LIstituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon (INGORTP) è un ente morale italiano fondato nel 1878 con lo scopo di prestare un servizio di guardia d'onore presso le tombe dei sovrani del Regno d'Italia nel Pantheon di Roma e di promuovere il culto della patria, il senso dell'onore e la memoria storica relativa a Casa Savoia e alle tradizioni militari nazionali. L'ente è patriottico, apolitico e apartitico e svolge le proprie attività in base al proprio statuto, sotto la vigilanza del Ministero della Difesa.

Storia Origini dei primi sodalizi di reduci e dei Comitati dei Veterani

Nel corso delle guerre d'indipendenza italiane e negli anni immediatamente successivi alla conclusione delle principali campagne risorgimentali, si costituirono in varie aree della penisola sodalizi autonomi di ex combattenti con finalità prevalentemente assistenziali e mutualistiche. Tra queste associazioni figurano, tra gli altri, gruppi costituiti a Genova il 4 ottobre 1849, a Torino nel 1865 e a Venezia nel 1866. La quarta assemblea generale dei veterani delle campagne del 1848–1849, tenutasi a Torino il 17 gennaio 1875, approvò lo statuto del Comizio dei Veterani delle guerre combattute negli anni 1848–1849 per l'unità e l'indipendenza d'Italia. Secondo l'articolo 1 dello statuto, l'associazione era costituita da persone in grado di comprovare la partecipazione militare alle campagne del 1848–1849 per l'indipendenza italiana.

Lo statuto assegnava al Comizio tre obiettivi principali: consolidare i vincoli di fratellanza e amicizia tra i superstiti, sostenere moralmente e materialmente i commilitoni e le loro famiglie, e onorare la memoria dei caduti e dei soci defunti. Tra le ricorrenze previste figuravano la commemorazione annuale della battaglia di Goito (8 aprile 1848) e della morte di Carlo Alberto di Savoia. Inoltre, esso prevedeva l'adesione mediante iscrizione e il rinnovo della carica di presidente ogni tre anni da parte dell'assemblea generale, nonché una struttura gerarchica di comitati territoriali e sottocomitati. Nel 1875 gli atti relativi alla costituzione di un sottocomitato romano furono trasmessi alla Prefettura, che il 17 novembre formulò auspici di sviluppo per il sodalizio richiamandone gli scopi dichiarati. Il primo presidente effettivo fu il generale Salvatore Pes, marchese di Villamarina, in carica tra il 1875 e il 1877. Nella fase iniziale il sodalizio rivendicò una particolare legittimazione patriottica, associando alla propria immagine figure di rilievo del Risorgimento come Vittorio Emanuele II come presidente onorario e, tra i vicepresidenti onorari, Giuseppe Garibaldi, Eugenio di Savoia (principe di Carignano) e Raffaele Cadorna; in seguito furono menzionati anche Alfonso La Marmora, Enrico Cialdini e Giacomo Medici.

Nel 1875 emerse un dibattito sulla collocazione della sede centrale, inizialmente fissata a Torino, in via delle Rosine n. 3. Diversi comitati provinciali e regionali sostennero l'opportunità di trasferire la sede a Roma, capitale del Regno d'Italia, per rafforzare il carattere nazionale dell'associazione. In questo contesto si colloca anche una lettera di Garibaldi indirizzata al sindaco di Roma Pietro Venturi, nella quale il generale si espresse a favore di Roma come “centro naturale” della nuova situazione nazionale. La dirigenza torinese, per contro, difendeva la permanenza della sede a Torino, manifestando timori circa una possibile strumentalizzazione politica del sodalizio. Il 26 gennaio 1876, nella sala del Campidoglio a Roma, Garibaldi promosse una riunione con l'obiettivo di costituire una rappresentanza romana più autonoma rispetto alla sede torinese. All'adunanza parteciparono numerosi reduci, tra cui Nicola Fabrizi, Giuseppe Avezzana, Giovanni Nicotera e Alberto Mario; emersero due orientamenti: mantenere l'associazione limitata ai reduci del 1848–1849 oppure ampliarla ai reduci delle campagne risorgimentali successive. L'assemblea deliberò la costituzione di un'associazione di reduci delle guerre nazionali e acclamò Avezzana come presidente. Nei giorni successivi, Garibaldi promosse un progetto di coordinamento nazionale tra associazioni affini, indicato nelle fonti interne come “gran fascio” dei reduci. La dirigenza torinese, in particolare Pes di Villamarina, mantenne una posizione prudente, ribadendo l'esigenza di attenersi agli scopi statutari in un'ottica di ordine istituzionale. Le tensioni tra le componenti romana e torinese si manifestarono anche in occasione di cerimonie ufficiali, ma furono ricomposte, almeno formalmente, nel corso del 1876.

Tra il 1876 e il 1877 il Comizio partecipò a numerose iniziative pubbliche di memoria risorgimentale, come commemorazioni, inaugurazioni di lapidi e monumenti e cerimonie cittadini, talvolta in collaborazione con altre associazioni di reduci attive a Roma. Nel 1877, alla morte di Salvatore Pes di Villamarina, la presidenza fu assunta dal generale Emanuele Chiabrera Castelli insieme a un nuovo consiglio direttivo. Nel marzo 1878 l'associazione toscana dei veterani avviò a Firenze il bollettino settimanale Il Veterano, con l'obiettivo di pubblicare atti e notizie delle diverse società di reduci e promuovere forme di coordinamento, dichiarando di non occuparsi di questioni politiche o religiose.

Nascita e sviluppo del servizio di Guardia d'Onore

Il 17 gennaio 1878 una rappresentanza di veterani accompagnò la salma di Vittorio Emanuele II nel corteo funebre dal Palazzo del Quirinale al Pantheon di Roma. Nella tradizione dell’ente tale episodio è considerato l’antecedente diretto dell’istituzione del servizio di Guardia d’onore alle tombe reali. Il successivo 28 luglio il sottocomitato principale di Roma deliberò di prestare, «a turno», il servizio d’onore presso la tomba del Sovrano al Pantheon, collegando tale decisione anche alla commemorazione di Carlo Alberto, dopo che il 18 gennaio dello stesso anno re Umberto I aveva accettato la presidenza onoraria del sodalizio, già conferita al padre. Negli anni successivi la sede centrale dell’associazione fu trasferita da Torino a Roma, in via della Minerva n. 20. Contestualmente il sottocomitato romano assunse le funzioni di comizio centrale, con competenza sul coordinamento del servizio di Guardia d’onore al Pantheon, mentre il comitato torinese conservò il titolo di comitato primario. Nello stesso periodo la struttura organizzativa dell’ente venne ulteriormente definita mediante l’attribuzione ai comitati regionali di un ruolo federativo e di raccordo tra i comitati provinciali e la direzione centrale.

Lo statuto approvato il 6 maggio 1883 limitò inizialmente la qualifica di soci effettivi ai reduci delle campagne del 1848–1849, ammettendo altre categorie quali soci aggregati e riservando le principali cariche direttive ai soci effettivi. Successivi congressi ampliarono progressivamente la platea dei soci: al Congresso di Milano (marzo 1895) furono ammessi come soci aggregati i veterani delle campagne del 1859, 1860, 1861 e 1866; al Congresso di Firenze (maggio 1897) fu inclusa tra i soci effettivi la generazione di combattenti fino alla campagna del 1870, riservando ai veterani 1848–1849 la qualifica di soci fondatori. Nel 1900 e con lo statuto del 1901 furono eliminate progressivamente le distinzioni tra categorie, permettendo l'iscrizione dei superstiti delle campagne dal 1848 al 1870 e riorganizzando la disciplina delle cariche sociali.

Nel 1900, alla morte di Umberto I, assassinato a Monza, anche le sue spoglie furono tumulate nel Pantheon, che divenne così luogo di sepoltura per più membri della famiglia reale. In conseguenza di ciò gli statuti del sodalizio furono modificati e il servizio di guardia venne esteso alle tombe reali di Vittorio Emanuele II e Umberto I, consolidando la funzione commemorativa dell'organizzazione.

Erezione in ente morale e riorganizzazione federativa

Il 9 gennaio 1910, l'Assemblea generale del Comizio centrale, riunita presso il Collegio Romano, deliberò modifiche statutarie finalizzate a ottenere il riconoscimento dell'associazione quale ente morale dotato di personalità giuridica. Ulteriori adeguamenti richiesti dal Ministero dell'interno furono recepiti dall'Assemblea del 25 giugno 1911; su proposta ministeriale, il Comizio fu quindi eretto in ente morale con regio decreto 1º settembre 1911, n. 1047 e cambiò denominazione in Comitato centrale romano dei veterani delle guerre per l'Indipendenza e l'Unità d'Italia.

Le assemblee del 3 agosto e del 10 novembre 1912 espressero tuttavia insoddisfazione per l'assimilazione dell'ente alle opere pie, soggette a controlli di tutela pubblica ritenuti non coerenti con la natura e le risorse dell'associazione. In tale contesto, il Comizio evidenziò la modestia del proprio patrimonio (circa 15000 lire) e l'assenza di entrate diverse dalle quote sociali (3 lire annue), sostenendo la necessità di un regime di mera sorveglianza dell'autorità politica. La questione si chiuse con il regio decreto del 28 giugno 1914, che sottrasse il sodalizio al regime previsto per le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e rese esecutive anche le determinazioni sull'ammissione al servizio di Guardia d'onore già discusse nel periodo 1912–1914. Inoltre, a causa della diminuzione numerica dei reduci risorgimentali fu aperta l'adesione anche ai militari che avevano servito durante le guerre d'indipendenza pur senza avervi preso parte direttamente. Il 1º luglio 1913 entrò in vigore un Regolamento per la Guardia d'onore alle Tombe Reali nel Pantheon, predisposto dal Comizio centrale romano. L'articolo 1 stabiliva l'obbligo per i soci di prestare servizio, salvo comprovati impedimenti permanenti o gravi motivi personali, disciplinando turni, modalità di presenza e doveri dei partecipanti. Nel medesimo periodo la presidenza risultava affidata al generale Ettore Pedotti, indicato nelle ricostruzioni interne come figura di riferimento nella fase di consolidamento regolamentare del servizio. Alla sua morte, nel 1918, la presidenza fu assunta dal principe Fabrizio Colonna di Stigliano. Con Regio Decreto 10 febbraio 1918, n. 255, furono ammessi i veterani delle campagne coloniali.

Nel primo dopoguerra il sodalizio venne progressivamente configurandosi come federazione di comitati regionali, coordinati dal Comitato centrale romano, anche in relazione alla crescita numerica dei reduci ammessi e alla necessità di uniformare prassi e regolamenti tra le diverse articolazioni territoriali. Dal 1921 al 1924 fu presidente il generale Gaetano Zoppi. In tale fase risultano avviate trattative interne per rafforzare i legami tra comitati e per giungere a una disciplina più omogenea degli statuti e dei regolamenti; modifiche in tal senso furono approvate dall'Assemblea del 20 novembre 1921. Nel 1924, dimessosi Zoppi, l'assemblea straordinaria del 23 novembre elesse presidente il generale Enrico Spechel. Nel 1925 venne avviata la rivista mensile Sarsia (poi Savoia!), organo del Comitato centrale romano, con finalità dichiarate di coesione associativa e di informazione interna (atti, comunicazioni, vita dei comitati, cronache delle cerimonie).

Il 29 novembre 1925 fu inaugurata a Roma la Casa del Veterano “Vittorio Emanuele III”, presentata come struttura assistenziale destinata a soci anziani bisognosi, sostenuta economicamente dal Comitato e collegata alle finalità mutualistiche ancora presenti nella tradizione statutaria. Nello stesso anno, gli statuti furono nuovamente riformati e la denominazione del sodalizio divenne Comitato centrale dei veterani e reduci delle campagne nazionali e coloniali. Questo cambiamento, formalizzato dal regio decreto del 27 dicembre 1925, n. 2511 in attuazione delle normative vigenti, prevedeva l'ammissione tra gli iscritti anche dei militari, in servizio o in congedo, che avevano partecipato alle campagne coloniali italiane o alla prima guerra mondiale.