Il greco moderno, neoellenico o neogreco (in greco Νέα Ελληνικά nèa ellinikà o Νεοελληνική neoellinikì ) ma chiamato anche semplicemente greco dai suoi locutori (in greco Ελληνικά ellinikà [e̞liniˈka]), storicamente e colloquialmente anche conosciuto come Ρωμαίικα romèika [ɾo̞ˈme̞i̯ka] e, fino al 1976, anche come demotico (in greco δημοτική [ðimoti'ki]) è una lingua indoeuropea attualmente parlata da circa 15,5 milioni di persone, soprattutto in Grecia e a Cipro.
Convenzionalmente e in modo simbolico, si comincia a parlare di greco moderno a partire dalla caduta dell'Impero bizantino, nel 1453.
Per molto di questo tempo la lingua è esistita in una forma di diglossia, con vari dialetti parlati a livello locale e regionale coesistenti con forme arcaiche di greco. Durante il XIX e XX secolo fu tentata l'introduzione della katharévousa in sostituzione del greco demotico (da non confondersi col demotico egizio).
Attualmente, il greco moderno standard, lingua ufficiale sia in Grecia sia a Cipro, è basato sulla "δημοτική γλώσσα" (dhimotikì ghlòssa), ovvero sulla lingua "popolare".
Classificazione Il greco moderno appartiene alla famiglia delle lingue elleniche che è una famiglia a sé stante all'interno del gruppo indoeuropeo e che comprende, tra le altre anche la lingua pontica, cappadocica e zaconica. Assieme al greco moderno, tutte le altre lingue sono discendenti della koinè ellenistica, eccetto lo zaconico, parlato nel Peloponneso e discendente dell'antico dialetto dorico.
Diffusione Attualmente il totale delle persone che parlano il greco è stimabile tra i 14 e i 17 milioni di persone soprattutto, come detto, in Grecia e a Cipro, sebbene vi siano comunità greche di rilevanza storica che utilizzano il greco in numerose zone un tempo dominio dell'impero bizantino. Esistono comunità grecofone in Albania, Bulgaria, Turchia, Romania e in alcuni paesi che si affacciano sul Mar Nero, come Ucraina, Russia e Georgia, e in alcuni paesi del bacino del Mediterraneo, come Italia, Egitto e Israele.
Il greco è anche parlato da numerosi emigranti e discendenti di emigranti che attualmente vivono in Nord America e Australia.
Status Il greco è la lingua ufficiale della Grecia, dove la lingua è parlata dal 99,5% della popolazione, e di Cipro, dove è sempre stata la lingua ufficiale dello stato cipriota storico (nella parte di Cipro che si è formata dopo l'invasione militare turca si parla invece il turco). L'adesione della Grecia all'Unione europea ha fatto in modo che il greco fosse riconosciuto come lingua ufficiale dell'Unione europea.
Studio della lingua La prima grammatica della lingua greca moderna è quella di Nikolaos Sophianos di Corfù, scritta nella prima metà del XVI secolo.Νικολάου Σοφιανού του Κερκυραίου. Γραμματική της κοινής των Ελλήνων γλώσσης, pubblicata per la prima volta a Parigi da Emile Legrand, in Collection de Monuments pour servir a l'etude de la langue neo-hellenique, No 6, Maisonneuve et Cie., Paris, 1870. Successivamente furono pubblicate le grammatiche di Girolamo Germano (1622)Vocabolario italiano et greco, nel quale si contiene come le voci Italiane si dicano in Greco volgare. Con alcune regole generali per quelli che sanno qualche cosa di Gramatica, acciò intendano meglio il modo di declinare, & coniugare li Nomi, & Verbi; & habbiano qualche cognitione della Gramatica di questa lingua Greca volgare. Composto dal P. Girolamo Germano della Compagnia di GIESV. In Roma, per l’Herede di Bartolomeo Zannetti 1622, (online). e Simon Portius (1632).Simon Portius (Simone Porzio): Grammatica linguae graecae vulgaris. Reproduction de l'édition de 1638 suivie d'un commentaire grammatical et historique par Wilhelm Meyer avec une introduction de Jean Psichari. E. Bouillon et E. Vieweg, Paris 1889, (online). Tutte e tre le grammatiche includono elementi derivati dalla lingua colta e Sophianos descrive le caratteristiche specifiche del suo dialetto nativo. Le opere forniscono comunque un resoconto coerente di una lingua parlata comune sia pur con varianti locali. Una grammatica inedita di Romanos Nikephoros (XVII secolo) contiene molte interessanti osservazioni sulle differenze regionali nel parlato. All'inizio del XVIII secolo, Alessio de Somavera (padre Alexis de Sommevoir, cappuccino francese dell'Alta Marna che passò molti anni a Costantinopoli, Smirne e in altre terre di lingua greca) pubblicò il primo lessico del greco volgare.Tesoro della lingua greca-volgare et italiana: cioè ricchissimo dizionario greco-volgare et italiano etc. Parigi, appresso Michele Guignard, 1709, (online). Più recentemente si segnala la grammatica del greco moderno di Manolis A. Triantafyllidis, tradotta in 14 lingue è ancor oggi considerata una fonte affidabile dai linguisti.Tριανταφυλλίδης, Μ. 1996. Νεοελληνική Γραμματική (της δημοτικής). (ανατύπωση της έκδοσης του ΟΕΣΒ (1941) με διορθώσεις). Ίδρυμα Μανόλη Τριανταφυλλίδη [Ινστιτούτο Νεοελληνικών Σπουδών]. Χατζησαββίδης, Σ. και Α. Χατζησαββίδου 2009. Tradotta in varie lingue, fra cui in italiano come Piccola grammatica neogreca, traduzione italiana di Maria Caracausi, Salonicco, Università Aristotele di Salonicco, 1995
Varietà del greco moderno
Lingua standard e katharévousa
demotico (Δημοτική, "[lingua] popolare"): con il termine di demotico ci si riferisce a tutte le forme di greco parlate a livello popolare che hanno preso origine e si sono sviluppate nel corso dei secoli dalla koinè e mutuamente intelligibili. Come mostrato nel Digenis Akritas, il demotico era già sviluppato e delineato a partire dal IX secolo e riconosciuto come forma vernacolare della lingua romana dell'Impero bizantino. Attualmente, una forma standardizzata del demotico costituisce la lingua ufficiale della Repubblica greca ed è a questa lingua che si riferiscono i nomi d'uso comune greco moderno e neogreco; la denominazione dhimotikí o demotico oggi è utilizzata soprattutto in contrapposizione con katharèvousa. katharèvousa (Καθαρεύουσα, "[lingua] purificata"): una sorta di dialetto sociale arcaizzante (di poco differente dall'antico dialetto attico, ma che non ha mai raggiunto una vera standardizzazione) promosso e codificato nel XIX secolo come lingua ufficiale della Grecia libera e indipendente dopo secoli di dominio turco. Contrariamente alle speranze dei suoi creatori, questa lingua artificiale è sempre rimasta confinata alle situazioni ufficiali e formali, ed è stata la lingua ufficiale della Grecia fino all'abbandono nel 1976, anno in cui la lingua popolare venne finalmente riconosciuta lingua ufficiale dello Stato greco. Nell'epoca in cui la katharèvousa era lingua ufficiale, la dicotomia linguistica cui i greci erano sottoposti ha portato ad accesi conflitti fra coloro che sostenevano la lingua "pura" e chi invece sosteneva la lingua "popolare", innescando la questione della lingua greca. La katharèvousa utilizzava il sistema di accentazione politonico del greco antico, che fu mantenuto nella dhimotikí fino al 1982, anno della riforma che ha introdotto il sistema monotonico (l'unico accento è quello acuto e si segna solo sui polisillabi e con funzione diacritica su alcuni monosillabi, gli spiriti sono del tutto eliminati).
Dialetti
dialetto cretese, parlato sull'isola di Creta. dialetto greco cipriota, parlato sull'isola di Cipro.
Dialetti estinti
ievanico: lingua parlata dagli ebrei Romanioti. Oggi estinto, era già in declino da molti secoli quando gli ultimi parlanti sono stati sterminati durante l'Olocausto. greco di Cargese: lingua parlata dai Greci di Cargese nel corrispettivo comune in Corsica; oggi è estinto ma ha influenzato molto la lingua corsa. Inoltre nonostante i cognomi dei greci siano stati "corsizzati", questi hanno mantenuto l'origine greca.
Grammatica
Le principali differenze grammaticali fra greco antico e moderno sono nella flessione, cioè nella coniugazione verbale e nella declinazione dei nomi. Si possono riassumere le principali innovazioni nei seguenti punti: il greco moderno ha perso il duale (già comunque debole in greco classico) e il caso dativo nella declinazione, che oggi si esprime con il genitivo o equivalentemente con un complemento di moto a luogo figurato, in modo simile all'italiano: p.e., μου έδωσες, mi hai dato (μου è genitivo); έδωσες σε μένα, hai dato a me (letteralmente "verso/in me"; (ε)μένα è accusativo). di conseguenza la quasi totalità delle preposizioni regge l'accusativo, formando spesso "preposizioni complesse". Ad esempio, πάνω, sopra: πάνω από το τραπέζι, al di sopra del tavolo (ma non a contatto), o πάνω στο τραπέζι, sul tavolo (con contatto). Non ne mancano varie reggenti il genitivo, come εκτός (fuori), che però possono essere riformulate allo stesso modo: εκτός του σπιτιού o εκτός από το σπίτι, fuori dalla casa. Le preposizioni di uso più frequente: από (ha conservato l'antico valore di separazione, origine e allontanamento), σε (discendente dell'antica , ha conservato il valore di moto a luogo, guadagnando in aggiunta anche lo stato in luogo e il complemento di termine; è l'unica che può unirsi all'articolo determinativo formando le preposizioni articolate: στο, στη, στο ecc.), με (discendente di μετά, ha conservato i valori di mezzo, strumento, compagnia e unione, perciò spesso traducibile in italiano con la preposizione "con"), για (discendente di διά, indica causa, fine, scopo). in generale la declinazione dei nomi si è molto semplificata in poche categorie con meccanismi regolari e simili fra loro. Per esempio, la forma antica χάρις (grazia), della terza declinazione, è passata alla più semplice e regolare prima declinazione, χάρηIn casi come questo, la confusione è stata favorita dalla pronuncia /i/ di η che, una volta caduto il sigma, ha fatto percepire il vocabolo come appartenente alla prima declinazione. nella coniugazione il verbo ha perso il duale (già debole in epoca antica come nella flessione nominale) e il modo infinito (probabilmente influenzando così le altre lingue della lega balcanica di cui fa parte; secondo altri, però, sarebbero state le altre lingue balcaniche a trasmettere questo tratto al greco: la questione è dibattuta), sostituendo quest'ultimo con il congiuntivo introdotto dalla particella να (derivata dall'antica congiunzione subordinante di valore finale ), che distingue fra aoristo e presente: ad esempio, θέλω να φάω, (lett. "voglio che io mangi"=) voglio mangiare (ora, una volta sola) e θέλω να τρώω, voglio mangiare (in continuazione, tutto il giorno, o tutta la vacanza, ecc.). un relitto dell'infinito è tuttavia rimasto nell'απαρέμφατο (aparèmfato), forma indeclinabile formata sul tema dell'aoristo (attivo e passivo) e utilizzato esclusivamente assieme all'ausiliare "avere" (έχω) per formare il perfetto, il piuccheperfetto e il futuro perfetto, con costruzione analoga al passato prossimo italiano (bisogna tuttavia sottolineare che l'απαρέμφατο non è un participio passato, pur comportandosi come tale; il participio greco, la μετοχή, che può essere attivo o passivo, costruisce il passato in modo perifrastico, unendo il participio presente di έχω (έχοντας) e l'απαρέμφατο, salvo alcune particolari forme passive derivate dall'antico participio perfetto e utilizzate perlopiù come aggettivi) che continua l'aspetto risultativo/stativo dell'antico perfetto (ricordando fra altri esempi il present perfect inglese). Anche l'introduzione dell'ausiliare unico "avere" (usato solo per perfetto, piuccheperfetto e futuro perfetto con l'απαρέμφατο) è un'innovazione. l'antico futuro non esiste più, mentre quello moderno è stato mutuato dal congiuntivo: la particella θα (contrazione di θέλω να, "voglio ...") viene preposta alle forme del congiuntivo (θα βγω, θα είμαι, θα φάω...), distinguendo l'aspetto dell'aoristo da quello del presente.