La battaglia navale di Santiago de Cuba fu un episodio della guerra ispano-americana svoltosi il nella baia di Santiago di Cuba, Fu il maggiore scontro tra le marine spagnola e statunitense nel corso del conflitto. L'esito della battaglia fu la completa distruzione della squadra navale iberica comandata dall'ammiraglio Cervera.
Premesse
Cervera era partito già dalla base spagnola delle isole di Capo Verde con la convinzione di non poter affrontare la squadra statunitense, vista la disparità di forze. I suoi tre incrociatori corazzati gemelli Almirante Oquendo, Vizcaya e Infanta Maria Teresa avevano solo due cannoni da in barbetta singola e 10 cannoni da nel ridotto centrale; il nuovissimo Cristóbal Colón non aveva l'armamento principale, costituito da due cannoni Armstrong da che era stato bloccato dall'embargo in Inghilterra, e l'armamento secondario con 10 cannoni da e altri 10 da , numeroso ma incapace di perforare le corazzature delle navi statunitensi. Vari problemi affliggevano la sua squadra, tra cui la carena sporca di molte delle navi che ne penalizzava la velocità massima, difetti al meccanismo di culatta di vari cannoni pesanti, e la necessità di pulizia delle caldaie; pertanto avrebbe preferito che la squadra fosse rimasta verso le isole Canarie dove poteva contare su rifornimenti di carbone, munizioni e cantieri per la manutenzione, cosa invece impossibile a Cuba, oltre che l'ulteriore supporto della squadra rimasta invece a protezione della madrepatria. La sua squadra era rimasta bloccata nella rada di Santiago per sei settimane ed ora, nell'imminenza della capitolazione della città, non rimaneva altra scelta che uscire dalla rada. Una frase a lui attribuita era
La decisione di inazione di Cervera, dovuta alla sproporzione di forze, non era condivisa dagli altri ufficiali superiori della squadra. Il capitano di vascello Fernando Villaamil, comandante della squadriglia di cacciatorpediniere assegnata alla squadra e specialista dell'uso di questo tipo di mezzi, nonché progettista della Classe Furor (originariamente tre unità, ma la terza aveva raggiunto Porto Rico per problemi alle caldaie), aveva caldeggiato una serie di attacchi con siluri da parte dei cacciatorpediniere contro le città costiere statunitensi, come New York, New Orleans, Miami e Charleston, in modo da costringere la US Navy a ritirare parte della squadra di blocco a protezione dei porti; tra questi in particolare New York non aveva alcuna opera di vigilanza e protezione dal mare, fatto accertato dallo stesso capitano Villaamil in una crociera dalla quale aveva tratto un libro, Viaje de circunnavegación de la corbeta Nautilus FERNANDO VILLAAMIL, EL DESTRUCTOR Y EL WIBORG accesso 3 maggio 2012. Cervera però non diede il proprio assenso alla operazione.
Gli statunitensi, comunque, non essendo a conoscenza della situazione della squadra spagnola, temevano attacchi alle città costiere o al loro traffico mercantile, e che se la flotta spagnola si fosse presentata al completo si sarebbero sofferte gravi perdite anche in caso di vittoria; questa era l'opinione dell'ammiraglio Schley, comandante del Fliyng Squadron e dell'opinione pubblica, riportata il 31 maggio, cioè alcuni giorni dopo, dal giornale argentino El Diario.
Il blocco navale Il 19 maggio, la squadra di blocco statunitense prendeva posizione al largo di Santiago. Il 25 maggio, Cervera telegrafava al ministro della marina spagnolo: «Estamos bloqueados. Califiqué de desastrosa la venida para los intereses de la Patria. Los hechos empiezan a darme la razón. Con la desproporción de fuerzas, es imposible ninguna acción eficaz. Tenemos víveres para un mes» (Siamo bloccati. Qualificai la venuta disastrosa per gli interessi della patria. I fatti iniziano a darmi ragione. Con questa sproporzione di forze, è impossibile alcuna azione efficace. Abbiamo viveri per un mese.) Per contro, il governo insisteva per un'azione navale anche in virtù di una campagna di stampa che aveva acceso le aspettative popolari, e che riscattasse la sconfitta della Battaglia della baia di Manila, nota in Spagna come disastro di Cavite. In realtà la flotta spagnola era stata divisa in modo inefficace, ed un'altra squadra il cui fulcro era la corazzata Pelayo, che data la ridotta autonomia non poteva far parte della squadra inviata a Cuba, era stata inviata verso le Filippine via Canale di Suez per poi dover tornare indietro anche a causa di pressioni statunitensi sulle autorità egiziane ed a un tentativo da parte del miliardario statunitense William Randolph Hearst di affondare una nave in modo da bloccare il canale. Il 2 luglio gli americani si apprestavano a conquistare da terra la città, dopo aver bloccato nella rada di Santiago la flotta spagnola. L'ammiraglio Sampson issava la sua insegna sulla USS New York, un veloce incrociatore corazzato da con 6 cannoni da . Allentato il blocco con la corazzata USS Massachusetts che aveva raggiunto Guantánamo per rifornirsi di carbone, Cervera, dopo aver ripreso a bordo i marinai che aveva fatto sbarcare per contribuire alla difesa della città, cercò di fuggire dalla baia affinché le navi spagnole non cadessero in mani nemiche, secondo gli ordini del governatore di Cuba, Capitàn General Ramón Blanco y Erenas, che temeva per un crollo del morale in Spagna se la squadra si fosse arresa senza condizioni.
La differenza delle forze navali era notevole: gli spagnoli potevano contare su due moderni cacciatorpediniere Classe Furor (Furor e Pluton), tre incrociatori corazzati della Classe Infanta Maria Teresa (semplici versioni ingrandite da degli incrociatori britannici classe Galatea con 2 cannoni da e 10 da , 20 nodi di velocità massima all'origine, completati nel 1893) e il moderno incrociatore corazzato Cristóbal Colón costruito in Italia che però venne consegnato agli spagnoli nell'imminenza della guerra e spedito in combattimento senza avere ultimato l'allestimento e soprattutto senza aver montato le artiglierie principali (due cannoni Armstrong da sostituiti da simulacri di legno) a causa dell'embargo sugli armamenti, cosa che ne diminuì notevolmente le capacità di combattimento. A queste navi si aggiungeva l'incrociatore non protetto Reina Mercedes, di scarsa utilità pratica per il suo armamento e le condizioni del suo impianto motore con sette delle sue dieci caldaie fuori uso. Gli americani opponevano quattro navi da battaglia, tra cui la modernissima corazzata USS Iowa da armata con 4 cannoni da e 8 da nonché pesantemente corazzata, due corazzate Classe Indiana, la nave da battaglia di seconda classe USS Texas, classificata all'epoca incrociatore protetto, gli incrociatori corazzati, USS Brooklyn, un moderno incrociatore corazzato da con 8 cannoni da in torri, e USS New York, una cannoniera e tre incrociatori ausiliari; si aggiungevano varie unità minori come la torpediniera USS Ericsson, cannoniere come la USS Gloucester, o incrociatori ausiliari come la USS Harvard.
Le prime schermaglie
Il piano iniziale era di posizionare la forza di blocco a 6 miglia nautiche al largo di Santiago durante il giorno, ma la distanza venne ridotta dopo poco a 4 miglia durante la notte. Di notte o col cattivo tempo le navi venivano avvicinate alla costa per prevenire fughe. Le navi divise in due squadroni bloccavano il lato est ed il lato ovest del porto. Ogni pomeriggio delle lance di picchetto venivano posizionate ad un miglio dalla costa.. L'ammiraglio Sampson diede specifiche istruzioni sul come usare i proiettori da ricerca di notte, spazzolando l'orizzonte "lentamente e con precisione, con non meno di tre minuti per effettuare una spazzata su un arco di 90 gradi" Il 2 giugno 1898 Sampson guidò uno squadrone che comprendeva New York, Iowa, Oregon, New Orleans, Mayflower, e Porter, mentre il comandante Schley comandò Brooklyn, Massachusetts, Texas, Marblehead, e Vixen, disponendosi come convenuto sui due lati del porto. Nei giorni successivi le navi della forza di blocco scambiarono colpi con le navi spagnole ed il 3 giugno gli statunitensi tentarono di affondare una carboniera, la USS Merrimac, in modo da bloccare il canale, ma i colpi delle batterie spagnole resero la Merrimac ingovernabile e questa affondò a lato del canale, senza ostacolarne l'utilizzabilità.
Il 7 giugno Santiago, una volta il principale porto dell'isola e in quel momento secondo solo all'Avana, venne bombardata dalle navi statunitensi al largo; grazie alla superiore gittata dei loro cannoni pesanti che non potevano essere controbattuti dagli spagnoli, i proiettili danneggiarono gravemente nella baia il Reina Mercedes che, sebbene parzialmente disarmato e comunque praticamente senza apparato motore aveva ancora parte dell'equipaggio a bordo; secondo un resoconto del quotidiano argentino El Diario di Mendoza, che seguiva gli avvenimenti nel loro complesso, il vicecomandante e cinque marinai vennero uccisi, mentre un tenente di vascello e dieci marinai vennero feritihttp://www.mgar.net/cuba/santiago.htm La batalla de Santiago de Cuba. Por José Antequera: accesso 6 settembre 2012; secondo un dispaccio ufficiale partito dall'Avana, anche i forti che difendevano il porto vennero presi di mira, ma senza precisare eventuali danni; l'8 giugno, un nuovo dispaccio riferiva che l'attacco statunitense era stato respinto e che erano stati uccisi il colonnello Ordoñez e il capitano Sánchez. Le notizie riportate da parte statunitense invece, sempre secondo El Diario, erano che nessuna nave statunitense era stata colpita e che nessuna perdita in vite umane aveva toccato la squadra dell'ammiraglio Sampson; una rigorosa censura alle Antille impediva l'inoltro in Spagna dei telegrammi descriventi l'azione in corso. Comunque, le notizie inviate da Cervera confermavano l'attacco ai forti e alle navi e portavano a sei morti e diciassette feriti il bilancio, mentre la forza da sbarco statunitense ed i ribelli si avvicinavano a Santiago costringendo le truppe spagnole ad arretrare "con gravi perdite" entro il perimetro della città, grazie anche al supporto di fuoco dell'artiglieria delle navi. Per il 10 giugno le navi spagnole in rada a Santiago erano "nettamente imbottigliate" secondo il racconto del capitano Evans della Iowa.
La battaglia
Cervera aveva trasferito a terra parte delle artiglierie navali e i marinai necessari a servirle, per aiutare l'esercito nella difesa della città. Per il 2 luglio, in seguito alle vittorie terrestri statunitensi del giorno precedente, il generale Ramon Blanco y Erenas dall'Avana telegrafò a Cervera l'ordine di reimbarcare i suoi marinai e le artiglierie e prendere il largo per non far cadere la squadra in mani statunitensi. Il giorno seguente Cervera scrisse al generale Linares, il comandante della difesa di Santiago:
Nondimeno, ordinò che le macchine venissero messe in pressione e preparò l'uscita per le 2 del pomeriggio; molti dei suoi ufficiali anziani, esperti e coscienti della disparità di forze, lo pressarono perché disobbedisse agli ordini di Blanco, ma Cervera non li ascoltò, e la riunione proseguì sulle modalità con la quale avrebbero affrontato il combattimento. Il dubbio era se uscire di notte, col rischio che una nave incappasse in una mina lungo il canale bloccandolo definitivamente e tenendo presente che comunque le navi statunitensi pattugliavano l'area con i proiettori da ricerca, o uscire di giorno sotto il tiro dei cannoni. Alla fine si decise di uscire di giorno, e si stabilì che l'uscita sarebbe avvenuta alle 9 di mattina contando sul fatto che molti marinai degli equipaggi statunitensi sarebbero stati impegnati nelle funzioni religiose, dirigendo verso Cienfuegos.