Lo storico Diogene Laerzio lo definisce filosofo della natura e molto famoso… discepolo di Anassimene e, citando Demetrio Falereo, sostiene che a causa della grande invidia suscitata, poco mancò che perdesse la vita ad Atene. Che fosse famoso è confermato dall'essere stato parodiato nella commedia Le nuvole di Aristofane, rappresentata ad Atene nel 423 a.C.

Opere Secondo Simplicio, Physica, 151, 20:

Anche il Sulla natura è andato perduto e restano pochi frammenti, tuttavia sufficienti a farci comprendere la sua dottrina, citati soprattutto nel commento di Simplicio alla Physica di Aristotele:

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Teofrasto, nel De sensu, 39 - 45, riporta molte prove che, secondo Diogene, dimostrerebbero che il principio primordiale è l'aria:

Dottrina Ancora Simplicio, Physica, 25, 1, citando Teofrasto, riassume la filosofia di Diogene, affermando che

Coloro che si occuparono di ricercare il principio primordiale delle cose

La dottrina di quest'ultimo rappresentante della filosofia ionica, come si è visto, non è originale, riprendendo dopo un secolo le teorie di Anassimene e tornando così a una interpretazione monistica dopo i tentativi pluralistici di Empedocle e Anassagora. L'aria non ha però i caratteri soltanto naturalistici di Anassimene, assumendo invece quelli del Nous anassagoreo (che è il principio del movimento e non ha carattere divino) e persino ("mi sembra che sia un dio… questo è un corpo eterno e immortale, mentre le cose nascono e muoiono… è grande, forte, eterno e immortale, e sa molte cose") quelli di un principio divino che dispone le cose "nel miglior modo possibile" e al quale tutte finiscono per ritornare.

Non tutti i commentatori più antichi pare abbiano però colto nel pensiero di Diogene la presenza di una natura divina nel principio originario delle cose; Diogene Laerzio, Plutarco, Alessandro di Afrodisia, Seneca e Teofrasto lo considerano un filosofo della natura, Claudio Eliano lo pone fra gli atei, Aristotele, citandolo nel De generatione et corruptione, scrive solo che

Simplicio indica la stranezza di un principio che, trasformandosi, crei le cose e sia tuttavia eterno, mentre Cicerone, nel De natura deorum, scrive: "L'aria che Diogene considera dio, quale sensibilità può avere o quale natura divina?" e Agostino, nel De civitate Dei, VIII, 2, scrive che

Anche se il Diogene a cui fa riferimento Dante, nel castello degli spiriti magni (Inf. IV. 136), è probabilmente Diogene di Sinope, c'è chi ha pensato che il poeta intendesse Diogene di Apollonia. E si è anche supposto che Dante non fosse in grado di distinguere tra le due figure.

Note

Bibliografia Edizione, traduzione francese e commento dei frammenti e delle testimonianze. Présentazione di Jean Bollack. International Pre-platonic Studies Vol 6. (Edizione aggiornata del volume precedente).

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