Il monte Caplone (detto anche monte Cablone nel 1800, comunemente Cima del Palù o semplicemente Palù nella Val Vestino, Cima dei Tre Laghi o Cima delle Guardie) è una montagna delle Prealpi Bresciane e Gardesane e con i suoi 1976 metri è la vetta più alta del Parco Alto Garda Bresciano. È un sito storico e botanico e la prima ascensione in solitaria del torrione del Büs de Balì di Hans Reinl avvenne il 12 aprile del 1903.
Geografia fisica La sua prominenza topografica è di 1.234 m. È un sito storico e botanico e la sua importanza non sfuggì alla ricerca di giornalisti e scrittori ma anche geografi e alpinisti come Gualtiero Laeng che, tra l'altro, nel 1915 fu un fervente propugnatore dell'annessione dell'austriaca Val Vestino al Regno d'Italia, e di Arnaldo Gnaga nel 1930 che scalarono, scrutarono e studiarono ogni aspetto della montagna. Situato nella maggior parte nel territorio comunale di Magasa, sovrasta gli abitati della val Vestino, e delimita il confine tra la provincia di Brescia e quella di Trento. Sulla vetta si trova un vertice geodetico del servizio di mappatura dell'Istituto Geografico Militare e amministrativamente appartiene oltre al comune di Magasa, a quello di Tremosine e di Ledro.
Il monte Caplone si presenta come una montagna possente e piuttosto complessa, di aspetto dolomitico, detiene impressionanti pareti rocciose rivolte verso ovest e sud, tanto da assomigliare al frontale di una cattedrale gotica. I versanti della montagna, quelli posti a sud ovest, caratterizzati da pinnacoli, una decina di torri e pareti boscose digradanti nella Valle di Campei e nella Val Caneva sono particolarmente selvaggi e non sono ancora stati esplorati completamente. Solamente il 12 aprile del 1903 l'alpinista Hans Reinl di Bad Ischl scalerà in solitaria uno di questi speroni rocciosi, nominandolo Campanile CaploneProbabilmente si riferiva al torrione sottostante la vetta nel versante sud nella Valle di Campei., posto a 1700 metri di altitudine dandone poi notizia ai Club alpini austriaci e tedeschi classificando la via d'arrampicata di I gradoMitteilungen des Deutschen und Österreichischen Alpenvereins, 1904..
Dalla cima prendono origine quattro creste, tra le quali la cresta sud est, che collega il monte Caplone e l'adiacente Cima Bus de Balì (1736 m)Il toponimo deriva dal fatto che la dolomite si presenta bucherellata come se nell'immaginario fantasioso della popolazione locale fosse stata colpita dai pallini (balì nella parlata locale) di una schioppettata.-del Costone (1743 m), è la più lunga, si presenta come un bastione, e separa le vallecole della Val Vestino con quelle di Tremosine. Qui si trova il Bus del Gat, un anfratto ove era sempre presente la neve, prima delle attuali mutazioni climatiche, per tutto l'arco dell'anno, la località Fö della Röa (Faggio della ruota) e il tracciato che collega la cima con il Passo della Puria a 1372 metri. Da questa cresta parte un ramo secondario diretto verso est, che collega monte Caplone a Cima Berlinghera (1774 m). Nel 1908 questo ramo fu esplorato e percorso da Francesco Coppellotti "Nino"Francesco Coppellotti nacque a Brescia nel 1883 e morì, sottotenente degli Alpini, sul monte Merli di Tolmino nella Grande Guerra, nel novembre del 1915. Commerciante fu un abile alpinista, segretario del CAI di Brescia, scalò nelle Prealpi bresciane e bergamasche. Gli furono dedicati alla memoria due rifugi alpini., alpinista della sezione del CAI di Brescia, che ne scalò il suo campanile e la stessa cima con passaggi di II e III gradoFausto Camerini, Prealpi Bresciane, Brescia, 2004, p. 256..
La cresta sud-sud-est termina in Val CanevaIl toponimo potrebbe derivare dal termine dialettale arcaico "canval" che indicava una zona montana ben delimitata, una striscia di terra, ove veniva falciata "l'erba di monte", magra, secca e resistente al taglio di qualsiasi abile falciatore., mentre la cresta nord-ovest diretta verso la Bocca di Campei (1840 m), il passo più in quota della Val Vestino, crea un altro ramo orientato a nord-est, unendosi alla Bocca di Lorina (1433 m) con pareti rocciose rotte da canaloni, innevati fino a stagione primaverile inoltrataFausto Camerini, Prealpi bresciane, Milano, 2004..
Nelle serate soleggiate, dall'estate all'autunno, al momento del tramonto, si presenta il fenomeno dell'enrosadira, ossia la montagna assume una colorazione rossastra.
Geologia L'Impero austriaco nella seconda metà dell'Ottocento progettò e finanziò nell'ambito del Geologische Reichanstalt studi e ricerche geologiche nel Tirolo meridionale e nel Trentino parallelamente con i rilievi topografici e le prime carte catastali. Tra il 1875 e il 1878 Karl Richard Lepsius svolse accurate ricerche stratografiche dedicando alcune pagine del suo libro alla geologia delle Alpi di Ledro e dei monti a sud dell'Ampola con studi di dettaglio della dolomia superiore dell'Alpo di Bondone, della Valle Lorina, della Val Vestino e del monte Caplone. Nella sua pubblicazione "L'Alto Adige occidentale" edita a Berlino nel 1878 Lepsius scrisse: "La maggior parte della Val di Vestino è costituita da dolomie principali, le cui gole selvagge sono difficilmente penetrabili; su di essa giacciono gli strati retici, gravemente fagliati e trafitti dalle rigide dolomiti. La formazione irregolare rende difficile separare sempre il calcare lilodendroLegno fossile. e la dolomia dalla sottostante dolomia principale; perché le contorta-mergel sono per lo più scartate e frantumate, e portate via dall'acqua sulle dolomiti. L'ampio pianoro sopra Magasa, su cui si estendono freschi prati verdi e cespugli, lo riconosciamo subito come retico in contrasto con le dolomitiche aspre e quasi completamente brulle: numerosi blocchi di lilodendri, Terebratula gregaria, Aviceln, Modiole confermano subito la nostra ipotesi; accanto a ciò sono state strappate dall'acqua le argille di contorta-thone, in cui troviamo la stessa Avicula contorta, Cyrena rhaetica, Cerithium hemes, Leda percaudata, Cardita austriacaLa Cardita è un genere di molluschi bivalvi marini della famiglia Carditidae. e altre. Sono state trovate grandi quantità di fossili caratteristici di questi strati. Gli strati scendono dal Passo del Caplone a sud; i calcari lilodendri sono crollati sulle argille inferiori e gettati a sud sulle dolomiti principali. Le case sui prati superioriMonte Denai e Cima Rest sono costruite con calcare nero di lilodendro. Verso l'abitato di Magasa si scende su calcari lilodendri, un'alternanza di calcari grigi e neri, calcari dolomitici grigi e bianchi di dolomie bianche. Sotto di essa giace, non molto fitta, impalata tra frastagliate dolomiti principali, la contorta-mergel. Da Magasa, dirigiti a ovest attraverso l'altopiano per arrivare a Bondone e nella valle del Chiese"R. Lepsius, L'Alto Adige occidentale, Berlino, 1878, pag. 254..
Origine del nome L'oronimo Caplone, secondo alcuni, deriverebbe dal termine celtico "Keap" più "al" (cima alta) o un derivato o composto di "alp" (monte, cima), dal momento che si tratta di una montagna ben osservabile dalla maggior parte del territorio, mentre per altri probabilmente da un termine prelatino di possibile provenienza anatolica "kaba" o "kava", da apparentare alla parola latina "caput" che significa capo o testa, come a indicare un'altura, una cima del monte. Da non escludere la radice indoeuropea "kap" che significa testa, recipiente. Hanno la stessa derivazione gli oronimi Cima Cavaion (TN), i vari monti Cavallo o Cavalla (in Alto Adige, Veneto, Friuli, Lombardia, Lazio, Marche e Liguria), il monte Cavo (Lazio) e il monte Pallone o Palon della Cavallara (TN).
Il ricercatore Arnaldo Gnaga nel suo "Vocabolario topografico-toponomastico della Provincia di Brescia" afferma che potrebbe derivare dal latino "campus", tradotto campo in italiano, attraverso uno dei derivati come "campilius", "campellus", "campulus" che hanno dato molti toponimi alla regione, esempio Campione, Campiglio, Campedelli, Campei, Campel. Campo, "cap" nell'idioma locale, è un termine presente ad altezze oltre i 2000 metri e evidentemente non indica un campo arato ma un prato, pascolo o un alpeggio piano o in leggera pendenza. Difatti verso nord est del Monte vi è un'area di dolce declivo, dopo la quale si stacca la Valle di Campo fino a malga Lorina e a sud vi è la Valle di Campei per secoli monticate con il bestiame minuto dai pastori di Tremosine la prima, Magasa e Cadria la seconda. Arnaldo Gnaga sostiene inoltre che l'oronimo Bocca di Cablone ha la stessa derivazione di Caplone e dovrebbe essere un accrescitivo di "Cablo". Il toponimo è presente nell'area con la malga, il monte e il torrente Cablone nella Valle D'Arnò nelle Giudicarie a BreguzzoArnaldo Gnaga, "Vocabolario topografico-toponomastico della Provincia di Brescia, 1936..
Cima delle Guardie o Guardie riportato nella carta geografica relativa alla contea di Lodrone del 1700, nell'Atlas Tyrolensis del cartografo Peter Anich, stampato a Vienna nel 1774, o nel catasto tirolese del 1800, ove il monte veniva indicato solamente come monte Guarde, è di chiara etimologia longobarda. Infatti deriverebbe, come il monte Carzen, dalla parola tedesca "wurte" o "warta" che indica un luogo di osservazione o di guardia. La sommità del monte si prestava come luogo strategico per quei soldati che erano intenzionati a controllare movimenti nemici nella val Vestino anche se lo sguardo spazia fino oltre la parte sud del lago di Garda. La stessa terminologia è quella del monte della Guardia (Munwarter) 2621 metri nella cresta Vallazza, del gruppo dell'Ortles, sul confine con la Svizzera o in quella della Cima delle Guardie nelle Alpi Biellesi.
Il nome Cima dei Tre Laghi è riportato solamente dal patriota, etnografo, alpinista vicepresidente della Società degli alpinisti tridentini e scrittore Nepomuceno Bolognini di Pinzolo nelle sue "Leggende del Trentino", edito a Rovereto nel 1889, perché ai piedi di questa vetta si distendono il lago di Garda, il lago d'Idro e il lago di Ledro. Bolognini definì il Caplone una "magnifica montagna", il che fa lecitamente supporre che conoscesse i luoghi, forse dalle guerre del 1848 quando combatté con la Legione trentina di Paride Ciolli sul monte Stino e del 1866 con Garibaldi nelle valli del Chiese e Ledro, e vi sia asceso in esplorazione, così come sul monte Tombea, ove ambientò la sua nota leggenda: "El prà de le Pegre (Il prato delle pecore)"Nepomuceno Bolognini, Le Leggende del Trentino, Rovereto, Arnaldi Forni, 1889..
Per quanto concerne il toponimo Palù, così viene chiamato comunemente dai locali, è invece un termine assai diffuso nel nord Italia, si veda il monte Palù (2835 m) nella Val Vermiglio, Cima Palù (2538 m) a Briga Alta, Cima Palù (2261 m) in Valsugana, Piz della Palù (3172 m) e Piz Palü (3901 m) in provincia di Sondrio, infine Picco Palù (3509 m) a Campo Tures, e deriva dal latino "palus" che significa palude o zona umida e ovviamente il riferimento non è alla vetta e nemmeno al rilievo brullo e impervio del versante sud del Monte nel comune di Magasa, ma alla presenza nel suo versante nord est, nella Valle di Campo, di depressioni carsiche, di un ambiente più umido con delle pozze di abbeverata naturali site poco al di sotto della vetta. Qui ha origine la sorgente del torrente Valle di Campo affluente del torrente Valle di Lorina.