Il Gattopardo è un romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento, nel periodo di transizione dal Regno Borbonico al Regno d'Italia. Dopo i rifiuti delle principali case editrici italiane (Mondadori, Einaudi, Longanesi), l'opera fu pubblicata postuma da Feltrinelli nel 1958, un anno dopo la morte dell'autore, vincendo il Premio Strega nel 1959, e diventando uno dei best seller del secondo dopoguerra; è considerato uno tra i più grandi romanzi di tutta la letteratura italiana e mondiale.

Genesi e storia editoriale L'autore aveva contemplato da lungo tempo l'idea di scrivere un romanzo storico basato sulle vicende della sua famiglia, gli aristocratici Tomasi di Lampedusa, in particolare sul bisnonno, il principe Giulio Fabrizio Tomasi - nell'opera trasposto nella figura del principe Fabrizio Salina - vissuto durante il Risorgimento, noto per aver realizzato un osservatorio astronomico per le sue ricerche e morto nel 1885. Per raccontare la storia della sua famiglia, dei propri antenati, l'ispirazione gli venne in Curlandia. Dopo aver sposato la baronessa baltica Alexandra Wolff Stomersee, che aveva vinto la sua patologica timidezza, Tomasi risiedette nella tenuta familiare della moglie, il castello di Stomersee, vicino al Mar Baltico. Con il crollo dell'Impero Russo e l'indipendenza della Lettonia, era iniziata la fine della nobiltà baltica, spogliata di terre e proprietà, con baroni e conti ridotti in miseria, e le loro disilluse donne. La loro decadenza acuì il suo sguardo sull'analogo avvenire che si profilava per l'aristocrazia siciliana. Dal lontano Nord baltico, egli poté vedere con chiarezza, meditandovi, l'innegabile fine di un'epoca. Il Nord diede forma al Sud: nella Curlandia si rispecchiò la Sicilia.Jan Brokken, Anime baltiche, Milano, Iperborea, 2014, pp.309-314

Il mondo nel quale era vissuto fino ad allora Tomasi crollò invece definitivamente dopo che il Palazzo Lampedusa fu gravemente lesionato, e pressoché distrutto, dai bombardamenti aerei delle forze Alleate il 5 aprile 1943, durante la Seconda guerra mondiale, e saccheggiato. Alla vista della distruzione del palazzo l'autore fu talmente sconvolto che non parlò per i successivi tre giorni. Scivolò in una lunga depressione: egli amava profondamente la grande casa avita di Palermo, simbolo di secoli di storia e di orgoglio familiare, dov'era nato e dove avrebbe voluto morire. Il rimpianto per un Paradiso perduto lo seguirà per il resto della vita, ma dovettero passare altri 10 anni prima che Tomasi cominciasse a scrivere il romanzo.Jan Brokken, Anime baltiche, ibidem

Nell'estate 1954 Giuseppe accompagnò il cugino, il poeta Lucio Piccolo, a un convegno di poeti a San Pellegrino Terme, dove ebbe modo di parlare con letterati del calibro di Eugenio Montale, Maria Bellonci ed Emilio Cecchi. In quell'occasione l'aristocratico siciliano, molto riservato e di carattere taciturno, non passò totalmente inosservato in compagnia del cugino solo perché entrambi si presentarono vestiti fuorimoda, e per di più con un servitore. Il successo del cugino al convegno letterario, pungendolo psicologicamente, costituì la spinta decisiva per iniziare a scrivere, di punto in bianco, il romanzo, superando le proprie inibizioni.Caterina Cardona, Un matrimonio epistolare, Palermo, Sellerio, 2023., p.126 Alla fine di quell'anno, egli cominciò a scrivere a mano la storia, seduto a un tavolo del caffè Mazzara di Palermo. La stesura continuò per due anni e mezzo, fino al 1957, l'anno della morte dell'autore. Il quale era un erudito che in vita non aveva fatto altro che leggere (appassionato com'era delle letterature inglesi e francesi), oziare e viaggiare. Era però del tutto sconosciuto nei circuiti letterari italiani dell'epoca, tranne che a un ristrettissimo gruppo di persone. Al principio della primavera del 1956, l'autore cominciò a dettare i primi capitoli del Gattopardo all'allora giovanissimo Francesco Orlando, al quale Tomasi impartiva lezioni private di Letteratura inglese, che le batté a macchina in quattro copie.

Il manoscritto venne inviato alle case editrici con una lettera di accompagnamento scritta dal cugino di Tomasi, Lucio Piccolo. La spedizione della prima copia (una versione ancora parziale in quattro parti) avvenne il 24 maggio del 1956 da Villa Piccolo, indirizzata al conte Federico Federici della Mondadori, che da poco aveva pubblicato un libro di poesie del Piccolo. Durante l'estate, Orlando batté a macchina altre due parti del libro, quelle ambientate a Donnafugata, che il Piccolo inviò prontamente a Federici il 10 ottobre. Piccolo cercò di avere notizie dell'esito della lettura del manoscritto da parte di Mondadori, inviando una lettera all'amico e collega poeta Basilio Reale, per sincerarsi se la lettura avesse sortito l'esito sperato.. Tuttavia, gli editori Mondadori e poi la Einaudi rifiutarono.

Il testo, privo come s'è detto di alcuni capitoli, dopo esser stato letto da Federici, era stato dato a Elio Vittorini, allora contemporaneamente consulente letterario per Mondadori e anche curatore della collana I gettoni per l'Einaudi. Vittorini, pur apprezzando l'opera, non acconsentì alla pubblicazione de Il Gattopardo per le dette case editrici, rimandando il testo all'autore, e accompagnando tale rifiuto con una lettera di motivazione. Messo di fronte al successo mondiale dell'opera, Vittorini si giustificò affermando goffamente che si trattava di un 'romanzo tradizionale', quindi non adatto alla 'sua' collana einaudiana dei Gettoni.Maurizio Cicala, nel suo libro I meccanismi dell'editoria, riporta sinteticamente i fatti, riprendendo La lunga corsa del Gattopardo di Gian Carlo Ferretti, dove viene scientificamente ricostruito l'accaduto:

Il romanzo uscì poi per i tipi di Feltrinelli solo grazie al giudizio di Giorgio Bassani, che lo intercettò per il tramite di Elena Croce, figlia di «don Benedetto», e recuperò l’originale con i capitoli non letti da Vittorini e molte varianti. L'avventurosa pubblicazione infatti avvenne solo dopo la morte dell'autore, quando l'ingegner Giorgio Gargia, paziente della baronessa Alexandra Wolff Stomersee, la moglie psicoanalista di Tomasi, si offrì di consegnare una copia alla sua conoscente Elena Croce; la figlia di Benedetto Croce lo segnalò a Bassani, da poco divenuto direttore della collana di narrativa I Contemporanei per la Giangiacomo Feltrinelli Editore, e che sollecitava gli amici letterati a segnalargli interessanti ineditiGioacchino Lanza Tomasi, «Le avventure del Gattopardo», 8 luglio 2011, ilsole24ore.com. Bassani ricevette dalla Croce il manoscritto incompleto e gli attribuì immediatamente un enorme valore. Lo diede a leggere all'amico Mario Soldati, il quale, dopo aver letto il testo in mano a Bassani, concordò trattarsi di un capolavoro. Nel febbraio 1958, Bassani volò a Palermo per recuperare e ricomporre il testo nella sua interezza: egli decise subito di pubblicare il libroDavid Gilmour, L'ultimo gattopardo. Vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Milano, Feltrinelli, 2003, p. 172, che uscì l'11 novembre dello stesso anno, curato da Bassani stesso.

Nel 1959, quando il romanzo ricevette il premio Strega, la tiratura aveva raggiunto in solo otto mesi le copie, divenendo il primo best seller italiano con oltre centomila copie venduteBragaglia Cristina, Il Piacere del Racconto, La Nuova Italia, 1993.. Tuttavia la candidatura allo Strega fu molto criticata soprattutto dagli scrittori di sinistra legati al PCI, il quale aveva dichiarato pubblicamente come il libro fosse "non grato" al partito a causa degli ideali conservatori inneggiati nel romanzo. In particolare ricordiamo come forti oppositori alla candidatura Pier Paolo Pasolini, in gara con il suo Una vita violenta, e Alberto Moravia il quale disse a Mario Soldati, che aveva telefonato a Maria Bellonci per candidare Il Gattopardo, che non l'avrebbe mai più guardato in faccia. La forza e l'importanza che ebbe il romanzo in quegli anni sono testimoniate anche dalla battuta che Eduardo De Filippo inserisce nella commedia del 1959 Sabato, domenica e lunedì: Memè, la zia colta di casa Priore, osservando i parenti troppo affaccendati nelle questioni quotidiane, uscendo di scena li ammonisce al grido di «compratevi il Gattopardo!».

Il titolo del romanzo ha origine nello stemma di famiglia dei principi di Lampedusa, rappresentato dal Felis leptailurus serval, una belva felina diffusa nelle coste settentrionali dell'Africa, proprio di fronte a Lampedusa. Nelle parole dell'autore l'animale ha un'accezione positiva: «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra». Tuttavia, proprio sull'onda del successo planetario del romanzo, sarebbe invalso invece un significato negativo, facendo dell'aggettivo "gattopardesco" l'emblema del trasformismo delle classi dirigenti italiane. A ben vedere, è anche vero che fu Tomasi stesso con le sue fiere parole a legare il termine a un significato ambiguo, quando pronosticò un destino di rassegnazione e di solo illusorio orgoglio per l'Italia futuraTullio De Mauro, «Gattopardo non gattopardesco», 26 giugno 2011, ilsole24ore.com.

Nel 1967 dal romanzo venne tratta un'opera musicale di Angelo Musco, con libretto di Luigi Squarzina.

Trama Il racconto inizia con la recita del rosario in una delle sontuose sale del Palazzo Salina, dove il principe Fabrizio abita con la moglie Stella e i loro sette figli: è un signore distinto e affascinante, raffinato cultore di studi astronomici ma anche di pensieri più terreni e a carattere sensuale, nonché attento osservatore della progressiva e inesorabile decadenza del proprio ceto; infatti, con lo sbarco in Sicilia di Garibaldi e del suo esercito, va prendendo rapidamente piede un nuovo ceto, quello borghese, che il principe, dall'alto del proprio rango, guarda con malcelato disprezzo, in quanto prodotto deteriore dei nuovi tempi. L'intraprendente e amatissimo nipote Tancredi Falconeri non esita a cavalcare la nuova epoca in cerca del potere economico, combattendo tra le file dei garibaldini (e poi in quelle dell'esercito regolare del Re di Sardegna), cercando insieme di rassicurare il titubante zio sul fatto che il corso degli eventi si volgerà alla fine a vantaggio della loro classe; è poi legato da un sentimento, in realtà più intravisto, per la raffinata cugina Concetta, profondamente innamorata di lui.

Il principe trascorre con tutta la famiglia le vacanze nella residenza estiva di Donnafugata; il nuovo sindaco del paese è don Calogero Sedàra, un parvenu, ma intelligente e ambizioso, che cerca subito di entrare nelle simpatie degli aristocratici Salina, mercé la figlia Angelica, cui il passionale Tancredi non tarderà a soccombere; non essendo di famiglia nobile, Angelica non avrà immediatamente il consenso di don Fabrizio ma, grazie alla sua travolgente e incantevole bellezza, riesce a convincere casa Salina e a sposare Tancredi. Inoltre Calogero Sedara, il padre di Angelica, fornisce alla figlia nel contratto matrimoniale tutto quello che possiede.