La cultura protovillanoviana, o protovillanoviano, è l'insieme delle facies archeologiche che nell'età del bronzo finale, fra il XII e il X secolo a.C., si diffusero in quasi tutta l'Italia peninsulare e in parte della Sicilia.... Il tratto che le accomuna è il rito funerario della cremazione: le ceneri del defunto venivano raccolte quasi sempre in un vaso biconico, coperto di norma da una scodella rovesciata, e deposte in un pozzetto scavato nella terra oppure protette da custodie di tufo o da ciste di pietra.. Il rito, che trova corrispondenza nella cultura dei campi di urne dell'Europa continentale, si diffuse in Italia dalle Alpi fino alla punta nord-orientale della Sicilia. Il nome fu coniato nel 1937 da Giovanni Patroni, oltre ottant'anni dopo quello di «villanoviano». Quest'ultimo era nato dalla necropoli a incinerazione di Villanova, presso Bologna, scoperta da Giovanni Gozzadini nel 1853, e si era poi esteso a tutte le manifestazioni, soprattutto funerarie, simili a quelle della necropoli eponima.. Patroni scelse il nome per sottolineare il legame con i sepolcreti della cultura villanoviana, propri però della prima età del ferro e di un'area assai più ristretta. Nelle aree in cui compare il villanoviano, lo precedono facies locali di tipo protovillanoviano, in continuità ininterrotta;. fa eccezione il territorio di Bologna, dove le testimonianze del Bronzo finale sono scarse... Nel 1996 Renato Peroni descriveva le facies protovillanoviane come manifestazioni collegate fra loro, fra le quali non si possono tracciare confini netti, ma che non formano neppure un'entità unitaria..

Origini

Il termine «protovillanoviano» fu coniato da Giovanni Patroni ed entrò in circolazione con la sua Preistoria del 1937, nelle stesse pagine in cui compare anche l'espressione «bronzo finale».., p. 47. Fino ad allora, per i sepolcreti che venivano scoperti a Fontanella Mantovana, Bismantova, Pianello, Monteleone di Spoleto, Tolfa-Allumiere e Timmari, si parlava genericamente di transizione dal bronzo al ferro. Il nome di Patroni modificava «previllanoviano», che Massimo Pallottino, con qualche cautela, fa risalire a Giuseppe Angelo Colini, autore di uno studio sulla necropoli di Pianello di Genga pubblicato fra il 1913 e il 1915.. Il termine si diffuse soprattutto con le opere di Hermann Müller-Karpe e di Peroni, uscite entrambe nel 1959.. Per Patroni gli incineratori dei sepolcreti di tipo Pianello erano le avanguardie degli incineratori villanoviani diretti verso l'Italia tirrenica; nel 1979 Pallottino osservava perciò che il termine era nato più da un'ipotesi storica che da un dato archeologico..

Nel 1976 Maria Antonietta Fugazzola Delpino distingueva negli studi due filoni: il primo attribuiva le novità del protovillanoviano all'arrivo di popolazioni incineratrici da oltralpe, il secondo vi riconosceva uno sviluppo graduale e locale dalle culture precedenti dell'età del bronzo.. Nel 2006 Nuccia Negroni Catacchio vedeva nel protovillanoviano, che nel XII secolo a.C. si sovrappone alla componente indigena dell'età del bronzo, l'influsso dei campi d'urne dell'Europa centrale; osservava però che molti insediamenti continuano senza interruzione e che il fenomeno potrebbe consistere più in una nuova ideologia e in un nuovo rituale funerario che nell'arrivo fisico di nuove genti.. John M. Coles e Anthony F. Harding indicano le corrispondenze più strette con i campi d'urne del medio e del basso Danubio..

Per Francesco di Gennaro (1996) la decorazione della ceramica protovillanoviana mostra affinità settentrionali con la cultura lusaziana e con quella di Canegrate:

Cronologia Il Bronzo finale italiano si divide in tre fasi, iniziale, piena e terminale (BF1, BF2 e BF3), definite soprattutto sulla base dei tipi metallici e della loro associazione nei ripostigli, nelle necropoli e in alcune stratigrafie di abitato... Nell'Italia centrale la sequenza locale meglio definita è quella del gruppo di Tolfa-Allumiere, con le fasi di Tolfa (BF2) e di Allumiere (BF3);. le tre fasi della necropoli di Pianello di Genga corrispondono grosso modo alle tre fasi del Bronzo finale..

Le date assolute cambiano secondo il sistema adottato. Nella cronologia tradizionale il Bronzo finale va dal 1150 al 900 a.C. circa; nella cronologia più alta proposta da Marco Pacciarelli e da Albert J. Nijboer va dal 1175/1150 al 950/925 a.C.; le datazioni al radiocarbonio calibrate raccolte da Johannes van der Plicht lo pongono fra il 1200 e il 950 a.C.. Gilda Bartoloni colloca il Bronzo finale fra la metà del XII e il X secolo a.C.; Andrea Babbi e Filippo Delpino, per l'Etruria meridionale interna, fra il 1175/1150 e il 925 a.C. circa.. Nel 2008 Anna Maria Bietti Sestieri, sulla base di alcune date calibrate dal Lazio antico e dal Salento, riteneva plausibile collocare il Bronzo finale della penisola fra il XII e l'XI secolo a.C..

Fra gli anni sessanta e ottanta del Novecento alcuni studiosi svedesi, sulla base della ceramica e della stratigrafia di due siti, proposero per lo «stile» protovillanoviano una cronologia lunga, che rendeva alcuni siti protovillanoviani contemporanei dei grandi centri villanoviani; per Simon Stoddart la questione si è chiusa a favore della cronologia degli studiosi italiani.. Già nel 1976 Fugazzola Delpino osservava che le sequenze stratigrafiche e le associazioni dei corredi escludono in generale che il protovillanoviano sia stato contemporaneo del villanoviano, o del subappenninico che lo precede..

Diffusione

Secondo Negroni Catacchio, nella fase più antica del Bronzo finale quasi tutta l'Italia appare interessata da un unico aspetto culturale.. Abitati e tombe di aspetto protovillanoviano sono numerosi in tutta la penisola, particolarmente nel centro-nord ad esempio a Frattesina nel Veneto, a Bismantova e Ripa Calbana in Emilia-Romagna, a Cetona, Sovana e Saturnia in Toscana, nei monti della Tolfa nel Lazio, a Pianello di Genga e Ancona (Colle dei Cappuccini) nelle Marche, mentre nel sud importanti sono i siti di Ortucchio in Abruzzo, di Timmari a Matera (Basilicata), Torre Castelluccia (Puglia), Tropea (Calabria) e di Milazzo (Sicilia). Nel 1979 Negroni Catacchio escludeva dal protovillanoviano le necropoli a incinerazione anteriori al XII secolo, come Canegrate, Monte Lonato e Bovolone nell'Italia settentrionale e Canosa e Torre Castelluccia in quella meridionale, pur considerando aperto il problema del loro contributo alla sua formazione..

In base ad alcune caratteristiche comuni è possibile individuare dei sottogruppi regionali. Nell'Italia settentrionale Nel 1996 Peroni riconosceva, sul piano funerario, una sola vera facies, quella di Fontanella, e i gruppi di Ascona, della Ca' Morta e di Bismantova; restano più o meno estranee al protovillanoviano le facies di Luco, a cavallo delle Alpi, e quelle di San Canziano e di Leme nella Venezia Giulia.. La facies del Bronzo finale del Veneto, per i suoi legami con l'Italia centrale, è stata definita «protovillanoviano padano»; il suo centro principale era Frattesina, un abitato di oltre 20 ettari..

Nell'Italia centrale, durante la fase piena del Bronzo finale, la Toscana, l'Umbria, le Marche e la Romagna condividono una facies ceramica, definita di Chiusi-Cetona da Alessandro Zanini, che si distingue dal protovillanoviano dell'Etruria meridionale per alcuni caratteri formali, come le anse e le decorazioni a scanalature parallele e i motivi della svastica e del meandro.. Per Stoddart nel Bronzo finale si mantiene un'ampia unità di stile, che gli studiosi articolano però in più gruppi; la differenziazione regionale diventa evidente con l'età del ferro.. Sulla base dei bronzi Peroni definiva una facies medio-tirrenica con cinque gruppi: Tolfa-Allumiere nel Lazio settentrionale, Roma-Colli Albani nel Latium vetus, Terni nell'Umbria meridionale, il Fucino nell'Abruzzo sud-occidentale e il Volturno nella Campania settentrionale; nel resto dell'Italia centrale distingueva i gruppi del Trasimeno, di Marecchia-Chienti e di Tronto-Pescara, e a livello funerario il gruppo di Pianello.. Anche nel Lazio antico si riconosce, nella fase iniziale, un aspetto protovillanoviano assai simile a quello di Tolfa.

Nell'Italia meridionale la documentazione è più rada. La necropoli a incinerazione di Vigna Coretti a Timmari, per molto tempo l'unico complesso a urne protovillanoviano noto nel Sud, va dalla fine del XII all'XI secolo a.C., o appena agli inizi del X;. in Campania si conoscevano nel 1979 solo due sepolture a incinerazione di tipo protovillanoviano, a Lacedonia e a Sant'Angelo in Formis.. Per Bietti Sestieri, nel 1979, Milazzo è un vero campo di urne di tipo continentale, databile fra la fine del XII e gli inizi del X secolo a.C., con stretti rapporti con Timmari.. Nel 1996 Peroni faceva rientrare nel concetto di facies protovillanoviana tutta la documentazione del Bronzo finale del Sud, comprese le isole Eolie e Milazzo, ipotizzando una facies meridionale, estesa a Puglia, Basilicata e Calabria, con urne a collo distinto al posto dei biconici, ceramica dipinta «protogeometrica enotrio-iapigia» e uso sia dell'inumazione sia della cremazione.. Nel 1979 Ettore M. De Juliis riteneva invece del tutto improprio parlare di cultura protovillanoviana per la Puglia settentrionale, dove la cremazione non era attestata..

Cultura materiale Nella produzione materiale spiccano la ceramica decorata a solcature, con motivi geometrici e cuppelle, e, nella metallurgia, i bronzi laminati decorati a sbalzo con la tecnica detta «a borchiette e puntini». Fra gli elementi che nel 1976 Fugazzola Delpino associava al termine figurano l'ossuario biconico, le ciotole di copertura a orlo rientrante o svasato con carena, le decorazioni a solcature su orlo e spalla, i motivi a pettine, come la stilizzazione della «barca solare», i punti e le cuppelle, oltre a vaghi d'ambra e di pasta vitrea e a numerosi tipi di bronzi.. Nel protovillanoviano dell'Etruria meridionale le decorazioni sono prevalentemente incise, con impressioni a cuppelle e a cordicella. Stoddart vi riconosce uno stile proprio, centrato sui Monti della Tolfa e fondato sull'incisione, in contrasto con le decorazioni plastiche dell'Etruria settentrionale.

Nel Bronzo finale la produzione metallurgica cresce in quantità e in varietà: compaiono nuove classi di oggetti legati al lavoro della terra, come falci, seghe, asce e scalpelli, e si accentuano i caratteri tipologici locali.. Il ripostiglio di Coste del Marano, presso Tolfa, con 142 pezzi quasi tutti integri, fra cui tazze di lamina di bronzo e grandi fibule, per Bartoloni è un insieme di prodotti locali di alto livello tecnico.. Le matrici per fondere asce, spilloni e piccoli pugnali trovate nella capanna XIII di Scarceta, nel Grossetano, indicano una fonderia.

Usi funerari

Il rito funerario protovillanoviano trova corrispondenza in quello della cultura dei campi di urne dell'Europa continentale.