Teoria del Partigiano. Integrazione al concetto del Politico è un saggio di Carl Schmitt del 1963, che analizza il concetto e il ruolo del partigiano, combattente irregolare che si contrappone all'esercito regolare, nella storia e nella filosofia contemporanee. Schmitt ne racconta la nascita, i modi e le teorie di sviluppo dal XV al XIX secolo, per ricomprendere il Partigiano nella teoria più ampia della sua opera Le categorie del Politico.
Introduzione
Nella parte iniziale del saggio vengono elencate le definizioni dei termini sui quali si potrà comprendere meglio il saggio stesso. La riflessione schmittiana si muove secondo le categorie dello Jus Publicum EuropaeumTrad. lat.: "Diritto pubblico europeo". e del Diritto di Guerra Classico, che, all'interno dello Jus Publicum Europaeum non contempla, infatti, la figura del Partigiano, assimilandolo: ad una truppa leggera assai mobile regolare a criminali particolarmente esecrabili, di fatto dei hors la loi,Trad. franc.: "fuorilegge" in quanto Diritto di guerra classico è ancora incentrato sulla guerra, la guerra viene ancora considerata come un duello aperto, cavalleresco, che non ammette irregolarità ed è combattuta fra due contendenti ufficiali. La natura del partigiano è, quindi, ivi negata. L'introduzione della leva obbligatoria rende la guerra, guerra di popoli, pur sempre, però, circoscritta. E quella frazione di popolo che guerreggia al di fuori dell'esercito regolare riconosciuto è considerato un Partigiano. Alla categoria di guerra partigiana si riconducono anche la guerra civile e la guerra coloniale, ma si tende a limitarle, lasciando come guerra regolare quella tra eserciti statuali regolari che si scontrano, e come irregolare la guerra dove fa la sua comparsa il Partigiano.
La guerrilla spagnola combattuta tra il 1803 e il 1813, è un chiaro esempio, così come lo è la coeva resistenza contro l'invasore dei partigiani russi: essi combatterono contro Napoleone e furono chiamati "Mužik di Tolstoj", che Lenin resusciterà per diffondere la sua rivoluzione in tutta Europa. La rassegna delle diverse tipologie di partigiano continua, poi, per essere ripresa nella seconda sezione, Lo Sviluppo della Teoria, verso gli eventi che caratterizzano l'epoca in cui il libro è stato pubblicato: quindi la Cina di Mao, il Vietnam di Ho Chi Minh e la Cuba di Castro.
Termine e concetto di Partigiano Il Partigiano è quindi descritto secondo elementi essenziali: Irregolarità. L'esercito regolare è quell'esercito descritto da: superiori responsabili, contrassegni fissi visibili, armamento esibito apertamente, rispetto delle regole e degli usi del diritto di guerrahttp://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=20041031202458 e Convenzioni di Ginevra. Il partigiano si contrappone radicalmente a questo modello. Intenso impegno politico. Questa peculiarità, che nelle prime guerre partigiane venne solo accennata, non solo fa riferimento alla natura etimologica del termine,Partigiano deriva da Partito. In tedesco è esplicito Parteigänger. ma lo contraddistingue dal semplice rapinatore o delinquente, perché l'interesse che difende è meramente politico, non come nel pirata dove è centrale l’animus furandi.Trad.Lat:"L'intenzione di rubare" Per questo il partito è definito da Schmitt come "unica vera organizzazione totalitaria che lega le persone in epoca moderna come nessun'altra organizzazione, neppure lo Stato contemporaneo, sa fare". Mobilità. Celerità. Attacco e ritirate a sorpresa. Questo elemento, tratto dalla concezione prussiana del Partigiano, come ussaro o panduro, è testimone di come il mondo politico e militare vede il combattente irregolare. Concezione che si rifletterà nelle guerre partigiane moderne. Carattere Tellurico. Questa definizione, ideata dallo storico José María Jover Zamora, riconduce ad una definizione pre-contemporanea del Partigiano, che lo vede come combattente, in una posizione principalmente difensiva; essa si snatura con la tecnicizzazione dell'era contemporanea incarnata nella motorizzazione, la quale induce il partigiano ad attaccare, piuttosto che solo difendersi, di fatto ricollocandolo in un nuovo Nòmos della TerraTrad. grec.: "Legge della Terra". Non solo, questa concezione contribuisce a distaccare il partigiano, truppa terrestre in difesa della propria patria, sia dal pirata che dal corsaro, figure che si muovono in orizzonti marittimi commerciali e di conseguenza radicalmente diversiLa contrapposizione planetaria tra Oriente e Occidente e la sua struttura storica, in E. Jünger-C. Schmitt, Il nodo di Gordio. Dialogo su Oriente e Occidente nella storia del mondo, il Mulino, Bologna, 1987. In quest'ultimo saggio ho annunciato il proposito di portare al pieno sviluppo ermeneutico i paragrafi 247-248 delle Grundlinen der Philosophie des Rechts di Hegel, in quanto germe, nella storia delle idee, per una comprensione dell'odierno mondo tecnico-industriale, dopo che l'interpretazione marxista ha sviluppato i precedenti paragrafi 243-46 per quel che riguarda la società borghese. Carl Schmitt in Teoria del Partigiano, p. 141, nota 18. A questo proposito vd. anche Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo, Adelphi, 2002 e Il nomos della terra nel diritto internazionale dello «Jus publicum europaeum», Adelphi, 1991.
Sguardo sulla situazione dal punto di vista del Diritto Internazionale Schmitt conduce allora una ricerca su come il Diritto internazionale abbia assorbito il concetto di Partigiano. A questo proposito ricava: Il Regolamento per la guerra terrestre dell'Aja, del 18 ottobre 1907 Le 4 Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949
Il Regolamento riconosce come 'regolari', milizie, corpi volontari e quanti si uniscano a sollevazioni popolari spontanee a patto che rechino i requisiti di regolarità sovramenzionate in merito alla loro intrinseca "irregolarità". Questa definizione pare inadatta a Schmitt il quale ritiene che il Regolamento e la Convenzione dell'Aja del 1907, tendano sì a cooperare per fornire quanti più diritti ai combattenti nelle guerre, ma non colgano la natura del Partigiano, imponendo condizioni di regolarizzazione assolutamente contrarie alla sua vera natura. I due atti, infatti, allargano l'insieme di soggetti ai quali vengono riconosciuti diritti, ma non riconoscono il partigiano 'irregolare': lo riconoscono solo se organizzato, anche non militarmente. Così si perviene ad un'uguaglianza tra Conflitto Internazionale e Guerra Interstatuale, ma che non calza alla logica di Schmitt. Il Conflitto Internazionale è una guerra che esula dai confini statali, ed è tendenzialmente ideologico. La Guerra Interstatuale è un conflitto che avviene tra due eserciti di Stati Regolari, riconosciuti internazionalmente, come si conduceva già nel '700 e nell '800.
Così l'analisi si concentra sull'origine del Partigiano dal punto di vista internazionale, attraverso il concetto di "occupatio bellica"Trad. Lat:"Occupazione militare". Un paese che occupa un altro paese, infatti, ha sul paese occupato un potere direzionale tale da poter ordinare ai funzionari occupati di mantenere l'ordine e la pace. D'altro canto i funzionari, per quanto obbligati in virtù degli usi di guerra, sono restii ad obbedire all'occupante per amor patrio e per difesa della nazione originaria. In questo conflitto di interessi si insinua il Partigiano che difende la popolazione contro l'occupante.
La convenzione infatti ricalca questa situazione contraddittoria permettendo la Resistenza qualora provenga da nuclei organizzati al fine di proteggere gli occupati, ma nei limiti della legalità. Altresì, però, riconosce all'occupante la facoltà di repressione di tali fenomeni. Così si introduce la tutela umanitaria per tutti coloro che combattono, non disumanizzando il nemico, come le guerre contemporanee presto faranno, ma riconoscendolo come tale, anche nel caso irregolare.
Il Partigiano quindi si inserisce in un orizzonte di rischio. La categoria del rischio è tratta dall'ambito assicurativo per essere adeguatamente definita. Il partigiano infatti non rischia come il pirata o il corsaro o il commerciante che varca frontiere neutrali, per accaparrarsi bottino, affari o merci. Il partigiano rischia la vita, la legalità e l'onore, situandosi al limite tra illegalità e legittimità, costringendolo ad essere ovunque un forestiero. Perciò qui, sorge la grande distinzione tra il partigiano autoctono, che combatte nelle guerre interstatali, dove la guerra respinge il nemico presente all'interno dei suoi confini, ed il partigiano politico che combatte per l'annientamento assoluto del nemico nella guerra contemporanea assoluta.
Lo sviluppo della teoria
Nella seconda sezione del libro, l'autore si ripropone un excursus storico-filosofico su come la forma del partigiano si evolva durante le varie epoche storiche, dal XVII secolo, in cui è considerato figura da romanzo picaresco, fino al XX secolo, dove trova la sua massima espressione. L'analisi parte dal rapporto che l'esercito prussiano mantiene con la figura del partigiano dal 1815 al 1945, dove si nota una radicale e forzata rimozione dell'idea del combattente irregolare.
L'esercito prussiano-tedesco dell'Ottocento è uno dei migliori eserciti del mondo, ma deve la sua forza ad un modello di guerra che appartiene al Diritto di Guerra Classico Europeo, dove il conflitto viene considerato alla stregua di un duello regolare, dove non ci si confronta con degli "sbandati" che tanto lo metteranno in crisi nella guerra franco-prussiana del 1870-'71, i cosiddetti franc-tireurs o Heckenschützen.Trad. franc. e ted.: "Cecchini, o franchi tiratori" Il modello bellico al quale tale esercito si riferiva, trova ancora nella divisa l'elemento contraddistintivo, che rende il nemico non un criminale, ma un contendente di un duello. L'assenza della divisa equivale, per l'esercito prussiano di allora, all'essere un criminale da giustiziare secondo il codice penale. Nel 1871, l'esercito tedesco vince contro Napoleone III, ma la guerra non si conclude con il consueto trattato di pace, e anzi sfocia nella guèrre à outranceTrad.Fra.:"Guerra ad oltranza" che Léon Gambetta propugnerà per la sua Francia repubblicana. Tale guerra ad oltranza, si estenderà a ondate partigiane che segneranno anche una vittoria sulla Loira, ma scateneranno rappresaglie pesanti da parte dell'esercito prussiano contro i civili, visti come origine di tale fenomeno irregolare, ma la questione rimarrà irrisolta.
La concezione prussiana del combattente si riconnette a quello che poi sarà la Convenzione dell'Aja del 1907. Convenzione che, ricordiamo, invoca condizioni di ammissibilità per la qualifica a combattente, del tutto contraddittorie con la natura stessa del partigiano, ma in linea col pensiero del Diritto di Guerra Classico del tempo, con l'ideale della "guerra duello", dei contrassegni fissi e visibili, delle armi in vista e dei superiori responsabili.
Tra il 1812 ed il 1813 lo Stato Maggiore prussiano scatena delle insurrezioni anti-napoleoniche attraverso l'emissione,Sulla falsariga del Della guerra del colonnello Carl Von Clausewitz. dell’Editto Prussiano sulla milizia territoriale o LandsturmTrad.Ted.:"Tempesta di campagna", recepito quale legge dall'ordinamento interno, con tanto di firma del primo ministro. Gli art. 61-62 di tale editto affermano: