Bastet (anche Bastit) è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto, venerata già a partire dalla II dinastia (2890 a.C.Shaw, Ian, ed. (2000). The Oxford History of Ancient Egypt. Oxford University Press. . p.480.). Col nome di Bast, era originariamente la dea della guerra nel Basso Egitto, la regione del delta del Nilo, prima dell'unificazione delle culture dell'Egitto (cioè fino al 3100 a.C. circaDee, M.; Wengrow, D.; Shortland, A.; Stevenson, A.; Brock, F.; Girdland Flink, L.; Bronk Ramsey, C. (4 September 2013). "An absolute chronology for early Egypt using radiocarbon dating and Bayesian statistical modelling". Proceedings of the Royal Society A: Mathematical, Physical and Engineering Sciences. 469 (2159): 20130395–20130395. doi:10.1098/rspa.2013.0395.); nel corso dei secoli fu rappresentata con le sembianze di gatta, assumendo caratteristiche miti e protettive. Il suo nome può anche essere traslitterato come Baast, Ubaste e BasetBadawi, Cherine. Footprint Egypt. Footprint Travel Guides, 2004.. Nella mitologia greca era anche nota come Ailuros (dal greco áilouros, gatto). Era una delle più importanti e venerate divinità dell'Antico Egitto, dea della casa, dei gatti, delle donne, della fertilità e delle nascite.
Storia
Dal Periodo arcaico al Nuovo Regno: Bast
Le varie culture dell'Egitto arcaico, confluite in una all'unificazione del Paese (ca. 3125 a.C.), avevano diverse divinità con le stesse funzioni e gli stessi attributi iconografici: nel III millennio a. C., Bastet o, più correttamente, Bast (nome con cui fu nota fino al Periodo tardo) era rappresentata sia integralmente come leone sia come donna con la testa di leoneVelde, Herman te (1999). "Bastet". In Karel van der Toorn; Bob Becking; Pieter W. van der Horst. Dictionary of Demons and Deities in the Bible (2nd ed.). Leiden: Brill Academic. ISBN 90-04-11119-0. p.165.. Sin dai tempi dei Testi delle Piramidi (V e VI dinastia), Bast era immaginata sia come madre protettiva che come terribile vendicatriceGeraldine Pinch, Egyptian Mythology. A Guide to the Gods, Goddesses, and Traditions of Ancient Egypt, Oxford University Press, 2004. ISBN 0-19-517024-5. pp.115.7.; una formula raccomanda di dichiararsi figli di Bastet per sfuggire alle epidemie. Il leone era considerato la più feroce belva africana; gli antichi osservavano le leonesse cacciare in gruppo: ebbe così origine la rappresentazione di Bast come dea della guerra e protettrice delle Due Terre. Nell'Alto Egitto, la dea-leonessa Sekhmet ne fu la corrispettiva divinità leonina della guerra. Diversamente da molte divinità fuse in un'unica entità con l'unione delle Due Terre, Bast e Sekhmet rimasero ancora per molto tempo due personalità ben distinte nel pantheon egizio.
Il pantheon dell'antica religione egizia era in costante evoluzione. Durante la XVIII dinastia, Tebe divenne la capitale del Paese: in questo modo Amon, patrono della città, divenne la suprema divinità nazionale. I sacerdoti del tempio di Amon ebbero modo di modificare i livelli d'importanza e di influenza degli altri dei; per esempio, Amon-Ra acquisì un'importanza fondamentale nel Nuovo Regno. Tuttavia, le differenze di significato che Bast e Sekhmet assunsero nelle rispettive regioni d'influenza ne impedì la fusione in un'unica divinità. In questa epoca, il ruolo di Bast come dea della guerra cominciò ad attenuarsi a favore di Sekhmet, che a sua volta andava prendendo connotati di grande violenza e ferocia.
Fu durante il Nuovo Regno che gli scribi cominciarono ad aggiungere il suffisso femminile al suo nome, passando dalla grafia Bast a Bastet. Probabilmente apportarono questa modifica per evidenziare la t finale, propria appunto dei nomi femminili, che spesso non veniva pronunciata. Questo nuovo nome avrebbe avuto maggiore successo fra gli egittologi.
Il Periodo tardo: Bastet
Gli egittologi Turner e Bateson stimano che durante la XXII dinastia (945 a.C. - 715 a.C.R. Krauss & D.A. Warburton "Chronological Table for the Dynastic Period" in Erik Hornung, Rolf Krauss & David Warburton (cur.), Ancient Egyptian Chronology (Handbook of Oriental Studies), Brill, 2006. p.493), l'antica Bast passò dall'essere una dea leonina al venire definitivamente rappresentata come una divinità protettiva e rassicurante dalle sembianze di gattoSerpell, "Domestication and History of the Cat", p. 184., mentre, viceversa, Sekhmet veniva descritta come particolarmente violenta e temibile. Poiché i gatti domestici tendono ad avere un comportamento mite e protettivo nei confronti del padrone e della sua casa, così gli egiziani cominciarono a vedere Bastet come una buona madre, spesso raffigurata insieme a cuccioli di gattoHart, George (1986). A Dictionary of Egyptian Gods and Goddesses. London, England: Routledge & Kegan Paul Inc. ISBN 0-415-05909-7. pp. 54-6.. Un amuleto di Bastet attorniata da gattini era frequente fra le donne che desideravano una gravidanza: tanti cuccioli quanti figli si sperava di avere.
Assimilazione con le dee Uadjet, Mut e Iside In quanto madre divina e, più nel dettaglio, divinità protettrice del Basso Egitto, Bastet fu spesso associata alla dea Uadjet, la principale patrona del Basso Egitto. Assunse infine il nome di Uadjet-Bast, in parallelo con l'accostamento fra Sekhmet e Nekhbet, patrona principale dell'Alto Egitto (la dea Sekhmet-Nekhbet). Alla fine, la sua posizione di preminenza nel Basso Egitto la portò a essere legata con la più importante dea Mut, la cui influenza si era notevolmente accresciuta insieme a quella di Amon-Ra: risultato di questo sincretismo fu la dea Mut-Uadjet-Bast. Subito dopo, nel costante mutamento del pantheon egizio, Mut assunse anche l'identità di Sekhmet-Nekhbet.
L'emergere di divinità simili portò a una certa confusione teologica: alcuni documenti conferiscono a Bastet l'epiteto di Signora del sistro (più pertinente con la dea Hathor), altri la presentano come un aspetto di Iside (anche Mut fu assimilata a Iside), mentre i greci la videro come una divinità lunare piuttosto che come solare; Bastet era, in origine, una dea decisamente legata al sole.
Il Periodo tolemaico I nativi sovrani egizi furono sostituiti, con interruzioni, da re persiani (dal 525 a.C.Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003 ISBN 88-452-5531-X. pp.375-7.) fino all'instaurazione della Dinastia tolemaica, che governò il Paese per tre secoli (332 a.C. - 30 a.C.Cimmino (2003), pp.407-14.). I faraoni tolemaici preservarono le pratiche e le credenze tradizionali dell'Egitto, ma spesso interpretandole in relazione alla loro personale cultura greca. Così, alla già complessa teologia di Bastet, si aggiunse una certa ellenizzazione della dea, che prese anche il nome di Ailuros (dal greco áilouros, gatto), divenendo inoltre un aspetto di Artemide, dea greca della luna. Così, per adattarsi alla mitologia greca, Bastet fu resa sorella di Horus, identificato come Apollo (fratello di Artemide), e di conseguenza figlia di divinità estremamente importanti nella tarda religione egizia, Iside e Ra. Quando i Tolomei caddero e Roma prese il loro posto in Egitto (30 a.C.), l'interpretazione latina delle divinità egizie rimase conforme a quella greca. Dopo l'avvento del Cristianesimo e dell'Islam, nel VI secolo rimanevano solo poche vestigia delle antiche credenze egizie, benché il culto di Iside abbia accompagnato il paganesimo fino alla fineHenry Chadwick, The Church in Ancient Society: From Galilee to Gregory the Great, Oxford University Press, 2003, p. 526, ISBN 978-0-19-926577-0..
Nome
Bastet, nome generalmente usato dagli studiosi per riferirsi a lei lungo tutta la storia del suo culto per via del suo uso da parte delle ultime dinastie, è una convenzione moderna basata su una ricostruzione linguistica, peraltro dibattuta. Nell'Egitto arcaico, il suo nome era bꜣst, generalmente riportato come Bast. Nella scrittura egizia, la t finale indicava il genere femminile, ma non veniva solitamente pronunciata; l'aleph ( ꜣ ) potrebbe essere retrocesso di una posizione, rendendo ꜣbst. Così, durante il primo millennio della sua storia, il nome bꜣst della dea fu forse letto come *Ubaste o *Ubastat, divenendo Oubaste in lingua copta. Durante le dinastie successive, il culto della dea persistette, ma perse importanza a favore di Amon e delle altre divinità tebane (XVIII dinastia), assumendo il nome di Bastet, con il suffisso femminile definito. Quest'ultima grafia del nome fu largamente documentata in antichità, divenendo la forma più familiari agli studiosi. Durante la XXII dinastia, la transizione da Bast a Bastet era perfettamente compiuta.
W1-B1bꜣst (Bast)
talvolta anche W1:t-B1 bꜣstt (Bastet)
Significato del nome Il significato esatto del suo nome sfugge ai moderni studiosi. Un recente tentativo di interpretazione compiuto da Stephen Quirke (Ancient Egyptian ReligionStephen Quirke, Ancient Egyptian Religion, Dover Publications (1993). ISBN 0-486-27427-6.) traduce Bastet con Quella dell'unguentario/Quella del vaso d'unguenti. Tale lettura deriva dall'osservazione che il suo nome è scritto con il geroglifico del vaso d'unguenti (bꜣs); forse la dea era associata a certi unguenti protettivi o a pomate sacre, fra le altre cose. Il nome del materiale noto come alabastro potrebbe derivare, con la mediazione della lingua greca, dal nome di Bastet.
Ruolo e culto Alle origini Bastet era una dea-leonessa del culto solare, simboleggiante il calore benefico del sole, adorata per la sua potenza, la sua forza, la sua bellezza e la sua agilità (e come tale fu venerata per la maggior parte della storia egizia), ma col tempo venne sempre più assimilata ai culti lunari e ai gatti. Quando l'influenza greca si estese sulla società egiziana, Bastet divenne definitivamente solo una dea lunare, in quanto i Greci la identificarono con Artemide, dea greca della luna.
Come patrona del Basso Egitto era anche protettrice del faraone e perciò accostata alla principale divinità maschile, Ra, il soleHart (1986), pp. 179–182. . Insieme ad altre dee leonine, fu talvolta rappresentata come incarnazione dell'occhio di Ra (od occhio di Horus). È stata anche raffigurata nell'atto di combattere il malvagio serpente Apopi, acerrimo nemico di Ra.
Venivano talvolta create immagini di Bastet in alabastro, materiale che forse, con la mediazione della lingua greca, prende il nome proprio dalla dea (a-la-Bastet, che in antico egizio vuol dire vaso di Bastet). Poteva essere raffigurata nell'atto di suonare un sistro cerimoniale mentre impugna con l'altra mano un'egida, talvolta decorata con una testa di leone.
Il suo nome era associato ai preziosi vasi e recipienti in cui gli egizi conservavano gli unguenti utilizzati come profumi. Venne perciò onorata anche come dea dei profumi (funzione condivisa col dio Nefertum), acquisendo l'epiteto di protettrice profumata. Era inoltre invocata contro le malattie contagiose, le epidemie e gli spiriti maligni.
Un epiteto tipico di Bastet è:nb:t-i-K1:n-s-V6 nbt ins (Signora delle Bende)
difatti, nei Testi dei sarcofagi, Bastet ha una menzione come protettrice dei morti.
Centri di culto
Bubasti