Amnesty International è un'organizzazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani. Lo scopo di Amnesty International è quello di promuovere, in maniera indipendente e imparziale, il rispetto dei diritti umani sanciti nella "Dichiarazione universale dei diritti umani" e quello di prevenirne specifiche violazioni.

Storia dell'organizzazione L'organizzazione fu fondata il 28 maggio 1961 dall'avvocato inglese Peter Benenson, quando lanciò sul The Observer di Londra un appello dal titolo I prigionieri dimenticati riferito all'arresto e alla condanna in Portogallo di due studenti resisi colpevoli di aver brindato alla libertà delle colonie. L'organizzazione conta oggi oltre sette milioni di soci sostenitori, che risiedono in più di 150 nazioni. Il suo simbolo è una candela nel filo spinato.

Ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1977 per l'attività di "difesa della dignità umana contro la tortura, la violenza e la degradazione" del Premio Nobel. L'anno seguente è stata insignita del Premio delle Nazioni Unite per i diritti umani. dell'United Nations Prize in the Field of Human Rights

Nel 1991, riceve il premio Colombe d'Oro per la Pace dell'Archivio Disarmo di Roma, per l’azione contro la violazione dei diritti umani nell’anno della Guerra del Golfo, che coincideva con il trentennale della sua fondazione.

Amnesty International agisce contro le ingiustizie, proteggendo chi ne è vittima; opera a favore delle persone incarcerate per motivi di coscienza, uomini o donne, le cui credenze, la loro origine o l'appartenenza religiosa o politica gli hanno valso la privazione della libertà; tenta di convincere i governi a modificare le leggi quando ingiuste. Amnesty International si oppone ugualmente e senza riserva a tutte le forme di tortura e alla pena di morte.

Nel perseguimento di questa visione, la missione di Amnesty International è quella di svolgere ricerche e azioni per prevenire e far cessare gravi abusi dei diritti all'integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione. Le azioni di Amnesty e le denunce si basano sull'accertamento dei fatti grazie ai ricercatori che operano sul campo, spesso in situazioni difficili, raccogliendo prove, registrando le violazioni, tenendo aggiornati i dati, parlando con le vittime.

Significato del simbolo Il simbolo di Amnesty International è la candela nel filo spinato (in inglese: candle in barbed wire), nota anche semplicemente come "candela di Amnesty International" (in inglese: the Amnesty candle). Realizzatrice del logo con la candela, a partire da un'idea del fondatore di Amnesty International Peter Benenson, fu l'artista britannica Diana Redhouse.Visualizzazione limitata su Google Libri:

Il filo spinato richiama la recinzione di un campo di prigionia soprattutto per richiamare la violenza di quell'argomento, a simboleggiare la detenzione protratta e le violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti dei prigionieri di coscienza; la candela accesa, che rimanda al motto spesso ricordato all'interno di Amnesty International "è meglio accendere una candela che maledire l'oscurità", rappresenta la volontà, da parte dell'organizzazione, di tenere sotto la luce dei riflettori ciascuna singola violazione dei diritti umani sulla quale essa lavora, perché l'opinione pubblica possa esserne edotta. Un ulteriore significato leggibile nella luce della candela è la speranza nella giustizia per tutte le vittime delle violazioni dei diritti umani.

I gruppi

Il nucleo di base di Amnesty International è rappresentato localmente. In Italia vi sono 16 circoscrizioni regionali e 163 gruppi territoriali, presenti in tutte le regioni, comprendenti i Gruppi Italia (stabili e formati da almeno cinque persone), i Gruppi giovani (formati da persone fra i 14 e i 35 anni), i Gruppi in formazione e le Antenne (gruppi con meno di cinque persone). Nella Svizzera Italofona ha sede uno dei tre Centri regionali su base linguistica e uno dei 97 gruppi attivi della sezione svizzera: il Gruppo Ticino, con quattro sedi nelle principali città del Cantone.

Ogni gruppo Amnesty riceve periodicamente delle azioni dai coordinamenti nazionali e dal segretariato internazionale, con il compito di coinvolgere la popolazione del proprio territorio di competenza su tali tematiche generali o casi specifici. La trasformazione delle informazioni raccolte in effettiva pressione verso i governi violatori passa proprio attraverso un capillare coinvolgimento dell'opinione pubblica sul territorio.

I gruppi Amnesty si occupano di raccogliere firme, di organizzare eventi e manifestazioni, provvedono inoltre ad attività di raccolta fondi e di addestramento dei nuovi soci, rappresentano quindi a tutti gli effetti il movimento sul territorio.

Rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel mondo A cura del segretariato internazionale, viene redatto e pubblicato ogni anno, sia in cartaceo che in digitale, un rapporto dei diritti umani nel mondo (Amnesty International Annual Report) che è tradotto in più lingue (tra cui l'italiano). Rapporto 2019-2020 Il rapporto 2019-2020 è suddiviso in sei principali macro Regioni: Africa subsahariana, Americhe, Asia e Pacifico, Europa orientale e Asia Centrale, Medio Oriente e Africa del nord, e denuncia, per ogni nazione appartenente ad una specifica Regione, i diritti umani violati nell'anno della pubblicazione del rapporto. La denuncia per ogni nazione a sua volta, è suddivisa in paragrafi come, per citarne alcuni: Contesto, Diritto all'alloggio - Sgomberi forzati, Libertà di riunione, Uccisioni illegali, Libertà di espressione, Sparizioni forzate, Prigionieri politici, Libertà di espressione e di riunione, Pena di morte, Tortura ed altri maltrattamenti, Uso eccessivo della forza, Diritto alla salute - Mortalità materna, Impunità, Controterrorismo - Detenzioni, Condizioni carcerarie, Diritto all'infanzia, Ergastolo senza possibilità di libertà provvisoria, Diritto dei migranti, Diritti dei rifugiati e migranti, Minori non accompagnati, Uccisioni arbitrarie, Violenza contro le donne, Diritti delle donne, Rifugiati e richiedenti asilo, Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate, Obiettori di coscienza, Discriminazione - ROM, Controterrorismo e sicurezza. Il rapporto 2019 - 2020, stampato a giugno 2020, comprende, oltre che panoramiche per ognuna delle sei macro-regioni, anche 19 approfondimenti per quelle nazioni del mondo che si sono più delle altre "distinte" per aver violato i diritti umani. Queste nazioni sono: Arabia Saudita, Brasile, Cina, Egitto, India, Iran, Libia, Myanmar, Polonia, Repubblica Centrafricana, Russia, Siria, Somalia, Sudan, Turchia, Ungheria e Venezuela ma anche Italia e Stati Uniti d'America.

L'Italia viene denunciata per i "rifugiati e richiedenti asilo" e le relative «politiche e la retorica anti-immigrazione del primo governo Conte»; la "politica dei porti chiusi"; per il "diritto all'alloggio e gli sgomberi forzati"; per "tortura e altri maltrattamenti". Per la tortura aggravata ad opera di 15 agenti di custodia nel carcere di San Gimignano contro un detenuto. Per "i decessi in custodia" come per il processo che riguardava il decesso di Stefano Cucchi nel 2009 e per il "commercio di armi" (sospeso poi dal governo italiano) che vedeva come acquirenti l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

Stati Uniti d'America. Amnesty, in relazione ai "Meccanismi Internazionali sui diritti umani", denuncia che il governo americano dell'amministrazione Trump a luglio 2019 dichiarò che «la sua linea attuale era di collaborare alle procedure sui diritti umani delle Nazioni Unite soltanto quando queste fossero "vantaggiose per gli obiettivi della politica estera degli Usa", rifiutando pertanto di cooperare con il meccanismo di esame sulla situazione dei diritti umani in territorio statunitense».. Ancora una denuncia sui: "Rifugiati, richiedenti asilo e migranti"; su "genere, sessualità e identità"; sulla "libertà di espressione" e "controterrorismo e sicurezza"; "tortura e altri maltrattamenti"; "violenza legata all'uso di armi da fuoco"; "pena di morte" e "uso eccessivo della forza".

Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto Amnesty metteva in risalto che 1000 persone nel 2018 e almeno altrettanto nel 2019 sono stati gli uccisi «a seguito dell'utilizzo di armi da fuoco da parte degli agenti». Secondo tale rapporto «gli afroamericani erano sproporzionalmente colpiti dall'uso di forza letale da parte della polizia».

Rapporto 2020-2021 Il rapporto di Amnesty International del 2020-2021 punta il dito in particolare sull'eccezionalità di un anno che è stato caratterizzato dalla pandemia. L'alto numero delle vittime è stato incrementato dalle ampie diseguaglianze esistenti, aggravato da sistemi sanitari minati da austerità e da istituzioni internazionali rese più deboli nelle loro funzioni. La vera leadership emersa in questa situazione non è stata politica, ma costituita da personale medico e sanitario, da scienziati, da tecnici e da tutti coloro che si sono occupati delle infinite necessità in situazioni di emergenza. La pandemia ha anche rivelato ancor più le conseguenze tragiche dell'abuso di potere e sono state le singole persone a ribellarsi contro diseguaglianze, violenze ed esclusioni.Agnès Callamard, Introduzione al Rapporto annuale 2020-2021, Infinito Edizioni, Formigine, aprile 2021

Dati dal Rapporto 2020-2021, informazioni tratte da ricerche su 149 paesi.Rapporto annuale di Amnesty International 2020-2021, Infinito Edizioni, Formiggine, aprile 2021 Vessazioni da parte delle autorità statali nei riguardi di operatori sanitari e altri operatori essenziali nella risposta alla Covid-19 nel 28% dei paesi. Autorità dello stato hanno ostacolato e intimidito personale sanitario e altri lavoratori essenziali nell'ambito della pandemia in almeno 42 paesi. Provvedimenti relativi alla Covid-19 con un esito discriminatorio sui gruppi marginalizzati nel 56% dei paesi. Risoluzioni prese dai governi per controllare la diffusione della pandemia hanno avuto una conseguenza discriminatoria su gruppi marginalizzati nel loro diritto alla salute in almeno 83 paesi. Prigionieri di coscienza presenti in 36% dei paesi, sono stati detenuti in almeno 53 paesi. Torture e maltrattamenti in 58% dei paesi con esiti mortali nel 28%. Torture e maltrattamenti sono stati constatati in 87 paesi di cui almeno 41 con esito infausto. Rimpatri forzati di migranti o rifugiati verso quei paesi dove erano a rischio di persecuzione in 28% dei paesi. I rimpatri forzati sono avvenuti in almeno 42 paesi. Sgomberi forzati nel 28% dei paesi, avvenuti in almeno 42 paesi.

Rapporto 2021-2022 Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International apre il "Rapporto annuale 2021.2022" con una introduzione estremamente critica facendo rilevare che nel 2021 "i potenti della terra" hanno usato «slogan patinati del tipo "ricostruiremo un modo migliore" [...]», oltre a ventilare «belle promesse» di un "reset globale" dell'economia e un progetto di una "comune agenda" mondiale «per arginare gli abusi delle multinazionali». Ma non solo! hanno promesso: «una ripresa sostenibile a livello ambientale» e un radicale cambiamento che avrebbe favorito la solidarietà globale. Nonostante le molte opzioni, ad avviso della segretaria generale, «i governi hanno ancora una volta scelto politiche e strade che hanno ulteriormente allontanato molti di noi da dignità e diritti.»