Amico di Camillo Benso, conte di Cavour fin dalla giovinezza, godeva della fiducia e della stima del re di Sardegna e poi re d’Italia Vittorio Emanuele II di Savoia, di cui fu aiutante di campo. Partecipò alle tre guerre d’indipendenza e comandò un corpo d’armata nella Campagna piemontese in Italia centrale del 1860, durante la quale si distinse nell’assedio di Capua.
Fu comandante delle forze chiamate a sedare la rivolta che portò alla strage di Torino (1864) e fu comandante delle forze armate in Italia meridionale che si occuparono della repressione del brigantaggio.
Nella terza guerra d’indipendenza, al comando di un corpo d’armata agli ordini di Alfonso La Marmora, attuò durante la battaglia di Custoza una condotta di cieca obbedienza alle disposizioni ricevute che gli fece muovere qualche critica. Ma il giudizio complessivamente positivo dei suoi contemporanei nei suoi confronti non mutò.
Biografia Origini e gioventù (fino al 1848) Enrico Morozzo della Rocca nacque il 20 giugno 1807 a Torino in una famiglia aristocratica, i Morozzo, imparentata con altre importanti famiglie piemontesi: i Ferrero della Marmora, i D’Azeglio, i Saluzzo, i Balbo, gli Asinari di Bernezzo e di San Marzano, i Cossato e i Robilant. Enrico era il primo di 11 figli di Carlo Filippo (conte di Morozzo e marchese di Bianzè, signore di San Genuario, consignore di Roasio e di Torricella, nobile dei marchesi di Rocca de’ Balbi e dei signori del marchesato di Ceva) e di Gabriella Sofia Cisa Asinari di Gresy, nobildonna della Savoia...
La famiglia, di antica nobiltà piemontese, risaliva al XII-XIII secolo e i suoi possedimenti, fra terre e castelli, si estendevano dai territori di Morozzo e Rocca de' Baldi fino a Taggia, sul Mar Ligure. Fra gli antenati della famiglia appare Luigi Ludovico (1549-1611), Primo presidente del Senato di Piemonte e governatore di Vercelli; Carlo Filippo (1586-1661), Primo presidente del Senato di Piemonte e Gran Cancelliere di Savoia; e Giuseppe, cardinale. Il padre di Enrico, Carlo Filippo, era stato anche aiutante di campo del generale francese Joseph-Henri Costa de Beauregard, che combatté Napoleone durante la Campagna d'Italia (1796-1797).
Il piccolo Enrico, a circa 9 anni, entrò alla corte dell’allora principe di Carignano Carlo Alberto come paggio, precedendo di poco il piccolo Camillo Benso di Cavour, con cui stringerà in giovinezza un’amicizia che durerà tutta la vita. Fu presente alla cerimonia nuziale di Carlo Alberto con Maria Teresa d'Asburgo-Lorena, alla quale tenne lo strascico. Entrò poi in Accademia militare e ne uscì nel 1825 con il grado di luogotenente dello stato maggiore generale. Nel frattempo, nonostante la sua giovane età, non rimase insensibile ai moti del 1820-1821. Continuò, comunque, ad applicarsi agli studi dell'élite militare di Geodesia, Triangolazione e Topografia, alternandoli alla vita di corte..
Fu nominato scudiere di Carlo Alberto, con cui condivise la crisi della spedizione mazziniana in Savoia del 1834. Promosso capitano, divenne scudiere del Duca di Savoia, ovvero dell’erede al trono Vittorio Emanuele, di cui era più grande di 13 anni, che gli concesse sempre grande stima e fece riferimento a lui nei momenti più difficili, nella duplice veste di Della Rocca di uomo di corte e ufficiale di stato maggiore..
La prima guerra d’indipendenza (1848-1849) Prima campagna militare
Allo scoppio della prima guerra d’indipendenza contro l’Austria, Della Rocca fu nominato colonnello dello stato maggiore della Divisione di riserva, affidata al Duca di Savoia, Vittorio Emanuele. La divisione fu impegnata in varie occasioni contro gli austriaci, ma la conduzione dell’esercito piemontese era inficiata dalla mancanza di unità di comando. Della Rocca scrisse infatti di Carlo Alberto: “Ben lungi dall’esercitare nel comando quella autorità che era dover suo di far valere: sotto di lui tutti vollero comandare, e l’unità di comando, indispensabile nella direzione degli eserciti, mancò interamente al nostro nel 1848”.
Ne ebbe prova Della Rocca direttamente il 25 luglio 1848 alla battaglia di Custoza, al termine della quale, ripiegate l’ala sinistra e l’ala destra dello schieramento piemontese, al centro, la difesa a lui affidata si trovò sola con i battaglioni assottigliati e sfiniti. Alle 17:45 fu sferrato l’ennesimo attacco austriaco, ancora una volta respinto. Ma alle 18:30 gli austriaci avanzarono sostenuti dall’artiglieria e i difensori, sempre combattendo, ripiegarono su Custoza. Alle 19:30 gli uomini di Josef Radetzky lanciarono un ultimo energico assalto e gli ultimi strenui difensori ripiegarono anch’essi in pianura..
Seconda campagna militare Dopo Custoza e l’armistizio Salasco, Carlo Alberto decise di allontanare dai posti chiave molti degli ufficiali che lo avevano criticato. Della Rocca, benché promosso maggior generale (comandante di brigata), fu allontanato dal Duca di Savoia. Analoghe decisioni furono prese nei confronti di Eusebio Bava, Giuseppe Dabormida, Alfonso La Marmora, Agostino Petitti e Leopoldo Valfré..
Esauriti i termini dell’armistizio, nel marzo 1849, al riaprirsi della campagna militare contro l’Austria, a Della Rocca fu affidata la Brigata “Acqui” (o “Brigata composta”). L’unità, che faceva parte della divisione di Michele Bes, era composta da due reggimenti: il 17°, comandato da Filiberto Mollard e il 23° da Enrico Cialdini. La Brigata riscosse l’unico, limitato, successo delle forze piemontesi nella seconda campagna della guerra con la battaglia della Sforzesca del 21 marzo 1849. Due giorni dopo, però, l’esercito piemontese fu investito da preponderanti forze austriache e fu sconfitto nella battaglia di Novara. Durante il corso dei combattimenti il comandante dell’esercito piemontese Wojciech Chrzanowski ordinò a Bes una manovra inappropriata e, successivamente, di ritirarsi..
Bes, la cui divisione comprendeva la brigata di Della Rocca, tentò di sfuggire all’accerchiamento e si ritirò verso Biella. In questa occasione Della Rocca, con l’intenzione di salvare più uomini possibili, messosi all’avanguardia della colonna, racimolò nottetempo diverse centinaia di soldati piemontesi sbandati e riuscì a raggiungere prima Romagnano, e poi Biella. Da lì, in circa riuscirono a raggiungere Ivrea. Bes e Della Rocca erano decisi, per evitare che i loro uomini cadessero prigionieri degli austriaci, di rifugiarsi in Savoia, ma a Castellamonte ebbero la notizia della fine delle ostilità e dell’abdicazione di Carlo Alberto, avvenuta il 24 marzo 1849. Bes, allora, affidò gli uomini a Della Rocca che li condusse fino a Venaria, dove arrivarono il 26..
Ministro della guerra (1849)
Con l’abdicazione di Carlo Alberto, divenne re di Sardegna Vittorio Emanuele II, il quale, nella crisi profonda che attraversava lo Stato a seguito della sconfitta con l’Austria, chiese al suo vecchio scudiero Della Rocca di assumere la guida del Ministero della Guerra nel governo di Claudio de Launay. Le difficoltà si presentarono subito. Alla riapertura della Camera dei Deputati del 28 marzo 1849, i democratici, che volevano la ripresa delle ostilità, accolsero Della Rocca con grandi proteste, e la lettura dei termini dell’armistizio scatenò l’uditorio, dal quale giunsero ai banchi del governo anche accuse di tradimento. Solo l’intervento di un deputato dei moti del 1821, Guglielmo Moffa di Lisio, impedì che le contestazioni si trasformassero in tumulti.
Situazione ancora più grave si determinò a Genova, dove la sconfitta fece rinascere antiche velleità repubblicane e una vera insurrezione. Prima della repressione che fu attuata dal governo, rimase ucciso, fra gli altri, il fratello di Della Rocca, il colonnello Casimiro. Altri penosi eventi di quel periodo che ricaddero nella competenza di Della Rocca furono: il processo al generale Gerolamo Ramorino, accusato di tradimento e fucilato; lo scioglimento della Divisione lombarda di Ramorino, sospettata di voler appoggiare l’insurrezione di Genova; il ritiro, secondo i termini dell’armistizio, della flotta piemontese dall’Adriatico; e la delicata situazione al confine con la Francia, dove l’armata del generale Nicolas Oudinot stazionava senza una motivazione apparente (andrà poi a sopprimere la Repubblica romana).
Le trattative di pace con l’Austria, intanto, proseguivano con difficoltà e più volte ci fu il pericolo di ripresa delle ostilità, mentre i democratici continuavano a ritenere le condizioni austriache oltraggiose per il Regno di Sardegna, anche dopo la firma del trattato di pace. Eletta la nuova Camera dei Deputati, che sostanzialmente accettò la resa, a inizio settembre, Della Rocca si dimise dal suo incarico.
Incarichi militari e diplomatici (1849-1859)
Nel decennio che intercorse fra la prima e la seconda guerra d’indipendenza, a Della Rocca furono assegnati incarichi in ambito militare grazie alla stima che re Vittorio Emanuele II conservava per lui. Egli divenne, infatti, comandante del corpo di stato maggiore dell’esercito. Ma non si sottrasse a compiti più da gentiluomo di corte, come il viaggio a Dresda per chiedere in sposa per il fratello del Re, Ferdinando, la principessa Elisabetta di Sassonia. Come comandante dello stato maggiore affiancò Alfonso La Marmora nella preparazione del Corpo di Spedizione Sardo in Crimea. Dopo la vittoria del Regno di Sardegna al fianco di Francia e Gran Bretagna nella guerra di Crimea, Della Rocca accompagnò Vittorio Emanuele II nei suoi viaggi a Parigi e a Londra, dove il Re fu accolto con manifestazioni di grande entusiasmo.
Nel 1857 Della Rocca fu promosso luogotenente generale (comandante di divisione) e primo aiutante di campo di Vittorio Emanuele II che, l’anno successivo, in accordo con il presidente del Consiglio, Cavour, gli affidò una missione diplomatica presso l’imperatore francese Napoleone III. Erano gli anni dell’avvicinamento politico fra Regno di Sardegna e Francia in previsione di una, imminente, guerra contro l’Austria. Il 14 gennaio 1858, però, il rivoluzionario italiano Felice Orsini aveva attentato alla vita di Napoleone III e il compito di ricucire i rapporti fra Torino, accusata dall’imperatore di tollerare i rivoluzionari, e Parigi fu affidato a Della Rocca. Costui, dopo qualche colloquio con Napoleone III che manteneva la sua posizione di condanna, con indiscrezione voluta e studiata, gli rivelò una lettera che Vittorio Emanuele II gli aveva scritto:
Napoleone III rimase colpito: “Ecco cosa vuol dire avere coraggio”, rispose a Della Rocca, “apprezzo questa risposta”. Francia e Regno di Sardegna si prepararono alla guerra contro l’Austria..
La seconda guerra d’indipendenza (1859)
Scoppiata la seconda guerra d’indipendenza con l’Austria, Della Rocca, quale suo capo di stato maggiore, affiancò il Re in tutte le decisioni che questi dovette prendere, sia in campo militare che in quello diplomatico. Principalmente nei suoi rapporti con Napoleone III che, per comune accordo, era il capo supremo delle forze franco-piemontesi. Della Rocca, al termine della vittoriosa battaglia di Solferino e San Martino, trattò l’armistizio con l’Austria sconfitta..
Il 7 luglio 1859, l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe accettò la tregua e la mattina dell'8 luglio i commissari incaricati si riunirono a Villafranca, fra il quartier generale alleato (a Valeggio) e quello austriaco (a Verona). Furono incaricati: per la Francia il generale Jean Baptiste Vaillant, per il Regno di Sardegna il generale Della Rocca e per l'Austria il generale Heinrich von Hess. Il convegno durò tre ore. Al termine si decise che la tregua sarebbe durata fino al 16 agosto. Ma le ostilità non ripresero più e la pace definitiva fu formalizzata con il trattato di Zurigo del 10 novembre 1859..
Per i servizi resi al Re e al suo Paese, Della Rocca, il 24 luglio 1859 fu insignito della più alta onorificenza di casa Savoia, l’Ordine supremo della Santissima Annunziata.
La campagna piemontese in Italia centrale (1860)