Torre del Greco (Taur dau' Griec in dialetto torreseAntonio Altamura, Dizionario dialettale napoletano, 1968, 2ª ediz., Fausto Fiorentino (Napoli)) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania, situata tra il Vesuvio, nelle immediate vicinanze del parco nazionale, e il golfo di Napoli.

Origini del nome

L'antica denominazione della città era quella di Turris Villanus, riferita probabilmente ad una torre eretta da Federico II di Svevia. Il suo scopo era l'avvistamento dei nemici la torre sarebbe già esistita in epoca romana con il nome di "Torre di Bassano", ed avrebbe preso il nome da un presunto governatore romano, che avrebbe avuto il soprannome di "il greco"., nella fattispecie dei Saraceni, ed era l'ottava torre di questo tipo a partire da Napoli, o forse da essa distava otto miglia.Symbolae litterariae, opuscula philologica, scientifica, antiquaria... complectentes, 1748, pag. 92, Symbolae litterariae, opuscula philologica, scientifica, antiquaria... - Symbolae - Google Libri Secondo un'altra ipotesiLa Provincia di Napoli: storia ed arte, Vittorio Gleijeses, Società Editrice Napoletana, 1987, books.google.it/books?id=JG4-AQAAIAAJ il nome deriverebbe da una villa appartenente ad Ottaviano Augusto. La prima attestazione del toponimo risale invece al XIV secoloDizionario geografico-ragionato del regno di Napoli, Laurent Justinien, 1805, pag. 202, Dizionario geografico-ragionato del regno di Napoli - Laurent Justinien - Google Libri e si ritrova in un diploma dell'anno 1324 di Carlo, duca di Calabria.

Risulta pertanto cronologicamente errata la ricostruzione dello storico locale Francesco BalzanoFrancesco Balzano, L'antica Ercolano, overo la Torre del Greco, tolta all'obblio, descritta in libri tre, Giovanni Francesco Pacì, 1688, pagg. 31-33, L'antica Ercolano, overo la Torre del Greco, tolta all'obblio, descritta in... - Francisco Balzano - Google Libri. In accordo con essa, alla regina Giovanna fu fatto dono da parte di un eremita di alcune piante d'uva di provenienza ellenica, e il vino da esse ricavato, dal sapore particolarmente dolce, incontrò i favori della monarca, sicché tale viticoltura si diffuse largamente. Tuttavia, secondo Lorenzo Giustiniani, erudito napoletano vissuto tra il Settecento e l'Ottocento che si occupò di redigere un corpus in tredici volumi sul Regno di Napoli, sembra comunque correttoDizionario geografico-ragionato del regno di Napoli, Laurent Justinien, 1805, pagg. 202-203, Dizionario geografico-ragionato del regno di Napoli - Laurent Justinien - Google Libri legare il nome della città all'ingente produzione del cosiddetto vino greco. Detta produzione, però, si sarebbe propagata già in epoca antecedente al regno della sovrana angioina.

Geografia antropica Torre del Greco ha una popolazione distribuita su due centri abitati, confinanti senza soluzione di continuità: il capoluogo, omonimo, e la frazione di Santa Maria la Bruna che comprende la contrada Leopardi (così chiamata in onore del poeta che vi soggiornò nell'ultimo periodo della sua vita) e la contrada Palazzone (che deve il nome alla presenza di un enorme edificio un tempo sede della guarnigione borbonica addetta al controllo della zona di caccia tra Villa Inglese e Via Prota).

Frazioni Santa Maria la Bruna Santa Maria la Bruna è un insediamento di tradizione prevalentemente agricola, nonostante la vicinanza con il mare, che ha avuto una considerevole espansione negli anni settanta. Si trova a sud-est della città ed è servita dall'omonima stazione della linea ferroviaria Napoli-Salerno, che ospita anche le officine FS.

Quartieri, contrade, zone e rioni Lava Nova detto anche 'ncoppa â lava nova: è una zona della contrada Scappi, così chiamata perché costruita al di sopra della lava dell'ultima eruzione vesuviana del 1794. Via Nova: zona che prende il nome, come in molte altre località del napoletano, dalla via di "circumvallazione"Va da via Purgatorio a corso Vittorio Emanuele passando per il monastero delle suore battistine, la scuola "Nazario Sauro", l'incrocio con via G. Marconi, la Villa Bonanno (caserma dei carabinieri) e il complesso dell'INA-Casa., costruita durante il ventennio fascista. Vesuviana: zona situata a ridosso della stazione "Torre del Greco" della ferrovia Circumvesuviana. Camaldoli: zona situata sul "colle di Sant'Alfonso", ovvero "u Monte". Fiorillo: zona che prende il nome dalla omonima strada che segna il confine tra Torre del Greco ed Ercolano. Santa Teresa: zona tra la chiesa di Santa Maria del Popolo e la zona Fiorillo, che comprende la chiesa ed il convento dei frati di Santa Teresa degli Scalzi, dal quale prende il nome. Litoranea: chiamato dai cittadini della zona "abbascio â litorania",che sarebbe il litorale di Torre ed anche l'unica spiaggia ad avere la sabbia di tipo vulcanico, aperta al traffico nel corso dell'estate del 1958. Portosalvo: piccolo borgo marinaro, in cui si trova la parrocchia di Santa Maria di Portosalvo, il locale circolo nautico, la sede staccata della locale capitaneria di porto e le attività economiche legate alla nautica. È diviso in: "Scarpetta", "Banchina", "Spiaggia del Fronte" e "Porto", nomi locali di quattro aree del porto di Torre del Greco. La "Scarpetta" è la diga frangiflutti di levante; termina con il fanale verde delimitante l'imboccatura del porto, costruita su una lingua sottomarina di roccia lavica che si allunga verso il mare in direzione ortogonale alla linea di costa; la "Banchina" è il punto all'interno del porto dove trovano spazio per poter ormeggiare i natanti da pesca e da diporto; la "Spiaggia del Fronte" costituisce la zona tra la banchina ed il braccio della diga foranea, anche detta "'nterra â rena", dove sono ubicati i più antichi cantieri navali di Torre del Greco e la sede della Lega navale italiana; il "Porto", nel linguaggio locale indica la diga foranea o "frangiflutti di ponente", sulla cui estremità è posto il fanale rosso delimitante, in coppia con il fanale verde della "diga frangiflutti di levante", l'accesso del porto. La Ripa: zona nodale tra Torre del Greco centro, ovvero "'Ncopp'â ripa" e Torre del Greco bassa, ovvero "sott'â ripa". Il sopra ed il sotto sono messi in comunicazione dalle utilizzatissime "Scale della ripa" tra Via Comizi e Via Fontana. Sopra De Nicola: è una zona residenziale nella quale vi è la villa acquistata dall'avvocato napoletano Enrico De Nicola e dove quest'ultimo morì. Contrada Calastro: situata a ponente del porto, sede di storici cantieri navali e di alcuni stabilimenti balneari. Ncopp i fierr: è una zona che va dall'inizio di Via San Giuseppe alle Paludi a 'Sott'â ripa', chiamato così per la presenza di ringhiere che ne delimitano il passaggio carrabile da quello pedonale. Contrade "Montedoro", "Scappi" e "Bianchini", di origine agricola e successivamente diventate zone residenziali suburbane, occupano l'area a metà distanza tra il Vesuvio ed il centro della città. Contrada Leopardi: così chiamata in onore del poeta Giacomo Leopardi che vi abitò tra l'estate del 1836 e l'inverno del 1837 nella villa Carafa-Ferrigni, successivamente chiamata Villa delle Ginestre. La contrada ospita anche il Santuario Maria Santissima del Buon Consiglio. Dint' da Marchesa: è una zona residenziale rurale, così chiamata in quanto è talmente vivo e benevolo il ricordo della Marchesa Eleonora Carafa d'Andria de Cillis, che tutte le persone che hanno vissuto e vivono nelle terre intorno al palazzo padronale (Villa Carafa d'Andria de Cillis), o nelle aree circostanti dichiarano in modo naturale di essere di dint’ da Machesa. Quartiere "Sant'Antonio'': il quale addossato a via Nazionale delle Calabrie risulta essere il più vicino al centro storico. Le contrade "Lamaria /Cappella Carotenuto", "San Vito", "Epitaffio", "Lava Troia", "Ponte della Gatta", "Torretta Fiorillo", "Casa Cirillo", "Viuli", "Villa Inglese" e "Palazzone" sono antiche contrade inglobate nella cittadina a seguito della moderna espansione urbanistica, di cui restano solo i toponimi. La contrada "Leopardi" e le zone di "Palazzone", "Viuli", "Villa Inglese", "Casa Cirillo", "Cappella Nuova," "Camaldoli", "Torretta Fiorillo" e "Ponte della Gatta" sono ubicate nel territorio della frazione di Santa Maria La Bruna.

Storia In epoca romana, come testimoniano numerosi reperti archeologici, Torre del Greco era probabilmente un sobborgo residenziale di Ercolano. Qui erano sorte numerose ville che godevano dell'amenità dei luoghi e della posizione centrale all'interno del golfo di Napoli. Proprio come accadde con Ercolano, Pompei, Stabia e Oplonti, la devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C. sconvolse anche questi luoghi, fino a rimodellarne l'intero suolo e respingere il mare per oltre 500 metri.

La protostoria della città si confonde con quella di Sora e Calastro, il cui nome sopravvive in due delle contrade: nel 535, infatti, gli abitanti di questi villaggi furono trasferiti a Napoli dal generale bizantino Belisario per ripopolare la città dopo il sacco che aveva subito.Attilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, Firenze, 1844, p. 837 Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole... - Attilio Zuccagni-Orlandini - Google Libri

I Saraceni si insediarono nel territorio nel 880, con il permesso del vescovo di Napoli Atanasio, dal quale furono successivamente trasferiti ad Agropoli due anni dopo.Pietro Giannone, Istoria civile del regno di Napoli, Capolago (Canton Ticino), 1840, III, p. 293.

La città in seguito fu presa dagli Svevi e, a partire dal Quattrocento, subì le vicende del Regno di Napoli, divenendo parte del demanio reale. Il re Alfonso I ne cedette poi il possesso alla famiglia Carafa, senza diritti feudali.

Nel 1631 un'eruzione di proporzioni ingenti distrusse tutto il versante a mare del Vesuvio: Torre del Greco venne invasa da torrenti fangosi e da grandissimi flussi lavici, dei quali uno in particolare generò le scogliere della Scala.

Il 18 maggio 1699 la città riacquistò il diritto di possesso del suo territorio con un atto di compravendita dall'ultimo dei proprietari, il marchese di Monforte, per 106.000 ducati e dopo questa data si ebbe una fioritura del commercio marittimo, mentre la flottiglia peschereccia dell'epoca contava 214 imbarcazioni, dedite alla raccolta delle spugne, del corallo e delle conchiglie. In quest'epoca si cominciò la lavorazione del corallo, divenuta poi tradizionale.

Tra il XVII e il XVIII secolo, in epoca borbonica, vi furono edificate diverse ville signorili dell'area vesuviana: le ville del Miglio d'oro, che conservano splendidi esempi di architettura settecentesca.

Il comune di Torre del Greco è stato poi travolto nel 1707 dalla caduta abbondante di piroclasti del Vesuvio, insieme ai comuni di Scafati, Striano e Boscotrecase, con danni alle coltivazioni e centinaia di feriti.

L'eruzione del Vesuvio del 1794 seppellì il centro storico sotto uno spessore lavico di circa 10 metri. Numerose altre eruzioni avevano provocato nei secoli ingenti danni alla città: sullo stemma municipale, che comprende una torre, è infatti riportato il motto della fenice: Post fata resurgo.

La città divenne municipio sotto la dominazione di Giuseppe Bonaparte nel 1809 con l'elezione del primo sindaco Giovanni Scognamiglio. Sotto la dominazione di Murat diventò, insieme alla vicina Portici, la terza città del Regno di Napoli, dopo Napoli e Foggia, con 18.000 abitanti, malgrado le ripetute eruzioni vulcaniche che, anche nel XIX secolo, avvenivano quasi ogni due anniAlexandre Dumas, I Borboni di Napoli, Napoli, 1864, pp.124-125 I Borboni di Napoli - Alexandre Dumas - Google Libri.

Simboli Lo stemma di Torre del Greco è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 26 maggio 1937.

Il gonfalone, concesso con regio decreto dell'11 gennaio 1940 è costituito da un drappo di bianco con la bordatura di verde.

Onorificenze