Nacque in un sobborgo di Teheran, in una famiglia originaria del villaggio di Tákur, nella provincia di Nur, nella regione persiana del Mazandaran, e morì a Famagosta, nell'isola di Cipro, dove era stato mandato in esilio dall'Impero ottomano nel 1868.

Biografia Infanzia e giovinezza

A causa della prematura morte dei suoi genitori (sua madre morì alla sua nascita e suo padre nel 1839, quando aveva otto anni) si prese cura di lui Khadíja Khánum, la madre di Bahá'u'lláhAtiyya Ruhi, A Brief Biography of His Holiness Subh-i Azal.

Secondo testimonianze dei suoi famigliari, fu un bambino tranquillo e molto gentile."The signs of his natural excellence and goodness of disposition were apparent in the mirror of his being. He ever loved gravity of demeanour, silence, courtesy, and modesty, avoiding the society of other children and their behaviour." The Tarikh-i Jadid, or New History of Mirza 'Ali Muhammad the Bab, by Mirza Huseyn of Hamadan, translated from the persian by E. G. Browne, Cambridge, 1893, Appendix II, Havji Mirza Jani's History, with especial reference to the passages suppressed or modified in the Tarikh-i Jadid, p. 375. Trascorse la sua infanzia a Teheran, passando l'estate nel villaggio di Tákur, seguendo una tradizione di famiglia. Arthur de Gobineau racconta che, giunto all'età di cinque anni, la sua matrigna lo mandò a scuola, ma egli rifiutò di restarvi più di tre giorni, poiché il maestro l'aveva picchiato con un bastone., Ernest Leroux éd., Parigi, 3ª ed., 1900. Imparò la lingua persiana e fu un assai buon calligrafo, ma non gli piaceva la lingua araba.

Nel 1844, all'età di circa quattordici anni, divenne un seguace del Báb,Denis MacEoin, op. cit. in bibliografia. fondatore del Babismo (o fede babi) (persiano: بابی ها = Bábí há), che gli diede diversi titoli, come: Thamaratu l-Azaliyyah ("Frutto dell'Eternità") e Ismu l-Azal ("Nome dell'Eternità"). Gli Azali lo chiamarono Hadrat-i Azal ("Santità dell'Eternità") e Ṣubḥ-i-Azal ("Aurora dell'Eternità"). Quest'ultimo titolo (il suo più conosciuto) figura nei Hadith-i Kumayl,Detti di Maometto, considerati come "santi" dai musulmani. il Bab lo cita nel suo libro intitolato Dala'il-i Sab'ih (Le Sette Prove). Gli Azali interpretano questa citazione come una citazione di Mírzá Yaḥyá e, così lo appellarono e lo chiamano anche i Bahá’íTablet of the Báb Lawh-i-Vasaya, "Will and Testament" and Titles of Mírzá Yahyá, mémorandum del 28 maggio 2004, redatto dal Dipartimento di Ricerca del Centro mondiale baha'i su richiesta della "Casa Universale di Giustizia", o come dice Manúchihri Sipihr questo titolo fu attribuito solo a lui."The Primal Point's Will and Testament" , scritto da Manuchihri Sipihr e pubblicato in Research Notes in Shaykhi, Babi and Baha'i Studies, 2004, v. 7, n° 2 :"The tablet is clearly addressed to the person with the name of Azal. As there was no one else with such a title in the Babi community, it can safely be assumed that the intended recipient of this tablet is none other than Subh-e Azal."

All'età di sedici o diciassette anni, Ṣubḥ-i Azal sposò sua cugina Fatima Khánum. Sposò anche Maryam Khánum, conosciuta come Qaneteh, bisnonna di Atiyya Ruhi, che ha scritto la sua biografia.

In seguito Ṣubḥ-i Azal andò a Nur, e di là a Barfurush, dove incontrò Muhammad Ali (Quddús) di Barfurush, che aveva accompagnato il Báb nel suo pellegrinaggio alla Mecca. Nel 1848, sempre a Barfurush, incontrò Quddús e Qurrat ul-'Ayn, sul ritorno da un raduno dei Babi a Badasht. Fu poi arrestato con altri Babí mentre si preparava a raggiungere Quddús, picchiato e imprigionato.

Successione del Báb Il Báb durante la sua prigionia nella fortezza di Chehriq, dopo il martirio di Quddús, scrisse nel 1849 una lettera intitolata Lawh-i Vasaya, considerata come suo testamento dove nominava Ṣubḥ-i Azal suo successore e guida della comunità babí dopo la sua morte, fino al momento in cui non sarebbe apparso "Colui che Dio renderà manifesto" (man yuẓhiruhu lláh, in arabo: من یظهر الله, e in persiano:مظهر کلّیه الهی), con le consegne di:

assicurare la sua propria sicurezza, quella dei suoi scritti e di tutto ciò che è rivelato nel Bayán. comunicare con i Babí e domandare consiglio ai Testimoni del Bayán, come pure a Áqá Siyyid Ḥusayn Yazdí. raccogliere e completare gli scritti santi del Báb, per poi distribuirli tra i Babí e farli conoscere all'umanità. invitare tutti gli uomini ad abbracciare la Rivelazione del Báb. designare il suo proprio successore. riconoscere "Colui che Dio renderà manifesto" quando il verrà e invitare gli uomini a fare altrettanto.

E.G. Browne,Nato il 7 febbraio 1862 e morto il 25 gennaio 1926, Edward Granville Browne studiò a Eton e a Cambridge il persiano, l'arabo e il sanscrito. È stato uno dei più celebri orientalisti britannici ed è stato professore all'Università di Cambridge, dove ha creato una scuola di lingue orientali viventi. Arrivò in Persia nell'ottobre del 1887 e ha descritto i suoi viaggi nel suo libro intitolato A Year amongs the Persians 1893. Ha scritto molti libri e articoli sul Babismo e la religione Baha'i. Ha incontrato personalmente tanto Baha'ullah quanto Ṣubḥ-i Azal, come pure ʿAbdul-Bahá, col quale ha avuto uno scambio epistolare, e del quale ha scritto una necrologia nel 1921. nel commento al testo di Hajj Mirza Jani di Kashan, sui Bábí, scrive al riguardo di quella nomina:

"Briefly what clearly appears from this account is that Mirza Yahya received the title of Subh-i-Azal because he appeared in the fifth year of the Manifestation, which, according to a tradition of Kumayl (p. 3, last line of the text) is characterized by "a Light which shone forth from the Dawn of Eternity"; that the Bab bestowed on him his personal effects, including his writings, clothes and rings, nominated him as his successor (Wali), and bade him write the eight unwritten Wahids of the Bayan, but abrogate it if "'He whom God', shall manifest" should appear in his time, and put into practice that with which he should be inspired."Kitab-i Nuqtatu l-Kaf Being the Earliest History of the Babis compiled by Hajji Mirza Jani of Kashan between the years A.D. 1850 and 1852, edited from the unique Paris MS. Suppl. Persan 1071 by Edward G. Browne, p. 20

Come riferito da A.-L.-M. NicolasSéyyèd Ali Mohammed dit le Bâb, Parigi, 1905, p. 20 "Che questo Mirzá Yahya [Subh-i Azal] sia stato considerato da tutti i Babí come il successore del defunto Báb, non può essere dubitato da nessuno e i bahá’í sono in malafede se lo negano"Tale questione in realtà non fu mai posta in dubbio dai bahá’í e dalla loro storiografia, che invece affermano che dopo l’apparizione del Promesso, fu proprio Mirzá Yahya, diversamente dalla gran maggioranza dei Babí, a rinnegare Bahá’u’lláh, tradendo nel suo comportamento le indicazioni del suo Maestro e guida, cioè il Báb.

Nel testo "La Fede bahá'í in India" La Fede bahá'í in India op. cit. in bibliografia., riportando dei particolari sulla vita di Siyyid Basír-i-Hindí (uno dei più devoti credenti del Bâb), quindi uno che da vicino visse le vicende del primo periodo babì, l'autore scrive che vi sono due punti su cui tutte le fonti concordano. Il primo consiste in un certo disprezzo da parte di Siyyid Basír-i-Hindí nei confronti della figura di Mirzá Yahyá Núrí, e, sempre a pag. 27, nella nota a piè pagina, così delinea il nocciolo della questione azalí: Mirzá Yahyá Núrí Şubh-i-Azal (1831-1912), leader della fazione bábí denominata azalí. Fratellastro e (in seguito) acerrimo nemico di Bahá'u'lláh. Fu nominato dal Báb guida e capo del movimento prima del suo martirio. Aveva ricevuto il compito di riconoscere e prestare servizio alla figura messianica di cui il Báb profetizzò la venuta, il "man yuzhiruhu'lláh" (Colui Che Dio manifesterà). Quando Bahá'u'lláh, nel 1863, dichiarò apertamente di essere <<Colui Che Dio manifesterà>>, Mirzá Yahyá non riconobbe tale pretesa e cominciò una dura campagna di opposizione a Bahá'u'lláh, tentando più volte di ucciderlo e avvelenarlo, e di dissimulazione, pervertimento e falsificazione dei testi originali del Báb - Cosa di cui lo studioso britannico E. G. Browne non si rese conto - per far apparire che lui, invece di Bahá'u'lláh, era la figura profetica tanto attesa.

Sempre in La Fede bahá'í in India Opera in bibliografia, così si descrive la situazione bábí in quel difficile periodo iracheno: Il movimento bábí era dunque collassato sotto i colpi delle persecuzioni, le sue figure-guida uccise e alcuni personaggi di una certa influenza all'interno del movimento furono esiliati al di fuori dei confini iranici. Cruciale alla sopravvivenza della comunità fu proprio il gruppo che seguì Bahá'u'lláh in esilio a Baghdad in territorio ottomano. L'incapacità di Mirzá Yahyá - che, spaventato dalla piega che avevano preso gli ultimi eventi, si era eclissato e messo al sicuro - nel condurre la guida della comunità religiosa portò Bahá'u'lláh a divenirne il leader de facto e a divenire anche colui che risollevò il morale della comunità martoriata dalle circostanze avverse, colui che riorganizzò il corpo dei credenti dentro e fuori l'IranIbidem, pp. 35-36.

Cercando di assicurare la sua propria sicurezza, Ṣubḥ-i Azal si nascose sotto falsi nomi, praticando la dissimulazione,Cf. Manúchihrí Sipihr, "The Practice of Taqiyyah (Dissimulation) in the Babí and Bahai Religions", Research Notes in Shaykhi, Babi and Baha'i Studies, 1999, v. 3, nº 3. e riuscì così a scampare alle persecuzioni che colpirono i Babí in seguito al tentato assassinio dello scià di Persia Nasser al-Din Shah Qajar(1831-1896) il 15 agosto 1852, e visse in esilio fino alla sua morte, prima a Baghdad, poi a Adrianopoli e infine a Famagosta.

Esilio a Baghdad Ṣubḥ-i Azal era riuscito a scampare alla sanguinosa repressione dei Babí a Tákur e, sotto mentite spoglie di derviscio, ad arrivare a Bagdad, dove visse nascosto col falso nome di Ḥájí 'Alíy-i lás Furúsh, mantenendo i contatti con la comunità dei Babí tramite degli emissari chiamati "Testimoni del Bayán".Denis MacEoin,"Division and authority claims in Babism (1850-1866)", Studia iranica, Parigi, t. 18, fasc. 1, 1989, pp. 93-129.N. Wahid Azal, "The Organizational Hierarchy of the Bābīs during the period of Ṣubḥ-i-Azal's residency in Baghdad (1852 – 1863)". Mentre Ṣubḥ-i Azal cercava di occultare la sua presenza a Baghdad (come usanza degli shi'iti) nel timore di essere arrestatoCambiando spesso di identità, di professione e di luogo di residenza, Ṣubḥ-i Azal non faceva altro che seguire le raccomandazioni del Báb, nascondendosi per sfuggire alle persecuzioni.Vedi: Adib Taherzadeh, La Révélation de Bahá'u'lláh, volume 1, chapitre 15, Maison d'Editions Bahá'íes, Bruxelles., Bahá'u'lláh divenne sempre più il punto di riferimento carismatico della comunità. Se da una parte durante il suo esilio a Baghdad, Bahá'u'lláh riconobbe a più riprese il ruolo di Ṣubḥ-i Azal come capo della Comunità bábi, almeno nei primi tempi, tanto privatamente o nelle sue lettere che pubblicamente,"Baha'u'llah's Surah of God: Text, Translation, Commentary", tradotto da Juan Cole, Translations of Shaykhi, Babi and Baha'i Texts, 2002, vol. 6, n° 1.