Il castello di Pietralata è una costruzione risalente ai primi anni dell'XI secolo, costruito su uno sperone roccioso quasi inaccessibile situato alle pendici del monte di Pietralata (900 m s.l.m.), nel Montefeltro, in provincia di Pesaro e Urbino. Esso si trova immerso nella riserva naturale della Gola del Furlo. Della costruzione originaria è giunto fino a noi il poderoso muro di cinta alto poco meno di 10 metri, le rovine del complesso centrale del mastio, risalenti anch'esse all'XI secolo, una chiesa ancora consacrata alla Trinità ed utilizzata ogni anno per la celebrazione della Santissima Trinità, una casa canonica annessa risalente al XIV secolo, disposta su tre piani, collegata alla chiesa con un particolare corridoio sospeso.
Al di fuori delle mura è presente una costruzione che un tempo ospitava una scuola comunale, risalente al secolo XVIII, dove è ora presente un'attività ristorativa privata, che rende l'antica costruzione l'unico elemento ancora in attività del complesso.
Storia Il Castello di Pietralata fu fatto costruire indicativamente vicino all'anno 1000 dai monaci dell’abbazia di San Vincenzo che avevano necessità di difendere l’abbazia e il territorio, che questa si era conquistata, dalle mire espansionistiche di Cagli e di Fossombrone. L’abbazia fu in grado di edificare un maniero che controllava tutta la conca formata dal Candigliano da Acqualagna al Furlo e di difendere il suo territorio da una posizione di vantaggio.
Secondo alcuni Papa Martino IV, tra il 1280 e il 1285, per punire i monaci dell’Abbazia di San Vincenzo in Petra Pertusa e la diocesi di Urbino, tolse a questa i suoi castelli che affidò ai Brancaleoni.
La popolazione di Pietralata sotto l’abbazia di Petra Pertusa, oltre che difendere i monaci, era impegnata a estrarre la pietra che serviva per erigere le numerose chiese che i monaci costruirono nel loro territorio. La crisi dell’abbazia di San Vincenzo rese più difficile la vita degli abitanti di Pietralata che persero prima la chiesa di Santa Croce e in seguito anche quella di San Martino: la chiesa di San Nicolò (l'unica tuttora conservata) restò l’unico punto di riferimento di tutta la parte montana della comunità.
Dopo che Urbino acquisì Cagli e Fossombrone, il castello perse di importanza e la comunità si trovò a far fronte alle necessità con il solo soccorso della terra e della divinità. La religiosità degli abitanti di Pietralata fu tale che si opposero con tutte le loro forze alla spoliazione dell’abate Genesio dell’abbazia di Petra Pertusa avvenuta il 14 novembre 1439 a favore della diocesi urbinate.
L’antipatia degli abitanti di Pietralata per Urbino era tale che offrì argomentazioni alla teoria dei Malatesta secondo la quale Oddantonio Montefeltro, Duca di Urbino, il 22 luglio 1444 perse la vita a causa di un contadino Pietralata, che compì l’efferato delitto con una roncola. L’insinuazione, se vera, favorì l’ascesa di Federico a Duca di Urbino e Pietralata inconsciamente si trovò a essere artefice di un avvenimento che sconvolse gli equilibri dei tanti signori che dominavano l’Italia.
Pietralata si trovò a essere rifugio per quelle popolazioni del fondovalle martoriate da troppi passaggi di truppe che con la scusa della difesa influivano negativamente sul bilancio, già drammatico di quelle popolazioni, ripulendo gli abitanti dei centri abitati in cui transitavano; a questi si aggiungevano frotte di questuanti e delinquenti comuni che completavano l’opera.
Pietralata dopo secoli bui vissuti nel grigiore, visse nel 1593 un momento importante. L’arcivescovo di Urbino Giuseppe Ferreiro trasferì il fonte battesimale da S. Michele Arcangelo in Grauleto a S. Nicolò di Pietralata. Pietralata fu innalzata a Pieve, dipendente dalla curia di Urbino, incorporando il territorio delle chiese che ricadevano nel suo territorio, corrispondente al territorio curato dall’attuale parroco del Pelingo.
I Francesi, nel 1797 pensarono di bonificare la gola del Furlo dai banditi che la infestavano: vi insediarono un comando militare e imposero alla comunità di Pietralata di mantenerlo. Il comune di Pietralata, per evitare il peggio, approvò il mantenimento della piccola guarnigione il 27 settembre 1797, ma lo sforzo per la piccola comunità era troppo gravoso. Si ricordarono che uno di loro nel 1444 aveva posto fine al malgoverno del Duca d’Urbino con una roncola e decisero di fare altrettanto con i Francesi ma, per non soccombere in un contatto frontale, pensarono di appollaiarsi sulle pareti del Pietralata e di tirare sassi alla ronda. Il generale Monnier, deciso a stroncare ogni segno di rivolta nei confronti dei francesi, giunse al Furlo il 23 giugno 1799 e il 24 giugno 1799 scatenò una feroce repressione.
Il 17 settembre 1860 Pietralata passò ai Savoia e il 17 marzo 1861 entrò a far parte del regno d’Italia e perse il suo titolo di comune appodiato. Una narrazione di quegli anni sul Monte Pietralata si trova nel diario "Sventura di un giovane per il tempo di 11 anni", scritto da Marco Damiani nel 1870 e pubblicato nel 1997.
Pietralata, anche se solo per due mesi, offrì ad Acqualagna il suo primo sindaco dell’unità d’Italia, Archimede Fantoni che fu sindaco dal 17 marzo 1861 al 26 maggio 1861. Il passaggio del comune di Pietralata allo stato italiano non fu accettato di buon grado dagli abitanti della comunità che diedero asilo a ogni forma di protesta che si inquadrasse nella lotta contro gli usurpatori. In questo periodo si inquadrano il brigantaggio e le gesta della banda Grossi i cui affiliati passarono più di una volta per Pietralata.
Pietralata, nonostante l’apatia dei suoi abitanti per il fascismo che stava conquistando adepti ovunque, offrì ad Acqualagna il primo sindaco fascista, prima che il fascismo sostituisse questo incarico con il podestà. Mariano Brigidi fu il primo sindaco fascista di Acqualagna e tenne l’incarico dal 30 novembre 1922 al 31 gennaio 1926. Benito Mussolini, da capo del governo, per ben cinquantasette volte visitò il Furlo, accolto dal cav. Domenico Candiracci, sempre entusiasta di ospitarlo nel suo albergo ristorante.
Nel 1936 la milizia forestale, volle immortalare attraverso il famoso profilo nella montagna l’immagine del Duce. L’8 giugno 1944 in località Montevarco, i comunisti di Cà Rio e di Acqualagna costituirono un distaccamento partigiano facente parte della brigata Lugli. Il distaccamento operò sul Pietralata e fu chiamato Toscano, in omaggio al suo comandante Pietro Polcri che era di Firenze.
Nel 1961 a Pietralata arrivò la radio, una radio transistor che Enrico Mattei regalò ai ragazzi della locale scuola elementare. La radio apri gli orizzonti; le necessità di soddisfare le esigenze della nascente industrializzazione aprì le porte allo spopolamento delle zone rurali e Pietralata pagò un tributo molto forte all’industrializzazione dello Stato. La nazionalizzazione dell’industria elettrica e la nascita dell’ENEL permisero l’elettrificazione di Pietralata che nel frattempo aveva perso molti dei suoi abitanti.
Negli anni ottanta l’ANAS mise in opera un progetto di adeguamento della Flaminia in cui fu compresa la costruzione di due gallerie unidirezionali parallele.
Il 6 febbraio 2001 con l’istituzione della riserva naturale statale Gola del Furlo, il castello e la chiesa di San Nicolò di Pietralata si sono venuti a trovare inseriti in essa, così da far parte della rete sentieristica presente nella Riserva, percorsa ogni giorno a piedi ed in bicicletta dagli amanti della montagna che apprezzano le notevoli peculiarità del paesaggio e della natura.
Il Castello e la nuova realtà Con il tempo la struttura e i manufatti attigui sono stati acquistati da Franco Fantoni (alunno dell’allora scuola elementare) e dal figlio Andrea Fantoni. Attualmente il piccolo borgo è soggetto ad una profonda ristrutturazione che ha interessato la Chiesa, l’attigua sagrestia e casa canonica, nonché i resti delle mura e dell’accesso al Castello. I lavori di consolidamento e ristrutturazione sono in parte cofinanziati dalla Regione Marche mediante PNNR.
Dall’estate del 2019 è nato un nuovo punto ristoro (aperto da aprile a novembre) denominato "Chiosco delle Aquile", dove un tempo era presente la scuola elementare.
Nel giugno 2024 gli spazi sono stati ampliati creando una installazione temporanea sul belvedere al termine del costone di roccia denominata “La Pankona”, sedia “gigante” in legno di colore rosso contro la violenza di genere, da cui poter ammirare l’intera vallata del fiume Candigliano e l’appennino Umbro Marchigiano.
Letteratura e cinema Nel 1871 Marco Damiani, abitante di Pietralata, tenne un diario dal titolo "Sventura di un giovane per il tempo di 11 anni", in cui racconta la sua vita tra il 1860 e il 1871, documentando la Terza Guerra di Indipendenza e il passaggio dallo Stato della Chiesa allo Stato Italiano. Il diario è un raro documento scritto da un contadino che testimonia la vita di quegli anni sul Monte Pietralata ed è stato pubblicato nel 1997.
Nel 2023 è stato realizzato un documentario al Castello di Pietralata dal titolo "Pietralata - Volti nel tempo", regia di Matteo Damiani e Rebecca Cervato. Il documentario è stato girato in occasione della festività parrocchiale di San Nicolò.
Note
Categoria:Castelli delle Marche in rovina Categoria:Castelli della provincia di Pesaro e Urbino Categoria:Architetture di Acqualagna