Crevalcore (Crevalcôr in dialetto bolognese occidentale) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bologna in Emilia-Romagna. Nel 2000 gli è stato conferito il titolo di città. Dal gennaio 2012 fa parte dell'Unione Terre d'Acqua, di cui è capoluogo dal gennaio 2026.

Geografia fisica Crevalcore è a 20 metri di altitudine sopra il livello del mare e si trova nella Pianura Padana. La città ha classificazione climatica zona E, 2238 GR/G.

Storia Fondazione del castello Del toponimo Crevalcore sono state fornite diverse e contrastanti spiegazioni etimologiche; la più antica di cui si abbia notizia risale al XVI secolo ed è di Carlo Sigonio: «Castrum alterum Crepacorium ad disrumpendum cor hostium munivere»Carlo Sigonio, De rebus bononiensibus, Francfurti 1604, I. 5.. Con l'espressione castrum alterum il Sigonio si riferisce alla costruzione di un secondo castello (l'attuale Crevalcore) compiuta dal Comune di Bologna fra il 1226 e il 1231 dopo la completa distruzione del precedente ad opera delle truppe dell'imperatore Federico II nel 1219. Sul versante letterario il Tassoni inventa una spiegazione ancor più allettante e fantasiosa: «Già vi fu morto Pansa e dal dolore nominata dai suoi fu Grevalcore»Alessandro Tassoni, La secchia rapita, c. Il, 15ª ottava. riferendosi a un episodio delle guerre civili del 43 a.C., la cosiddetta guerra di Modena.

Della diffusione di un'etimologia legata alla parola cuore fa fede anche lo stemma del paese (tre cuori rossi in campo bianco) e ancor più il fatto che dopo la ricostruzione del 1231 il nome fu mutato in quello beneaugurale di Allegralcore. Una spiegazione etimologica più fondata collega invece il nome all'espressione latina crepa(tum) corium cioè pelle, scorza crepata, a designare una zona, al limite delle valli, in cui il ritirarsi dell'acqua nei periodi estivi produceva le tipiche screpolature dei terreni paludosi. La prima menzione certa del toponimo Crevalcore è in un documento del 1130 pubblicato dal Tiraboschi dove si parla di casamentum unum juris Sancti Silvestri in castro CravacuoreGirolamo Tiraboschi, Storia dell'Augusta Badia di S. Silvestro di Nonantola, Modena, 1784, T. l, p. 249..

Il castrum non sorgeva però nel luogo attuale, ma a poca distanza dai ruderi del più antico castello di Fultignano, già in rovina nel 1017, che si può ritenere facesse parte del sistema difensivo bizantino lungo il confine del Panaro. In alcune mappe secentesche dell'Assunteria ai confini e alle acque del Comune di Bologna (Bologna, Archivio di Stato) sono ancora indicate, in località Guisa, le vestigia di Crevalcore vecchio. Nonostante residui margini di incertezza derivanti dalla mancanza di recenti e approfonditi studi sull'argomento, l'origine di Crevalcore potrebbe così essere ricostruita: nei pressi dei ruderi di Fultignano il Comune di Bologna, avviato alla conquista del contado, intorno al 1130 costruì il primo castello in territorio appartenente all'Abbazia nonantolana che proprio in quegli anni, essendo in conflitto con Modena, si era consegnata ai bolognesi; tale castello fu diroccato nel 1219 nel corso delle guerre intraprese da Federico II per riaffermare l'autorità imperiale.

I bolognesi lo ricostruirono (1231) 3 km a nord-ovest in posizione più prossima al Panaro (che allora scorreva lungo l'attuale via Argini) in forma quadrata con un impianto urbanistico regolare. Al nuovo castrum (chiamato "Crevalcore nuovo" in una carta del 1231 del Registro nuovo del Comune di Bologna)Registro nuovo del Comune di Bologna, ms. presso l'Arch. di Stato di Bologna, c. 200. fu mutato il nome e si chiamò "Allegralcore" mentre il castello diroccato venne chiamato Crevalcore vecchio. "Allegralcore" non riuscì però ad attecchire e a un secolo di distanza si ritornò, anche nei documenti ufficiali, all'antica denominazione.

Il castello non ebbe vita facile; per richiamarvi gente dalle zone limitrofe allo scopo di disporre di un maggior numero di braccia per la difesa furono concesse esenzioni fiscali che ne fecero un borgo franco, ma nel 1239 nuovamente fu investito dalle milizie di Federico II, occupato e incendiato. Dopo un'ulteriore ricostruzione il Senato bolognese considerò l'opportunità di un più rapido collegamento con Bologna che avrebbe permesso l'invio di rinforzi con maggiore celerità; tra il 1245 e il 1250 fu tracciata la nuova strada che, congiungendo in linea retta Borgo Panigale con Persiceto e Crevalcore, prese il nome di Crevalcorese. Alla fine del XIII secolo si fecero ulteriori opere di fortificazione e venne rafforzata la guarnigione di stanza nel castello a causa delle lotte con gli Estensi, insediatisi a Modena nel 1289. Il XIV secolo fu particolarmente ricco di scontri, assalti, colpi di mano, sia nelle contingenze delle lotte tra Geremei e Lambertazzi sia a causa dell'occupazione viscontea.

I Pepoli, cedendo il dominio di Bologna ai Visconti, si erano riservati i castelli di Persiceto e Crevalcore, ma Giovanni da Oleggio, che governava a nome dell'Arcivescovo Giovanni Visconti, imprigionò Jacopo Pepoli e si fece consegnare i due castelli. Deciso a recuperare Bologna, di cui l'Oleggio si era proclamato signore nel 1359 dopo la morte dell'Arcivescovo, Bernabò Visconti, giunto con un esercito, prese Crevalcore; Bologna era stata nel frattempo ceduta al papa e il legato pontificio, cardinale Egidio Albornoz, si era attestato a Persiceto. Per alcuni anni si ebbe una situazione di tensione con scaramucce e scontri finché, avendo la meglio le truppe pontificie, il Visconti fu costretto a ritirarsi. A Crevalcore si svolsero nel 1364 le trattative di pace, concluse con la cessione del castello al Legato. La minaccia viscontea si riaffacciò con maggior vigore nel 1385, dopo l'ascesa al potere di Giangaleazzo: Crevalcore fu teatro di importanti fatti d'arme nel 1390, tra l'esercito del duca e Alberico da Barbiano, comandante delle truppe bolognesi. Nel 1389, in previsione di un attacco visconteo, essendo il più esposto dei castelli bolognesi, era stato nuovamente fortificato, rinforzato il palancato di travi che lo cingeva e rinsaldato il terrapieno.

Furono anni convulsi: nel 1403 si arrivò alla pace seguita, a Crevalcore, da otto anni di dominio estense. Dopo la cacciata del legato pontificio (1411) si accesero estremamente aspre le lotte tra le fazioni dei Bentivoglio e dei Canetoli i quali, avendo a Crevalcore folte schiere di partigiani, usarono il castello come base operativa nel vano tentativo di impadronirsi del potere. Solo al consolidarsi definitivo della signoria bentivolesca ebbe inizio un lungo periodo di pace. Ciò rese possibile una serie di risistemazioni idrauliche che sortirono l'effetto di ridurre l'estensione delle valli e acquistare alla coltura nuovi terreni. Fra le opere idrauliche di maggior rilievo va annoverato lo scavo del Cavamento Foscaglia, gettantesi in Panaro all'altezza di Finale, per il quale si rese necessaria una trattativa con gli Estensi.

Organizzazione del territorio Tutto il territorio, nonostante fosse passato dal 1130 sotto il dominio di Bologna, era rimasto di proprietà dell'abbazia nonantolana che lo gestiva concedendolo in enfiteusi ai terrazzani. Nel Trecento però l'abbazia era in decadenza e la concessione in enfiteusi serviva ormai a mascherare vere e proprie alienazioni. Si trattava di terreni in larga parte incolti; nel 1312 gli abitanti di Crevalcore ottennero un'area a est del castello che diede origine a una partecipanza, di cui resta il ricordo nel toponimo Beni Comunali. Anche i Pepoli ottennero dalla badia una concessione enfiteutica, punto di partenza per la formazione di un patrimonio terriero di entità notevolissima che comprendeva quasi per intero l'estensione delle valli.

Nel 1578 il conte Giovanni Pepoli, complice il Consiglio della Comunità, usurpò una quota dei beni della Partecipanza, che entrò in crisi, come risulta da due volumi di cabrei conservati nell'Archivio comunale, nel XVII secolo. I Pepoli possedevano a Crevalcore oltre 3.000 ettari, per un totale di circa 150 poderi coltivati da altrettante famiglie mezzadrili. I poderi erano organizzati in cinque imprese facenti capo ad altrettante ville, attorno alle quali spesso si sviluppava un borgo con artigiani, botteghe, chiesa, ecc.

Le più antiche sono: Galeazza, il cui nucleo primitivo era costituito dalla poderosa torre trecentesca costruita da Galeazzo Pepoli, e Palata, dove fu costruito un palazzo-castello che suscitò, verso il 1540, l'entusiastica ammirazione di fra Leandro Alberti che disse: «Et più giù caminando, alla Palada, incontrasi nel principiato edificio del magnifico Conte Philippo de Pepoli, il qual finito traa li nobili e radi edifici della Italia computare si potrà»Leandro Alberti, Libro primo della deca prima delle Historie di Bologna, Bologna, 1541, c. 21..

Più modeste erano invece le ville della Filippina, Guisa, Ca' de Coppi. Ma anche altre nobili famiglie si insediarono nel Crevalcorese, grazie a concessioni enfiteutiche, nel XV secolo. Fra queste le più importante erano i Bevilacqua, i Bolognini e i Caprara. Il territorio assunse in tal modo una fisionomia ben definita: a sud, nelle immediate vicinanze dei castello, entro le maglie ancora visibili della centuriazione romana, esisteva una zona di proprietà frazionata e di poderi di piccole dimensioni; a nord, c'era una zona in cui prevaleva la grande proprietà in mano a famiglie nobiliari bolognesi che investivano in beni immobili i patrimoni accumulati nel secolo precedente in attività bancarie o mercantili.

La piccola proprietà era tuttavia sottoposta, specialmente nel Cinquecento, a una progressiva erosione a vantaggio delle proprietà nobiliari, conservatesi sostanzialmente intatte fino al secolo scorso (i Caprara vendettero le loro terre intorno al 1820; ai Pepoli subentrarono i Torlonia nel 1857.

Un episodio bellico di rilievo accadde nel 1643 durante guerra per il Ducato di Castro: ne restano due incisioni che mostrano l'assalto dell'esercito della lega farnesiana e sono fra le immagini più antiche dell'iconografia crevalcorese dopo il disegno del manoscritto GozzadiniMs. Gozzadini 171 della Bibl. Comunale dell'Archiginnasio, edito da Mario Fanti, Ville castelli e chiese bolognesi da un libro di disegni del Cinquecento, Bologna 1967.. Il castello viene raffigurato con dovizia di particolari, suddivisi nei suoi 32 isolati, con quattro bastioni agli angoli, le porte, i ponti levatoi, il largo fossato colmo d'acqua del canal Torbido. Fu probabilmente in questa circostanza che venne demolita la chiesa di S. Martino in Cozzano, citata già nei documenti dell'XI secolo. È forse l'ultima volta che la struttura difensiva castrense venne messa alla prova. Nel secolo seguente il fossato, senza più manutenzione, si interrò e diventò luogo di scarico per i rifiuti, tanto che nel 1855 il medico Federico Rossi, attestandone l'insalubrità, ne raccomandò il riempimento.

Dal XVIII secolo ad oggi Se nel Settecento la vita crevalcorese appare consumarsi nella tranquillità del quotidiano, scandita dal lento succedersi delle processioni religiose (tale almeno è l'immagine consegnataci da una cronaca di Stefano Maria Setti)Stefano Maria Setti, Memorie di Crevalcore…, ms. della Biblioteca Comunale di Crevalcore. e non toccata che marginalmente da un episodio militare della guerra di successione austriaca (battaglia di Camposanto, 8 febbraio 1743), gli avvenimenti del 1796 le conferiranno un'impronta decisamente più dinamica. Con la creazione della Repubblica Cispadana il paese fu incluso nel Dipartimento dell'Alta Padusa che ebbe per capoluogo Cento, ma i cambiamenti di maggior rilievo sotto il profilo economico furono dati dalla soppressione delle Compagnie religiose (dei Battuti, dei Poveri, del Rosario, del Sacramento, dell'Immacolata Concezione), quasi tutte titolari di un patrimonio immobiliare di una certa entità.