Biografia Mario Guarnacci nacque a Volterra il 25 ottobre 1701 da Raffaello Ottaviano Guarnacci, commendatore dell'Ordine di Santo Stefano e gentiluomo di camera del granduca Cosimo III de' Medici, e dalla patrizia senese Maria Girolama Bargagli. Compì i primi studi a Volterra presso i padri scolopi che gli trasmisero le prime nozioni di lettere italiane e latine e lo introdussero alla lingua spagnola, inglese e francese; all'età di diciassette anni fu quindi mandato a Firenze presso lo zio Niccolò Silla Guarnacci, un addetto alla corte di Giovan Gastone de' Medici, per perfezionarsi nella lingua latina e greca sotto la guida del celebre Anton Maria Salvini.

Nel 1720 si trasferì a Pisa per iniziare gli studi di giurisprudenza, diritto civile e canonico, senza però conseguire alcuna laurea.

Rientrato poi a Firenze frequentò le varie accademie letterarie cittadine, soprattutto quella degli Apatisti, ed entrò a far parte del circolo, dedito allo studio del greco antico, che in quegli anni si raccoglieva intorno ad Anton Maria Salvini (l'incontro con quest'ultimo fu fondamentale per la formazione culturale di Guarnacci).

Tra il 1726 e il 1757 Guarnacci si recò a Roma, dove divenne prelato. Nel 1757 tornò definitivamente a Volterra, dove realizzò il Museo etrusco Guarnacci e la Biblioteca pubblica Guarnacci. Morì il 21 agosto 1785; il giorno successivo alla sua scomparsa gli vennero tributate solenni esequie nella chiesa di San Michele in Volterra e la sua salma fu portata nella chiesa di San Francesco dove fu deposta in un sepolcro marmoreo che egli stesso aveva fatto innalzare preventivamente tre anni prima.

Guarnacci a Roma Nel 1726 Mario Guarnacci passò a Roma con l'intenzione di perfezionarsi in giurisprudenza e con la speranza di accedere a cariche e onori presso la corte pontificia. Il primo segno della stima acquistata presso le autorità ecclesiastiche romane venne con l'incarico di pronunciare un solenne discorso alla presenza del papa Benedetto XII, nella festa della Cattedra di San Pietro.Mario Guarnacci, prelato e letterato nella Roma di Benedetto XIV in Mario Guarnacci (1701 – 1785) Un erudito toscano alla scoperta degli Etruschi, Rassegna Volterrana, anno LXXXIX, Atti del Convegno di Studi, Rivista di Arte e di Cultura, Editrice Accademia dei Sepolti, Volterra, 2002.

Nel 1729 monsignor Spannocchi presentò Guarnacci al sacerdote veneziano Carlo Rezzonico, che lo fece entrare nella Sacra Rota, in cui poteva partecipare allo studio delle cause nelle quali il prelato veneziano aveva diritto di voto; ciò lo avvicinò molto alla prelatura romana.

Nel 1730 morì Benedetto XIII e gli successe il fiorentino Lorenzo Corsini che si chiamò Clemente XII. Lorenzo Corsini era un amico di famiglia e personale di Mario e fin dai primi giorni del suo pontificato gli conferì la commenda dell'abbazia pisana di San Girolamo e lo mise al servizio del cardinale Alamanno Salviati, prefetto della Segnatura di Giustizia e presidente della Legazione di Urbino.

Guarnacci apparteneva inoltre al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, del quale diventò uno dei più alti responsabili col titolo di Decano.

Un processo in cui ebbe molto da lavorare fu quello al cardinale Niccolò CosciaIl cardinale Niccolò Coscia verrà accusato oltre che di pratiche nepotistiche anche e soprattutto di aver abusato delle finanze della Chiesa, i suoi abusi oscurarono il pontificato di Benedetto XIII.. Guarnacci si occupò anche di grandi questioni politiche: la Spagna aveva conquistato Parma e Piacenza, legate da tempo allo Stato Pontificio, l'Austria, il Regno di Napoli e altri stati pretendevano di imporre la loro politica alla Santa Sede e occorreva resistere; bisognava poi risanare le finanze che Benedetto XII non aveva affatto curato.

Mario continuò a dedicarsi alla letteratura italiana e greca tanto da entrare a far parte dell'Accademia dell'Arcadia nella quale si distinse col nome di Zelalgo Arassianoi letterati arcadi volevano tornare alla semplicità dei pastori e fare poesia pastorale, essi cambiavano il loro nome come quello di un pastore, oppure se ne costruivano uno di sapore greco, il Guarnacci si chiamò Zelalgo Arassiano e con quel nome pensò di raggiungere la fama di poeta..

Nel 1733 fu iscritto nell'albo dei prelati romani e nel novembre dell'anno seguente, come premio per i suoi meriti e per i servizi resi alla corte pontificia, gli fu assegnata la prelatura della chiesa di San Giovanni de' Fiorentini e fu eletto canonico della patriarcale basilica di San Giovanni in Laterano, dove esercitò il servizio liturgico.

Nel 1740 morì Clemente XII e fu eletto sommo pontefice Benedetto XIV il quale lasciò a monsignor Guarnacci gli incarichi che già aveva e aggiunse quello di segretario della Congregazione Fermana, la quale aveva il ruolo di governare la città e il territorio di Fermo, sede arcivescovile.

Nel 1740 su desiderio del papa Benedetto XIV Mario Guarnacci venne incaricato di proseguire la compilazione di una grande opera sulla vita dei pontefici e dei cardinali, rimasta fino ad allora incompiuta. In pochi anni Guarnacci stilò le vite dei cardinali eletti dalla morte di Clemente X al principio del pontificato di Clemente XII e pubblicò l'opera a Roma presso la tipografia vaticana nel 1751 col titolo Vitae et res gestae Pontificum Romanorum et S.R.E. Cardinalium a Clemente X ad Clemente XII.

Guarnacci e Volterra Il Museo Etrusco

Pur risiedendo stabilmente a Roma, dove raccoglieva opere, reperti e cimeli dell'antichità classica, Mario era solito trascorrere le sue vacanze a Volterra, dove recentemente erano state fatte scoperte archeologiche. Volle partecipare alla ricerca di ipogei etruschi investendo notevoli somme di denaro assieme ai fratelli Pietro, canonico e cavaliere dell'Ordine di Malta, e Giovanni, canonico e cavaliere di Santo Stefano. I primi scavi furono eseguiti nell'estate del 1738 nel terreno dei Falconcini, la necropoli del Portone, e furono poi ripresi nell'autunno del 1739 alla presenza di Anton Francesco Gori che in quel periodo andava mettendo insieme il materiale per il terzo volume del suo Museum etruscum .Mario Guarnacci: etruscologo nel settecento in Mario Guarnacci (1701 – 1785) Un erudito toscano alla scoperta degli Etruschi, Rassegna Volterrana, anno LXXXIX, Atti del Convegno di Studi, Rivista di Arte e di Cultura, Editrice Accademia dei Sepolti, Volterra, 2002 Negli anni seguenti furono poi eseguiti altri scavi ed acquisti dai Guarnacci ed il loro museo, sistemato in due sale del piano terreno del loro palazzo in piazza San Michele, si arricchì molto. Mario divenne molto celebre per la sua attività di erudito anche all'estero: ricevette infatti importanti attestazioni di stima da Luigi XV di Francia, che gli concedette una pensione e da , che gli assegnò una commenda dell'Ordine di Santo Stefano.

Alla fine del 1757, nonostante le benemerenze e gli alti incarichi conseguiti durante la sua permanenza a Roma, per motivi di salute forse o per contrasti con eminenti personaggi della corte pontificia, Guarnacci si ritirò definitivamente a Volterra pur conservando fino alla morte cospicui benefici romani.

Nella città natale, poiché aveva bisogno di un'abitazione più ampia e comoda, Mario si trasferì dalla casa paterna al palazzo acquisito dagli eredi di Lodovico Maffei, palazzo fatto ultimare nel 1527 da Mario Maffei vescovo di Aquino e situato nell'odierna via Guidi.

Il Museo etrusco Guarnacci, che per ragioni successorie era divenuto comune con altri beni tra Mario e il nipote Giovan Gastone, divenne oggetto di un aspro contenzioso risolto nel 1759 dalla sentenza della Rota di Firenze che lo assegnò a monsignor Guarnacci ritenuto il più idoneo a condurlo nell'interesse privato e pubblico, quindi egli provvide a far trasferire il museo al piano terreno del suo palazzo.

Nel frattempo egli continuò ad arricchirlo con nuovi reperti grazie anche alla sua diretta attività archeologica che tra il 1759 e il 1761 si estese all'esplorazione dei ruderi di pubblici edifici e all'individuazione delle terme di San Felice e di Vallebona.

Guarnacci temeva che alla sua morte la preziosissima raccolta si potesse smembrare, quindi con un atto di donazione del 15 settembre 1761, confermato dai testamenti del 14 gennaio e del 4 gennaio 1770, cedette il suo museo al pubblico della città di Volterra, fatta eccezione per le sculture romane da lui acquistate a Roma. Con questa donazione realizzò un'idea che aveva già da tempo ed infatti in più di una circostanza sin dagli inizi degli scavi, aveva manifestato la preoccupazione che questi preziosi resti, una volta riportati alla luce, potessero prendere la via dell'estero, mentre dovevano servire "per benefizio delle lettere e per gloria di questo paese".

Grazie a nuovi ritrovamenti e ad ulteriori acquisti il Museo Guarnacci divenne uno dei più belli d'Italia e la sua fama assunse dimensioni tali che lo stesso granduca Pietro Leopoldo, trovandosi in visita a Volterra nel 1773, volle visitarlo ed espresse il proprio compiacimento sia per la dottrina del collezionista che per la bellezza e la rarità degli oggetti raccolti.

Nel 1774, tuttavia, morì inaspettatamente il nipote Giovan Gastone lasciando unici superstiti della famiglia e privi ormai di speranze di successione lo stesso monsignor Mario e suo fratello Giuseppe. Fu per questo motivo che Guarnacci chiese al granduca di Toscana la facoltà di poter adottare un figlio; così il 18 maggio 1774 monsignor Mario chiamò a far parte della famiglia il secondogenito di sua sorella Ottavia, Paolo Buonamici. Datogli quindi il suo cognome lo nominò suo erede e fece in modo di congiungerlo in matrimonio con Lucilla figlia di Mario Maffei. Per quanto riguarda il Museo, mantenendo quanto aveva disposto con la donazione del 1761, definì la condizione giuridica dell'ente da lui fondato che dotò di una rendita annua di 120 scudi. Con la morte di Giovan Gastone tutto il patrimonio della famiglia finì per confluire nelle mani di monsignor Mario che pertanto divenne ricchissimo.

La Biblioteca Pubblica

Dopo il lungo soggiorno romano durante il quale aveva tentato la carriera ecclesiastica, tornato a Volterra nel 1757, oltre agli scavi archeologici, Guarnacci si dedicò prevalentemente alle ricerche sugli antichi popoli italici, con lo scopo principale di accrescere la propria già copiosa collezione. Nel secolo che costituì, specie nei primi decenni, un momento particolarmente felice per gli studi eruditi, l'essere bibliotecario costituiva una delle massime aspirazioni degli studiosi dell'epoca.

La consapevolezza del valore del patrimonio storico - bibliografico, unita al timore che la ricchezza delle conoscenze così acquisite potesse andare perduta, spinse Mario a far sì che tutto quello che aveva recuperato non rimanesse qualcosa di privato, ma diventasse patrimonio pubblico. Oltre a salvaguardare i beni librari ed artistici, egli desiderava promuovere la lettura e una maggiore circolazione delle idee. In una cittadina come Volterra che, durante gli anni quaranta, grazie ai ragguardevoli ritrovamenti archeologici, si era trovata al centro di importanti studi storici, la promozione di istituti culturali "pubblici", offriva la possibilità di apertura e scambio con il mondo culturale ufficiale altrimenti troppo lontano.

Egli decide così di donare ai cittadini di Volterra tutto il suo patrimonio bibliografico con l'intenzione di fondare una biblioteca pubblica. Ribadisce più volte che la biblioteca dovrà essere del pubblico e fa appello soprattutto alle autorità ecclesiastiche affinché portino a termine l'opera qualora non fosse in grado di farlo il suo iniziatore.