Gli italiani di Slovenia sono una minoranza nazionale di lingua italiana riconosciuta in Slovenia, rappresentata dall'Unione italiana. La comunità autogestita della nazionalità italiana è formata prevalentemente da autoctoni italiani, specie nell'Istria slovena, ma anche da alcuni espatriati, specialmente nelle principali città (Lubiana, Maribor).

Storia

Gli Italiani in Slovenia rappresentano una minoranza residuale delle popolazioni italiane autoctone che abitarono per secoli ed in gran numero le coste e le principali città dell'Istria, un tempo territori della Repubblica di Venezia.

In Slovenia le comunità italiane sono presenti in due aree: la prima è costituita dalle zone già parte della Venezia Giulia ma lontane dal mare, dove attualmente si contano pochissimi italiani. D'altro canto, nel censimento del 1921, in quest'area si contavano appena 308 Italiani su una popolazione totale di 10894 persone nel comune di Idria, 96 su 3191 a Montenero d'Idria, 177 su 7560 a Circhina e 143 su 4097 a Gracova Serravalle, mentre a Postumia e Tolmino meno del 2% era italofono). Le comunità ladine che popolavano l'area di Postumia, Idria e dell'alto Isonzo sono scomparse dal Rinascimento, assimilate dalle popolazioni slave. Il regime fascista incentivò l'immigrazione di italiani, ma questi sono drasticamente calati dopo la seconda guerra mondiale.

La seconda area si trova invece lungo la costa slovena dell'Istria, dove sono più numerosi gli italiani autoctoni, che godono di leggi a tutela della lingua italiana e della loro identità nazionale.

Tra il 1848 e il 1918 l'Impero Austroungarico - in particolar modo dopo la perdita del Veneto a seguito della Terza guerra d'Indipendenza (1866) - favorì l'affermarsi dell'etnia slava per contrastare l'irredentismo (vero o presunto) della popolazione italiana. Nel corso della riunione del consiglio dei ministri del 12 novembre 1866 l'imperatore Francesco Giuseppe delineò compiutamente in tal senso un piano di ampio respiro:

Questa seconda area ha risentito per molti secoli dell'influenza della Repubblica di Venezia, tanto che in tutte le località principali costiere - e segnatamente Capodistria, Pirano e Isola - in tutti i censimenti del periodo austriaco si registrò sempre una maggioranza assoluta di italofoni. Il loro numero è calato drasticamente dopo la drastica riduzione dovuta all'esodo giuliano dalmata causato dall'occupazione del territorio da parte dell'esercito jugoslavo e dalle persecuzioni perpetuate da questo nei confronti della popolazione italiana, che sono conosciute come massacri delle foibe.

Capodistria e l'Italia Nell'Ottocento, durante gli anni della riscoperta del sentimento nazionale italiano, Capodistria fu il punto di riferimento del movimento unitario dell'Istria. Qui infatti era concentrato il principale nucleo del Comitato istriano, dove si riunivano i patrioti italiani più ardenti e che, dopo il 1857, operava come sede della Società Nazionale.

Capodistria diede all'Italia patrioti come Carlo Combi e Antonio Madonizza, annoverabili tra le figure più importanti del Risorgimento in Istria. Uno dei precursori del movimento risorgimentale italiano fu il capodistriano Gian Rinaldo Carli, che già nel 1765 pubblicava articoli prospettanti una futura indipendenza dell'Italia.

A seguito del mancato arrivo delle truppe italiane nel 1866 si sviluppò un forte sentimento irredentista rappresentato, fra gli altri, da Tino Gavardo, Pio Riego Gambini, ma soprattutto Nazario Sauro che, dopo esser fuggito nel 1915 a Venezia per arruolarsi nella Regia Marina, fu catturato dagli austriaci durante un'incursione italiana e giustiziato a Pola il 10 agosto 1916.

Ad un patriota capodistriano, il generale Vittorio Italico Zupelli, già distintosi nella Guerra italo-turca (1911-1912), fu affidato il ministero della guerra italiano durante il primo conflitto mondiale (1915-1918)

Nel novembre 1918 finita la guerra, nella quale i volontari italiani di Capodistria furono in numero inferiore soltanto a quelli di Trieste e Pola, le truppe italiane furono accolte festosamente dalla popolazione.

La città di Capodistria fu considerata il principale centro irredentista nell'Istria settentrionale asburgica e festeggiò il suo inserimento nel Regno d'Italia nel 1918.

Con la fine della seconda guerra mondiale ed il trattato di pace del 1947 Capodistria fu compresa nella zona B del "Territorio Libero di Trieste" (TLT), amministrata dall'esercito jugoslavo, ostile alla popolazione italiana. Fino al 1954 i maggiori centri abitati del Capodistriano rimasero a maggioranza italiana, nonostante l'esodo di parte della popolazione per sottrarsi al regime di Tito e alle persecuzioni anti-italiane (tra il 1947 e il 1954 vi furono tra "trasferiti, deceduti, scappati" dal Capodistriano).La CNI nei censimenti jugoslavi, p. 98.

La fase conclusiva dell'esodo degli italiani dal distretto di Capodistria ebbe inizio nell'ottobre 1953, a causa delle misure repressive adottate dalle autorità di occupazione in conseguenza dell'acuirsi delle tensioni con l'Italia per la questione triestina, e si intensificò ulteriormente dopo il 5 ottobre 1954, con la firma del Memorandum di Londra che assegnò la zona B alla Jugoslavia: se negli ultimi mesi del 1953 e nel 1954 erano partiti dal capodistriano rispettivamente e italiani, l'esodo raggiunse il picco nel 1955 con italiani esuli, numero ridottosi a nel 1956. In totale, tra il 5 ottobre 1953 e la fine del 1956, esodarono dal capodistriano italiani. Solo una modesta minoranza (intorno alle persone) decise di rimanere. Le città spopolate dall'esodo furono ripopolate con l'afflusso di jugoslavi (soprattutto sloveni) da altre zone della Jugoslavia.

Per quanto riguarda il numero di italiani censiti nel Capodistriano dalle autorità di occupazione titine, secondo il censimento jugoslavo - peraltro largamente inattendibile - del 1945 (il cosiddetto "Cadastre") vi erano italiani nell'Istria slovena,La CNI nei censimenti jugoslavi, p. 95. numero che si ridusse a nel 1947.La CNI nei censimenti jugoslavi, p. 97. Secondo il censimento ufficioso del 1954, nel capodistriano risultavano risiedere italiani, numero che si ridusse a nel 1956 e a nel 1957 per via dell'esodo.

Consistenza della Comunità italiana La popolazione che si è dichiarata di nazionalità italiana nella Repubblica Socialista di Slovenia prima e nella Slovenia indipendente poi, nei censimenti jugoslavi dal 1961 al 1981 e in quelli sloveni del 1991 e del 2002, è passata da del 1961 a del 2002. I precedenti censimenti del 1948 e del 1953, nei quali si erano dichiarati italiani rispettivamente Censimento jugoslavo del 1948. e 854 persone, non tenevano conto del capodistriano (o Istria slovena) in quanto fino al 1954 faceva parte della zona B del Territorio Libero di Trieste; se fosse stato conteggiato anche il distretto di Capodistria il numero di italiani nei territori che costituiscono l'odierna Slovenia sarebbe salito rispettivamente a circa e unità.Secondo il censimento ufficioso del 1947 nel distretto di Capodistria risiedevano italiani; se a tale numero si somma il numero di italiani in Slovenia secondo il censimento jugoslavo del 1948 () si arriva a una stima di italiani. Secondo il censimento ufficioso del 1954, nel capodistriano risiedevano italiani; se a essi vengono sommati gli 854 italiani in Slovenia rilevati dal censimento del 1953 si arriva a oltre unità; sommando i italiani esodati dal distretto di Capodistria negli ultimi tre mesi del 1953, si arriverebbe a unità nel 1953. Per i censimenti ufficiosi condotti dalle autorità di occupazione titine nel Capodistriano, vedasi La CNI nei censimenti jugoslavi, pp. 91-100, da cui sono state tratte le cifre riportate. Dal censimento 2011 la Slovenia ha deciso di non rilevare più lingua e nazionalità dei suoi cittadini.

Censimento Italiani Percentuale1953 854 0,06%1961 3.072 0,19%1971 2.987 0,18%1981 2.138 0,12%1991 2.959 0,15%2002 2.258 0,11%

Fonte:Popis 2002

Secondo l'ultimo censimento del 2002 gli Sloveni dichiaratisi di nazionalità italiana erano , concentrati in grande maggioranza nei 3 Comuni costieri della regione Carsico-litoranea di Capodistria, Pirano ed Isola d'Istria.

Sempre secondo tale censimento, gli Sloveni dichiaratisi di madrelingua italiana erano pari a , anch'essi concentrati in massima parte nei Comuni citati.

La distribuzione di tale componente etnica all'interno dello Stato sloveno è la seguente (Italiani per municipio):

Municipionazionalità Italianamadrelingua ItalianaCapodistria (Koper) 7121059Pirano (Piran) 6981174Isola d'Istria (Izola) 430 620Lubiana (Ljubljana) 107 209Nova Gorica 56 98Sesana (Sežana) 19 28Maribor 15 49Tolmino (Tolmin) 10 0Altri municipi 211 525Totale22583762

Al 31 dicembre 2024 secondo l'AIRE gli italiani in Slovenia erano 5.602.

Lingue ufficiali in Slovenia

La lingua ufficiale su tutto il territorio della Slovenia è lo sloveno. Ad essa si affianca l'italiano nei quattro comuni litoranei (Ancarano, Capodistria, Isola d'Istria e Pirano) e l'ungherese in tre comuni dell'Oltremura (Dobrovnik, Hodoš e Lendava).

Il bilinguismo ufficiale italiano-sloveno, come quello ungherese-sloveno, è garantito costituzionalmente dall'articolo 64 della Costituzione slovena.

In particolare, la lingua italiana viene insegnata in diverse istituzioni statali: 9 asili, 3 scuole elementari, 3 scuole medie ed un liceo (tutti localizzati in Istria, principalmente a Capodistria).

Il bilinguismo di Capodistria La principale località abitata dagli Italo-sloveni è Capodistria, attualmente sede di una Comunità degli italiani abbastanza numerosa ed attiva.

Secondo il censimento austroungarico dell'anno 1900, a Capodistria vivevano 7205 italiani, 391 sloveni, 167 croati e 67 tedeschi.

In parte del territorio comunale di Capodistria oggi vige un bilinguismo ufficiale sloveno-italiano. Il bilinguismo riguarda tutti gli ambiti della vita pubblica, compresa la toponomastica.

Sono bilingui la città di Capodistria e gli insediamenti di Barisoni/Barizoni, Bertocchi/Bertoki, Bossamarino/Bošamarin, Cerei/Cerej, Crevatini/Hrvatini, Campel/Kampel, Colombano/Kolomban, Prada/Prade, Premanzano/Premančan, Sallara/Šalara, San Canziano/Škocjan e inoltre la località di Valmarin (Albaro Vescovà di Sotto/Spodnje Škofije), corrispondenti all'area storica di insediamento della popolazione italiana.

La minoranza italiana è riunita in tre diverse comunità: la comunità degli italiani di Capodistria (916 iscritti), la comunità degli italiani di Crevatini-Ancarano (147 iscritti) e la comunità degli italiani di Bertocchi (103 iscritti).

In base a quanto indicato dall'ultimo censimento sloveno (2002) i residenti appartenenti al gruppo etnico italiano sono 712, cioè pari all'1,6% della popolazione totale del Comune. I residenti di madrelingua italiana sono leggermente più numerosi: 1.059, cioè il 2,2% sul totale (prima dell'esodo ne rappresentavano circa i quattro quinti).

La comunità italiana autoctona vive non pochi problemi, data la scarsa consistenza numerica e il lento declino dovuto sia all'emigrazione che all'immigrazione nelle zone di insediamento storico di persone di altra nazionalità, che al basso tasso di natalitàTesi magistrale: "Investigazione demogeografica delle minoranze nazionali ed etniche" - Apolonija Oblak Flander - Università di Lubiana, Facoltà di Filosofia, Dipartimento di Geografia, Lubiana 2007 (Magistrsko delo "Demogeografsko Proučevanje Narodnih in Etničnih Manjšin" - Apolonija Oblak Flander - Univerza v Ljubljani Filozofska Fakulteta Oddelek za Geografijo, Ljubljana 2007) in lingua slovena e inglese.