Ponte dell'Olio (Al Pont da l'Oli in dialetto piacentino.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.
Geografia fisica
Il comune di Ponte dell'Olio si trova in val Nure, sulla sponda destra del torrente Nure, sui Colli piacentini, nell'Appennino ligure. La porzione settentrionale del territorio comunale, fino al confine con San Giorgio Piacentino è pianeggiante, mentre la porzione meridionale presenta caratteristiche collinari che variano tra zone di prima collina e zone di alta collina.. Una porzione del territorio comunale si trova nella val Riglio, valle percorsa dall'omonimo torrente il cui corso segna il confine comunale.
La vetta più elevata del comune è il monte Santo, di . Il territorio è ricco d'acqua, grazie alla presenza di numerosi corsi d'acqua secondari che formano piccole valli in prevalenza con andamento sud-nord.; oltre a questi sono presenti derivazioni artificiali, come il Rio San Giorgio, che traggono le proprie acque dal corso del torrente Nure.
Storia
Parte dei fondi della Basilica di Sant'Antonino di Piacenza sin dal 418, nell'alto Medioevo la zona era sede di un ponte di legno sul Nure, per passare sul quale era necessario il pagamento di un pedaggio.
Dopo la metà del XII secolo, i pellegrini provenienti dal nord Europa e diretti in Spagna a Santiago di Compostela, salivano i sentieri dell'Appennino ligure passando per la val Nure e inevitabilmente a Ponte dell'Olio, allora chiamato Ponte Albarola, il toponimo Albarola rimase, poi, per indicare una frazione del comune di Vigolzone, situata sulla sponda opposta del torrente Nure, circa a valle di Ponte dell'Olio. Vi sorgeva una piccola chiesa dedicata a San Rocco e gestita dai frati con annesso un hospitale: una struttura dedicata a fornire il ristoro, e non solo cure mediche, ai pellegrini.
Nel Medioevo viene testimoniano il ruolo importante del paese come punto snodo alla confluenza delle due strade principali della pianura e della città all'inizio della valle, vi era un grande afflusso di viandanti e viaggiatori e molti scambi commerciali con la Liguria lungo mulattiere, strade, e sentieri appenninici. Nella prima metà del XVI secolo era fiorente l'esportazione illegale dei grani valnurensi, oltre a questo la zona era interessata dal commercio di olio e grani: nel territorio erano attivi sei torchi per l'olio e diversi mulini. Le merci trattate negli scambi commerciali consistevano principalmente in olio d'oliva, lino, sapone, miele, scorze di arancia, olio da brusar (olio per le lampade), formaggio, fagioli e zucchero.
Dopo la caduta di Alberto Scoto, nel 1324 la zona passò a Lancillotto Anguissola, i cui eredi nel 1414 ottennero dal re dei romani Sigismondo di Lussemburgo l'investitura feudale dei castelli di Vigolzone, Folignano, della villa di Albarola, di Riva e Monte Santo. A partire dal 1567 entrò a far parte dei domini dei Farnese, venendo inglobato nel Ducato di Parma e Piacenza.
Nel 1806 Ponte dell'Olio divenne sede di una municipalità, dotata di un'assemblea, che riunì anche altri paesi. Ponte divenne anche sede di una pretura di seconda classe. L'espansione demografica verificatesi nei primi quindici anni del secolo era destinata a subire una brusca battuta d'arresto in coincidenza con l'epidemia di tifo petecchiale sviluppatesi localmente nel 1817.
Per lo sviluppo del commercio fu necessario provvedere allo studio e alla realizzazione, tra il 1835 e il 1836, di un ponte in sasso per i passeggeri, che fu detto "di Maria Luigia d'Austria", dal nome della duchessa di Parma e Piacenza, che ne aveva ordinato la costruzione.
Sotto l'impulso della curia piacentina, nell'anno 1879 fu creata la parrocchia di Ponte dell'Olio che comprendeva la chiesa di San Giacomo e quella di San Rocco.
Durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, Ponte dell'Olio subì bombardamenti da parte delle truppe alleate che colpirono la stazione e il viadotto ferroviario sul Nure, che crollò in seguito all'azione.
Nella notte fra il 14 e il 15 settembre 2015, Ponte dell'Olio, così come il resto della val Nure ed un'ampia parte della provincia di Piacenza, venne colpita dall'esondazione del torrente Nure, dovuta al maltempo e ad ammassi di detriti, che causò danni, tra gli altri al ponte dell'ex strada statale 654 ed al campo sportivo del paese. L'alluvione causò anche il crollo di parte dell'ex strada statale 654 a Recesio, frazione di Bettola situata tra quest'ultimo paese e Ponte dell'Olio causando 3 morti; nel giorno successivo all'alluvione, nei pressi della frazione pontolliese di Biana, venne trovato il corpo di una delle vittime, Luigi Agnelli.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa di San Giacomo Maggiore Edificio ricostruito nel 1272 su un preesistente oratorio anch'esso dedicato a San Giacomo. Tra il XVIII e l'inizio del XIX secolo la chiesa fu oggetto di importanti lavori di ricostruzione con la costruzione di cappelle laterali, la ricostruzione della torre campanaria e il rifacimento della facciata; i lavori furono suggellati dalla nuova consacrazione della chiesa operata dal vescovo di Piacenza Giovanni Battista Scalabrini nel 1884. L'edificio presenta una facciata barocca tripartita da lesene di ordine dorico. All'interno si accede tramite tre portali, il maggiore dei quali è sormontato da una statua raffigurante San Giacomo posta all'interno di una nicchia. La struttura si caratterizza per una pianta basilicale a tre navate, mentre il campanile si trova in posizione frontale sul lato sinistro, isolato rispetto al resto dell'edificio. Chiesa di San Giovanni Battista Situata nella frazione di Castione, la sua costruzione risale al XV secolo con la funzione di cappella privata di proprietà dei conti Salvatico che donarono l'edificio in seguito al crollo di un edificio precedente a causa di una frana. L'edificio subì diversi rimaneggiamenti durante il XVIII secolo tra cui l'allungamento, mentre la facciata venne ricostruita a partire dal 1922 in stile neoromanico. La facciata a capanna è realizzata in mattoni a vista e presenta ai lati lesene a tutta altezza che culminano in guglie sommitali. L'interno presenta una pianta basilicale a tre navate con tre campate voltate a botte e cappelle laterali che si aprono sui lati della navata. Chiesa di San Martino vescovo Situata nella frazione di Torrano, risale, come plebana, al XIV secolo; negli anni successivi la giurisdizione della chiesa venne progressivamente estesa verso ovest fino a ricomprendere anche Chero di Carpaneto. Presenta una pianta basilicale a tre navate con quattro campate. La facciata, realizzata in stile neogotico, si presenta a salienti, monocuspidata e è caratterizzata dalla lunetta del portale affrescata nel 1898 dal pittore piacentino Francesco Ghittoni con l'effigie della Madonna e da una statua raffigurante san Martino Vescovo, alta e realizzata in marmo di Aurisina dallo scultore Paolo Perotti nel 1982..
Architetture civili
Villa San Bono Edificio in stile neoclassico a due piani con annessi un oratorio, un campanile ed edifici più bassi, di tipo rurale, circondati da un ampio cortile nel quale fu collocata anche una filanda costruita nel XVIII secolo dalla famiglia francese Sabonet. La facciata anteriore presenta due ordini di finestre: quelle in basso sono tipiche da convento, mentre quelle superiori sono sormontate da cornici orizzontali. Ai lati vi si trovano due portoni per l'accesso. Il palazzo ha ampi saloni con pareti e soffitti affrescati. Nel 1819 vi soggiornò la regina consorte Carolina di Brunswick, moglie del re Giorgio IV del Regno Unito. La villa appartenne ai conti cremonesi Guarnieri-Passerini e, dal 1818 al 1938, ai piacentini Ghizzoni; dal 1938 al 1942 passò all'imprenditore locale Giovanni Rossi e quindi alla Mensa Vescovile di Piacenza. All'interno della proprietà non sono più visibili gli edifici che ospitavano la filanda, chiusa nel 1853 dalla famiglia Ghizzoni, che realizzò il viale San Bono, la ghiacciaia e la grande vasca della raccolta dell'acqua. Antiche fornaci Complesso industriale finalizzato alla produzione della calce viva edificato a partire dal 1890 ad opera del capomastro Emilio Rossi su commissione di Vincenzo Ghizzoni, socio della ditta Fornace di Calce Val Nure V. Ghizzoni e soci. L'impianto fu poi ampliato dal figlio di Emilio, Giovanni Rossi, fondatore della Cementirossi, con la costruzione di una seconda fornace all'inizio del novecento, raggiungendo, infine, un totale di 5 fornaci negli anni '20. Del complesso restano le ultime tre fornaci costruite, divenute di proprietà comunale e la villa di residenza di Giovanni Rossi, adibita a sede di uffici comunali. Palazzo Scribani Rossi Edificio risalente al XIX secolo, edificato dall'omonima famiglia, proprietaria anche del vicino castello di Riva durante l'Ottocento, è parte di un complesso che, oltre al palazzo propriamente detto, include un rustico, risalente alla stessa epoca.
Architetture militari
Castello di Folignano Di questo maniero non si hanno notizie anteriori al XIV secolo. Nel 1319 la famiglia Copallati lo vendette ai figli di Riccardo Anguissola, fratello di Bernardo Anguissola, che è stato proprietario anche del castello di Riva. Nel 1504 il re di Francia infeudò il conte Pier Bernardino Anguissola dei feudi di Folignano e San Polo. Il castello rimase degli Anguissola fino alla fine dell'Ottocento. La sua pianta è quadrangolare e ad ogni vertice si erge una bassa torre di forma circolare. Le mura perimetrali erano circondate da un ampio fossato, ora occupato dal bocciodromo. Il castello, in buone condizioni di conservazione, è stato trasformato in azienda agricola ed ospita il museo della pigiatura.
Castello di Fratta Castello costruito probabilmente in appoggio al vicino fortilizio di Torrano, nel 1315 apparteneva alla famiglia Fulgosio, passando poi alle famiglie Leccacorvi e Nicelli. Nel 1446 Stefano Nicelli ne ottenne l'investitura dai duchi di Milano, tuttavia pochi anni dopo sorse una disputa sull'effettiva proprietà dell'edificio che nel 1482 ritornò agli eredi dei Leccacorvi. In seguito l'edificio passò a Bernardino Marconi, poi ai Chiapponi e infine alla Camera Ducale farnesiana. Del complesso originaria rimane una tozza torre notevolmente rimaneggiata.. Castello di Riva Posto in posizione strategica, lungo la strada che risale la val Nure, all'imbocco della vallata, è citato per la prima volta in un investitura del 1199. Realizzato con pietre provenienti dal torrente Nure, presenta una pianta triangolare ed è caratterizzato da un mastio quadrato, una torre rompitratta lungo il lato nord, che si ricollega con il mastio tramite una loggia risalente al XV secolo, due torri sui vertici e una torre nei pressi dell'ingresso con ponte levatoio. Castello di Torrano Edificato tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento, ampliando una torre risalente al 1250, venne distrutto nel 1321 ad opera di milizie al soldo di Galeazzo I Visconti, nei secoli successivi passò più volte di mano fino a entrare nelle proprietà della camera ducale e, poi, del demanio. Nel Novecento fu di proprietà del barone Zipperlen che procedette a effettuare lavori di ampliamento. Il forte presenta la torre originaria, da cui si sviluppa una cerchia muraria caratterizzata da merlatura ghibellina. L'ingresso è caratterizzato da una piccola torre di forma quadrata con ponte levatoio..