La storia del fumetto italiano si inserisce nella più ampia storia del fumetto. Il primo gionale a fumetti italiano fu il Corriere dei piccoli, la pubblicazione del cui primo numero avvenne il 27 dicembre 1908. Il primo personaggio di ideazione italiana fu Bilbolbul, di Attilio Mussino. A partire dal secondo dopoguerra, e durante il corso del XX secolo la tradizione del fumetto italiano si è affermata sia in Italia che all'estero, con numerose testate italiane tradotte in molte lingue.

Le origini - fino alla prima guerra mondiale

Il fumetto italiano affonda le sue radici nei periodici destinati ai lettori più giovani e nelle pubblicazioni satiriche del XIX secolo. Quest'ultime pubblicavano vignette e illustrazioni a scopo educativo e propagandistico. Una pubblicazione satirica illustrata comparve nel 1848 su L'Arlecchino, un quotidiano pubblicato a Napoli. Altri notevoli esempi di giornali satirici del periodo includono Lo Spirito Folletto pubblicato a Milano, Il Fischietto di Torino e Il Fanfulla, fondato a Roma nel 1872. Per quanto riguarda le pubblicazioni per ragazzi, alcuni dei titoli più significativi del periodo sono Il Giornale per i Fanciulli (1834), Il Giovinetto Italiano (1849) e il Giornale per i bambini (1881). Nel 1899 debuttò Il Novellino. Il giornale fu il primo a pubblicare Yellow Kid di Outcault in Italia nel 1904, mentre il primo fumetto italiano apparve quattro anni dopo.

Il Corriere dei Piccoli è stata la prima rivista settimanale di fumetti italiana; è esordita il 27 dicembre 1908, giorno che viene considerato la data di nascita del fumetto italiano., in quanto vennero introdotto in Italia i fumetti statunitensi; la pubblicazione venne ideata dalla giornalista Paola Lombroso Carrara con intenti pedagogici ricercati alternando alle “storie illustrate a colori”, articoli di divulgazione e narrativa di buona qualità su ispirazione di alcune testate europee dell'epoca rivolte ai bambini nelle quali l'uso delle immagini a corredo dei contenuti era molto diffuso. La nuova pubblicazione presentava materiale di origine anglosassone e statunitense al quale vennero rimosse le nuvolette non solo per un pregiudizio culturale, ma anche per risolvere problematiche tecniche legate alla riproduzione delle tavole.secondo le più recenti ricerche documentali di Giovanna Ginex La prima pagina era sempre dedicata a una storia di una sola tavola a colori con vignette private delle nuvolette e sostituite da didascalie in rima a commento del racconto figurato; nelle pagine seguenti vi erano racconti e poesie.

Le tavole a fumetti importate dall'estero vennero adattate italianizzandone i nomi: in questo primo periodo vennero pubblicate serie come Fortunello e la mula Checca (Happy Hooligan) di Opper, Mimmo (Buster Brown) di Outcault, Arcibaldo e Petronilla (Bringing Up Father) di McManus, Bibì e Bibò (Katzenjammer Kids) di Dirks. Inoltre l'approccio tenuto, rivolgendo i fumetti essenzialmente ai bambini, collocò il fumetto all'interno di un contesto essenzialmente infantile. Accanto alle storie importate dagli Stati Uniti si sviluppò anche una produzione italiana di storie con una filastrocca come didascalia come Bilbolbul di Attilio Mussino e Quadratino di Antonio Rubino. Dagli esordi fino al 1914 il formato si mantiene inalterato composto da 16 pagine che raddoppiarono nel 1915 grazie anche al successo che viene presto raggiunto e si mantenne nel tempo anche durante la prima guerra mondiale quando apparve per la prima volta il Signor Bonaventura di Sergio Tofano che fece raggiungere alla rivista un successo notevole.

Il primo dopoguerra e gli anni venti L'approccio tenuto dal Corriere dei Piccoli, rivolgendosi essenzialmente a bambini, collocò il fumetto all'interno di un contesto essenzialmente infantile e quindi, mentre nello stesso periodo negli Stati Uniti i quotidiani pubblicavano fumetti perché contribuivano a far crescere le vendite in quanto letti anche dagli adulti, in Italia quegli stessi prodotti venivano considerati, a causa del pregiudizio borghese nei confronti della cultura popolare, passatempi infantili. Comunque dopo la prima guerra mondiale arriverà una nuova generazione di disegnatori italiani che creerà una serie di macchiette destinate a fare epoca come Sor Pampurio o Marmittone. Nel 1930 uscì sul Corriere dei Piccoli Pier Cloruro de' Lambicchi di Giovanni Manca, dove famosi personaggi storici prendevano vita da un foglio di carta grazie alla miracolosa "arcivernice".

Nel febbraio del 1923 esordì Il Balilla, un giornale a fumetti propagandistico che dal Corrierino prese ispirazione per la grafica, e che propose nuove storie incentrate su personaggi eroici, i primi nella storia del fumetto italiano. Pochi mesi più tardi uscì un altro concorrente di forte ispirazione cattolica, Il Giornalino delle Edizioni Paoline. Nel 1924 venne pubblicato come quarto volume di una collana per ragazzi, Le burle di Furbicchio ai maghi, che è ritenuto essere il primo albo a fumetti pubblicato in Italia. Di questo albo si era poi persa memoria e per anni si è ritenuto che il primo albo a fumetti fosse Le avventure aviatorie di un Balillino, una storia a fumetti scritta da Mario Nerbini e disegnata da Carlo Cossio pubblicata nel 1928 in Italia dalla Nerbini come supplemento alla rivista umoristica Il 420.

Anni trenta Il successo dell'iniziativa porterà a nuove testate di altri editori come Jumbo della Lotario Vecchi e Topolino della Nerbini, anch'esse, come il Corriere dei Piccoli, dirette a un pubblico infantile e realizzate con materiale d'importazione. Nel 1930 aveva esordito Topolino in Italia sulIllustrazione del Popolo, supplemento della Gazzetta del popolo, e due anni dopo gli venne dedicata una propria testata, il settimanale Topolino edito inizialmente dalla Nerbini e poi dalla Mondadori. Il primo settimanale italiano a fumetti pubblicato fu Jumbo, edito da Lotario Vecchi, apparso in edicola il 17 dicembre 1932, il quale introdusse in Italia i racconti di avventure illustrati a puntate rinunciando ai racconti di solo testo che contraddistinguevano l’editoria del tempo; presentava storie a puntate di produzione britannica e propose una convivenza tra la vecchia didascalia e la nuvoletta e, in conformità all'epoca, non mancavano richiami all'ideologia nazionalistica di matrice fascista.

La Mondadori su Topolino pubblicò nel 1937 Kit Carson di Rino Albertarelli, ispirato dalla già crescente fascinazione italiana per il West americano, ma anche la prima fantascienza cominciò a prendere piede con Gli uomini verdi di Yambo del 1935 (prima serie italiana a fumetti di fantascienza) ed S.K.1 di Guido Moroni Celsi del 1935-1937, ma soprattutto con Saturno contro la Terra, serie di Federico Pedrocchi e Giovanni Scolari, ispirata alle avventure dell'americano Flash Gordon e pubblicata su I tre porcellini sempre di Mondadori nel 1936.

Successivamente nacquero riviste rivolte agli adolescenti, che pubblicavano fumetti d'avventura americani. Il 14 ottobre 1934 sempre Nerbini lanciò L'Avventuroso, prima pubblicazione italiana interamente dedicata ai fumetti d’avventura americani che arrivò a vendere centinaia di migliaia di copie settimanali. Fu inoltre la prima pubblicazione a presentare le strisce a fumetti complete delle nuvolette, che fino ad allora venivano sostituite da didascalie in rima. Un mese dopo Lotario Vecchi fece esordire L'Audace, che anch'esso pubblicava soprattutto materiale americano e famoso per essere stato uno dei primi giornali per ragazzi a pubblicare fumetti avventurosi statunitensi oltre ad alcune tra le più importanti serie italiane del periodo come Virus, il mago della foresta morta, Dick Fulmine e altre opere di autori come Rino Albertarelli, Federico Pedrocchi, Walter Molino e Carlo Cossio. Successivamente la testata viene ceduta a Gian Luigi Bonelli che lo trasforma in un albo e mette le basi per una fortunata carriera editoriale che porterà alla nascita della Sergio Bonelli Editore. Nello stesso periodo esordirono Il Monello nel 1933 e Intrepido nel 1935, pubblicate dai i fratelli Del Duca della Casa Editrice Universo con materiale italiano e destinate entrambe a una lunga vita editoriale. Segue nel 1936 la testata Argentovivo che diede ampi spazi ad autori italiani come Walter Molino, Rino Albertarelli e Nino Pagot. L'anno successivo esordì il settimanale di orientamento cattolico Il Vittorioso, pubblicato fino al 1966 e distribuito sia in edicola che nel circuito delle parrocchie, degli oratori e delle scuole cattoliche e pubblicato dalla Casa editrice AVE su iniziativa dell'Azione Cattolica con l'intento di lanciare sul mercato una rivista contenente materiale realizzato esclusivamente da autori italiani in concorrenza al laico l'Avventuroso della Nerbini e a tutti gli imitatori nati sulla scia del suo successo, come Topolino, I Tre Porcellini o L’Audace che pubblicavano materiale americano e quindi di matrice protestante. I risultati di vendita sono però deludenti perché le storie pubblicate peccano di ingenuità; l'arrivo alla direzione di Giovanni Luigi Bonelli che, oltre a firmare sceneggiature di qualità, riesce a ingaggiare alcuni talenti dell'epoca come Kurt Caesar, Antonio Canale, Franco Chiletto, Vittorio Cossio e il debuttante Benito Jacovitti porta a una svolta.

Il successo delle testate italiane che pubblicavano fumetti americani seppure italianizzati pose un limite nel 1938 il regime fascista proibendone la pubblicazione con l'eccezione solo iniziale di Topolino. La politica autarchica impose alla stampa una serie di restrizioni, prima fra tutte quella di non pubblicare più fumetti americani che vennero così sostituiti da fumetti italiani. Esempi di questa produzione autarchica sono: nel 1938 nacque la serie del poliziotto italoamericano Dick Fulmine, sempre di ispirazione americana, ma adattata ai canoni imposti dal regime e successivamente ribattezzata Fulmine per le stesse motivazioni, fu ideata da Vincenzo Baggioli e disegnata da Carlo Cossio. Fu pubblicata sugli Albi dell'audacia dell'editrice Vittoria; sul Vittorioso apparve nel 1938 la serie dell'aviatore Romano il Legionario, illustrata da Kurt Caesar e caratterizzata dalla passione dell'autore per la tecnologia e la meccanica e in linea con la propaganda fascista, la serie durò fino al 1940; nel 1939 esordì, sullAudace, Virus, il mago della foresta morta, fumetto di fantascienza creato da Federico Pedrocchi e Walter Molino; sempre nel 1939 apparve sui periodici Mondadori la trasposizione a fumetti del Dottor Faust, scritta da Federico Pedrocchi e disegnata da Rino Albertarelli e Franco Chiletto.

Il secondo dopoguerra e gli anni cinquanta Durante la Seconda Guerra Mondiale Topolino interruppe la pubblicazione nel 1943 per riprendere solo nel 1945 e il Corriere dei Piccoli cambiò nome per un anno in Giornale dei Piccoli. La carta era diventata inoltre rara e quindi costosa; questo porta gli editori a usare un nuovo formato di piccole dimensioni con solo due o tre vignette disposte orizzontalmente per pagina che si stava diffondendo negli Stati Uniti per pubblicazioni gratuite e che permetteva un risparmio sui costi di stampa; la Mondadori impiegò questo formato per la collana Albi tascabili di Topolino, esordita nel 1948, che fu quindi il primo albo a strisce pubblicato in Italia; seguirono Piccolo Sceriffo, edito da Tristano Torelli e, pochi mesi dopo, la Collana del Tex, edito dalle Edizioni Audace di Tea Bertasi.