Il Parco delle Madonie è un'area naturale protetta prevista nel 1981 (dalla Legge regionale siciliana n.98) e istituito il 9 novembre del 1989; comprende quindici comuni della città metropolitana di Palermo in Sicilia (Caltavuturo, Castelbuono, Castellana Sicula, Cefalù, Collesano, Geraci Siculo, Gratteri, Isnello, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Pollina, San Mauro Castelverde, Scillato e Sclafani Bagni).Elenco ufficiale delle aree protette (EUAP) 6º Aggiornamento approvato il 27 aprile 2010 e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 115 alla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010.
Comprende il massiccio montuoso delle Madonie, situato sulla costa settentrionale siciliana, tra il corso dei fiumi Imera e Pollina.
Il parco ospita oltre la metà delle specie vegetali siciliane, e in particolare gran parte di quelle presenti solo in Sicilia (come lAbies nebrodensis in via di estinzione, nel Vallone Madonna degli Angeli).
Per la fauna sono presenti oltre la metà delle specie di uccelli, tutte le specie di mammiferi e più della metà delle specie di invertebrati siciliane.
Notevoli sono anche le peculiarità geologiche. La geologia delle Madonie è al centro di studi e ricerche avviatisi fin dagli anni sessanta. Proprio per l'interesse geologico del complesso montuoso madonita dal 2003 il Parco delle Madonie è entrato a far parte del network European Geopark a cui aderiscono più di venti parchi geologici e non, europei.
Il sito è stato inserito nella Rete di geoparchi globale dell'UNESCO il 17 novembre 2015, nel corso della 38ª Sessione Plenaria della Conferenza Generale svoltasi a Parigi.
Organizzazione
Il parco è gestito dall'Ente Parco delle Madonie, ente di diritto pubblico, sottoposto a controllo e vigilanza della Regione siciliana, con sede a Petralia Sottana e si estende per 39.941 ettari, suddivisi in quattro zone a tutela differenziata: A: Zona di riserva integrale nella quale l'ambiente naturale è conservato nella sua integrità e cioè nella totalità dei suoi attributi naturali, tanto nell'individualità dei popolamenti biologici che nella loro indipendenza. In tali zone s'identificano, di massima, ecosistemi ed ecotoni (o loro parti) di grande interesse naturalistico e paesaggistico, presentanti una relativamente minima antropizzazione. Per tali zone l'Ente Parco delle Madonie ha proceduto gradualmente all'acquisizione delle relative aree; B: Zona di riserva generale nella quale è vietato costruire nuove opere edilizie, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio. In queste zone possono essere consentite dall'ente gestore del Parco le utilizzazioni agro-silvo-pastorali e le infrastrutture strettamente necessarie quali strade d'accesso, opere di miglioria e di ricostruzione di ambienti naturali. Nelle predette zone s'identificano, di massima, ecosistemi ed ecotoni (o loro parti) d'elevato pregio naturalistico e paesaggistico con maggior grado d'antropizzazione rispetto alla zona A; C: Zona di protezione nella quale sono ammesse soltanto costruzioni, trasformazioni edilizie e del terreno rivolte specificatamente alla valorizzazione dei fini istitutivi del Parco quali strutture turistico-ricettive, culturali e aree di parcheggio; D: Zona di controllo nella quale sono consentite tutte le attività purché compatibili con le finalità del Parco.
Gli organi dell'ente (Presidente, Consiglio del Parco, Comitato esecutivo, Collegio dei revisore) durano in carica per cinque anni e i membri sono rieleggibili una sola volta.
Il Consiglio del Parco è attualmente composto dai quindici sindaci dei comuni del Parco e dal Presidente della città metropolitana di Palermo, lo presiede il Presidente del Parco mentre il direttore partecipa con voto consultivo. Da quest'organo dipendono le questioni di carattere finanziario e di bilancio, nonché l'adozione di strumenti fondamentali per la vita del Parco, come il piano territoriale di coordinamento o il regolamento che disciplina le attività all'interno dell'area protetta.
Il Comitato tecnico-scientifico, composto da 16 membri ha ruolo di consulenza e di indirizzo e si compone di membri provenienti dalle università e dai rappresentanti delle associazioni ambientaliste (Italia Nostra, WWF, Legambiente, CAI, Lipu, Gruppo ricerca ecologica).
Non è stata ancora formalmente istituita la Comunità del parco, che dovrebbe essere costituita dai rappresentanti delle categorie economiche, sociali e culturali operanti nel territorio.
La vigilanza e la protezione antincendio è assicurata dai distaccamenti del Corpo Forestale Regionale (Ispettorato di Palermo).
Aspetti geografici I monti delle Madonie, che sfiorano i duemila metri d'altezza, sono scomposti in un mosaico di blocchi, la cui uniformità fisica è solo apparente. Non sarà difficile a molti riconoscere le sostanziali differenze tra le zone centrali di natura calcarea, con morfologia aspra e dura, e le zone periferiche, di natura argilloso-sabbiosa, caratterizzate da morfologia decisamente più dolce.
Il nucleo centrale si sviluppa perlopiù sopra i 1600 metri di quota, da Pizzo Carbonara (1979 m) a Pizzo Antenna (1977 m) e a Monte Ferro (1906 m). Essi sono separati da un'ampia vallata dal Monte San Salvatore (1912 m) e dal Monte Quacella (1869 m), tipico massiccio dolomitico, e da un'altra vallata dal Pizzo Dipilo (1385 m), caratterizzato da profonde balze e dirupi; il vallone Madonie separa questi monti dal massiccio Monte dei Cervi (1794 m), grande contenitore delle riserve d'acqua delle Madonie.
Fiumi e torrenti solcano in lungo ed in largo questi monti, trasportando l'acqua dalla montagna al mare. L'ampia rete idrografica che interessa le zone periferiche lascia fuori solo le zone centrali dell'altopiano fra Pizzo Carbonara e Pizzo Dipilo dove invece si sviluppa un fitto sistema di circolazione idrica sotterranea, permesso dalle notevoli manifestazioni carsiche.
L'incassamento degli attuali reticoli fluviali sembra essersi prodotto negli ultimi cinquecentomila anni in un'area molto simile a quell'attuale. Il corso d'acqua più occidentale, quello dell'Imera settentrionale (anche denominato Fiume Grande), lungo circa 30 km, si origina in una zona montuosa di quota appena inferiore ai mille metri che rappresenta lo spartiacque fra l'Imera settentrionale e il meridionale, il quale a differenza del primo scorre nelle piane delle Sicilia meridionale.
Il mar Tirreno fa da confine settentrionale, mentre il sistema collinare argilloso interno della Valle di Gangi, di Petralia e Polizzi fa da confine meridionale, meno netto e decisamente più sfumato. In questo complesso maestoso sono posti a quote ed orientamenti diversi i quindici comuni del Parco: Cefalù, Collesano (468 m), Isnello (590 m), Gratteri (657 m), Castelbuono (400 m), Pollina (764 m), San Mauro Castelverde (1050 m), Geraci Siculo (980 m), Petralia Sottana (1039 m), Petralia Soprana (1147 m), Castellana Sicula (765 m), Polizzi Generosa (917 m), Caltavuturo (635 m) e Scillato (377 m).
Dal punto di vista geografico il territorio del Parco può essere suddiviso in tre aree corrispondenti ai grandi bacini orografici: la valle del territorio dell'Imera settentrionale, la valle dell'Imera meridionale e del Salso e la valle del Pollina. Le tre regioni fisiche rispecchiano una corrispondenza con identità storiche e con relazioni intercorrenti col territorio circostante.
Clima Diversamente dal resto della Sicilia, gli inverni sono rigidi con temperature in alcuni casi inferiori a -10 °C, ed estati calde ma non afose. Le temperature medie massime annuali delle zone interne, pur variando da un'area all'altra, generalmente si mantengono fra 11 e 12 °C nella media. Fenomeni come la neve e la nebbia piuttosto frequenti. La neve si può trovare anche in estate all'interno di alcune doline chiamate "neviere", sopra i 1800 metri.
La valle dell'Imera settentrionale
Il primo terziere (la valle dell'Imera Settentrionale) è condizionato storicamente dal ruolo avuto di confine fra il Val Demone e il Val di Mazara. Dal punto di vista colturale è certamente la regione più povera poiché non vi insiste un'agricoltura ricca: è quindi anche poco abitata. Le pendici fluviali sono fortemente degradate ed erose. La recente disponibilità idrica abbondante ha favorito la formazione di consorzi d'irrigazione che provocano rapidamente trasformazioni agrarie in senso moderno. La valle dell'Imera risente fortemente della presenza dell'Autostrada A19.
La valle dell'Imera meridionale e del Salso Il secondo terziere, formato dai bacini dell'Imera meridionale e del Salso, si suddivide a sua volta in due sottozone.
La prima raccoglie gli spazi e i sistemi d'attraversamento che, provenendo dall'altopiano gessoso-zolfifero e quindi dalle grandi aree estensive del latifondo, si congiungono in alcuni transiti per dirigersi attorno Polizzi e confermare attraversamenti più antichi e sicuri (poiché protetti dai boschi). Questi, scavalcando a Portella Colla la prima sella delle Madonie, si dirigono, attraverso Munciarrati, verso la valle d'Isnello dalla quale risalgono per poi scendere a mare secondo due direttrici verso Lascari o Cefalù.
La seconda sottozona è un ampio spazio di relazioni intensissime tra centri veri e propri delle Madonie e l'entroterra.
Le aree meridionali sono detentrici di un patrimonio montano proprio, con l'elaborazione autoctona di un limitato repertorio culturale, anche se da lì provengono lo Zoppo di Gangi, Fra Umile e Giacomo Italia. Sotto questo punto di vista hanno tutte le caratteristiche di spazi di relazione economica mentre elaborano, nei centri arroccati a difesa dei percorsi e non collegati al centro di spazi produttivi, una cultura montana chiusa.
La valle del Pollina Il terzo terziere è formato dalla valle del Pollina. I suoi paesi e le attività in essa insediate sono certamente i più rilevanti dal punto di vista dell'interesse storico, poiché la valle racchiude in sé i motivi di relazione e di sviluppo che la contraddistinguono. Ha nel corso storico un ruolo fondamentale di produttore d'energia, d'approvvigionamento idrico, di favorevole spazio di transito, anche troppo esteso al suo interno e per questo protetto rispetto al mare da una serra montuosa alta ed accessibile in due punti assai stretti. Cultura materiale, prodotti e relazioni sociali, produzione figurativa ed immateriale, orale e scritta, entrano in stretta relazione con questi fatti e s'esprimono col prevalere di cicli produttivi e con l'emergere di fatti fisici.
Aspetti geologici La posizione degli attuali massicci rocciosi delle Madonie rappresenta il risultato dei mutamenti avvenuti in un arco di tempo di 40-50 milioni di anni. Secondo calcoli recenti la velocità media di sollevamento del settore nord-orientale della Sicilia nell'ultimo milione di anni varierebbe tra uno ed otto centimetri per cento anni (nelle Madonie tra cinque e sei centimetri). I movimenti tettonici più importanti e gli intensi fenomeni d'erosione e trasporto di materiali provenienti da versanti e scarpate avrebbero avuto fine circa 500 000 anni fa.
Si può dire che le Madonie sono separate in due unità geologiche: una di esse è rappresentata dal massiccio del Carbonara, di natura calcarea e dolomitica, mentre l'altro è il Monte Cervi, anch'esso di natura calcarea e dolomitica. Le due unità sono separate da una grande vallata e si ricongiungono a Portella Colla, dove s'osserva un importante contatto tettonico fra esse.