (parte dellEdda in prosa di Snorri Sturluson) e la Saga dei Völsungar, oltre a numerosi canti dellEdda poetica: in particolare il Reginsmál, il Fáfnismál, il Sigrdrífumál e il Sigurðarkviða in Skamma. L'anello del Nibelungo di Wagner si ispira alla tradizione norrena piuttosto che a quella germanica, pur utilizzando il nome Siegfried.
La vicenda comune In entrambe le tradizioni il giovane Sigfrido, coinvolto nella lotta fra due fratelli per il possesso del tesoro dei Nibelunghi, uccide un drago. In tal modo ottiene particolari poteri soprannaturali e diviene padrone del tesoro. Tempo dopo giunge nella terra dei Burgundi, aiuta il re Gunther a conquistare Brunilde ingannandola e sposa Crimilde, sorella di Gunther.
Durante una disputa fra Brunilde e Crimilde, quest'ultima deride l'altra mostrando la prova che è stata in realtà conquistata da Sigfrido e non da Gunther. Oltraggiata Brunilde chiede a Gunther di uccidere Sigfrido. Gunther commissiona così l'omicidio a Hagen, un uomo della sua corte.
Gunther e il popolo dei Burgundi vengono in seguito sterminati dagli Unni di re Attila, il secondo marito di Crimilde. L'oro dei Nibelunghi viene gettato dai Burgundi sul fondo del fiume Reno per evitare che Attila e Crimilde ne entrino in possesso, e scompare così per sempre.
Le differenze Nella tradizione norrena Brunilde si uccide subito dopo la morte di Sigfrido ed è Attila (qui fratello di Brunilde) a vendicare Sigfrido uccidendo i due mandanti dell'omicidio (fratelli di Crimilde). Crimilde vendica poi a sua volta la morte dei suoi due fratelli uccidendo i due figli avuti da Attila e dandoglieli in pasto a sua insaputa, per poi appiccare fuoco alla sala e uccidere tutti i presenti.
Nella tradizione germanica, invece, Brunilde sopravvive, mentre a vendicare Sigfrido è Crimilde, che, all'insaputa del suo nuovo marito Attila, pianifica la morte dei responsabili dell'omicidio e di tutti i guerrieri burgundi, finendo però per causare anche la morte dei guerrieri di Attila e per essere uccisa da Ildebrando.
Un'altra differenza fra le due tradizioni sta nel rapporto fra Sigfrido e Brunilde: nella tradizione germanica si incontrano per la prima volta quando Sigfrido giunge nel suo regno per aiutare Gunther a conquistarla (benché si sottintenda forse una precedente conoscenza), mentre nella tradizione norrena si incontrano prima che Sigfrido vada nella terra dei Burgundi, e, secondo alcune versioni, si sarebbero innamorati in questa occasione, ma Sigfrido l'avrebbe poi dimenticata a causa di una pozione preparata dalla madre di Crimilde allo scopo di farlo sposare con la figlia.
Nella tradizione norrena il tesoro dei Nibelunghi include l'anello Andvaranautr, sul quale pende una maledizione scagliata dal nano che l'aveva creato. Sigfrido mette questo anello al dito di Brunilde quando la conosce, poi, senza riconoscerlo, glielo toglie quando la conquista per conto di Gunther, e lo regala a Crimilde, che lo mostra a Brunilde per dimostrarle che suo marito l'ha conquistata, scatenando così la furia della donna e i massacri che ne conseguono.
Nella tradizione germanica, invece, non si parla di quest'anello, mentre Sigfrido fa uso del cappuccio magico ottenuto sconfiggendo un nano, cappuccio che lo rende invisibile.
Analogie tra Sigfrido e Achille Sigfrido può essere paragonato a un altro personaggio mitologico: Achille. Essere invulnerabili è sempre stato il desiderio di ogni uomo, che sente il proprio corpo fragile, debole, soggetto alle malattie, al dolore fisico ed infine alla morte, e che invece vorrebbe mantenersi vigoroso. Achille, figlio della dea Teti, invano è stato immerso appena nato nelle acque del fiume Stige rendendolo così invulnerabile. La madre, tenendolo per il tallone con le dita, non ha potuto rendere invulnerabile questa parte del suo corpo che viene trafitta dalla freccia di Paride provocandone così la morte. Sigfrido, bagnandosi nel sangue del drago da lui ucciso, ha reso tutto il suo corpo immune da ogni ferita, tranne che per una piccola parte della spalla su cui si era appoggiata per caso una foglia caduta da un albero. L'asta di un nemico lo colpirà proprio in quella parte del corpo provocandone la morte.
I personaggi I personaggi sono noti con nomi diversi nelle due tradizioni, e talvolta vi sono differenze anche nel ruolo che svolgono nella storia. Nome germanicoNome norrenoNoteSiegfriedSigurðrChiamato anche Sigfrido. Figlio di Sigmund e della sorella di lui Sieglinde, e uccisore di un drago, sposa Crimilde e viene tradito e ucciso dai fratelli della moglie.KriemhildGuðrúnChiamata anche Crimilde. Moglie di Sigfrido e poi di Attila, sorella del re dei Burgundi Gunther. Secondo la tradizione germanica vendica il primo marito facendo strage dei propri parenti.BrunhildBrynhildrChiamata anche Brunilde. Moglie di Gunther. Nella tradizione germanica è regina in Islanda, in quella norrena è una valchiria. Innamorata di Sigfrido, fa uccidere quest'ultimo quando scopre di essere stata ingannata sia da lui che dal marito.GuntherGunnarrRe dei Burgundi, marito di Brunilde, fratello di Crimilde, Gernot e Giselher e nella tradizione norrena anche di Hagen. Spinto dalla moglie fa uccidere Sigfrido.HagenHögniNella tradizione germanica è il consigliere di Gunther nonché l'assassino di Sigfrido, in quella norrena è il saggio fratello di Crimilde e Gunther.GernotGothormrNella tradizione germanica è fratello di Crimilde, Gunther e Giselher, nella tradizione norrena è fratello (o fratellastro) degli stessi nonché l'assassino di Sigfrido.EtzelAtliChiamato anche Attila. È il secondo marito di Crimilde e, nella tradizione norrena, il fratello maggiore di Brunilde
La tradizione norrena Le imprese giovanili
Sigurðr (Sigurd) è il figlio postumo del re Sigmundr, cresciuto presso la corte del re danese Hjálprekr, padre di Álfr, il secondo marito di Hjördís, madre dell'eroe. Il fanciullo è affidato alle cure del fabbro (descritto talvolta come un nano) Reginn, che ama molto il ragazzo ma che, al contempo, spera di sfruttarlo per riguadagnarsi il tesoro sottrattogli dal fratello Fáfnir. Mettendo in dubbio l'affetto di Hjálprekr e Álfr verso Sigurd, Reginn spinge il figlioccio a chiedere in dono al re un cavallo. Hjálprekr si mostra disposto ad esaudire il desiderio del nipote mettendogli a disposizione la mandria intera e Sigurd, consigliato da un vecchio uomo privo di un occhio (il dio Óðinn), sceglie il cavallo Grani, discendente del cavallo di Óðinn stesso, Sleipnir.
Con la sua nuova cavalcatura Sigurd decide di recarsi a far visita allo zio materno Grípir, re e indovino, che riceve con piacere il nipote e gli predice il futuro.
Tornato in Danimarca, Reginn esorta il ragazzo a conquistarsi un tesoro uccidendo un drago. Incuriosito dalla proposta del suo tutore, Sigurd chiede a Reginn il motivo della richiesta e Reginn racconta di come suo fratello Fáfnir, dopo aver ucciso il padre, si era impossessato dell'oro maledetto che era stato offerto alla famiglia come riscatto per la morte del fratello Otr. Fáfnir, per meglio proteggere il tesoro, si era poi trasformato in drago. Reginn voleva quindi vendicare il padre e si diceva disposto a cedere tutto l'oro a Sigurd qualora lo avesse aiutato. Sigurd promette dunque al fabbro di esaudire la richiesta, ma pretende prima che questi forgi per lui una spada degna dell'impresa: per due volte le spade di Reginn, provate da Sigurd contro l'incudine, si rompono. Il giovane principe chiede dunque alla madre i frammenti di Gramr, la spada di Sigmundr che si era infranta, e li porta al tutore che ne forgia una spada di tal robustezza che taglia a metà l'incudine.
Prima di guadagnare ricchezza con l'uccisione di Fáfnir, Sigurd ritiene sia opportuno vendicare il padre Sigmundr, ucciso da Lyngvi figlio di Hundingr. Allestite le navi che Hjálprekr prontamente gli fornisce, il giovane eroe si mette in mare e, consigliato nuovamente da Óðinn (anche questa volta nelle spoglie di un vecchio viandante), sconfigge il nemico e ritorna vittorioso in patria.
Reginn chiede al figlioccio di adempiere finalmente alla promessa: Sigurd e il fabbro partono a cavallo verso Gnitaheiðr, il luogo dove il drago dimora. Trovate le tracce che Fáfnir lascia ogni giorno per recarsi a bere al fiume, Reginn dice al giovane di scavare una fossa e di nascondersi all'interno, per colpire il ventre del mostro quando vi fosse passato sopra. Ancora una volta però è Óðinn a consigliare Sigurd per il meglio, dicendogli di scavare più di una buca, per far scolare il sangue del drago, nel quale, altrimenti, il giovane sarebbe potuto annegare. Il ragazzo segue le istruzioni del vecchio viandante e, quando Fáfnir esce dalla grotta per recarsi all'acqua, colpisce il drago al cuore e lo uccide. Fafnir, prima di morire, suggerisce al proprio assassino di non prendere il tesoro da lui custodito perché maledetto, ma Sigurd non gli dà ascolto.
Reginn, che era rimasto nascosto fino ad allora, chiede al figlioccio un ultimo favore: cucinare per lui il cuore del fratello morto. Sigurd acconsente alla richiesta e, acceso un gran fuoco, arrostisce il cuore del drago. Volendo provare la cottura della carne tocca il cuore con un dito e, scottatosi, mette il dito in bocca: non appena il sangue ribollente del drago gli sfiora la lingua il giovane eroe inizia a comprendere il linguaggio degli uccelli, che lo mettono in guardia sulle intenzioni di Reginn, che vuole ucciderlo e prendere per sé il tesoro. Senza esitazione Sigurd uccide il fabbro e, recatosi nella caverna di Fáfnir, riempie d'oro due casse, le carica su Grani e si allontana al galoppo. Egli porta con sé anche l'oggetto più prezioso del tesoro del drago, l'anello Andvaranautr, su cui grava la maledizione del nano Andvari.
In seguito all'uccisione di Fáfnir, Sigurd guadagna il nome di "Fáfnisbani" (it. "Uccisore di Fáfnir").
L'incontro con Brunilde Sigurd intende dagli uccelli che in Hindarfjöll dimora la valchiria Brynhildr (Brunilde) e cavalca fino al luogo indicatogli. Qui scorge, sulla vetta del monte, un bagliore di fuochi e, raggiunta la cima, scopre una fortezza di scudi circondata da fiamme: egli attraversa il fuoco e trova un guerriero con indosso l'armatura che dorme. Sfilato l'elmo, scopre che si tratta di una ragazza, il cui corpo era stretto da una cotta di maglia assai aderente. Sigurd trancia l'armatura con la spada Gramr e la fanciulla si sveglia. Ella dice di chiamarsi Brynhildr (ma nel canto eddico Sigrdrífumál si chiama Sigrdrífa), di essere una valchiria e di essere stata condannata da Óðinn a quel sonno innaturale, poiché gli aveva disobbedito. Brynhildr rivela al giovane eroe i segreti delle rune e infine i due si giurano eterno amore. Secondo la Ragnars saga loðbrókar (Saga di Ragnarr Loðbrók) in tale circostanza Brynhildr concepisce una bambina, Aslaug. Sigurd, prima di ripartire, dona all'amata l'anello Andvaranautr.