Con monetazione visigota ci si riferisce alla produzione di monete da parte dei Visigoti, coniate in Gallia e Hispania durante il primo Medioevo, tra il V secolo e il 710 circa.
Le principali monete furono il solido ed il tremisse, due monete d'oro emesse in tarda età imperiale e coniate successivamente dagli imperatori bizantini. La coniazione iniziò in Gallia, dove i Visigoti si erano stabiliti all'inizio del V secolo, e proseguì dall'inizio del VI secolo in Hispania, dove si era spostato il baricentro del regno visigoto, dopo che i Franchi si furono impossessati della maggior parte dei domini gotici in Gallia.
Le prime monete, comunemente chiamate pseudo-imperiali, imitarono quelle romane occidentali prima e bizantine poi, riportandone le legende. Dopo il 580 iniziò la monetazione reale autonoma, in cui vennero usati i nomi dei re visigoti. Questa monetazione ebbe termine nel secondo decennio dell'VIII secolo, con la conquista islamica della penisola iberica che pose fine al loro regno.
Catalogazione
Per le monete dei Visigoti il testo più recente è quello pubblicato da Philip Grierson e Mark Blackburn nel 2007, primo volume della serie Medieval European Coinage (MEC). Nei cataloghi si trova quindi un riferimento del tipo "MEC 1, 171", dove "MEC" indica la collana, "1" il primo volume, e "171" la 171° moneta in catalogo. Le monete pertinenti ai Visigoti, tutte nel primo volume, sono catalogate dal 166 al 277.
Altro testo fondamentale è lo studio pubblicato da George Carpenter Miles nel 1952 presso la American Numismatic Society, che riguarda la monetazione visigota nel periodo 580-713. In questo caso le monete sono citate con il prefisso "Miles" ed il numero.
Per le monete dell'Impero romano d'Occidente imitate, cioè le monete coniate dagli imperatori ed utilizzate come modelli dai Visigoti, i riferimenti più frequenti usati in letteratura e nei cataloghi sono il testo di Henry Cohen ed il Roman Imperial Coinage (RIC). Tale opera è stata pubblicata in dieci volumi a cura di Harold Mattingly, Edward Allen Sydenham ed altri a partire dal 1924, ed alcune parti non sono state ancora terminate. Nei cataloghi si trova un'indicazione del tipo "RIC X 2010", dove "X" indica il decimo volume, che tratta il periodo dalla divisione dei due imperi alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, e "2010" è il numero progressivo nel volume. Le monete imitate sono tutte nel X volume del RIC. Il testo di Cohen fu pubblicato in otto volumi, tra il 1859 ed il 1868, e uscì in una seconda edizione data alle stampe negli anni 1880-1892. Di questa esiste un'edizione in rete.. Nei cataloghi il riferimento al testo di Cohen è dato con un'indicazione del tipo "Cohen VIII 216, 49", dove "VIII" è il volume, che tratta le monete del periodo da Nepoziano a Romolo Augusto (350-475), "216" è la pagina e "49" è il numero progressivo per imperatore. Le monete imitate dai Visigoti sono raccolte tutte nell'VIII volume.
Per le monete coniate invece dall'Impero romano d'Oriente si usano due pubblicazioni relativamente recenti: il catalogo della collezione di Dumbarton Oaks, abbreviato DOC, e il testo di Wolfgang Hahn Moneta Imperii Byzantini, abbreviato MIB. Le monete imitate sono pertinenti agli imperatori da Anastasio I (491-518) a Giustino II (565-578) e sono elencate sia nel primo volume del DOC che nel primo volume del MIB.
Contesto storico
Nella storia dei Visigoti sono individuabili tre grandi periodi: un periodo "migratorio" (non sempre caratterizzato da spostamenti pacifici), che iniziò dal 376 e si concluse con il loro insediamento nella Gallia sud-occidentale nel 418; un periodo "gallico" che ebbe termine nel 507 con la battaglia di Vouillé, quando Clodoveo I, re dei Franchi, conquistò quasi tutta la Gallia già visigota; un periodo "ispanico" compreso tra il 507 e il 714, fino alla conquista islamica della Spagna.
I Visigoti entrarono nei territori dell'Impero romano negli anni settanta del IV secolo e subirono un profondo processo di romanizzazione. Nel 418 l'imperatore Onorio concesse ai Visigoti lo status di foederati e assegnò loro il territorio dell'Aquitania (Gallia centromeridionale). Fu questo il primo nucleo del regno romano-barbarico dei Visigoti, che nel corso del V secolo si estese oltre i Pirenei, fino a comprendere anche una parte significativa dell'Hispania romana. Nella prima metà del VII secolo, dopo la caduta del Regno svevo (585 circa) e il definitivo abbandono del Levante ispanico da parte dei Bizantini, i re visigoti estesero la propria sovranità sulla quasi totalità della Penisola iberica e la mantennero fino all'invasione islamica (iniziata nel 711).
Nello studio della monetazione dei Visigoti si usa una periodizzazione diversa. Non sono state individuate monete pertinenti al primo periodo, quello "migratorio"; il secondo periodo, quello "gallico", vide invece una serie ampia di emissioni d'imitazione imperiale. Il terzo periodo può essere diviso in due fasi: dapprima una di coniazione di monete d'imitazione imperiale, e quindi una seconda in cui le monete furono emesse direttamente a nome dei re visigoti..
Monetazione in Gallia
La Gallia centromeridionale fu il cuore del Regno visigoto dal 418 al 507. La monetazione di imitazione imperiale (o monetazione pseudo-imperiale) dei Visigoti in tale regione, nota anche come "monetazione del Regno di Tolosa", è costituita esclusivamente dal solido e dal tremisse. Queste monete sono uguali a quelle coniate nell'Impero romano dell'epoca: imitavano fedelmente i modelli romani e riportavano legende e titoli imperiali. Il tremisse valeva un terzo del solido. Le monete non recano lettere, monogrammi o altri segni di identificazione, per cui sono attribuite in base ai ritrovamenti. Anche la datazione è approssimativa..
La zecca principale probabilmente era quella di Tolosa., nel sud della Gallia, che era la capitale del regno. Si suppone che, almeno per un breve periodo, siano state coniate monete anche a Narbona, dove nel 414 Ataulfo sposò Galla Placidia, sorella dell'imperatore romano Onorio. Questa ipotesi, riportata da Grierson, si basa su un solido, ora perduto ma di cui abbiamo una rappresentazione del XVIII secolo, coniato a nome di Prisco Attalo, un usurpatore sostenuto da Ataulfo.. Su questa moneta c'è un segno di zecca NB che potrebbe indicare Narbona. Una zecca a Narbona è anche citata in un poema di Sidonio Apollinare (carme 23) ... Salve, Narbo, potens salubritate Urbe et rure simul bonus videri, Muris, Civibus, ambitu, tabernis, Portis, porticibus, foro, theatro, Delubris, Capitoliis, monetis, Thermis, Arcubus, horreis, macellis, Pratis, fontibus, insulis, salinis, Stagnis, flumine, merce, ponte, ponto... del 460, ma in quella data la città era sotto controllo imperiale e non sono note monete imperiali di questa zecca. Secondo Grierson potrebbe semplicemente essere una licenza poetica.
La zecca di Narbona è esistita certamente durante il regno di Leovigildo, ma probabilmente era attiva già nel 507, quando la città per qualche tempo divenne la capitale dei Visigoti.
Le monete dei Visigoti in Gallia erano quindi di imitazione romana e le prime ricalcavano le monete degli imperatori d'Occidente, fino a circa il 481; in seguito, a partire da una data successiva al 509, sono imitate quelle dell'Impero romano d'Oriente, ad iniziare da quelle di Anastasio I.
Imitazioni di Onorio Le prime monete coniate dai Visigoti, battute nei decenni 420-440, imitano quelle emesse alla zecca di Ravenna dall'imperatore Flavio Onorio (393-423).
Il tipo prevalente reca al dritto la legenda D N HONORI – VS P F AVG ed il busto dell'imperatore con diadema e corazza, mentre al rovescio la legenda recita VICTORI – A AVGGG ed è raffigurato l'imperatore in piedi che tiene il labaro con la mano destra e con la sinistra un globo sul quale è raffigurata la Vittoria; il piede sinistro poggia su un prigioniero steso a terra. Ai lati dell'imperatore compiano le lettere R – V, a indicare zecca di Ravenna, ed in esergo COMOB.L'originale di Onorio
Le monete dei Visigoti si distinguono per lo stile (il disegno è più crudo, nei personaggi minori la testa è esageratamente grande rispetto al corpo) e per le lettere: in particolare le barrette verticali delle "G" sono corte mentre negli originali sono particolarmente lunghe.Grierson: MEC, p. 44
Imitazioni di Valentiniano III Dagli anni 450 le monete imitate sono quelle di Valentiniano III (425-455) e di Severo III (461-465). Le monete emesse a nome di Valentiniano sono un solido e due tremissi.
Il solido (MEC 167-169) imita una moneta di pari valore dell'imperatore (Cohen VIII 212,19; RIC X 2011). Presenta al dritto il busto imperiale volto a destra, con diadema, mantello e corazza; sul rovescio è raffigurato l'imperatore stante con un piede su un serpente a testa umana. Nella mano destra tiene una lunga croce e nella sinistra un globo su cui è rappresentata la Vittoria.L'originale di ValentinianoCopia barbarica L'immagine dell'imperatore che tiene il piede sul serpente è introdotta nell'iconografia imperiale per la prima volta da questo sovrano; nell'iconografia cristiana, il serpente è una delle immagini che simboleggiano il demonio.
Il primo tremisse (MEC 171-172) presenta al rovescio una croce circondata da una corona d'alloro ed imita un tremisse coniato in varie zecche (Cohen VIII 216, 49), mentre il secondo (MEC 173) imita un solido (Cohen VIII 212,17)Il solido di Valentiniano sul cui rovescio è raffigurata una Vittoria stante di fronte, che tiene una lunga croce e con una stella nel campo a destra.
Imitazioni di Severo III Le monete a nome di Severo III (Libio Severo; 461-465) sono vari solidi che imitano un'analoga moneta di questo imperatore (Cohen VIII, 227.8). Il tipo è lo stesso dei solidi a nome di Valentiniano, con l'imperatore che schiaccia il serpente androcefaloIl solido di Libio Severo.
Monetazione in Hispania
Nel 507 fu combattuta la battaglia di Vouillé tra i Franchi comandati da re Clodoveo I ed i Visigoti guidati da Alarico II. Alarico morì nella battaglia e l'esercito visigoto subì una dura sconfitta, che aprì a Clodoveo la strada per Tolosa, capitale del Regno visigoto, e della Gallia centromeridionale occidentale (territorio compreso attualmente fra il Poitou e il Berry a nord e la Guascogna a mezzogiorno). Dei loro possedimenti gallici i Visigoti riuscirono a difendere solo la Settimania, regione situata tra la foce del Rodano ed i Pirenei.
Il baricentro dello Stato si spostò quindi, in quegli anni, prima nell'ex Tarraconense, poi nella parte centrale della Penisola iberica, dove il loro regno prosperò fino all'invasione islamica del 711.
Monetazione pseudo-imperiale (509-580) La monetazione di questo periodo consiste esclusivamente di solidi e tremissi. Esistono monete di rame con il monogramma AMR, associata a un tremisse con lo stesso monogramma. In precedenza queste monete (MEC 341) erano state attribuite ad Amalarico (510-531), ma ora il monogramma è letto come MAR e le monete sono attribuite al re burgundo Gondomaro (524-534)...
I solidi coniati in questo periodo recano i nomi degli imperatori Anastasio I (491-518), Giustino I (518-527) e Giustiniano I (527-565). La qualità delle coniazioni è di buon livello e la loro identificazione come imitazioni visigote è stata abbastanza precoce, grazie anche al fatto che sono state rinvenute solamente nella Penisola iberica.
I tipi più frequenti sono quello con la Vittoria stante che tiene una lunga croce sormontata dalla lettera rho, che era già stato imitato in precedenza, ed il tipo con la Vittoria passante, che porta una palma e tiene una corona nella mano alzata.
Monetazione reale (580-710)