Appartenente alla corrente impressionista, il suo lavoro gettò le basi del passaggio dalla concezione ottocentesca dell'attività artistica a una nuova e radicalmente diversa del XX secolo.
Si dice che Cézanne abbia costituito il ponte tra l'Impressionismo della fine del XIX secolo e la nuova frontiera della ricerca artistica dell'inizio del XX secolo, il Cubismo. Le pennellate si presentano a tasselli, attente e profondamente studiate, conferma di quella ricerca tra realtà e interiorità ("ma petit sensation") che lo accompagna in tutta la produzione artistica. Utilizzò, in particolare, piani di colore e piccole pennellate che si sovrappongono per formare campi complessi. I suoi dipinti trasmettono l'intenso studio compiuto da Cézanne sui soggetti; sia i pittori Matisse sia Picasso osservarono che Cézanne "è il padre di tutti noi".
Biografia
Infanzia e adolescenza Paul Cézanne nacque a Aix-en-Provence, cittadina nel meridione della Provenza, in Francia, il 19 gennaio 1839. Il cognome Cézanne potrebbe avere una lontana origine italiana. Louis-Auguste Cézanne, il padre di Paul, fondò ad Aix-en-Provence insieme a un amico di lunga data la Banca Cézanne et Cabassol. Già dalla fanciullezza, dunque, il regime di vita di Paul fu consumato nel segno delle agiatezze borghesi, un fattore questo che giocò un ruolo di primaria importanza anche nel corso della sua carriera pittorica.A differenza dei suoi colleghi non sentì mai l'esigenza di dipendere economicamente dalla vendita dei quadri per sostentarsi..
La carriera scolastica di Cézanne ebbe inizio tra 1844 e il 1849 nella natia Aix: nella medesima città iniziò gli studi superiori, dapprima presso la scuola Saint-Joseph e poi, a partire dal 1852, in seno al collegio Bourbon, un liceo classico rigorosamente tradizionalista. Fu qui che Cézanne strinse amicizia con Jean Baptiste Baille, futuro ingegnere, e con Émile Zola, destinato a diventare uno degli interpreti più sensibili e conosciuti della letteratura francese dell'Ottocento. I tre erano collettivamente conosciuti come gli Inseparables (Inseparabili) e trascorrevano le proprie giornate passeggiando nelle assolate campagne di Tholonet, Chateau-Noir, Bibemus, sollazzando alle falde della montagna Sainte-Victorie, nuotando nel fiume Arc. Particolarmente intensa fu l'amicizia con Zola: celebre, in tal senso, rimane l'episodio in cui il futuro letterato, nel corso di una lite, non esitò a prendere le difese di Cézanne, giungendo persino ai pugni. Curiosamente ambedue i ragazzi non erano ancora consapevoli del futuro esistenziale che li attendeva: Zola, infatti, conseguiva risultati eccellenti nel disegno, disciplina nella quale buffamente Cézanne arrancava. Ben più stimolante, in questo periodo, fu invece l'interesse di Paul per la letteratura. Certo, apprezzava l'arte, e adorava parlarne insieme a Emile: questo suo svagato interesse, tuttavia, non poteva eguagliare certo il fervore che egli applicava quando divorava i capolavori di Omero, Virgilio, Victor Hugo e Alfred de Musset:
«I miei versi possono anche essere più puri dei tuoi, ma i tuoi sono sicuramente più poetici, più veri: tu scrivi con il cuore, io con la mente» ammise, una volta, Zola all'amico. Cézanne, d'altronde, era un fervente cultore delle lingue classiche e arrivò persino a comporre diversi poemi in latino..
Ma allora quale fu l'evento che sollecitò Cézanne a consacrarsi all'arte? Zola nel febbraio del 1858 lasciò Aix alla volta di Parigi. Quest'improvvisa partenza dell'amico lasciò un vuoto indelebile nell'animo di Cézanne: la corrispondenza epistolare tra i due, fittissima di versi, acquerelli, disegni e persino di giuramenti di sempiterna amicizia, racconta anche della progressiva conversione di Cézanne ai pennelli. I disegni risalenti a questi mesi di solitudine denotano un certo attaccamento agli stilemi accademici, applicati senza velleità rivoluzionarie o innovatrici, eppur certamente notevoli nella qualità del tratto grafico.
Primi mesi a Parigi
Dopo questa spontanea adesione al mondo dell'arte Cézanne maturò rapidamente il desiderio di trasferirsi in quella che era la vera capitale dell'arte e della vita nell'Ottocento: Parigi. Il padre progettava di allocare il figlio presso una banca e di fargli seguire corsi di diritto, ritenendo con risoluto disprezzo il mestiere da pittore poco redditizio e incompatibile con la decorosità della sua vita borghese.. Anche Zola, ben conscio dell'indole indecisa di Cézanne, premeva affinché quest'ultimo si affrettasse a prendere una decisione tra i pennelli e la toga giudiziaria:
Complice anche il clima sempre più teso formatosi in famiglia alla fine Cézanne fu categorico: il suo desiderio era quello di diventare pittore, e nulla lo avrebbe fermato. Il trasferimento a Parigi con la madre e la sorella Maria fu pertanto inevitabile, e – anzi – egli riuscì persino a farsi assegnare un modesto mensile.
Zola, come si è già detto, era un intimo di Cézanne e ne conosceva bene il temperamento eccitabile eppure perennemente indeciso, incompatibile con una piena maturazione pittorica senza una così precisa tabella di marcia. Anche Cézanne, consapevole del proprio carattere impetuoso eppure tormentato, seguì pedissequamente le istruzioni di Zola. Assidue furono le sue visite al Louvre e al Salon, dove poteva ammirare rispettivamente i capolavori di Caravaggio, Tiziano, Rubens, Michelangelo e Velázquez e le più moderne tendenze dell'arte contemporanea (seppur edulcorate dal filtro del giudizio accademico). Sempre sollecitato da Zola, poi, Cézanne iniziò a seguire i corsi dell'Académie Suisse, istituto formativo frequentato da una generosissima quantità di aspiranti pittori che qui cercavano modelli da ingaggiare per poco prezzo. Qui Paul conobbe Pierre-Auguste Renoir e strinse amicizia con Édouard Manet, Claude Monet e Camille Pissarro, araldi di un nuovo modo di fare pittura che si distaccava nettamente dagli accademismi imperanti in quegli anni.. Ciò malgrado, il soggiorno a Parigi fu tutt'altro che fecondo. Cézanne, infatti, si fece bloccare dalle proprie insicurezze e non riuscì a inserirsi nel tessuto sociale-artistico della capitale: emblematico, in tal senso, l'episodio in cui distrusse un ritratto di Zola sul quale aveva lavorato a lungo ma che comunque riteneva indegno di esistere. Neppure la domanda di ammissione all'École des Beaux Arts ebbe buon esito: alla fine Cézanne fu costretto a darla vinta al padre e tornò ad Aix, profondamente disilluso, accettando seppur controvoglia di impiegarsi presso la banca paterna.
La colazione sull'erba
Oppresso dalla mortificante situazione nella quale era precipitato, Cézanne ben presto si lasciò di nuovo rapire dalla magia dell'arte. Sul registro contabile della banca del padre Cézanne, emblematicamente, scrisse: «Il banchiere Cézanne vede non senza paura / dietro la sua scrivania un pittore apparire». Louis-Auguste, comprendendo l'insofferenza del figlio verso il proprio mestiere, accettò di inviarlo per una seconda volta a Parigi e gli concesse persino un assegno mensile di centoventicinque franchi a condizione di vederlo dietro i banchi dell'École des Beaux Arts. Se l'Académie Suisse dava adito a comportamenti artistici più liberali e anticonformisti l'École des Beaux Arts ripercorreva fedelmente il solco della tradizione, nel segno di una rigorosa gerarchia che non concedeva spazi alle sensibilità individuali ma che certamente fabbricava temperamenti artistici congeniali al gusto ufficiale del Secondo Impero.
Cézanne, rimproverato dai giudici dell'École per il suo stile poco ligio alla tradizione accademica, fallì l'esame una seconda volta. Nulla, però, poteva fermarlo ora: insofferente alle gretterie messe in essere dall'establishment artistico francese dell'epoca ignorò la benedizione dell'Ecole e continuò a frequentare i corsi dell'Académie Suisse, mostrando un sincero interesse per le nuove teorie artistiche proposte da Delacroix e Courbet. Se la pittura storica prediletta dall'Ecole rimaneva fedele ai dogmi del neoclassico Ingres, per il quale l'atto del dipingere doveva essere finalizzato al raggiungimento della forma perfetta con un sapiente fraseggio delle linee di contorno, le nuove tendenze artistiche che animavano la Francia preferivano rapportarsi in modo più fedele alla realtà: valgano per tutti i dipinti di Delacroix e, soprattutto, di Gustave Courbet. Ma nel 1863 un nuovo terremoto pittorico arrivò a scuotere la scena artistica europea: Edouard Manet, infatti, era arrivato a esporre al Salon des Refusés un nudo contemporaneo, fatto che destò uno scandalo di proporzioni enormi in un contesto dove quanto era originale, innovativo o comunque dissimile dalle prescrizioni accademiche veniva pubblicamente sbeffeggiato. Andando orgogliosamente controcorrente Cézanne apprezzò molto il quadro di Manet (Colazione sull'erba, oggi esposto all'Orsay di Parigi). L'eco del succés de scandale sobillato da Manet giunse anche a tutti gli altri allievi dell'Académie Suisse: nonostante questa comune passione per il realismo manetiano, tuttavia, Cézanne faticò ancora a familiarizzare con i suoi altri condiscepoli per via della sua eccentricità, palese nel suo accento provenzale particolarmente intenso, nel suo modo di vestirsi sciatto, nel suo carattere tumultuoso ma diffidente ed estremamente fragile.
Spinto da una nomadica irrequietudine e insofferente allo scalpitio della modernità parigina Cézanne, pur perseverando nella sua scelta di diventare pittore, lasciò la capitale innumerevoli volte per immergersi nella quiete della campagna provenzale, presso il Jas de Bouffan, la grande tenuta acquistata dal padre anni addietro dove i Cézanne erano soliti riunirsi per trascorrere l'estate insieme. La sua meta prediletta era Aix, dove tra l'altro eseguì una generosa quantità di ritratti: notevoli quelli dedicati al padre e al compagno di studi Achille Empéraire.
L'ipotesi impressionista
Fu questo un periodo assai denso di avvenimenti. All'inizio degli anni 1870, infatti, Cézanne intrecciò una relazione amorosa con Hortense Fiquet, una rilegatrice di undici anni più giovane che conobbe in occasione di una seduta di posa. Donna dalle maniere dolci e gentili, Hortense amò profondamente Cézanne, senza lasciarsi ostacolare né dal disgustato dissenso di Louis-Auguste né dal temperamento diffidente e malinconico del compagno, il quale - a causa di una traumatica aggressione subita quando ancora fanciullo - esitava persino ad aprirsi al contatto fisico. La relazione, coronata dalla nascita di Paul, sarà poi legittimata con le nozze solo nel 1886, anno in cui morì il padre e Cézanne ereditò persino una piccola fortuna. La loro, tuttavia, fu una relazione irta di difficoltà. Mentre Hortense preferiva lasciarsi travolgere dalle sfavillanti luci di Parigi, Cézanne era totalmente assorbito nella sua vocazione pittorica, la quale a suo giudizio poteva germogliare solo tenendosi a distanza dalle metropoli. Complice anche l'improvviso scoppio della guerra franco-prussiana i due si ritirarono a L'Estaque, un pittoresco villaggio di pescatori incastonato nel golfo di Marsiglia.. Qui Cézanne dipinse furiosamente e continuò a inviare imperterrito le sue creazioni al Salon, vedendosele rifiutare quasi sempre: «Durante la guerra ho lavorato molto en plein air all'Estaque. A parte ciò, non posso dirti che nel 1870-1871 sia accaduto un solo fatto insolito. Ho diviso il mio tempo tra la campagna e lo studio» rivelò lo stesso pittore ad Ambroise Vollard qualche anno dopo.