Carpinone è un comune italiano di abitanti della provincia di Isernia nel Molise, situato a 636 m.l.m
Origini del nome Il nome deriva dal fiume Carpino che l'attraversa e il fiume a sua volta ha preso il nome dall'allora diffusa pianta Carpino o Carpine, il relativo significato del nome sarebbe quello di (luogo dall'acqua fredda)
Storia Le più antiche frequentazioni del territorio sono generalmente ricondotte all’età preistorica e protostorica, mentre in età storica la zona rientrava nell’area di influenza dei Sanniti,
Secondo le Memorie del Capitolo della Collegiata di Carpinone (1827), attribuite all’arciprete Michelangelo Venditti, l’origine dell’abitato sarebbe collegata alla diffusione del cristianesimo e a precedenti insediamenti di epoca sannitico-romana. Il documento ha carattere ecclesiastico e tradizionale e non è supportato da riscontri archeologici diretti.
Le Memorie richiamano anche la vicinanza di Isernia, già città sannitica e successivamente romana, e la diffusione del cristianesimo tra I e II secolo d.C., collegata sia alla tradizione della predicazione apostolica sia al culto dei martiri locali.
Secondo un documento dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno la fondazione del paese risalirebbe al 982, con un castello stante sotto il potere dell'abate Giovanni di San Vincenzo. Tra i primi signori al governo ci fu Tommaso d'Evoli, signore di Castelpizzuto, Monteroduni e Roccamandolfi. Dopo vicende di lotta di possesso tra le famiglie, Carpinone fu ceduto alla famiglia Caldora nel XV secolo, che fortificò il castello.
I successivi signori furono i membri della famiglia Pandone, Francesco e Pandolfo, e in seguito le famiglie Ceva Grimaldi e i De Riso. Nel 1807 il paese entrò nel distretto di Isernia, sotto la giurisdizione di Castelpetroso. Dal 1861 fece parte della, provincia di Campobasso e dal 1970 di quella di Isernia.
Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Carpinone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica n. 4153 del 2 settembre 1988. È raffigurato, su sfondo oro, un uccello posato su un ramo fiorito, posto in palo e nascente dalla punta. Il gonfalone è un drappo partito di giallo e di verde.
Monumenti e luoghi di interesse
Architetture religiose
Chiesa di San Michele Arcangelo La chiesa si presenta oggi a navata unica, con un soffitto a volta a due falde e copertura originariamente lignea. In passato erano presenti altari laterali, oggi non più esistenti. All’interno si conservano statue antiche e dipinti più recenti; l’altare maggiore ospita la statua di San Michele Arcangelo, affiancata da due tavole dell’artista locale Ronney di Scienza, mentre lungo le pareti laterali sono collocate le statue della Madonna del Carmine, di San Biagio e dell’Annunciazione.
Chiesa di Santa Maria Assunta La chiesa di Santa Maria Assunta, nella sua configurazione attuale, presenta una pianta a tre navate ed è stata sede del Capitolo locale. Secondo fonti ecclesiastiche, avrebbe goduto del titolo di “Abbazia nullius” e di Chiesa Madre, come indicato in una bolla pontificia attribuita a Papa Pio IX nel 1854.
Al di sotto dell’edificio è segnalata la presenza di un ambiente sotterraneo di dimensioni analoghe alla chiesa sovrastante. Tale spazio, secondo tradizioni locali, sarebbe stato utilizzato in passato per sepolture, accessibili tramite aperture poste lungo la navata centrale e chiuse da lastre in pietra. Questa pratica sarebbe cessata nel 1806, in seguito ai provvedimenti di età napoleonica che vietarono le sepolture all’interno delle chiese.
Nel 1963, durante lavori di rifacimento del pavimento, sarebbero stati individuati ambienti sotterranei con struttura voltata e sorretti da elementi murari, analoghi per impostazione a quelli della chiesa superiore. Secondo testimonianze locali, in tali ambienti sarebbero stati rinvenuti resti ossei, in parte disposti in modo disordinato e in parte collocati in contenitori lungo le pareti.
Chiesa della Madonna degli Angeli e San Francesco di Assisi
La Chiesa di Santa Maria degli Angeli e San Francesco di Assisi è un edificio di culto cattolico situato nel centro storico del paese, all’interno della cinta muraria antica. L’edificio è posizionato tra il secondo e il terzo ordine di mura, a differenza dell’unica chiesa quella di Santa Maria Assunta, collocata invece tra il muro di cinta del castello e il primo ordine delle mura. All’interno dell’edificio è presente una statua della Madonna degli Angeli attribuita ad Arcangelo Testa.
Chiesa di San Rocco L’edificio, aperto al culto nel 1890, sorge nell’area di espansione urbana sviluppatasi al di fuori del nucleo storico medievale. La chiesa fu realizzata sul sito di una precedente cappella rurale, attestata già nel XIV secolo. L’edificio presenta una pianta a tre navate e un impianto architettonico sobrio. L’interno è dominato dall’altare maggiore con la statua del santo; il campanile, che funge anche da torre civica dell’orologio, scandisce le ore e i quarti del giorno.
Chiesa di Santa Maria di Loreto Fu eretta nel 1610 da Biagio Martella, presso un'antica chiesa del 1356. Essa è a navata unica, in fondo vi è l'altare maggiore con la scultura della Vergine. Ai lati ci sono due cappelle, della Sacra Famiglia e di San Leonardo: il soffitto della volta è in legno intagliato e dorato, con accenni di azzurro turchese. Il campanile è a torretta.
Chiesa di San Donato Situata in prossimità dell’area della Montagnola Molisana. È dedicata a San Donato, vescovo e martire venerato in diverse aree dell’Italia centro-meridionale.
L’edificio si trova a circa 2,5 km dal centro abitato, a un’altitudine di circa 900 metri, ed è raggiungibile tramite un sentiero escursionistico segnalato. L’area è interessata dal passaggio di itinerari di carattere storico e naturalistico, tra cui il cosiddetto Cammino Micaelico.
La chiesa sorge lungo un tracciato di origine antica, talvolta identificato con percorsi di epoca sannitica e successivamente romana, riconducibili alla cosiddetta via Aeserniensis, che collegava l’area di Pietrabbondante con Isernia.
L’edificio rientra nella tipologia delle cappelle rurali, diffuse nelle aree appenniniche e legate alla devozione popolare e alle attività agro-pastorali. Nel corso del tempo ha mantenuto una funzione prevalentemente devozionale, rappresentando un luogo di riferimento per la comunità locale.
La festa di San Donato si celebra annualmente il 7 agosto e prevede lo svolgimento di una processione religiosa nell’area circostante la chiesa, con la partecipazione della comunità locale.
Monastero di San Marco Il monastero di San Marco era un complesso monastico benedettino di epoca medievale situato nel territorio di Carpinone, all’interno dell’antico bosco feudale omonimo, oggi scomparso. I resti del monastero, attualmente in rovina, hanno dato il nome alla località circostante.
Il monastero fu fondato nel 1064 in una località denominata Acquasonula, caratterizzata dalla presenza di una sorgente d’acqua particolarmente abbondante e fresca, tuttora esistente. La fondazione è attribuita a Bernardo conte di Isernia, che dotò il complesso di vasti possedimenti fondiari. In seguito, il monastero fu affidato ai monaci benedettini della Abbazia di Montecassino durante l’abbaziato di Desiderio di Montecassino, come attestato da un diploma di concessione conservato presso la medesima abbazia.
Il monastero ospitò una comunità monastica numerosa, attiva fino al 1519, anno in cui, per cause non documentate, i monaci abbandonarono il complesso. Successivamente, i beni furono alienati dai benedettini con il consenso dell’autorità apostolica; secondo una sentenza della Commissione feudale pubblicata a Napoli il 23 agosto 1810, il monastero, con tutte le sue pertinenze e i terreni circostanti, fu venduto a Giovan Battista Cicinelli per la somma di 500 ducati.
Architetture militari
Castello Caldora Il castello fu eretto nell'XI secolo, a forma di pentagono irregolare, delimitato da 5 torri, sopra il burrone che dà sul fiume Carpino. Nel 1223 per volere di Federico II di Svevia il castello fu distrutto da Ruggero da Pescolanciano e ricostruito poi nel XIV secolo dalla famiglia d'Evoli. Nel primo ventennio del XV secolo fu abitato da Jacopo Caldora e poi dal figlio Antonio, che vi stabilì la propria residenza, sino alla guerra contro Alfonso V d'Aragona e suo figlio Ferrante, che gli confiscarono i feudi in Abruzzo e Molise. Nel 1442 Antonio perse gran parte dei suoi domini nella battaglia di Sessano e il castello di Carpinone finì in mano ad altri feudatari, tra cui i Pandone, i Carafa, i De Regina, i Grimaldi e i De Riso. Nel 1954 il notaio Valente, uno degli ultimi proprietari, fece ricostruire il piano nobile, adattandolo alle esigenze abitative dei suoi tempi. L'entrata al castello era difesa in passato dal ponte levatoio e da una porta che dava sul cortile, tirata da catene. Al suo interno si trovano il cortile centrale del piano terra, le stanze delle scuderie, i magazzini e gli alloggi della servitù. Il piano nobile era costituito da ambienti di rappresentanza, resi confortevoli già all'epoca di Jacopo ed Antonio Caldora, al fine di accogliere gli emissari e i sovrani; vi era anche una cappella gentilizia. Il castello oggi è alquanto modificato, soprattutto negli esterni, a causa dei rifacimenti dopo i terremoti del 1456 e del 1805; le torri si presentano ancora intatte, benché intonacate.
Aree naturali
Monte dei Santi Il rilievo denominato Monte dei Santi è oggetto di interesse nella storiografia locale per la presenza di cavità naturali, menzionate in opere di carattere storico e topografico tra XIX e XX secolo.
Lo studioso Giuseppe Sanchez, nell’opera Campania Sotterranea (1883), descrive l’esistenza di un’ampia cavità nel territorio, successivamente ripresa da Giambattista Masciotta in Arte e Storia (1889). Quest’ultimo, riportando anche testimonianze orali raccolte tra la popolazione locale, riferisce della presenza di una grotta con due ingressi, uno orientale e uno occidentale, in seguito occlusi rispettivamente da fenomeni naturali e da interventi antropici.
Cascate di Carpinone Nei pressi del centro storico sono situate le cascate di Carpinone, raggiungibili e visitabili a piedi, una più grande e parzialmente artificiale (a causa di una diga per una centrale idroelettrica vicina) e una più piccola e naturale, derivante dall'unione dei fiumi Carpino e Tura.
Società Evoluzione demografica
Geografia antropica Le informazioni relative allo sviluppo urbano originario dell’abitato derivano in larga parte da tradizioni locali e da fonti ecclesiastiche di età moderna, la cui attendibilità non è sempre verificabile attraverso riscontri archeologici o documentari indipendenti.
Secondo tali ricostruzioni, le prime forme di insediamento stabile sarebbero sorte in prossimità della chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, considerata uno dei nuclei più antichi dell’abitato. L’organizzazione iniziale del tessuto urbano è stata ipotizzata come costituita da abitazioni addossate al pendio roccioso, in una posizione che offriva condizioni favorevoli sia per l’approvvigionamento idrico sia per la difesa.
Alcune interpretazioni locali individuano una prima struttura lineare dell’insediamento lungo un asse corrispondente all’attuale via San Michele (nota anche come via Giudea), ma tale ricostruzione non è supportata da evidenze archeologiche sistematiche.