Biografia Ebbe i primi contatti col calcio presso il collegio De Filippi di Arona, frequentato anche da Giampiero BonipertiLuigi La Rocca, Segnalò Gianni Rivera e nacque il grande Milan, da Forza Milan, aprile 2001, pp. 54-55. Studiò disegno tecnico e lavorò negli anni Quaranta presso le officine Breda.; lasciò quest'impiego nel dopoguerra, quando divenne calciatore professionista con la Gallaratese, squadra con cui debuttò in Serie B. Giocò poi in A con , Milan ed Alessandria.
Al termine della carriera di calciatore fu allenatore, per lo più nelle serie minori; parallelamente, gestì un negozio di cartoleriaGianni Pignata, Pedroni è soddisfatto, da Stampa Sera, 3 dicembre 1962, p. 8 e poi un'agenzia di assicurazioni col cognato, l'ex calciatore Alfio Fontana (che allenò al ), a Somma LombardoFabio Vergnano, Che festa per il Rivera-day, da Stampa Sera, 24 giugno 1985, p. 16.
Nella seconda metà degli anni Ottanta fu anche presidente della GallarateseRoberto Gelato, L'Alessandria a Gallarate pensa già al campionato, da La Stampa di Alessandria e provincia, 13 settembre 1987, p. 20.
Morì nel 2001, dopo una lunga malattia.
Caratteristiche tecniche Giocatore Originariamente terzino sinistro, durante la militanza nel Como fu spostato a centromediano nel sistemaGianni Rossi, Carte d'identità dei ventun convocati, da Corriere dello Sport, 57 (XXXII), 7 marzo 1951, p. 4.
È rammentato da Angelo Rovelli, firma storica della Gazzetta dello Sport, come «uno di quei difensori spigolosi, tutto temperamento, ardore e coraggio»Angelo Rovelli, Ieri l'addio a Franco Pedroni, fu lui a portare Rivera al Milan, da La Gazzetta dello Sport, 15 febbraio 2001. Il giornalista alessandrino Marcello Marcellini lo descrisse «forte di testa, duro di piede, scaltro e a volte implacabile»; il cronista della Stampa Ettore Berra all'epoca della militanza nell'Alessandria lo definì «elemento equilibratore del gioco difensivo, ultimo baluardo di sicurezza, chiave di volta della squadra»Ettore Berra, Alessandria, così fermata la Fiorentina, da Stampa Sera, 213 (XI), 9 settembre 1957, p. 7. Più recentemente Massimo Delfino ne ha ricordato «la buona visione di gioco [...]. La sua sicurezza nei disimpegni e nei lanci entusiasmava gli spettatori»Massimo Delfino, L'addio a capitan Pedroni, da La Stampa di Alessandria e provincia, 15 febbraio 2001, p. 45.
Allenatore Pur non arrivando ad eguagliare la raffinatezza e i successi dell'Inter di Foni o delle squadre di Nereo Rocco, l'Alessandria di Pedroni è stata un'autorevole rappresentante del catenaccio. Per la necessità di contrastare le più attrezzate formazioni di Serie A, il "non gioco" adottato dai calciatori grigi assunse talvolta caratteri estremi, inducendoli a radunarsi tutti nella propria area per difendere un risultato utile o a provocare perdite di tempo; questo atteggiamento rinunziatario poteva provocare contestazioni da parte dei tifosi avversari, soprattutto durante le trasferteRacconta Marcellini di Fiorentina-Alessandria 0-0 del 26 febbraio 1958: «Durante la partita i palloni lanciati in avanti senza la benché minima idea costruttiva non si contano, si gioca a rimandare anche a vanvera [...]. Mai si era visto un non gioco di siffatte dimensioni. Questo atteggiamento finisce per spazientire ed imbestialire il pubblico fiorentino che dimostra il suo non gradimento per lo spettacolo offerto dagli alessandrini fischiando. Si veda: ; i cronisti arrivarono a parlare di «catenaccissimo grigio»..
Marcellini descrisse Pedroni «allergico al gioco come bizzarria di invenzioni [...]: il suo calcio deve essere chiaro, semplice, spedito, si deve andare sempre al pratico, al sodo. A lui non interessa primeggiare in campo, a lui importa il risultato. Se si deve attaccare si attacca, se si deve difendere ci si difende». Pedroni fu peraltro mentore di Osvaldo BagnoliFabio Monti, Allenatore-giocatore, il primo fu Fossati all'Inter, da Il Corriere della Sera, 27 febbraio 2013, p. 65, altro allenatore pragmatico che conobbe fortuna sfruttando vari aspetti del catenaccioSi veda l'analisi: .
Seppe mostrare anche un gioco più propositivo alla Pro Patria, nel 1962-1963; cronache dell'epoca parlano di una squadra dotata «d'individualità tali da consentire al "Pedro" di smentire la sua fama di catenacciaro ad oltranza» e «in grado di sviluppare una massa di gioco offensivo difficile da arginare per qualsiasi difesa».
Carriera Giocatore Club Como Acquistato dal Como dopo le militanze nella Gallaratese e nella Sommese, divenne terzino titolare (e, all'occorrenza, centromediano) del Como di fine anni Quaranta, squadra definita nella stagione 1948-1949 «Torino della Serie B» per l'andamento spedito in campionatoIl Como si presenta oggi al pubblico della Juventus, da La Stampa, 30 ottobre 1949, p. 4, e poi sesto al debutto in A.
Pedroni esordì in massima serie l'11 settembre 1949, nella gara Como-Palermo 1-0. Considerato uno degli «elementi interessanti» della squadra allenata da Mario Varglien, le sue prestazioni gli valsero varie convocazioni nelle nazionali minoriCompare tra l'altro nelle convocazioni della selezione di Serie B del febbraio 1948 e della selezione Nord-Ovest, allenata da Sperone, nel 1950. Si vedano: Trenta ragazzi in gamba alla rassegna della Serie B, da Stampa Sera, 9 febbraio 1948, p. 4; Le convocazioni definitive per tre nazionali di calcio, da La Stampa, 28 marzo 1950, p. 4 e offerte di varie società, tra cui la JuventusClamoroso via bianconero alla campagna-acquisti, da Stampa Sera, 23 aprile 1949, p. 4, che i dirigenti lombardi rifiutaronoInvariata la Juventus per ricevere il Como, da Stampa Sera, 28 ottobre 1949, p. 4.
Milan
Il Milan lo acquistò nel 1952 in cambio del portiere Bardelli e di un esborso in denaroI passaggi di società finora conosciuti, da Stampa Sera, 6 agosto 1952, p. 5, individuando in lui un jolly difensivo in grado di essere riserva sia del laterale Zagatti che del libero Tognon.
Pur trovandosi «a proprio agio» nel blocco difensivo, faticò a giocare con regolarità, dapprima a causa di problemi fisici (nell'ottobre 1952 fu colpito improvvisamente da appendicite, e operato d'urgenza)Per Foni e Sperone problemi da risolvere, da Stampa Sera, 29 ottobre 1952, p. 5, successivamente per via del rapporto conflittuale con l'allenatore Béla Guttmann, che in un'occasione arrivò ad escluderlo dai titolari accusandolo di scarso impegno. Riabilitato da Héctor Puricelli, collezionò dieci presenze in campionato nella stagione 1954-1955, nella quale la squadra rossonera conquistò il suo quinto scudetto.
Giocò con più continuità l'anno successivo, dopo l'arrivo di Giuseppe Viani alla guida della squadra. Ricoprì il ruolo di liberoSi veda la formazione del Milan 1955-1956 indicata in: Carlo F. Chiesa, Il grande romanzo dello scudetto. Dodicesima puntata: Pepe il divino e il debutto della Viola, in Calcio 2000, gennaio 2003, p. 82., particolarmente importante negli schemi difensivi dell'allenatore veneto.; contribuì dunque al raggiungimento del secondo posto in campionato e della semifinale di Coppa dei Campioni e alla conquista della Coppa Latina.
Alessandria
Nella stagione 1956-1957 fu ingaggiato dell'Alessandria, club di Serie B con ambizioni di alta classifica. Secondo Marcellini in Piemonte «trova ambiente e situazioni che lo stimolano e lo realizzano»; a soli trent'anni, infatti, era calciatore, capitano ed allenatore della squadra cinerina. È perciò ricordato dal giornalista Ugo Boccassi come «braccio e mente dell'Alessandria» di fine anni Cinquanta e come «artefice del grande ritorno» nel massimo campionato, avvenuto al termine di quel torneo.. Il Corriere dello Sport lo indicò tra i migliori calciatori del campionato, selezionandolo nella propria formazione idealeQuesta in cifre la Serie B, da Corriere dello Sport, 149 (XXXVIII), 22 giugno 1957, p. 3.
Pedroni giocò nell'Alessandria per altre tre stagioni in Serie A, fornendo buone prestazioni che, nel dicembre 1957, gli valsero anche una convocazione in Nazionale.. Al termine della stagione 1956-1957 fu indicato dai cronisti come il terzo miglior centromediano del campionato dopo Rino Ferrario e Giovanni AzziniLa classifica è citata da Marcellini (p. 121), ma non è precisato quale fosse la fonte dell'epoca..
Nazionale Giocò un'unica gara da titolare con la formazione giovanile, a Palermo, l'8 aprile 1951 (Italia-Grecia 3-0).; la prestazione fu giudicata negativamente dall'inviato del Corriere dello Sport Giuseppe Sabelli Fioretti«Combi non ha fatto un servizio da amico al comasco, mettendolo in anticipata competizione col [...] beniamino locale (il calciatore del Palermo Ferruccio Santamaria); [...] Pedroni, evidentemente emozionato, si è trovato effettivamente nella situazione [...] di dover temere meno il corpo vivo e scattante di Papageorgiou a sé dinanzi, che l'ombra incorporea di Santamaria alle proprie spalle». Si veda Corriere dello Sport, 131 (XLIII), 4 giugno 1962, p. 9.
Figurò tra i convocati della Nazionale maggiore nel dicembre 1957, ma non conta alcuna presenza con la prima squadra.
Allenatore L'Alessandria e la scoperta di Gianni Rivera
Nell'aprile del 1957 fu scelto dal presidente Silvio Sacco per guidare la squadra con il contributo di Luciano Robotti, dopo l'esonero di Mario Sperone, deciso in conseguenza di un calo di rendimento.. La gestione fu lodata dalla critica: «L'Alessandria, affidando ancora a Pedroni la guida tecnica della squadra in Serie A, ha vinto inconsapevolmente un terno al lotto. Franco, a dispetto della diffidenza che lo circondava inizialmente, si è dimostrato un tecnico pieno di buon senso»Si multa da solo capitan Pedroni, da Stampa Sera, 18 novembre 1957, p. 12. L'attenta tattica da lui predisposta garantì alla squadra la promozione in A e il mantenimento della categoria per alcune stagioni; si dimostrò scrupoloso ed intransigente, arrivando a multarsi per essere giunto in ritardo ad un allenamento.
Pedroni è poi ricordato per aver lanciato il non ancora sedicenne Gianni Rivera in Serie A. Rivera gli manifestò spesso gratitudine: «Ebbe il coraggio di farmi giocare molto presto in una squadra che giocava per la salvezza». Ebbe inoltre il merito di segnalarlo al Milan, caldeggiandone l'acquisto a Viani: «Voleva assolutamente che il Milan si accorgesse di me, e che diventassi rossonero»Citato in: . «Forse esagero, ma dico che rischiò la vita facendomi debuttare così giovane. E poi scommise subito su di me: grazie all'amicizia con Viani, mi portò a fare il provino nel Milan e capì che i rossoneri mi avrebbero preso».
Gli ultimi anni Dopo la retrocessione dell'Alessandria dalla Serie A (1960), si dedicò ad altre attività professionali, allenando parallelamente varie squadre minori nel Nord Italia; sono ricordati in particolare un buon campionato alla Pro Patria, in Serie B, dove giunse quando ormai sembrava deciso a lasciare il mondo del calcio, e un'esperienza al Verbania, dove ebbe per secondo Osvaldo Bagnoli.
Statistiche Presenze e reti nei club
StagioneSquadraCampionatoCoppe nazionaliCoppe continentaliTotaleCompPresRetiCompPresRetiCompPresRetiPresReti 1946-1947 B 38 0 - - - - - - 38 0 1947-1948 B 33 0 - - - - - - 33 0 Totale Gallaratese 52 0 - - - - 52 0 1948-1949 B 38 0 - - - - - - 38 0 1949-1950 A 33 0 - - - - - - 33 0 1950-1951 A 35 1 - - - - - - 35 1 1951-1952 A 38 0 - - - - - - 38 0 Totale Como 144 1 - - - - 144 1 1952-1953 A 21 1 - - - - - - 21 1 1953-1954 A 11 0 - - - - - - 11 0 1954-1955 A 10 0 - - - CL 2 0 12 0 1955-1956 A 23 0 - - - CC+CL 4+1 0 28 0 Totale Milan 65 1 - - 7 0 72 11956-1957 B 31+1Spareggio per la promozione. 0 - - - - - - 32 01957-1958 A 24 0 CI 1 0 - - - 25 01958-1959 A 27 0 CI 3 0 - - - 30 01959-1960 A 26 0 CI 1 0 - - - 27 0 Totale Alessandria 109 0 5 0 - - 114 0 1960-1961 C 4 0 - - - - - - 4 0 Totale carriera 374 2 5 0 7 0 386 2
Statistiche da allenatore