Conte dal 1856.
Fu nominato Ministro della Guerra del Regno delle due Sicilie nel luglio 1860, nei giorni cioè dell'Impresa dei Mille. Favorevole ad un'alleanza con il Piemonte e all'applicazione della costituzione promulgata da Francesco II, si trovò per questo avversario di buona parte della corte borbonica. Diede le dimissioni dopo poche settimane di ministero e, a seguito della proclamazione del Regno d’Italia, chiese e ottenne di entrare nell'Esercito italiano con il grado di generale.
Si distinse nella Battaglia di Custoza (1866) quale comandante dell'unica divisione italiana che non arretrò di fronte alla controffensiva austriaca. Nel 1869 divenne comandante delle forze del Regio Esercito in Italia settentrionale. Rifiutò più volte la carica di Ministro della Guerra del Regno d'Italia e fu deputato e poi senatore nel Parlamento italiano. Dai borbonici venne accusato di aver favorito la scomparsa del Regno delle Due Sicilie, da alcuni unionisti del contrario. Divenne, poi, uno dei simboli dell'unità nazionale.
Biografia Le origini e la gioventù (1818-1845) Giuseppe Salvatore Piànell (a volte indicato come Pianelli erroneamenteCarlo Agrati, Da Palermo al Volturno, Milano, Mondadori, 1937, p. 176; anche in Marziano Brignoli, Cesare Correnti e l'unita d'Italia, Milano, Istituto Editoriale Cisalpino, 1971, p. 152 o per derisioneLa variante "Pianelli" venne utilizzata dagli avversari politici del generale. Essi sostenevano che il suo vero cognome fosse Pianelli, e che per vanità ne avesse egli soppressa l'ultima lettera. Cfr. de Cesare, La fine di un regno, Milano, 1969, p. 808.) nacque a Palermo nel 1818 da Francesco Pianell, funzionario dell'amministrazione militare borbonica, e da Cirilla Jannelli figlia unica del generale barone Jannelli. Quest'ultimo, per i servizi resi in guerra a Gioacchino Murat, acquisì il feudo di S.Eufemia che i Borbone si ripresero dopo la Restaurazione.
Nel 1827, nel contesto di una vasta ristrutturazione, l'Esercito borbonico da forza di professionisti stranieri diveniva, per motivi economici, forza di coscrizione obbligatoria. I gradi di ufficiale per i reggimenti siciliani furono messi in vendita e il padre di Pianell comprò per il figlio quello di Capitano. Pianell divenne, così, capitano a 9 anni e il 1º novembre 1828 entrò nel collegio militare della Nunziatella, a Napoli. Ne uscì nel settembre 1836 ottenendo ottimi risultatiCertificazione del 18 ottobre 1836 delle “caratteristiche” riportate dall'alunno Giuseppe Salvatore Pianell all'esame di concorso presso il Real Collegio Militare della Nunziatella. Meccanica: Grande; Geodesia e costruzione delle carte geografiche: Grande più; Artiglieria teorica e pratica: Grande distinto; Fortificazione e disegno parte I, Fortificazione permanente, e Defilamento: Grande più; Parte II, Attacco e difesa, Mine e Fortificazioni di campagna: Grande più; Topografia e disegno: Grande più; Filosofia: Prossimo al Grande più. Cfr. Felissent. Il generale Pianell e il suo tempo, Verona, 1902, pp. 427, 428. e prendendo servizio come capitano nel 6º Battaglione Cacciatori.Felissent. Il generale Pianell e il suo tempo, Verona, 1902, pp. 157, 158.
Le Campagne contro i moti siciliani (1846-1850)
Il 15 marzo 1846, Pianell venne nominato Maggiore e comandante del 1º Battaglione Cacciatori. Scoppiata la Rivoluzione indipendentista siciliana del 1848, partecipò con il suo reparto alla spedizione comandata da Guglielmo De Sauget a Palermo. Durante i combattimenti, il 16 gennaio 1848, rimase ferito nel portarsi alla testa del suo battaglione che si preparava ad attaccare i rivoltosi.Felissent. Il generale Pianell e il suo tempo, Verona, 1902, p. 28.
Nella primavera dello stesso 1848 mentre a Napoli era imminente la rivolta, da Cosenza Pianell dimostrò per la prima volta ufficialmente un'autonomia di giudizio critico sulla situazione del Regno.Scriveva Pianell al colonnello Garofalo a Napoli il 2 maggio 1848: «[…] La Guardia Nazionale qui non è organizzata poiché rifiutando la legge provvisoria che la costituiva, si è arbitrariamente formata, e quindi non ha il prestigio della legalità ed inoltre contiene nei suoi ranghi […] gente che non potrebbe per alcun riflesso appartenere ad una sì nobile istituzione […] Qui non esiste polizia di alcuna sorta. Qui le autorità non hanno elementi tali da poter […] giudicare sullo stato dello spirito pubblico. […] Potrebbe la truppa diventare proficua quando autorità ferme, intelligenti, costituzionali sapessero trovare i mezzi onde venire in chiaro di ciò che occultamente travaglia la provincia, e riparare con applicare il rigore delle leggi contro i fautori del disordine. […] In Palermo fu annunziata la rivoluzione e non creduta. Qui si annunzia del pari. […] Le Calabrie simpatizzano con la Sicilia e vi sono molti cuori che desiderano correre il destino di quella». Cfr. Felissent. Il generale Pianell e il suo tempo, Verona, 1902, pp. 167, 168, 169, 171, 172. Dal giugno all'agosto 1848 fece parte della spedizione delle Calabrie con la colonna comandata dal generale Ferdinando Lanza che forzò con successo il passaggio della valle del Crati (o di San Martino) occupata dai rivoltosi. In questa occasione Pianell si distinse e Lanza ne comunicò notizia ai superiori (luglio 1848).
Nel settembre 1848, seguendo gli eventi della rivoluzione, Pianell fu di nuovo in Sicilia dove il suo 1º Battaglione Cacciatori partecipò alla riconquista di Messina.Il 6 settembre 1848, il 1º Battaglione Cacciatori comandato da Pianell fu tra i primi due a sbarcare presso il villaggio di Contessa a due miglia da Messina, città nelle mani degli insorti. Attaccato d'impeto il villaggio, Pianell tenne la posizione con il solo suo reparto per quattro ore subendo numerose perdite (77 fra morti e feriti). Terminata l'occupazione di Contessa, l'intera colonna si spostò verso Messina. Occupate le alture attorno alla città, il giorno 7 lo scontro si decise presso il torrente Zaera le cui sponde furono percorse in discesa dal 1° Cacciatori. Mentre un'altra parte del contingente prendeva la zona della Maddalena, gli uomini di Pianell arrivavano sul Castel Gonzaga che facilmente capitolava. Le truppe borboniche assediate nella cittadella, intanto, erano uscite e si erano unite ai combattimenti; così che, dopo poco, ogni resistenza a Messina cessava. Cfr. Felissent. Il generale Pianell e il suo tempo, Verona, 1902, pp. 198, 199, 201, 202, 203. Per questa azione il reparto ottenne una “promozione di grazia” per ogni militare di ogni grado da 1° Sergente a 1° Tenente. Pianell stesso, per i fatti di Palermo e di Messina, fu decorato della Croce di Cavaliere del Real Ordine di San Ferdinando e del merito (24 novembre 1848).Felissent. Il generale Pianell e il suo tempo, Verona, 1902, pp. 28, 217, 218.
Proseguendo i moti rivoluzionari in Sicilia, nell'aprile del 1849 Pianell, che intanto era stato promosso Tenente colonnello, si trovò a far parte della spedizione che da Messina mosse con grande successo per la riconquista di Taormina e Catania.Riconquistata Taormina e spostatesi ad Acireale, le truppe borboniche il 6 aprile si misero in marcia per Catania che fu attaccata dopo una manovra diversiva di tutti i battaglioni di Cacciatori. Gli uomini di Pianell si trovarono, tuttavia, nelle prime file al momento in cui l'intera colonna fu bloccata dai rivoltosi presso “una vasta piazza”. Raggiunti dai rinforzi, i Cacciatori si unirono ad essi e completarono l'occupazione della città. Pianell, che lo stesso 6 fu ferito mentre attaccava alla testa del suo reparto, concluse il suo rapporto dichiarando che i suoi soldati erano «meritevoli di qualunque possibile encomio pel modo come essi hanno combattuto». Cfr. Felissent. Il generale Pianell e il suo tempo, Verona, 1902, pp. 228, 229, 230, 231. Fu ricompensato con la Medaglia d'Oro di prima classe e, l'anno dopo, decorato della Croce d'Ufficiale dell'Ordine Militare di San Giorgio della Riunione delle due Sicilie (agosto 1850).
Colonnello e generale a Gaeta (1850-1859)
Nel marzo 1850, a neanche 32 anni, Pianell fu promosso Colonnello e gli fu assegnato il 1º Reggimento di linea. Nel 1855 un episodio interruppe inaspettatamente la serie di consensi: Re Ferdinando II di Borbone, durante un'ispezione alla caserma di San Potito, a Napoli, comandata da Pianell, diede credito ad alcune rimostranze dei soldati che si lamentarono del vitto e dei superiori. Davanti a loro, Ferdinando ordinò che Pianell fosse rinchiuso per 15 giorni al Castel Sant'Elmo, punizione che fu eseguita e scontata.Fu probabilmente una misura precauzionale che il sovrano prese contro le idee liberali e l'autonomia di giudizio del Colonnello che, con il suo reggimento, fu poi trasferito a Gaeta. Vi rimase fino alla morte di Ferdinando che per anni ripeté: «Quel signorino pensa troppo… è meglio tenerlo lontano».Felissent. Il generale Pianell e il suo tempo, Verona, 1902, pp. 428, 429.
Nonostante ciò, Pianell nel dicembre 1855 fu promosso generale comandante la brigata di Gaeta e nel luglio del 1856, grazie al futuro suocero, il conte Costantino Ludolf, ricevette la notizia che sarebbe diventato conte sposando la figlia di costui, Eleonora, con la quale era già fidanzato:Per interessamento del padre, Eleonora Ludolf ricevette il titolo di Conte trasmissibile a tutti gli eredi legittimi e naturali e ai parenti fino al 4º grado. le nozze si celebrarono Il 6 agosto 1856.Felissent. Il generale Pianell e il suo tempo, Verona, 1902, pp. 29, 430.
La consorte di Pianell, Eleonora Ludolf, apparteneva a una famiglia di diplomaticiIl padre era stato ambasciatore del Regno delle Due Sicilie a Costantinopoli e a San Pietroburgo, e il fratello lo era a Londra. che si trasferì a Napoli da Erfurt, in Turingia ai tempi di Carlo di Borbone. I coniugi Pianell vissero serenamente gli anni di Gaeta, durante i quali il generale si dedicò al servizio e a quegli studi militari che non avrebbe più abbandonato.Felissent. Il generale Pianell e il suo tempo, Verona, 1902, pp. 252, 253.
Luogotenente in Abruzzo (1859-1860) Il 20 maggio 1859 morì a Caserta Ferdinando II; gli succedette al trono Francesco II che dovette subito affrontare le importanti novità del tempo: il Ducato di Parma, il Ducato di Modena e Reggio e la Romagna passavano nella sfera d'influenza piemontese, mentre un esercito garibaldino minacciava la frontiera pontificia.
Francesco II decise di richiamare Pianell dal ritiro di Gaeta e lo nominò, il 1º luglio 1859, comandante della brigata di Nocera che era di guarnigione a Napoli, ai Granili. Aggravandosi la situazione politica, il 21 settembre lo riconvocò alla Reggia di Portici e gli affidò un'armata di dodicimila soldati per proteggere i confini nord-orientali del Regno contro la paventata invasione garibaldina. Gli conferì inoltre pieni poteri come Comandante Territoriale delle tre province abruzzesi.
In quella occasione Pianell espresse a Francesco II la necessità di concedere libere istituzioni che accontentassero gli onesti desideri del suo popolo.La circostanza è ricordata da Pianell a Francesco II nella sua lettera al monarca del 3 settembre 1860. Cfr. Pianell e Pianell Ludolf, Il generale Pianell. Memorie, Firenze, 1902, p. 591. Il 28 settembre 1859 partì per Sulmona dove arrivò il giorno dopo.