Cresciuta in una famiglia atea di ascendenza ebraica, a partire dal 1938 subì le imposizioni discriminatorie delle leggi razziali fasciste; all'età di tredici anni, nel gennaio 1944, fu arrestata e deportata al campo di concentramento di Auschwitz, dal quale fece ritorno alla fine della seconda guerra mondiale. Dopo un lungo periodo di riflessione e silenzio, negli anni novanta iniziò a raccontare pubblicamente la propria esperienza, impegnandosi per sensibilizzare le nuove generazioni contro il razzismo e l'indifferenza.

Il 19 gennaio 2018 è stata nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella «per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale». Dal 15 aprile 2021 è presidente della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Il 13 ottobre 2022 a 92 anni ha presieduto la seduta inaugurale del Senato della Repubblica, all'inizio della XIX legislatura, ricoprendo la carica di presidente provvisorio dell'assemblea, in quanto membro più anziano dopo Giorgio Napolitano, non presente per motivi di salute. È stata la terza donna, dopo Maria Elisabetta Alberti Casellatiche ne fu presidente effettivo (2018-2022)e Camilla Ravera (12 luglio 1983), a presiedere il Senato della Repubblica del Parlamento italiano. Inoltre il 22 settembre 2023 diviene la senatrice più anziana ancora in vita.

Biografia Infanzia e adolescenza nei campi di concentramento

Nata a Milano, in una famiglia di ascendenza ebraica, visse con il padre, Alberto Segre, e i nonni paterni, Giuseppe Segre (affetto dalla malattia di Parkinson) e Olga Loevvy.. La madre, Lucia Foligno (1905 - 30 agosto 1931), morì quando Liliana non aveva neanche compiuto un anno, a causa di un tumore all'intestino. Di famiglia atea, Liliana ebbe la consapevolezza del suo essere ebrea attraverso il dramma delle leggi razziali fasciste del 1938, in seguito alle quali venne espulsa dalla scuola che frequentava.

Dopo l'intensificazione della persecuzione degli ebrei italiani, suo padre la nascose presso degli amici, utilizzando documenti falsi. Il 7 dicembre 1943 provò, assieme al padre e due cugini, a fuggire a Lugano in Svizzera: i quattro furono però respinti dalle autorità del Paese elvetico. Il giorno dopo, Liliana Segre venne arrestata a Selvetta di Viggiù (Varese), all'età di tredici anni. Dopo sei giorni in carcere a Varese, fu trasferita a Como e poi a San Vittore a Milano, dove fu detenuta per quaranta giorni.

Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse dopo sette giorni di viaggio. Venne subito separata dal padre, che non rivide mai più e che poi morì il 27 aprile 1944. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni furono arrestati a Inverigo (Como); dopo qualche settimana anche loro vennero deportati ad Auschwitz e uccisi nelle camere a gas il giorno dell'arrivo, il 30 giugno 1944.

Alla selezione, Liliana ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull'avambraccio sinistro. Fu messa per circa un anno ai lavori forzati presso la fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens. Durante la sua prigionia subì altre tre selezioni, in una delle quali perse un'amica che aveva incontrato nel campo. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l'evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania.

Venne liberata il 1º maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück che fu liberato dall'Armata Rossa. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, Liliana fu tra i 25 sopravvissuti..

Al rientro nell'Italia liberata, visse inizialmente con gli zii e poi con i nonni materni, di origini marchigiane, unici superstiti della sua famiglia.

Matrimonio e vita privata

Nel 1948, mentre era in vacanza a Pesaro, conobbe Alfredo Belli Paci, cattolico, avvocato e anch'egli reduce dai campi di prigionia tedeschi per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. Di lui la colpì la somiglianza fisica e caratteriale con il padre Alberto Segre. Già battezzata prima delle leggi razziali, Liliana sposò Alfredo con rito cattolico nel 1951. La coppia ebbe tre figli: Alberto (1953 ), Luciano (1955) e Federica. Nel 1990 diventa per la prima volta nonna di Edoardo che nel dicembre 2024 la renderà bisnonna per la prima e finora unica volta .

Belli Paci, presidente di Unione Popolare Nazionale «Costituente per la Libertà» e antifascista conservatore, aderì in seguito, pur continuando a professarsi antifascista, alla lista del Movimento Sociale Italiano (partito neofascista e nazionalista guidato dall'ex funzionario della RSI Giorgio Almirante, che nel 1972 si era unito con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica dando vita alla Destra Nazionale); con il MSI Belli Paci, di professione avvocato, si candidò, come indipendente, per la Camera dei deputati, nelle elezioni politiche del 1979 (senza essere eletto); ciò però causò una forte crisi nella coppia, che si ricucì quando lui abbandonò la politica su richiesta di Liliana.

La testimonianza della prigionia

Nel 1997 è stata fra i testimoni del film-documentario Memoria, presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino. Nel 2004 era, con Goti Herskovits Bauer e Giuliana Fiorentino Tedeschi, una delle tre donne ex deportate intervistate da Daniela Padoan nel volume Come una rana d'inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz (Bompiani, Milano). Nel 2005 la sua vicenda veniva ripercorsa con maggiori dettagli in un libro-intervista di Emanuela Zuccalà: Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoah (Paoline Editoriale Libri, Milano).

Nel 2009 la sua voce fu inclusa nel progetto di raccolta dei "racconti di chi è sopravvissuto", una ricerca condotta tra il 1995 e il 2008 da Marcello Pezzetti per conto del Centro di documentazione ebraica contemporanea, che ha portato alla raccolta delle testimonianze di quasi tutti i sopravvissuti italiani dai campi di concentramento in quegli anni ancora in vita.. Nello stesso anno, partecipò al film/documentario Binario 21 di Moni Ovadia, diretto da Felice Cappa, che si ispirava al poema del poeta di origine russa Itzhak Katzenelson Il canto del popolo ebraico massacrato. Il 27 novembre dello stesso anno l'Università di Trieste le ha conferito la laurea honoris causa in giurisprudenza.

Il 15 dicembre 2010 l'Università degli Studi di Verona le ha conferito la laurea honoris causa in scienze pedagogiche. Nel 2018 le viene conferito il titolo di "Membro onorario del Corpo Accademico" all'Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio" di Chieti. Nello stesso anno ha ricevuto il Premio Passaggi, assegnato da Passaggi Festival a personalità che si sono distinte per l'attività di saggistica o per la loro figura morale.

Il 26 ottobre 2020, in occasione della cerimonia d'inaugurazione dell'anno accademico 2020/21, l'università LUMSA le ha conferito la laurea magistrale honoris causa in relazioni internazionali.

Per molto tempo non ha voluto parlare pubblicamente della sua esperienza nei campi di sterminio. Come per molti altri bambini dell'Olocausto, il ritorno a casa e a una vita diversa rispetto alla precedente fu tutt'altro che semplice. Anche Liliana ricorda di non aver trovato in quegli anni orecchie disposte ad ascoltarla.

Su proposta di Gianni Peteani, dell'osservatorio astronomico di Trieste e di Grant Stokes, direttore del progetto LINEAR, l'Unione Astronomica Internazionale (IAU) ha dedicato a Liliana Segre l'asteroide 75190 Segreliliana, contraddistinto dallo stesso numero che le era stato tatuato sul braccio ad Auschwitz. Nel comunicarle la notizia nel novembre 2020, l'IAU ha voluto sottolineare l'impegno di testimonianza che ha contraddistinto la vita di Liliana Segre.

Avendo compiuto 96 anni è una degli ultimi superstiti dell'Olocausto ancora in vita.

Senatrice a vita

Il 19 gennaio 2018, anno in cui ricadeva l'80º anniversario delle leggi razziali fasciste, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in base all'art. 59 della Costituzione, ha nominato Liliana Segre senatrice a vita "per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale". È stata la quarta donna ad assumere tale incarico, dopo Camilla Ravera (1982), Rita Levi-Montalcini (2001) ed Elena Cattaneo (2013).

Il 5 giugno 2018, durante la discussione per il voto di fiducia al governo Conte I, è intervenuta per la prima volta in Senato, ricordando le leggi razziali e il suo ricordo di deportata, suscitando il plauso di tutto il Senato. Ha inoltre dichiarato la sua ferma intenzione di opporsi a qualunque legge discriminatoria contro i popoli nomadi e le minoranze e di astenersi dal dare la fiducia al nuovo governo.

La senatrice si è inoltre opposta con fermezza all'abolizione del tema di ambito storico dall'esame di maturità.

Un anno più tardi, il 10 settembre 2019, in occasione del voto di fiducia sul secondo esecutivo guidato da Giuseppe Conte ha deciso di votare a favore, suscitando le critiche del centro-destra e soprattutto della Lega, che ne ha criticato l'intervento, nel quale, tra le altre cose, la senatrice aveva affermato:

Come primo atto legislativo ha proposto l'istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, proposta sostenuta tra gli altri dai colleghi senatori a vita Renzo Piano ed Elena Cattaneo. Il 30 ottobre 2019 il Senato della Repubblica, con i 151 voti favorevoli di Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali e Autonomie e le 98 astensioni di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, ha approvato la mozione, che prevede nello specifico tre articoli: il primo istituisce la commissione, il secondo ne specifica i compiti, il terzo riguarda il funzionamento stesso della commissione. Durante la discussione in Senato la senatrice è intervenuta affermando:

Il 7 novembre 2019, a causa delle crescenti minacce e insulti che le vengono rivolti via internet, il prefetto di Milano Renato Saccone, sentito il comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza, le ha assegnato una scorta.

Il 10 dicembre dello stesso anno il comune di Milano, assieme all'Associazione Nazionale Comuni Italiani, ha organizzato una grande manifestazione per testimoniarle la vicinanza di piccoli, medi e grandi comuni. Vi hanno partecipato oltre 600 sindaci, che hanno marciato insieme a lei fino a piazza della Scala, dove le è stata donata una fascia tricolore; la senatrice è intervenuta dal palco dicendo:

Nel 2019 ha ricevuto il Premio Art. 3, assegnatole "per il coraggioso e quotidiano impegno a mantenere viva la memoria e i valori civili e morali che la nostra Carta costituzionale detta, in particolare con gli articoli 3, 8, 19". Sempre nel 2019 ha ricevuto la Penna d'oro nell'ambito del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo.

Il 19 ottobre 2019 le è stato conferito il riconoscimento "Testimone del Tempo" durante il Premio Acqui Storia, insieme al filosofo Stefano Zecchi e all'antropologo e geografo americano Jared Diamond.

Nel gennaio 2020, durante la trasmissione Che tempo che fa, ha comunicato che in primavera avrebbe tenuto il suo ultimo incontro pubblico, dopo 30 anni come attiva testimone della Shoah. L'evento, organizzato col contributo dell'associazione Rondine Cittadella della Pace, si sarebbe dovuto tenere presso uno stadio di Arezzo. A causa dell'emergenza epidemiologica per la COVID-19, però, l'ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre è stata posticipata al 9 ottobre 2020.

Il 29 gennaio 2020, su invito del presidente David Sassoli, è intervenuta al Parlamento europeo, dove ha ricevuto un'ovazione dal plenum dell'assemblea.