Maratea, comune in provincia di Potenza, viene spesso soprannominata la "città delle 44 chiese", a causa delle sue innumerevoli chiese, cappelle, eremi, edicole e monasteri presenti su tutto il territorio.
Gli edifici di culto, di varie epoche e tipologie costruttive, sono disseminate per ogni frazione e persino sui monti.
Chiese e cappelle Castello Basilica di San Biagio
È il santuario del santo patrono, si trova in cima al monte San Biagio, dove sorgono i resti dell'antica Maratea, che i marateoti chiamano popolarmente il Castello. Il 10 agosto 1940 fu elevato a Basilica Pontificia.
Storia La tradizione vuole che la chiesa sia sorta su un antico tempio dedicato alla dea Minerva. La chiesa fu originariamente intitolata alla Madonna delle Grazie, ma quando nel 732 ricevette le reliquie di San Biagio divenne il santuario del santo. Niente di certo si conosce dell'aspetto originale della chiesa, che probabilmente consisteva in principio solo dell'attuale presbiterio. Nel XVI secolo la chiesa subì alcuni lavori di restauro. Nel 1618 venne costruita la "regia cappella" che custodisce le reliquie e la statua del santo. Nel 1620 la chiesa subì nuovi lavori di restauro e probabile ampliamento, portato definitivamente a termine nel XVIII secolo, quando assunse l'attuale dimensioni. Nel 1741 fu costruito il campanile. Nel 1878 il parroco Buraglia abbellì ancora la chiesa e la regia cappella. Tra il 1963 e il 1969 è stata totalmente ristrutturata nel tentativo di riportare la struttura all'aspetto originale, spogliando la chiesa di tutti gli abbellimenti e le decorazioni, che sono stati parzialmente ricollocati a partire dal 1978.
Arte
Nella facciata principale si nota una statua in marmo del XVIII secolo raffigurante San Biagio, ubicata nella nicchia al centro del timpano. Come la maggior parte delle chiese marateote, l'interno della chiesa fu ristrutturato nel XVIII secolo secondo lo stile del barocco: fu aggiunto alla facciata principale un portico a tre arcate, mentre le parti interne furono abbellite con altari e decorazioni. Sebbene questi abbellimenti settecenteschi siano stati cancellati durante i lavori di restauro avvenuti tra il 1963 e il 1969, all'interno si possono ancora ammirare l'altare della Madonna delle Grazie del XVIII secolo, il tabernacolo in marmo del 1519 proveniente dalla bottega di Jacopo della Pila, un affresco del XV secolo della Madonna con Bambino (chiamato Madonna del Melograno), la pietra tombale della famiglia Deodato del 1540, un bassorilievo in marmo dell'Annunciazione del XVII secolo, il dipinto di san Macario del XVIII secolo, un bassorilievo della cosiddetta Madonna della Sapienza del XVIII secolo, e il dipinto chiamato San Biagio in gloria del XVIII secolo. Di pregevole fattura è anche l'organo del XVII secolo, sito nella parte alta della navata di destra.
Il sacello che contiene l'urna con le reliquie di San Biagio fu costruito nel XVII secolo, e dichiarato regia cappella dal re Filippo IV d’Asburgo nel 1623. Il sacello fu poi abbellito il 1878 dal monsignor Buraglia, che commissionò allo scultore Domenico Oglia da Napoli un medaglione in marmo raffigurante il santo. All'interno del sacello si trova il busto argenteo di San Biagio, scolpito nel 1979 da Romano Vio sul modello dell'originale simulacro del 1706 scolpito a Napoli da Domenico De Blasio e trafugato da vili ignoti il 28 ottobre 1976.
Borgo
Chiesa di Santa Maria Maggiore È la chiesa parrocchiale del borgo di Maratea, perciò viene chiamata semplicemente chiesa madre. Nel mese di agosto vi viene celebrata la festività dell'Assunta.
Storia Il nucleo originario nacque nel XII-XIV secolo, riprendendo l'intitolazione della chiesa di Santa Maria al Castello. Nel 1434 si separò dalla parrocchia della Basilica di San Biagio, e da allora costituisce la principale parrocchia di Maratea. Nel 1505 furono eseguiti i lavori di ampliamento che hanno portato la chiesa, a gradi linee, alle attuali dimensioni. Risale forse a questo periodo anche il grande campanile, a base rettangolare con sopraelevazione ottagonale, di chiaro stile romanico. Durante il XVIII secolo fu incorporata al coro della chiesa una torre, che nel XXI secolo costituisce il presbiterio. La chiesa subì notevoli danni nel terremoto del 1857.
Arte Sopra l'entrata della chiesa si trovano due angeli oranti, scolpiti nel XVI secolo. All'interno, a navata unica (decorato da stucchi, archi, lesene, con volute e motivi floreali di tipo barocco), si trovano numerose opere: sulla parte sinistra vi sono una statua lignea della Madonna con Bambino del XVIII secolo, un altare in marmo bianco e marmi policromi, un altare in marmo nero e marmi policromi del XVII secolo e un altro altare del XVII secolo, adornato da decorazioni della Vergine e dei Santi. Sulla parete destra si trovano un olio su tavola raffigurante l'Immacolata del 1690, un'altra tavola simile rappresentante la Trinità, dipinta da Francesco d'Oliva nel 1760, il dipinto su tela raffigurante l'Adorazione dei pastori e Santi del XVIII secolo, la scultura raffigurante l'Ecce Homo in legno dipinto del XVII secolo e la scultura in legno di San Michele Arcangelo del 1890. Sempre sulla parete destra, adagiate in un altare, si trovano le sacre reliquie di San Donato Martire, donate da una famiglia di Maratea nel 1827. Dietro l'altare maggiore, del XVII secolo, lavorato in marmi policromi si trova un coro ligneo del XV secolo, rifinito da Marco de Sanctis nel 1721. Sopra il presbiterio è collocata l'artistica statua della Madonna degli Angeli del XVII secolo. È infine degno di nota l'organo del 1866.
Chiesa dell'Annunziata
La chiesa fu realizzata come ampliamento di una cappella del XVI secolo, e le dimensioni attuali furono raggiunte nel 1748. I frequenti lavori delle epoche successive hanno cancellato l'aspetto originale, per far posto all'attuale disegno barocco, consoffitto a botte con crociere a triplice diramazione.
All'interno si trovano l'altare maggiore in marmi policromi, un dipinto del martirio di San Lorenzo del XVIII secolo e un altro di Santa Lucia del 1775. Sopra l'altare è stata collocata una finissima Annunciazione del XVI secolo, attribuita a Simone da Firenze. Di grande importanza storica è il busto in legno (dipinto d'argento) di San Biagio, che fu usato per il giuramento di armistizio da Alessandro Mandarini e Jean Maximilien Lamarque nel 1806.
Il portale della chiesa, barocco, è delineato tra due antichissimi leoni in pietra, ed è sormontato da un affresco dell'Annunciazione del XVII secolo. Poco più in là del portale si trova l'obelisco in pietra di San Biagio, eretto a spesa di tutta la cittadinanza nel 1758.
Chiesa dell'Addolorata
Fu consacrata nel 1693. La facciata è in stile barocco, sormontata da una lunetta contenente un affresco della Madonna Addolorata del XVII secolo. Nel timpano trovano posto anche tre campane.
All'interno si trovano un altare maggiore in marmo bianco e marmi policromi del XVIII secolo, una croce raggiata al centro del paliotto e un dipinto del martirio di San Biagio del XVIII secolo. Meritevole di attenzione sono anche un Gesù deposto del 1846 in legno e lo sportello del tabernacolo, in argento, del 1786.
All'esterno della chiesa si trova l’obelisco dell'Addolorata, monumento fatto erigere per devozione del cittadino Gerardo Laurelli nel 1788.
Chiesa dell'Immacolata
Edificata nel XVIII secolo sulla chiesa di San Pietro, la chiesa ha una navata, sormontata da un soffitto a piccole crociere riquadrate, al cui centro si trova un affresco dell'Immacolata del 1923.
All'interno della chiesa si trovano una statua di Santa Rita, una di San Luigi Gonzaga e una, del XVIII secolo, della Madonna Immacolata, affiancata da due dipinti, del XVIII secolo, raffiguranti San Biagio e San Pietro. Al centro della facciata esterna si trovano un rosone a stucco e una statuetta della Vergine Immacolata del 1904.
Chiesa di San Pietro Edificata nel XIV secolo, si credeva persa fino a quando non è stata ritrovata sotto la chiesa dell'Immacolata durante dei lavori di restauro. Vi si trova un interessante affresco dell'Ascensione del XIV-XV secolo.
Chiesa di Sant'Antonio Abate
Viene chiamata anche chiesa dei Cappuccini, in quanto fa parte di un antico convento dei Cappuccini (abbandonato nel 1866). Fu edificata nel 1615, la chiesa ha tutte le caratteristiche di sobrietà dell'ordine: non ci sono tracce dei virtuosismi artistici del barocco, il soffitto è realizzato a botte con crociere riquadrate e le navate sono separate da archi a tutto sesto.
Ai lati delle navate sono disposti altari e nicchie vetrate contenenti statue, tra cui quella in legno di San Rocco del XIX secolo. L'altare maggiore, rivestito in marmo nero levigato, è sovrastato da una tavola in olio del XVII secolo, raffigurante la Madonna in Gloria, tra Sant'Antonio Abate e Sant'Antonio da Padova, ai due lati del dipinto principale ce sono altri, raffiguranti Santa Rosa e Santa Chiara (dipinti su tavola), San Francesco, San Domenico, l'Eterno Padre, Sant'Agostino e San Michele Arcangelo (dipinti su tela). I dipinti secondari sono separati da lesene aggettanti, riccamente lavorate in legno.
Cappelle ai Cappuccini
A poca distanza dalla chiesa di Sant'Antonio, si trovano, una contigua all'altra, le tre cappelle dette ai Cappuccini. Anticamente erano indicate col nome di Madonna di Loreto o anche San Rocco.
Vengono considerate come un unico luogo di culto. Risalgono al XIV secolo e contengono, nella cappella di sinistra, un affresco della Madonna tra San Biagio e San Rocco (o San Vito) e uno di un paggio orante; nella cappella di destra, un affresco raffigurante la Madonna tra San Biagio e Santa Elisabetta d'Ungheria. Del dipinto della cappella centrale è sopravvissuto solo qualche frammento e non è decifrabile.
Chiesa di San Vito Costruita nel X-XI secolo, è la chiesa più antica del Borgo. Fu restaurata nel 1883.
Ha una sola navata, in cui si trovano degli antichi sedili lavorati in pietra. All'interno si trovano un altare maggiore e un presbitero del XVI secolo, un affresco di San Rocco, uno di San Biagio e un altro di San Vito anch'essi del XVI secolo. Nel catino absidale si trova invece un affresco della Madonna in trono con Bambino del XIV secolo.
Chiesa della Madonna del Rosario
Fu costruita nel 1575 con il contributo di tutti i cittadini di Maratea, come ricorda una lapide all'interno. Ubicata nel Largo Monastero, la chiesa ha un'unica grande navata, finemente lavorata in stile tardo barocco. Le pareti sono state finemente lavorate in bassorilievo (si possono contare ben 100 visi di angeli e altre finezze artistiche) nel XVIII secolo.
Nella navata destra della chiesa sono presenti un quadro di San Francesco del 1670 di Joseph Trombadore e un olio su tavola della Madonna dei Misteri del Rosario del XVII secolo. Sulla navata sinistra invece troviamo una rappresentazione della Madonna Addolorata del 1730, una Madonna del Soccorso con Santi del XVI secolo e una statua della Madonna del Carmine del 1695. Sul soffitto si trova un affresco di Santa Caterina di Bologna del 1715, a opera di Gaetano Cusati e di Casadoglio. Sul paliotto dell'altare è raffigurata una Pietà, l'altare stesso è rivestito di marmo nero decorato con marmi policromi. Il coro in legno retrostante è del XVII secolo. Sopra il presbitero, la cupola è affrescata con immagini degli evangelisti, opera di Angelo Galtieri del 1721.
Nella parte posteriore della chiesa si trovano un organo finemente dipinto del XVII secolo e le pietre tombali, del XVI secolo, di alcune nobili famiglie di Maratea.
Cappella di San Francesco de' Poverelli
Piccola cappella, sita nella via omonima nel rione Prazza Inferiore. Sopra l'antichissimo altare decorato si trova un affresco del XVI-XVII secolo raffigurante la Madonna della Mercede tra San Biagio e San Francesco.