I Dieci comandamentiMenzionati con il termine "Comandamenti" in , detti anche il decalogo () o le dieci parole,Menzionate in : "Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e 40 notti, senza mangiar pane e senza bere acqua. Il Signore scrisse sulle tavole le parole dell'Alleanza, le dieci parole." sono un insieme di principi biblici relativi all'etica e al culto che svolgono un ruolo fondamentale nell'ebraismo e nel cristianesimo, rivelati a Mosè sul monte Sinai e inscritti dal dito di Dio su due tavole di pietra, le Tavole della Legge, custodite nell'Arca dell'Alleanza.
Secondo il Libro dell'Esodo nella Tōrāh, queste leggi sarebbero state scritte sulle tavole di pietra «dal dito stesso di Dio» oppure, secondo un'altra tradizione biblica, dallo stesso Mosè.. Osservano infatti gli esegeti del "Nuovo Grande Commentario Biblico" che «i vv. 27-35 descrivono come Mosè stesso scrisse i Dieci Comandamenti (in contrasto con la stesura da parte di Dio prima, 31,18; 32,16)». (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 78, ISBN 88-399-0054-3.). È la traduzione greca dei "Settanta" che riporta l'espressione dèka lògoi (“dieci parole”), da cui deriva il termine "Decalogo"; in realtà le ingiunzioni sono più di dieci: il testo è presente in due libri della Bibbia (nell'Esodo e nel Deuteronomio ), le due versioni sono in parte diverse e ciò ha portato a differenze nella scansione dei dieci precetti. C'è una differenza tra le varie tradizioni religiose riguardo alla suddivisione dei comandamenti: tale differenza sta nella suddivisione tra primo e secondo e tra nono e decimo comandamento.
Sebbene l'originale ebraico sia alla base dei Comandamenti per le tre grandi religioni monoteiste, ognuna di esse li ha diversamente interpretati, con differenze anche all'interno di ciascuna religione.
L'ebraismo annualmente ricorda e festeggia l'evento in cui gli sono state consegnate le tavole in occasione della festa di Shavuot.
Nei testi sacri Narrazione biblica
La narrazione biblica della rivelazione al Sinai ha inizio in Esodo 19 dopo l'arrivo dei figli d'Israele al Monte Sinai (chiamato anche Horeb). La mattina del terzo giorno del loro accampamento, "vi furono tuoni e fulmini e la cima del monte era ricoperta da nubi. e si udì il suono di trombe", e le persone si radunarono alla base del monte. Il Signore si manifestò sul monte Sinai e Mosè, che si era portato sulla sua cima per verificare cosa stesse accadendo, ne tornò ai piedi con le tavole della Legge che mostrò ai presentiDeut 4:13, 5:22. I moderni bibliologi discutono ancora oggi se Dio abbia comunicato i suoi dieci comandamenti direttamente al popolo d'Israele o se la notizia sia stata portata al popolo da Mosè.Somer, Benjamin D. Revelation and Authority: Sinai in Jewish Scripture and Tradition (The Anchor Yale Bible Reference Library). pp = 40.
La Bibbia dice che il popolo ebbe paura, ma Mosè li rassicurò.Esodo 20-23 e la mattina successiva tutti furono concordi e obbedienti alla parola del Signore. Mosè guidò personalmente un gruppo selezionato composto da Aronne, Nadab e Abiu e settanta altri anziani d'Israele al luogo nel monte dove era avvenuta "l'alleanza" tra Dio e il suo popoloEsodo 24:1,9 e questi "videro il Dio d'Israele" su un trono di zaffiro.Esodo 24:1–11
Il monte era coperto di nubi e rimase tale per sei giorni consecutivi, ed il settimo Mosè si portò tra di esse e vi rimase per quaranta giorni e quaranta notti.Esodo 24:16-18 E Mosè, tornato tra i suoi, disse "il Signore mi diede le due tavole di pietra, scritte dal dito di Dio, sulle quali stavano tutte le parole che il Signore vi aveva dette sul monte, in mezzo al fuoco, il giorno dell'assemblea."Deut 9:10 Prima della fine dei quaranta giorni, ad ogni modo, il popolo d'Israele pensò che qualcosa doveva essere accaduto a Mosè se questi non era ancora tornato e pertanto costrinse Aronne a fabbricare un vitello d'oro e un altare per adorarloEsodo 32:1–5, cosa che il popolo fece.Esodo 32:6-9
Dopo trascorsi i quaranta giorni, Mosè e Giosuè scesero dal monte con le tavole di pietra: "Come fu vicino all'accampamento, vide il vitello e le danze; allora l'ira di Mosè si accese ed egli gettò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi del monte."Esodo 32:19 Dopo gli eventi contenuti nei capitoli 32 e 33, il Signore disse a Mosè, "Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzate."Esodo 34:1 "Il Signore scrisse su quelle tavole la stessa iscrizione di prima, cioè i dieci comandamenti che il Signore aveva promulgati per voi sul monte, in mezzo al fuoco, il giorno dell'assemblea. Il Signore me li consegnò."Deut 10:4 Queste tavole vennero quindi poste nell'Arca dell'Alleanza.Deut 4:10-13, Deut. 5:22, Deut. 9:17, Deut. 10:1-5
Narrazione nel Corano La vicenda viene accennata anche nel Corano, precisamente nella Sura Al-A'raf, ai versetti 144-145 (Dio scrive le tavole e poi le dà a Mosè) e 148-154 (Mosè, sceso dal monte, trova il vitello d'oro e si adira contro il suo popolo, scagliando le tavole a terra, salvo poi riprenderle intatte dopo il rappacificamento).
Il testo originale I manoscritti ebraici sopravvissuti prima del VII secolo, come i Rotoli del Mar Morto, presentano il testo dei comandamenti come un unico flusso continuo di prosa che non conosce punteggiatura né è diviso in capoversi, senza la numerazione dei comandamenti. Qui si è inserita la punteggiatura, ma non appartiene al testo biblico originario; inoltre la suddivisione in versetti non è nel testo originale, ma è stata formulata nel secondo millennio cristiano per facilitare il lavoro di individuare le citazioni bibliche; essa è quindi puramente redazionale.
In merito all'evoluzione redazionale del testo, il decalogo è conservato sotto due forme differenti. All'inizio comprendeva probabilmente formule assai brevi; ma esse hanno ricevuto sviluppi vari, donde le divergenze dei due testi.Come osservano gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB. Gli studiosi della École biblique et archéologique française, i curatori della Bibbia di Gerusalemme, evidenziano invece, riguardo ai precetti contenuti, che "allo stato attuale delle nostre conoscenze possiamo risalire circa fino all'VIII secolo [a.C.] e non fino a Mosè" e "Dt5,6-21, con il contesto immediato, appartiene a una delle ultime redazioni del Deuteronomio [VI-V sec a.C.] e certe sue formulazioni sono passate in Es20,2-17. Qui alcune formulazioni, soprattutto la motivazione del sabato (v 11), sembrano appartenere a una redazione sacerdotale ancora più recente". (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 168, ISBN 88-01-10612-2; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 167, ISBN 978-88-10-82031-5.).
I comandamenti iniziano nella prima colonna (quella più a destra), sull'ultima riga, alla terza parola da destra: () e proseguono fino alla fine della terza colonna da destra: ().
Sebbene a volte siano presenti ampi spazi tra le parole che sembrano giustificare la forma in paragrafi, non possono essere considerati una parashah, poiché essi si trovano in posizioni grammaticalmente prive di senso. Poiché il testo contiene molte più di dieci frasi grammaticalmente compiute, il modo originariamente previsto di raggrupparli in dieci comandamenti numerabili non è evidente dal testo stesso: sono emerse quindi diverse tradizioni che dividono lo stesso testo in dieci parti in modi diversi. Alcuni suggeriscono che il numero dieci sia una scelta per facilitare la memorizzazione piuttosto che una questione teologica.
Attorno al X secolo, il testo masoretico aveva stabilito una formattazione per il testo ebraico che presenta parashah, simili nell'aspetto a un carattere di tabulazione a metà riga: {}. Le traduzioni in altre lingue, sia precedenti che successive al testo masoretico, sono generalmente impaginate secondo lo stile della lingua di destinazione, senza preservare l'impaginazione dell'ebraico di partenza; ad esempio, le traduzioni della Bibbia in inglese moderno tendono a organizzare il testo secondo la familiare struttura a paragrafi, e traduttori diversi possono inserire le interruzioni di paragrafo in punti diversi, anche senza il tentativo di rispettarne il totale di dieci.
Suddivisione in comandamenti Esistono due approcci principali per classificare i comandamenti.
Sia per l'ebraismo che per la chiesa ortodossa, per le chiese evangeliche, escluse quelle luterane, il divieto di fare immagini di Dio e di prostrarsi di fronte ad esse o adorarle (versetti 4-6) è separato dal primo comandamento (versetto 3), costituendone il secondo; un altro approccio unisce i versetti 3-6 (il divieto di possedere immagini e il divieto di venerare altri dèi) in un unico comandamento, pur mantenendo i dieci comandamenti. Inoltre, come nella versione ebraica, pure in quella riformata il primo comandamento comprende anche la premessa su Dio quale liberatore del popolo ebraico dalla cattività egizia.
Mentre il decimo comandamento, di non desiderare la donna del prossimo, fa un tutt'uno con il divieto di non desiderarne le cose o gli animali. La Chiesa latina e, successivamente, il luteranesimo, seguendo la tradizione agostiniana e il testo del Deuteronomio, invece che dell'Esodo, considerano la prescrizione contro le immagini come parte del primo comandamento, mentre scindono il divieto di desiderare la moglie altrui per valorizzare la donna rispetto alle altre "proprietà" del prossimo. Secondo gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB, tra i modi di suddividere il decalogo, il conteggio dei versetti "3; 4-6; 7; 8-11; 12; 13; 14; 15; 16; 17" è "quello probabilmente più fedele all'originale, in uso presso gli ortodossi e i riformati": anche gli esegeti del Nuovo Grande Commentario Biblico ritengono, in merito alla suddivisione cattolica degli ultimi due comandamenti (il non desiderare la moglie del prossimo e il non desiderare le cose del prossimo) che in Deuteronomio 5:21 «nella tradizione cattolica ci sono due distinti comandamenti, ma un confronto con Esodo 20:17 ne suggerisce uno solo».Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 168, ISBN 88-01-10612-2Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 128, ISBN 88-399-0054-3.
Le tradizioni samaritane includono un ulteriore comandamento.
(III sec. a.C.)(II sec. a.C.)(I sec.)(II-III sec.)(IV sec.)(1529)(1536)(1566)ComandamentoVersettoVersetto———1———1Io sono il Signore, tuo Dio261112111Non avrai altro Dio fuori di me37222Non ti farai idolo né immagine alcuna4-68-1032332232Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio71143443343Ricordati del giorno del Sabato per santificarlo8-11 -Osserva il giorno di sabato per santificarlo -12-1554554454Onora tuo padre e tua madre121665865565Non uccidere131776676676Non commettere adulterio141887787787Non rubare151998998898Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo162010910101091010Non desiderare la casa del tuo prossimo17219109Non desiderare la moglie del tuo prossimo1010né il suo schiavo e la sua schiava, né il suo bue né il suo asino né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo—10——————erigerai queste pietre che oggi ti comando sul monte Garizim e vi costruirai un altare al Signore LXX: la Septuaginta (III secolo a.C.), generalmente seguita dai cristiani ortodossi orientali; è la traduzione di un testo ebraico antico leggermente diverso dal testo masoretico tramandato dal giudaismo rabbinico. R: i cristiani riformati seguono l'Institutio (1536) di Calvino, che si basa sulla Septuaginta; questo sistema è presente anche nel Libro della preghiera comune anglicano. PS: Il Pentateuco samaritano contiene ulteriori istruzioni a Mosè riguardo al sacrificio a Yahweh, che i samaritani considerano il decimo comandamento. F: le opere di Filone sono per lo più interpretazioni allegoriche della Torah ma includono anche opere storiche e commenti filosofici.