Oroonoko è un romanzo breve inglese, scritto da Aphra Behn (1640-1689) e pubblicato nel 1688. L'opera, il cui protagonista è un africano ridotto in schiavitù nel Suriname degli anni 1660, narra la vicenda di un amore infelice e si ispira alle esperienze dell'autrice durante un viaggio nell'allora neoacquisita colonia britannica del Suriname. È stato detto, in particolare da Virginia Woolf, che Aphra Behn fu la prima scrittrice professionista, cioè la prima donna della letteratura inglese a vivere esclusivamente dei suoi proventi. Se da un lato ciò non è del tutto vero, dall'altro Behn fu di certo la prima drammaturga professionista e uno dei primi romanzieri inglesi, a prescindere dal sesso. Anche se con tutta probabilità ne scrisse almeno uno prima, Oroonoko rimane uno dei più antichi romanzi in lingua inglese, uno dei primi scritti da una donna e occupa un posto privilegiato nella letteratura della Restaurazione inglese.
Trama
Oroonoko è un romanzo relativamente corto il cui titolo inglese completo è Oroonoko, or the Royal Slave traducibile in italiano con Oroonoko, lo schiavo reale. Racconta la storia di Oroonoko, nipote di un sovrano africano, che si innamora di Imoinda, la figlia del maggiore dei generali del re. La giovane piace pure al sovrano il quale le dà il velo sacro e la forza a divenire una delle sue spose. Dopo aver trascorso malvolentieri del tempo nell'harem del re (l'Otan) Imoinda e Oroonoko pianificano la fuga con la complicità di Onahal e Aboan. Vengono tuttavia scoperti e quando Imoinda dice di preferire la morte a un matrimonio col vecchio tiranno, questi, furioso per l'affronto, la fa vendere come schiava. Oroonoko invece è adescato in una trappola ed è catturato dal cinico capitano inglese di un vascello negriero. I due prigionieri vengono condotti in Suriname, allora una colonia britannica delle Indie occidentali con un'economia basata sulle piantagioni di canna da zucchero. Quindi verranno loro assegnati dei nuovi nomi cristiani: Caesar a lui e Clemene a lei. Pur schiavi, Oroonoko e Imoinda riescono a rivedersi, ma il ricongiungimento è nuovamente minacciato: la bellezza della giovane ha attirato le indesiderate attenzioni del vicegovernatore della colonia, Byam.
Caesar (Oroonoko) organizza una rivolta di schiavi. I rivoltosi sono procacciati dai gendarmi e obbligati alla resa mentre Byam promette loro un'amnistia. Una volta fugato il pericolo Byam fa fustigare l'organizzatore della rivolta, Oroonoko, il quale, sull'onda della collera e della smania di vendicare il proprio onore, decide di assassinare il vicegovernatore. Ma poi decide di uccidere pure l'amata Imoinda perché teme che essa possa subire delle violenze e delle angherie una volta che lui fosse stato condannato a morte. I due amanti si incontrano in un bosco, discutono assieme sul da farsi e Imoinda si mostra favorevole al disegno dell'amato. Oroonoko esita. Il sentimento d'amore che prova gli impedisce di uccidere l'amata; infine si risolve a pugnalarla e ciononostante lei muore con un sorriso nel volto. Mentre ancora piange sul corpo di Imoinda, Oroonoko è arrestato dalle guardie che gli impediscono di suicidarsi così da infliggergli un'esemplare e pubblica condanna. Per tutta la durata del suo supplizio (per smembramento) e fino alla morte che ne consegue, Oroonoko fuma calmamente la pipa e stoicamente sopporta il dolore senza urlare.
Il romanzo procede alternando la narrazione in prima persona a quella in terza persona, allorché la narratrice riferisce di ciò che è accaduto in Africa per poi ritrarre se stessa come una testimone dei fatti avvenuti in Suriname. Nel romanzo la narratrice si presenta come una giovane donna inglese della buona società, arrivata in Suriname al seguito del padre (anonimo) che era stato designato come nuovo vicegovernatore per la colonia. L'uomo avrebbe trovato la morte durante la traversata cosicché la narratrice e il resto della famiglia furono alloggiati nella più bella delle dimore nell'insediamento coloniale. Gli incontri che la giovane europea fa con la gente autoctona e gli schiavi vengono costantemente intrecciati alla vicenda d'amore di Oroonoko e Imoinda. Alla fine del romanzo la narratrice se ne va dal Suriname e parte per Londra.
Struttura
Per quel che attiene alla struttura, il romanzo passa per tre segmenti ideali che non seguono un rigido andamento biografico. Il romanzo ha inizio con una dichiarazione di veridicità, nella quale la narratrice assicura che il suo racconto non è una mera finzione letteraria e nemmeno un pedantesco saggio storico. Essa sostiene di esser stata testimone oculare dei fatti che riporta, di essersi sforzata di attenersi alla sola realtà e di non aver mai ceduto alla tentazione di abbellire la narrazione. Segue una descrizione del Suriname e degli amerindi che vi vivevano. La narratrice vede negli autoctoni una popolazione sana e semplice, che pare vivere ancora nell'età dell'oro; e questa considerazione è avallata dalla presenza di giacimenti di oro in questa contrada. È solo dopo questi due prologhi che la narratrice inizia la storia con Oroonoko stesso, con il complotto tra suo nonno e il capitano, con la cattura e la prigionia di Imoinda. Il seguito, vissuto in prima persona dalla voce narrante, è raccontato al presente indicativo: Oroonoko e Imoinda si ritrovano, poi incontrano la narratrice e Trefry. La terza e ultima sezione contiene il racconto della ribellione guidata da Oroonoko e delle tragiche conseguenze che ne susseguirono.
Traduzione italiana
La prima edizione italiana di Oroonoko è stata curata da Marina Tornaghi e Irene Agnello per la Amanda Editrice, Roma, 1981.
Contesto biografico e storico Oggi Oroonoko è il più studiato dei romanzi di Aphra Behn ma non ebbe un successo immediato. Vendette bene, ma fu l'adattamento teatrale di Thomas Southerne (vedere sotto) che lo rese tanto famoso. Già dopo la morte dell'autrice questo romanzo riprese a esser letto. E da allora in poi i fatti narrati dalla voce narrante del romanzo, oltre che la fattualità di tutta la trama del romanzo, sono stati accettati e indagati con maggiore o minore credulità. Poiché la signora Behn non era disponibile per qualsivoglia correzione o conferma circa queste informazioni, i biografi più tardi identificarono la narratrice con Aphra Behn e incorporarono le affermazioni del romanzo nei loro resoconti della vita della scrittrice. Ma Oroonoko è pur sempre un'opera di finzione letteraria e il suo Io narrante non dovrebbe essere più reale, per esempio, della prima persona (apparentemente Gulliver) di Swift ne I viaggi di Gulliver, del narratore naufrago di Defoe nel Robinson Crusoe, o della prima persona nella Favola della botte.
Realtà e finzione nella voce narrante
I ricercatori oggi non sanno se la narratrice rappresenti Aphra Behn e se così fosse, in che misura essa dica la verità. Gli studiosi hanno discusso sulla questione se l'autrice avesse mai viaggiato in Suriname, e se sì, in quale periodo. La narratrice riferisce di aver «visto» dei montoni nella colonia, quando invece questi animali non vi avrebbero potuto sopravvivere e questo elemento peraltro costringeva gli stessi colonizzatori a importare della carne dalla Virginia. D'altronde tutte le informazioni sostanziali al soggetto di questa vicenda, come sottolinea Ernest Bernbaum nel suo Mrs. Behn's Oroonoko, potrebbero esser desunti dai racconti di viaggio di William Byam e di George Warren che circolavano nella Londra degli anni 1660. La verosimiglianza topografica e culturale non erano un criterio adottato dai lettori di romanzi del XVII secolo (non più, ad esempio, che nelle opere di Thomas Kyd) e Aphra Behn generalmente non curò i dettagli nelle ambientazioni degli altri suoi racconti. Nei suoi drammi le ambientazioni sono abbastanza indistinte, e lei raramente perde del tempo a descrivere il luoghi nelle sue storieTodd 38. Ma in Oroonoko fornì una grande quantità di descrizioni della colonia, come emerge dal lavoro di catalogazione di J. A. Ramsaran e Bernard Dhuicq.
Inoltre tutti gli europei menzionati nel romanzo all'epoca erano veramente presenti in Suriname negli anni 1660. È interessante, sempre che l'intera narrazione sia opera di finzione letteraria e basata su un resoconto di viaggio, che l'autrice non si prende mai la libertà di inventare di sana pianta dei coloni europei di cui potrebbe aver bisogno. Infine la caratterizzazione delle persone reali del romanzo non segue le sue opinioni politiche. Aphra Behn fu per tutta la vita una fervente realista leale agli Stuart ed era solita mettere in scena dei virtuosi sostenitori del re per opporli a dei cinici fiancheggiatori della Camera dei comuni. Se Behn non avesse conosciuto gli individui che mette in scena nellOroonoko, sarebbe stato estremamente improbabile che qualcuno dei veri realisti potessero diventare nella narrazione dei cattivi o che qualcuno dei veri repubblicani potessero divenire nella narrazione degli eroi. Byam e James Bannister, entrambi monarchici nell'interregno, tradiscono un temperamento licenzioso e sadico; al contrario, George Marten, un repubblicano cromwelliano, si mostra ragionevole, onesto e aperto di spirito.
Con le dovute cautele sembra dunque accettabile la tesi che Aphra Behn abbia davvero viaggiato in Suriname. Ma la voce narrante del romanzo non può corrispondere alla vera Aphra Behn. A un tratto nel romanzo si dice infatti che il padre della narratrice, futuro vicegovernatore della colonia, sarebbe morto nel corso della traversata. Ciò non accadde al padre di Aphra, Bartholomew Johnson, sebbene egli fosse effettivamente morto in una data tra il 1660 e il 1664Todd 40. Inoltre non sappiamo di nessun altro che sia stato vicegovernatore della colonia a quell'epoca (a parte William Byam), e la sola personalità a esser morta nel corso di una traversata fu Lord Willoughby, il rappresentante autorizzato dal re per le Isole Barbados e per il Suriname. Per altro la morte del padre della narratrice spiegherebbe l'antipatia di lei verso Byam, divenuto di fatto usurpatore del padre morto durante la traversata. Ma questo padre romanzato fornisce alla narratrice un buon motivo per il ritratto poco lusinghiero del vicegovernatore, che di fatto potrebbe celare il vero motivo per il viaggio in Suriname e la vera antipatia che Aphra Behn nutriva per il vero Byam. È improbabile che l'autrice si sia recata in Suriname in compagnia di suo marito, anche se non si esclude che avrebbe potuto incontrarlo e sposarlo in Suriname, oppure durante il viaggio di ritorno. Una donna, se era dignitosa e di buona famiglia, non avrebbe intrapreso da sola una simile traversata. È più probabile che Aphra Behn sia giunta alla colonia con la propria famiglia accompagnata da una lady più matura. Quanto al fine della sua visita, Janet Todd sostiene che si trattò di spionaggio. Il vicegovernatore Byam all'epoca aveva preso il controllo assoluto sull'insediamento e vedeva il suo potere contestato non solamente da ex-repubblicani come il colonnello George Marten ma anche da altri monarchici dentro la colonia. Le competenze di Byam cominciavano a essere sospette ed è possibile che sia Lord Willoughby che Carlo II fossero interessati a un'inchiesta approfondita sull'amministrazione della colonia.