Il sistema dei canali di Bologna fu creato nel corso del medioevo allo scopo di convogliare l'acqua in città. Oltre a fornire energia idraulica per le attività artigianali e proto-industriali, la rete dei canali favorì lo sviluppo della navigazione e quindi dei traffici commerciali; ma l'insieme dei condotti e delle chiaviche veniva usato anche a scopi irrigui e di pulizia.
Morfologia
Bologna sorge ai piedi di colline e presenta un dislivello, entro l'antica cerchia muraria, da sud a nord verso la pianura, di circa 76 m s.l.m. a Porta San Mamolo e 39 al Porto Navile; tale pendenza favorisce un rapido passaggio delle acque, adatto anche ad azionare le pale dei mulini che, nel medioevo, sorgevano numerosi lungo i canali.
I canali principali, ancora oggi esistenti, sono: Canale di Reno, derivato dal fiume Reno presso Casalecchio; Canale di Savena, derivato dal torrente Savena presso San Ruffillo; Canale Navile, che esce dalla città e percorre la pianura in direzione nord.
Tra i diversi canali e condutture artificiali che scorrono nel centro storico di Bologna due emergono per la loro rilevanza, derivati entrambi dal canale di Reno: il canale Cavaticcio e il canale delle Moline.
Altri canali e corsi d'acqua minori sono:
Canaletta Ghisiliera Canaletta delle Lame Scolo Biancana o Fossetta Scolo Calamosco Scolo Canalazzo Scolo Cannocchia Scolo Cava o Dosolo Scolo Ranuzzi Scolo Spirito Santo Scolo Zinella o Zenetta di Quarto
Oltre alla rete dei canali, attraversa la città il torrente Aposa, affiancato da numerosi rii, come il Meloncello, il Ravone e il Vallescura; i loro corsi, che scendono verso la città dalla parte collinare del territorio comunale, si sono nel tempo mescolati a quello degli altri canali.
Canali principali
Canale di Reno
Creato nel XII secolo, deve il nome al fiume Reno, da cui riceve acqua grazie alla chiusa di Casalecchio. Dopo 6 chilometri il canale entra in città (presso un'opera denominata Opificio della Grada) e si separa in due rami: il Canale del Cavaticcio ed il Canale delle Moline, che si ricongiungono al Porto Navile dove inizia il Canale Navile.
Dopo molti anni di occultamento, nel 1998, su progetto dell'architetto Francisco Giordano, sono stati riaperti gli affacci dai ponti sui tratti non tombinati del canale (all'interno degli isolati fra i retri delle due cortine di case parallele a via Augusto Righi e via Bertiera) in via Malcontenti, via Piella e via Oberdan. Nel 2004 è stato riaperto anche un breve tratto di canale a ridosso delle mura, in adiacenza alla chiesa della Grada.
Una parte dell'esposizione del centro didattico documentale detto Opificio delle acque è dedicata alla storia della Grada e al Canale di Reno.
A fine novembre 2025 è stato riportato alla luce un tratto del Canale di Reno presente in centro città, in via Riva di Reno fra la rotonda di piazza Azzarita e la Chiesa di Santa Maria della Visitazione. La riqualificazione della strada è avvenuta nell'ambito dei lavori di realizzazione delle nuove linee della tranvia.
Canale di Savena
Il canale origina dal torrente Savena tramite la Chiusa di San Ruffillo, posta a sud di Bologna. Il primo tratto è quasi del tutto scoperto, per poi proseguire interrato dal Mulino Parisio. Successivamente prosegue verso nord e torna brevemente all'aperto presso i Giardini Margherita, dove alimenta un laghetto artificiale. Entrando nel centro storico da Porta Castiglione alimenta una rete di canalette e condotti sotterranei per immettersi infine nel corso sotterraneo dell'Aposa, all'altezza di via Capo di Lucca.
Canale del Cavaticcio
Il canale del Cavaticcio è una derivazione del canale di Reno, dal quale si distacca presso via Riva di Reno per dirigersi verso nord, creando un salto di 15 metri; da qui si orienta verso ovest, raggiungendo l'alveo dell'antico porto. Uscendo verso Porta Lame prende il nome di canale Navile e riceve le acque dai vari canali oltre che dall'Aposa. Si pensa che il percorso ricalchi quello del rio Vallescura, mentre il toponimo farebbe invece pensare ad un'azione di scavo.
Negli anni Trenta del XX secolo era ancora completamente scoperto. I primi lavori di copertura iniziarono con la costruzione di via Marconi (all'epoca denominata via Roma), per poi essere completamente tombato tra gli anni '50 e '60. Per superare il grande salto fu costruito un cavalcavia che durante la Seconda guerra mondiale fu utilizzato come rifugio antiaereo, con esiti tragici durante i bombardamenti del 1943-44; nel dopoguerra venne adattato per ospitare alloggi di fortuna.
La forte variazione di livello venne sfruttata per le attività industriali, in particolare segherie; uno degli ultimi complessi ad utilizzare l'energia idraulica fu il Molino Tamburi, ancora attivo negli anni '60. Nel 1994 fu installato un generatore idroelettrico, nonostante le prime proposte fossero state avanzate già all'inizio del secolo. La potenza massima della centrale è di 1890 kW, per una produzione di 8 milioni di KWh annui. Nel 2023 la centrale idroelettrica è stata sottoposta a restauro, con adeguamento degli impianti.
Il canale dà il nome a un giardino pubblico, posto nel sito dell'antico porto, inaugurato nel 2011.
Canale e porto di Navile
Il Navile fu costruito tra la fine del 1100 e l'inizio del Duecento e fu utilizzato come via principale per il traffico commerciale tra Bologna, Ferrara e Venezia. Si origina dalle acque del Canale di Reno, di cui di fatto è la continuazione a nord della città. Attraversa la pianura per immettersi nel Po di Primaro e da qui al mare. Nel suo tragitto sono presenti numerose chiuse che ne regolano il livello.
Il canale era associato ad un importante porto commerciale, il quinto al mondo per movimento merciGiulio Boccaletti, Acqua. Una biografia, pag. 137, 2022, trad. Roberto Serrai, Mondadori, ISBN 978 88 04 74920 2: il Porto Navile (lungo 76 metri e largo 11): entrambi furono utilizzati per la navigazione fino agli anni cinquanta. Del sistema portuale bolognese e dell'uso navigabile resta una serie di chiuse (dette "sostegni"), tra le quali spicca quella detta del Battiferro.
Canale delle Moline Con il nome di canale delle Moline si intende il ramo del canale di Reno dopo la svolta verso nord all'altezza di via Oberdan. Qui prosegue scoperto tra le vie Alessandrini e Capo di Lucca, per poi tornare tombato verso l'autostazione. Qui riceve le acque dell'Aposa e del canale di Savena. La forte pendenza dovuta al percorso verso settentrione venne sfruttata per alimentare i mulini da grano, da cui il nome del canale.
Canali minori Canaletta Ghisiliera
Corso d'acqua minore derivato dal canale di Reno che si snoda nella prima periferia occidentale della città. Il suo percorso, di circa 10 chilometri, è per la maggior parte scoperto e attraversa i quartieri Saffi, dove costeggia i Prati di Caprara, e Lame, passando per la zona di Pescarola; infine si reimmette nel Reno a nord di Trebbo.
Storia
La rete idrica bolognese fu sviluppata gradualmente tra il XII e il XVI secolo a partire dalle due opere fondamentali, ovvero le chiuse di San Ruffillo e di Casalecchio, rispettivamente sul torrente Savena e sul fiume Reno, inizialmente resesi necessarie per aumentare il numero dei mulini da grano e per alimentare il fossato della seconda cerchia di mura della città (Cerchia del Mille).
La copertura dei canali avvenne progressivamente a partire dagli anni cinquanta sotto l'amministrazione Dozza, nell'ambito del disegno di ricostruzione, bonifica e riqualificazione urbanistica portata avanti nel secondo dopoguerra e che interessò tutta la città.
Gestione delle acque
Durante il Medioevo le vie d'acqua erano più efficaci ed economiche rispetto ai metodi di spostamento via terra. I canali di Bologna rispondevano a tre principali necessità: fornire energia per azionare i mulini ad acqua (nel 1300 esistevano già svariate decine di mulini, che divennero centinaia nel XVII secolo); servire da mezzo di collegamento e trasporto per il commercio (attraverso il collegamento con il Po, la Valle Padusa e l'Adriatico); raccogliere, canalizzare e regolare le acque dei rii e dei torrenti appenninici, la cui portata era dipendente dalle stagionalità, fatto che nuoceva all'economia cittadina.
Anche grazie a queste opere Bologna poté espandersi (raggiungendo circa i 50-60.000 abitanti) e competere, verso la fine del XIII secolo, con le maggiori città europee; al pari con Milano, Bologna era allora il maggior centro industriale tessile d'Italia.
La sete d'acqua di Bologna era tale che si aumentò la portata del Reno (e quindi dei canali) con un'opera ambiziosa: il Comune di Bologna sbarrò, all'inizio del XIV secolo, il torrente Dardagna per dirottarlo, mediante un canale artificiale (il "naviglio del Belvedere"), nel suo affluente Silla (da cui il nome della località Poggiolforato, "monte forato"). Questa opera, anche se non se ne conosce più con precisione il funzionamento, permetteva anche di trasportare il legname dalle foreste di Lizzano in Belvedere e Madonna dell'Acero fino alla chiusa di Casalecchio. La perdita di portata del Dardagna (affluente del Panaro) suscitò le ire dei modenesi e diede adito a lunghi contenziosi.
Economia Grazie ad una gestione delle acque esemplare e innovativa, Bologna poté sviluppare una fiorente industria, il cui punto di forza erano i mulini ad acqua ed il porto commerciale. Verso il 1272 fu introdotta da Lucca a Bologna la lavorazione della seta e ben presto fiorì in città una particolare industria della filatura, che con migliorie tecniche permetteva di produrre seta di ottima qualità a costi minori. Il "mulino alla bolognese" (che migliorava le macchine utilizzate a Lucca mediante una ruota idraulica ed un incannatoio meccanico) permetteva di ottenere filati più uniformi e resistenti rispetto a quelli prodotti a mano o con altri mezzi meccanici. La tecnologia di questi mulini fu custodita molto segretamente per timore della concorrenza: per questo motivo vi sono pochissimi disegni che descrivono con precisione il loro funzionamento. Solamente alcuni disegni di Heinrich Schickhardt (1599) e Antonio Zonca (1607) riproducono il mulino alla bolognese, anche se in maniera incompleta.
Secondo numerosi storici della rivoluzione industriale, il mulino da seta alla bolognese rappresenta un importante modello di sistema protoindustriale che permise a Bologna di commercializzare filati in tutta Europa attraverso il Canale Navile.
La flotta bolognese raggiunse dimensioni ragguardevoli, al punto da sconfiggere quella della Serenissima: nel 1271 fu combattuta una battaglia navale alla Polesella, nelle acque del Po di Primaro, in cui i bolognesi (al comando del generale genovese Lanfranco Malucelli) sconfissero i veneziani (guidati dal nipote del doge, Iacopo Contarini), ottenendo dazi favorevoli al commercio bolognese. La seta fu a lungo il maggiore settore economico bolognese: nel XVI secolo il 40% della popolazione viveva grazie alla seta e le corporazioni delle arti e mestieri si dividevano in due settori: l'Opera bianca (che impiegava solo sete locali), e l'Opera tinta (che produceva organzino e drappi). Nel XVII secolo (iniziata la decadenza del settore) erano ancora in funzione entro le mura della città 119 mulini da seta mossi da 353 ruote.
Idrografia Torrente Aposa
A parte qualche rio che scende verso la città dalle colline, l'Aposa, noto fin dall'età del ferro, è l'unico corso d'acqua naturale che attraversa la città; intorno ad esso si sono costituiti i primi nuclei abitativi di Felsina. Entra in città fra Porta Castiglione e Porta San Mamolo (nel visibile serraglio dell'Aposa) e prosegue interrato in linea retta fino a via del Pallone, dove tributa nel canale delle Moline, il quale poi confluisce nel canale Navile.
Torrente Ravone