Il canto armonico (più precisamente canto difonico/canto degli armonici) è un insieme di tecniche vocali che permettono di far emergere gli armonici naturali della voce. Ne consegue che una sola persona può emettere contemporaneamente da due a tre note, distinguibili l'una dall'altra.
I più esperti riescono a scegliere quali armonici amplificare, in modo da poter eseguire melodie precise.
Questo utilizzo della voce è tipico della tradizione tuvana (Repubblica di Tuva) dove prende il nome di xöömej. Seppur con alcune differenze stilistiche, è riscontrabile anche in Mongolia e nella regione dell'Altai. In Sudafrica è praticato nella tribù Xhosa, dove viene chiamato Umngoqolo. In altre regioni del mondo esistono tipi di canto che spesso vengono impropriamente classificati come canto difonico, ma non è corretto definirli tali poiché NON prevedono un movimento melodico dei soli armonici, bensì un utilizzo prevalentemente timbrico: in Sardegna nel canto a tenore, in Tibet tra i monaci Gyuto, ed in alcune zone dell'India, come il Rajasthan, Balochistan e Pakistan.
La peculiarità del Canto Difonico (specialmente quelli praticati nelle regioni dell'Asia Centrale) è l'utilizzo melodico/ritmico delle frequenze della serie armonica: ognuna di queste frequenze è di fatto una nota musicale in perfetta armonia con il suono fondamentale che le origina. Il pentagramma qui sotto mostra i primi 16 armonici, prendendo come suono fondamentale il DO.
I suoni armonici, nella voce umana, si collocano all'interno delle vocali (ad esempio: u, o, ò, a, è, é, I, |) ed anche, seppur in modo meno marcato, nelle consonanti nasali (m, n, ɲ). A seconda della vocale pronunciata o cantata, i suoni armonici risulteranno più o meno concentrati in zone diverse dello spettro. Nella U, gli armonici acuti (parte alta dell'asse verticale) risultano più flebili se paragonati alla vocale I, dove sono molto più presenti. Le vocali aperte come ò, a, è presentano invece uno spettro molto più completo. Nonostante gli armonici non siano sempre visibili allo spettrogramma (zone scure), sono comunque presenti.
In altre parole, nel Canto Difonico vengono filtrati/attenuati i suoni armonici non desiderati, in modo da poterne enfatizzare uno alla volta al fine di creare delle melodie. Questo effetto prende il nome di "sintesi sottrattiva". Nell'esempio qui a fianco si può osservare una progressione ascendente di armonici ed una melodia, mentre la fondamentale che li genera viene mantenuta costante.
Asia
Tuva
La tradizione di Canto Difonico più antica e raffinata è quella di Tuva, una piccola repubblica attualmente appartenente alla Federazione Russa(motivo per cui lo Khöömei Tuvano non è riconosciuto ufficialmente dall'UNESCO. La Russia non partecipa alla convenzione stabilita nel 2003 per partecipare alle candidature per i patrimoni intangibili). Secondo leggende locali i Tuvani cominciarono a cantare utilizzando la tecnica khoomei per stabilire un contatto con le entità spirituali che pervadono tutte le cose, attraverso l'imitazione dei suoni della natura.
Ben presto, tuttavia, il canto difonico assunse una dimensione artistica e performativa. Ascoltando la musica tradizionale tuvana, si può notare come esso sia parte integrante delle composizioni musicali: le stesse melodie suonate con gli strumenti musicali vengono riprodotte utilizzando gli armonici della voce.
Esistono molti stili di canto difonico nella tradizione tuvana. I più importanti sono:
Khöömei (in cirillico russo: хөөмей)
Traducibile dalla lingua tuvana con "canto di gola", è la denominazione generale di tutte le tecniche tuvane di canto difonico, ma indica anche un tipo specifico di canto, ottenuto tramite costrizione della laringe a livello delle false corde vocali, con il quale i cantori possono sia recitare delle parole, sia modulare ritmicamente e melodicamente gli armonici,
Questa parola Tuvana è probabilmente all'origine della vasta diffusione del termine throat singing (canto di gola).
Sygyt (in cirillico russo: сыгыт)
La tecnica enfatizza gli armonici al punto da renderli simili a fischi, poggiando la punta della lingua sul palato (in Europa vi è una variante identica eccetto che per l'assenza di costrizione delle false corde vocali, ed è chiamata tecnica a due cavità, o L-technique). Chi la sente per la prima volta ha l'impressione di udire uno strumento musicale, anziché una voce umana, poiché il volume degli armonici in questo caso supera di gran lunga il volume della nota emessa con le corde vocali.
Kargyraa (in cirillico russo: каргыраа)
Sfrutta contemporaneamente la vibrazione sia delle corde vere che di quelle false; queste ultime risuonano un'ottava esatta sotto alla nota prodotta dalle corde vocali vere. Modulando le vocali, si selezionano contemporaneamente altri armonici, con i quali è possibile intonare melodie, senza variare la nota fondamentale. Il maggior virtuoso di questo stile è Kajgal-ool Chovalyg.
Lo stile kargyraa ha due varianti: khovu kargyraa, e dag kargyraa. Il dag kargyraa(kargyraa della montagna) viene eseguito in modo rilassato su fondamentali medio-basse ed è caratterizzato da un suono potente, morbido ed avvolgente, simile alla voce del bassu dei cori sardi (canto a tenore), anche se questi ultimi intonano note più acute. Lo khovu kargyraa(kargyraa della steppa) abbina il timbro del khoomei al kargyraa. Ha un suono secco e penetrante e generalmente si esegue su note più acute rispetto al dag.
Borbangnadyr
Ottenuto tramite movimenti rapidi della lingua e/o delle labbra, questo sottostile viene utilizzato per imitare il gorgoglio dei ruscelli, o per scandire il ritmo durante l'esecuzione di khöömei, sygyt e kargyraa, oltre Può essere lento e ritmato, oppure più virtuosistico (damyrak borbangnadyr). In lingua tuvana significa "rotolamento".
Ezengileer
Abbellimento ritmico, ottenuto dalla chiusura intermittente del velo palatino. Deriva dal termine tuvano "ezengi" (staffa) e ricorda il rumore delle staffe durante la cavalcata. Uno dei migliori ezengileer lo esegue il cantante tuvano Ayan-Ool Sam. È quasi sempre applicato agli stili sygyt e khöömei, più raramente allo stile kargyraa.
Byrlang
Altro abbellimento abbinabile ad altri stili di khoomei, ottenuto tramite spasmo muscolare delle labbra che genera un vibrato molto forte sui primi armonici. Il termine significa "tremolìo" ed è stato coniato da Kaigal-Ool Khovalyg.
Dumchuktaar
Dal tuvano "dumchuk" (naso); è molto simile al sygyt, ma eseguito a bocca completamente chiusa, facendo pertanto uscire l'aria dal naso. È anche l'unico stile di khöömei ad essere totalmente nasale.
Chylandyk
Unione tra gli stili sygyt e kargyraa. Inizialmente questo termine indicava un suono non ben definito ottenuto dai bambini che imitavano per la prima volta i maestri, ma ad oggi è diventato il termine per indicare questo stile preciso, che combina la selezione degli armonici con la punta della lingua sul palato, unito alla vibrazione delle false corde vocali.
Mongolia
Al momento lo "xoomii" mongolo è riconosciuto dall'UNESCO, mentre quello Tuvano è stato escluso per ragioni sconosciute, sebbene ci siano studi che dimostrano che lo khöömei abbia avuto verosimilmente origine in un'area che comprendeva le attuali Tuva, Altai e Mongolia, ma senza confini precisamente delineati. I reperti storici riconducono tuttavia lo khoomei più a radici tuvane, ma questo resta da verificare. In Mongolia vi sono molti stili differenti classificati a seconda del nome della parte del corpo che si suppone partecipi al processo di risonanza, tuttavia sono diverse interpretazioni dello khöömei tuvano date dai mongoli.
Shakhai Xoomii
Lo Shakhai (noto anche come "Tseejnii xöömii") rappresenta una fonazione di base mongola strettamente assimilabile all'uso specifico dello stile Khöömei in Tuva.
Kharkhiraa
Il Kharkhiraa corrisponde sul piano anatomico e acustico al Kargyraa tuvano, tuttavia in Mongolia non ci sono le stesse varianti khovu e dag come a Tuva, e raramente vengono impiegati gli armonici in senso melodico. Pertanto i musicisti mongoli tendono ad adottare le varianti Tuvane.
Isgeree
Lo stile Isgeree (xoomii fischiato) è l'equivalente diretto della ben nota tecnica tuvana Sygyt. In ambedue gli approcci, l'esecutore mantiene una costrizione delle false corde vocali e solleva la lingua contro il palato per forgiare una cavità ristretta, isolando magistralmente le singole armoniche superiori. In Mongolia è eseguito su note più alte rispetto al Sygyt Tuvano.
Chakasija
In Chakasija vengono praticati tre stili di canto (Kargirar, Kuveder o Kilenge e Sigirtip), che sono equivalenti agli stili tuvani Kargyraa, Ezengileer e Sygyt.
Altaj
Analogamente alla Chakasija, nella Repubblica dell'Altaj si possono riscontrare gli stessi stili, che qui assumono i nomi di Karkira, Kiomioi e Sibiski.
Bashkiria
Esiste anche in Bashkiria, repubblica di lingua turca, una tradizione di canto difonico (detto Uzlau, simile allo stile tuvano Ezengileer) nell'accompagnamento di poemi epici.
Uzbekistan, Kazakhistan, e Karakalpakstan
Esistono forme di poesia orale che sfruttano le difonie.
Tibet
I Monaci Gyuto tibetani, facenti parte dell'Ordine Gyuto, hanno una tradizione di canto difonico, che ha una connotazione religiosa e mistica. Infatti esso è legato alla concezione religiosa di una realtà vibratoria dell'universo intero. Noto anche come "deep voice" o "one voice chord", produce un tono grave di frequenza 55/70 Hertz, facendo rilassare il più possibile le corde vocali, similmente alla tecnica chiamata "strohbass". Non si esclude tuttavia che alcuni monaci utilizzino invece la tecnica Tuvana Kargyraa, secondo Fuks et al. (1998).
Inuit
La popolazione indigena canadese degli Inuit possiede una forma di canto gutturale, non melodica ma essenzialmente ritmica. Praticato quasi esclusivamente dalle donne, consiste nell'intonare dei pattern ritmici imitando i versi degli animali: a tal scopo possono essere utilizzate la tecnica falsocordale, ed altri meccanismi sovraglottici, tuttavia non ci sono regole precise.
Tale pratica, dopo un lungo periodo di declino, è stata recentemente riscoperta, soprattutto dalle giovani generazioni, nell'ottica di una riscoperta delle tradizioni Inuit.
Europa
Sardegna
Nell'antica tradizione polifonica del canto a tenore, tipica della Sardegna Centrale e della Barbagia, due delle quattro voci che compongono il quartetto vocale — il bassu e la contra — generano il caratteristico e inconfondibile "accordo gutturale" , le cui qualità timbriche risultano comparabili, rispettivamente, alle tecniche vocali tuvane kargyraa e khöömei, ma con la differenza che non prevedono un movimento isolato dei singoli armonici, come invece avviene nel khöömei tuvano. Un'altra forma di canto simile è il "canto a basciu e contra", tipico della zona campidanese. Queste due voci accompagnano il mutetu longu nelle gare poetiche (cantadas) dei cantadoris meridionali; la sezione finale (versada) si accompagna invece alla chitarra.
Nel novembre 2005 l'UNESCO ha proclamato il Canto a Tenore "Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell'umanità", e successivamente, nel 2008, è stato ufficialmente iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Il canto a basciu e contra campidanese, pur essendo un'espressione vocale di grandissimo interesse etnomusicologico e condividendo l'uso di tecniche gutturali e la struttura ad accordo con il Canto a Tenore, non rientra attualmente in alcun riconoscimento specifico o lista dell'UNESCO. Tutte le documentazioni ufficiali del Ministero della Cultura e della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO fanno esplicito riferimento esclusivamente al quartetto tipico della cultura pastorale centro-settentrionale sarda (bassu, contra, boche e mesu boche).
Italia