La situla della Pania, detta più spesso pisside della Pania, è un vaso cilindrico in avorio intagliato a rilievo, dell'orientalizzante recente etrusco (630-620 a.C. circa), proveniente dalla tomba della Pania di Chiusi e conservato nel Museo archeologico nazionale di Firenze. Per la ricchezza delle sue quattro fasce figurate è fra i pezzi più studiati dell'arte etrusca: vi compaiono due episodi dellOdissea, la fuga dall'antro di Polifemo e la nave di Ulisse davanti a Scilla... Il nome oscilla nella letteratura: Mario Torelli la chiama situla, Mauro Cristofani, Françoise-Hélène Massa-Pairault, Alessandra Minetti e Mauro Menichetti pisside, Stephan Steingräber cista....

Scoperta e vicende La pisside fu rinvenuta nel 1873, con il corredo della tomba della Pania, nei terreni di Giulio Terrosi presso Chiusi: secondo i disegni dello stesso Terrosi stava nel compartimento sinistro della camera, davanti al tramezzo centrale, insieme a vasellame di bucchero e d'impasto ridotto in frantumi, a qualche «pallina» di pasta vitrea e a un'ascia di ferro.. Wolfgang Helbig, che vide la tomba e gli oggetti nella villa Terrosi di Cetona, ne diede notizia nel Bullettino dell'Instituto di corrispondenza archeologica del 1874 e negli Annali del 1877; George Dennis la vide a Cetona nel 1876.. Passata nella collezione di Giovanni Paolozzi di Chiusi, che avviò la dispersione del corredo, la pisside figura nel catalogo del 1884 della collezione Castellani di Roma; nel 1889 Bice Castellani Polverosi la vendette al Museo archeologico di Firenze, allora diretto da Luigi Adriano Milani. Danneggiata dall'alluvione del 1966, fu restaurata alla fine degli anni sessanta; oggi è ricomposta a partire dai frammenti e resta lacunosa in più punti..

Descrizione

L'opera è uno degli esemplari più importanti della lavorazione dell'avorio da parte degli Etruschi. Si tratta di un cilindro cavo ricavato da una sezione di zanna di elefante, alto 19 centimetri, con diametro di 14,6 centimetri in alto e di 15,9 in basso, decorato da quattro registri figurati alternati a cinque fasce con motivi vegetali (palmette e fiori di loto variamente intrecciati, con fiori di loto dritti e rovesci alle due estremità).

La fascia superiore presenta i due episodi dellOdissea, separati da una sfinge: la nave di Ulisse e Scilla, un mostro pisciforme con tre lunghi colli terminanti in teste di cane, e la fuga di Ulisse e dei compagni dall'antro di Polifemo. La seconda fascia mostra la partenza di un guerriero sul carro, seguito da una teoria di opliti che fanno un cenno di saluto e da un coro di donne con lunghe trecce e le mani al petto in atto di lamento; seguono un guerriero senza scudo in atto di danza armata e un cavaliere. La terza fascia è decorata da belve e mostri del repertorio orientalizzante, fra i quali un cavaliere e un centauro che porta un ramo sulla spalla; l'ultima da altri animali.. Il tipo di Scilla come serpente a tre teste è, secondo Massa-Pairault, quello che permette di riconoscere il mostro in altre raffigurazioni del VII secolo a.C.

Stile e bottega Torelli colloca la situla fra il 630 e il 620 a.C. e la considera un documento «classico» dell'incipiente orientalizzante recente: insieme alle oreficerie a pulviscolo di Vetulonia mostra come, fra il 650 e il 630 a.C., le botteghe delle città etrusche più evolute avessero fatto della cultura orientalizzante il linguaggio comune di tutto l'artigianato, dal bronzo all'oreficeria all'intaglio dell'avorio. Massa-Pairault la data verso il 630, Menichetti alla fine del VII secolo. Lo stile della pisside è meno monumentale degli avori riferibili al periodo precedente, ma più vivacemente narrativo. Anna Bondini la indica, con gli avori di San Casciano Val di Pesa e di Comeana e l'astuccio in lamina di bronzo del Poggione di Castelnuovo Berardenga, fra le opere dell'Etruria settentrionale interna della seconda metà del VII secolo che offrono i confronti stilistici migliori per l'arte delle situle della valle padana e del Veneto..

Sul luogo di produzione le posizioni sono diverse. Cristofani, nell'edizione del 1971, ha proposto una bottega di Vulci, da cui gli avori si sarebbero irradiati verso l'Etruria settentrionale attraverso Chiusi.. Massa-Pairault guarda invece a Vetulonia, porto di Chiusi sul Tirreno, oppure a Verucchio sull'Adriatico, che poteva essere stata il tramite delle leggende pelasgiche come quella di Nano-Ulisse. Minetti osserva che non esistono rapporti stilistici fra la pisside e i prodotti dell'Etruria meridionale, mentre i confronti più stretti sono con il cippo di Poggio Gaiella, coevo, che presenta la stessa teoria di opliti, lo stesso coro di donne con le mani al petto e lo stesso motivo di fiori di loto intrecciati, e con gli avori della Montagnola di Quinto Fiorentino, di Montefortini, di San Casciano Val di Pesa e del Poggione: ipotizza perciò la presenza a Chiusi, già nel ventennio prima del 580 a.C., di artigiani itineranti, in rapporto con la bottega riconosciuta a Murlo. Minetti ha anche chiarito che la cosiddetta «seconda pisside della Pania», con Ulisse e i compagni aggrappati sotto le pecore di Polifemo e con i buoi di Gerione, datata verso il 600 a.C. e trattata da Massa-Pairault come proveniente dalla stessa tomba, viene invece da Poggio alla Sala.

Interpretazioni Torelli sottolinea che nella situla compare, significativamente, il mito odissiaco, e che della teoria di opliti preceduta dal carro «non sfugge l'importanza ideologica». Cristofani, nel 1971 e nella rilettura del 1996, ha letto tre dei registri figurati come un programma unitario in tre tempi: la paideia e il rito di iniziazione del giovane principe nella foresta con il centauro, la partenza per il viaggio eroico accompagnata dalle danze rituali, i pericoli che lo attendono nellexemplum del mito odissiaco. Torelli ha invece proposto una lettura funeraria, come morte eroica e viaggio oltremondano; Minetti preferisce la lettura di Cristofani, perché la deposizione nella tomba è un uso secondario dell'oggetto rispetto alla sua destinazione originaria, ma rileva che un'iconografia maschile compare su un oggetto del mundus muliebris, che con ogni probabilità apparteneva alla madre di famiglia e non al principe. Steingräber legge nei rilievi il viaggio del defunto verso l'aldilà attraverso un mondo naturale popolato di animali selvatici e creature fantastiche.

Massa-Pairault inserisce la pisside nel discorso sui miti nobilitanti delle gentes: il ricorso a personaggi dellOdissea per esaltare origini mitiche sarebbe tanto più significativo a Chiusi, città che in età storica faceva risalire la propria fondazione a Telemaco, figlio di Ulisse, o a un figlio di Tirreno. Nella fascia mediana, dove il guerriero danzante pare sfiorare la coscia della prima donna del coro, propone di riconoscere il ratto di Elena, che collegherebbe la partenza per la guerra (di Troia) e la danza armata; in alternativa la schiera delle prigioniere troiane e Polissena. Non solo lOdissea, dunque, come evocazione delle origini, ma anche lIliade, come richiamo al valore militare. Menichetti vede nella pisside l'esempio di come gli eroi del mito greco, e Ulisse in particolare, diventino nell'orientalizzante i modelli delle imprese e dello stile di vita degli aristocratici etruschi: l'impresa del principe guerriero che parte sul carro con il suo seguito è paragonata a quelle di Ulisse, un linguaggio del potere che nel VI secolo sarà tradotto in forme monumentali nei fregi delle regiae.

Note

Bibliografia

Ranuccio Bianchi Bandinelli e Mario Torelli, L'arte dell'antichità classica, Etruria-Roma, Utet, Torino 1976.

Voci correlate Tomba della Pania Arte etrusca Chiusi (città antica)

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