Santa Coloma de Gramanet (in catalano Santa Coloma de Gramenet [ˈsantə kuˈɫomə ðə ɣɾəməˈnɛt]), chiamata Gramanet del Besós dal 1937 fino alla fine della guerra civile spagnola, è un comune spagnolo situato nella provincia di Barcellona, nella comunità autonoma della Catalogna, appartenente alla regione del Barcelonés.
È la settima città più popolata della provincia di Barcellona, la nona in Catalogna e la cinquantacinquesima in Spagna.
Lo stemma della città rappresenta una colomba au una collina verde sovraimposta a bande verticali di colore giallo e rosso alternati.
Geografia Santa Coloma de Gramanet è situata a est del Besòs (fiume catalano), tra la Serralada de Marina e il piano Badalona.
Confina a nord con il comune di Montcada i Reixac, a sud con quello di Sant Adrià de Besòs, a est con quello di Badalona e a ovest con quello di Barcellona. Plaza de la Vila de Santa Coloma e Plaza de Cataluña a Barcellona distano solo 9 km.
La topografia del comune è piuttosto aspra. Perpendicolarmente al fiume Besòs si ergono tre catene montuose (completamente o parzialmente urbanizzate), da nord a sud: la Sierra de San Mateo (che fa parte della Sierra de Marina), la Sierra de les Mosques d'Ase (denominata anche Montserrat dels Pobres) e la Sierra d'en Mena.
Tali catene formano tra loro due valli, dove un tempo scorrevano i rispettivi torrenti: la valle della Carcereña (o valle Pallaresa) e la valle del Sistrells.
Il punto più alto del comune è l'antico abitato iberico di Puig Castellar, oggi sito archeologico, situato a 303 m.s.l.m.
Storia Vari reperti archeologici del Neolitico e dell'Eneolitico scoperti nell'area di Santa Coloma de Gramanet rivelano la presenza di raggruppamenti umani almeno a partire dal 3500 a.C. Sembra che tra il X e il VI secolo a.C. la zona sia stata interessata da diverse migrazioni dal nord, che confluirono poco tempo dopo nell'insediamento della tribù iberica dei Layetanos, stabilitasi nel VI o V secolo a.C. a Puig Castellar, all'estremo nord dell'attuale comune. Occuparono l'intera fascia costiera da Sitges a Blanes e la loro cultura sopravvisse fino a quando il forte impatto della conquista romana (III secolo a.C.) segnò l'inizio della loro progressiva estinzione. Il centro abitato di Puig Castellar fu probabilmente abbandonato all'inizio del II secolo a.C.
Pochissimo si sa dell'epoca romana e visigota. Pare che esistessero diversi villaggi sparsi nella valle, nei pressi del Besós, fortemente influenzati dalle città vicine: Baetulo (Badalona), attiva fino al II secolo d.C., e Barcino (Barcellona).
Dopo l'invasione saracena, la zona subì un importante calo demografico, ma a partire dal IX secolo iniziò il ripopolamento. I nuovi coloni, provenienti dal nord, probabilmente conoscevano la tradizione del martirio di Santa Coloma (santa Colomba di Sens, una diciassettenne martirizzata in Gallia nel 274 durante la persecuzione di Aureliano) ed è plausibile che a lei fosse dedicata una chiesa preromanica, distrutta da Almanzor nel 985. Nello stesso luogo fu costruito un tempio romanico, documentato dal 1019, che sopravvisse come chiesa parrocchiale per più di sette secoli. Attorno a questa chiesa iniziò a formarsi il primo nucleo urbano, che coesisteva con alcuni vecchi casali. Questa ipotesi sull'origine del toponimo "Coloma", difesa dallo storico locale Joan Vilaseca Segalés, contrasta con quella supportata da altre fonti secondo cui "Coloma" sarebbe il risultato dell'evoluzione della parola latina "columbarium", nome che i Romani davano al luogo dove venivano deposte le urne con i resti cremati dei cadaveri. La sistematica cristianizzazione dei nomi "pagani" operata dal potere della Chiesa cattolica avrebbe poi portato all'aggiunta di "Santa", secondo una prassi comune della toponomastica.
Nel 1966 Víctor Jove Minguillón (sindaco di Santa Coloma de Gramanet dal 1959 al 1965) fu incarcerato con l'accusa di aver raccolto tangenti per la concessione di licenze.
Nel 2013 Santa Coloma è entrata a far parte della Red de Municipios por la Tercera República, diventando il Comune più popoloso della stessa fino all'incorporazione di Parla nel 2016. Nel medesimo anno sono state rinvenute delle sorgenti termali sotterranee nel quartiere Fondo.
Luoghi di interesse
Municipio e Plaza de la Villa La Plaza de la Villa risale alla fine degli anni '90 del secolo XIX e sorge nelle terre appartenute un tempo alla fattoria di Can Pascali.
Il primo nucleo di edifici, noto come Casa de la Villa o Municipio Nuovo, risale al 1886 e comprendeva uffici del governo municipale, un tribunale con una prigione e una scuola.
Chiesa maggiore di Santa Colomba Questa chiesa, dedicata a Colomba di Sens, fu costruita tra il 26 maggio 1912, data della posa della prima pietra, e il 5 settembre 1915, quando venne inaugurata. Rappresenta uno degli ultimi esempi di architettura neogotica realizzati in Catalogna tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo e propone una libera reinterpretazione del gotico medievale.
Sulla facciata principale, una finestra a sesto acuto raffigura la Vergine di Montserrat. Il campanile ottagonale, di altezza moderata, è coronato da un pinnacolo conico rivestito di piastrelle nere, che richiama l'architettura dell'Europa settentrionale. L'edificio presenta inoltre alcuni elementi riconducibili al Modernismo catalano, come il motivo ornamentale che cinge la sommità del campanile, caratterizzato da merli appuntiti e croci greche. L'insieme è contraddistinto da una marcata verticalità, che costituisce uno degli aspetti più significativi dell'esterno.
L'interno è coperto da un soffitto a cassettoni che richiama quello della cappella di Sant'Agata di Barcellona, costituito da un sistema di travi lignee disposte a gradoni che delimitano riquadri rettangolari. Anche negli spazi interni si colgono influssi del Modernismo catalano, evidenti nell'accostamento tra pietra artificiale e mattone a vista e nella decorazione dei due capitelli, inferiore e superiore, che coronano ciascuna colonna
Architetti e costruzione Il tempio fu progettato da Francesc d'Assís Berenguer i Mestres, stretto collaboratore di Antoni Gaudí, con il quale lavorò per ventisette anni, e ne diresse in parte la costruzione. Poiché Berenguer non era in possesso del titolo di architetto, il progetto venne firmato da Miquel Pascual i Tintorer. Secondo alcune fonti, quest'ultimo assunse la direzione dei lavori dopo l'improvvisa morte di Berenguer, avvenuta nel 1914 all'età di quarantasette anni. La costruzione fu finanziata grazie a un lascito di mossèn Jaume Gordi, figlio e principale erede del proprietario terriero Salvador Gordi, scomparso alcuni anni prima.
La pala d'altare dell'altare maggiore fu distrutta nei primi giorni della guerra civile spagnola (1936-1939). Dopo diversi tentativi di colmare il vuoto lasciato dalla sua perdita, venne realizzato il paravento in ceramica tuttora visibile, opera di Ricardo Altés. L'opera fu inaugurata nel 1990 in occasione del 75º anniversario della consacrazione del tempio.
Vetro colorato Le finestre nella parte superiore dell'abside presentano sette vetrate colorate. Le tre al centro, realizzati dal fumettista Pere Cánovas e dal vetraio Francisco Queixalós, offrono una ricca diversità di colori. Quella centrale rappresenta Santa Colomba (patrona) con i suoi leggendari emblemi: l'orso, il fuoco e la pioggia, la colomba e la Bibbia.
Quella di sinistra riproduce i segni storici del paese di Colomense durante il suo periodo rurale (la Torre Pallaresa, la Torre Balldovina, il Puig Castellar, "la Chiesa Vecchia" e i prodotti agricoli più tipici di cui vivevano i contadini locali). A destra sono visibili i due edifici più rappresentativi dell'attuale città (il Palazzo Comunale e la chiesa di Santa Coloma).
Inoltre, il colore blu che decora la parte inferiore delle due vetrate - "rurale" e "urbano" - evoca il fiume Besós presente in tutte le epoche.
L'immagine della santa patrona della città, Santa Coloma martire A destra dell'altare maggiore si trova l'immagine della santa patrona della città, Santa Coloma martire, originale del XV secolo. Il suo volto fu danneggiato da un incendio nel luglio 1936 provocato dalla parte repubblicana e, in seguito, fu ricostruito con un aspetto leggermente diverso.
La canonica Accanto al tempio si trova la canonica, di stile gotico molto austero, ornata da una serie di finestre merlate e, allo stesso tempo, da una certa asimmetria che le conferisce, nel suo rigore, una lieve aria di stile modernista.
Parrocchia di San José Oriol L'attuale chiesa di Sant Josep Oriol occupa lo stesso sito della chiesa romanica originaria dell'XI secolo, sostituita nel 1761 da un nuovo tempio barocco andato distrutto nel 1936. L'elemento più notevole è il presbiterio, decorato dall'artista Grau Garriga, presieduto da un imponente arazzo di cotone a forma di agnello Esquix, che simboleggia Gesù Cristo.
El poblado ibérico del Puig Castellar La città iberica sorge sulla sommità del Puig Castellar, a 303 m di altitudine. Si tratta dei resti di un insediamento della tribù dei Laietani, fondato nel VI secolo a.C. e abitato fino al III o II secolo a.C., quando il territorio fu occupato dai Romani.
L'insediamento, di medie dimensioni, era dedito principalmente all'agricoltura e all'allevamento; tuttavia, i reperti archeologici testimoniano l'esistenza di rapporti commerciali con altre civiltà del Mediterraneo, tra cui quella greca e quella cartaginese. L'abitato aveva una pianta ellittica, era attraversato da tre strade longitudinali e occupava una superficie di circa 4.000 m². Gli archeologi stimano che comprendesse una trentina di edifici e ospitasse una popolazione di circa 200 abitanti. A scopo difensivo, l'insediamento era circondato da una cinta muraria.
Il sito archeologico fu scoperto nel 1902 da Ferran de Sagarra, che ne avviò i primi scavi e donò i reperti rinvenuti all'Istituto di Studi Catalani. Le ricerche furono successivamente proseguite da Josep de C. Serra-Ràfols e, in seguito, dal Centro Escursionistico Puig Castellar. La maggior parte dei reperti è oggi conservata presso il Museo Torre Balldovina.
Per recuperare il patrimonio storico, dal 2007 si celebra in città il Festival Iberico, con diverse attività tra cui spiccano le rappresentazioni della vita quotidiana degli iberici.
La Torre Pallaresa La Torre Pallaresa è uno degli edifici più rappresentativi dell'architettura catalana del Cinquecento, dichiarato monumento storico-artistico di interesse nazionale nel 1931. Si trova alle porte della città, nella valle di Carcereny.
Gli storici datano le sue origini intorno all'alto medioevo. Successivamente, alla fine del XIV secolo, passò dalla famiglia Carcereny nelle mani di Jaume Pallarès (da cui il nome). Tuttavia, nel 1520 la vedova di Pallarès lo vendette alla famiglia Cardona. Quest'ultimo ha trasformato la vecchia casa dandole l'aspetto attuale.
La struttura dell'edificio è di impianto gotico con sovrastante un loggiato soleggiato e due torri laterali di altezza diseguale coronate anch'esse da una galleria. La decorazione dell'edificio mescola il gotico con elementi rinascimentali (busti, medaglioni, motivi floreali, ecc.), Dove spiccano il portale principale e il patio interno.
Can Roig i Torres Situato nel centro storico, è considerato l'edificio più emblematico di tutti gli edifici colomiani dell'inizio del novecento. Fu costruito tra il 1910 e il 1913 su iniziativa di Rafael Roig y Torres e vinse il premio del Comune di Barcellona e del Consiglio provinciale. La struttura della casa è a forma di V e al centro si innalza una torre centrale più alta coronata da un pinnacolo. L'edificio mescola elementi modernisti e noucentisti.