La seconda battaglia di Lepanto, nota anche come battaglia di Modone si svolse nel 1500, come parte della guerra turco-veneziana del 1499-1503, tra l'Impero ottomano e la Repubblica di Venezia. Si risolse con la vittoria della flotta turca, guidata dall'ammiraglio Kemal Re'is e con la caduta della fortezza di Modone. Tra il XV e il XVI secolo il braccio di mare tra Capo Zonchio e Modone fu anche il teatro di una battaglia nel 1499 e del grande scontro navale tra la Lega Santa e l'Impero ottomano del 1571.

Antefatti Al principio del 1500 l'Impero ottomano, incoraggiato dalla vittoria ottenuta per mare a Capo Zonchio e per terra con la conquista di Lepanto che gli aveva permesso di ottenere il controllo sul golfo di Patrasso, decise di intraprendere una campagna volta a sottrarre alla Repubblica di Venezia l'intero Peloponneso e le Isole Ionie. I veneziani, consapevoli di non poter fronteggiare da soli la crescente minaccia turca, cercarono di scendere a trattative senza ottenere risultati tangibili. Chiesero allora aiuto alle potenze europee ma rispose solo la Spagna inviando una flotta a Messina guidata da Gonzalo Fernández de Córdoba.

Dopo mesi di preparativi, il 6 aprile il sultano Bayezid II lasciò Istanbul dirigendosi all'accampamento principale dell'esercito ottomano, presso Adrianopoli. Nel frattempo, le forze provenienti dall'Anatolia attraversarono lo Stretto dei Dardanelli presso Gallipoli e una grande flotta salpò dal Corno d'Oro diretta al Negroponte. I veneziani si trovavano in una situazione difficile poiché molte delle galee presenti nei loro possedimenti dello Ionio e dell'Egeo versavano in cattive condizioni. La popolazione locale, che mal sopportava il loro dominio, era restia prestare servizio al remo o ad essere reclutata per combattere contro i turchi. Non era migliore la situazione di diverse fortezze come Modone, Korōnī, Navarino e Nauplia che, benché possenti, necessitavano di lunghi interventi di manutenzione, erano dotate di pochi pezzi d'artiglieria e di scarse riserve di viveri e munizioni..

Verso la fine di maggio il sultano si accampò attorno a Lamia mentre la sua armata si divise in tre eserciti. Il primo, guidato da Amar Pascià, beilerbei d'Anatolia, e forte di asapi e altrettanti cavalieri raggiunse Livadia con l'intenzione di recarsi a Lepanto e accompagnare la flotta lungo la costa. Il terzo, con a capo il beilerbei di Morea, si accampò vicino a Larissa, in Tessaglia. Il terzo, di circa uomini e guidato da Mesih Pascià, beilerbei di Rumelia, raggiunse Megara ma poi puntò verso la città serba di Smederevo poiché i turchi temevano un'offensiva da parte degli ungheresi. La flotta principale, raggiunto il Negroponte, sfilò davanti a Nauplia e dopo aver circumnavigato il Peloponneso entrò nel golfo di Patrasso. Era guidata da Kemal Reis, vincitore della battaglia navale dell'anno precedente, e da Alimek e Mamuk Pascià. I turchi disponevano però di altre due flotte minori, una di 26 navi nel golfo di Arta, presso Prevesa e una di 30 navi presso la foce della Voiussa, a nord di Valona, che però erano ancora prive di remi, alberi, vele e non avevano subito il calafataggio. I veneziani vennero a sapere dalla loro rete di spie che l'intento dei turchi era di portarsi con la flotta principale alla Prevesa al fine di riunirsi con quelle navi per poi attaccare Modone, Corone, Navarino e Nauplia mentre la flotta di Valona avrebbe tenuto impegnata Corfù. D'altra parte anche i turchi, grazie ai locali e ai numerosi disertori, appresero la precaria situazione in cui si trovavano le fortezze e la flotta veneziana..

A giugno il beilerbei d'Anatolia, accampato a Corinto entrò nella Morea puntando su Modone. I rettori del borgo e di quella fortezza, Marco Gabriel e Antonio Zantani, sapendo di non poter resistere a lungo contro le soverchianti forze turche, chiesero aiuto alla flotta veneziana che però in quel momento non si era ancora riunita.. Il 12 giugno l'esercito turco si accampò davanti a Nauplia ma a causa della povertà di risorse della campagna circostante abbandonò la posizione trasferendosi presso Tripoli, dove vi era abbondanza d'erba e acqua, lasciando solo uomini ad Argo per assicurarsi il vettovagliamento..

Scontri Assedio di Modone Il 20 giugno un esercito di asapi e 600 giannizzeri guidato dai beilerbei di Anatolia e Rumelia si presentò davanti a Modone e piantò due accampamenti a forma di "L" un miglio a nord del borgo. Ormai da molti giorni all'interno della fortezza fervevano i lavori per realizzare cinque ripari a forma di bastione sopra le mura settentrionali, che si affacciavano sul borgo. Il problema maggiore era però costituito dalla mancanza di viveri, dalla poca acqua presente nelle cisterne, dalla scarsità di munizioni, frecce e polvere da sparo nonché dalla mancanza di denaro con cui pagare gli stradiotti, molti dei quali disertavano informando il nemico. Subito i rettori si affrettarono a caricare donne e bambini sulle poche navi rimaste nel porto, che veleggiarono al sicuro verso Creta. I turchi tentarono subito di fare irruzione nel borgo per depredarlo e potersi spingere davanti alla fortezza ma una flottiglia di 12 galee guidata da Girolamo Contarini, provveditore e vice-capitano da mar, si posizionò presso la spiaggia e li contrastò con l'artiglieria costringendoli a ritirarsi. Il giorno successivo circa turchi assaltarono la fortezza di Navarino venendo respinti dai difensori..

L'8 luglio i turchi, dopo aver costruito un bastione sull'altura di Santa Veneranda, iniziarono a piantare due grosse bombarde davanti alla fortezza e quattro giorni dopo iniziarono il bombardamento, che continuò quasi incessante, giorno e notte, fino all'assalto finale. Grazie al continuo arrivo di rinforzi, il numero dei nemici era nel frattempo cresciuto sino a unità (secondo altre fonti contemporanee addirittura -), alloggiate in tre accampamenti. Sull'altura si accampò anche il beilerbei, all'interno di un grande padiglione rosso che visto dalla fortezza pareva un castello. Già tre giorni dopo il bombardamento si era fatto così intenso che i rettori dubitarono di poter resistere a lungo e chiesero insistentemente aiuto alla flotta veneziana che tardava ad arrivare. All'interno della fortezza vi erano uomini ma era rimasta polvere da sparo solo per una decina di giorni ed appena sei casse di frecce. Alla difesa del porto non restavano che tre galee..

Il 16 luglio i turchi avevano catturato il borgo di Modone e la loro artiglieria aveva fatto crollare il torrione a difesa dell'unico ponte che attraversava il fossato. Avevano poi avvicinato le bombarde alla fortezza, posizionandole in tre punti. I veneziani, d'altra parte, erano riusciti a uccidere circa turchi con gli schioppi e i pochi pezzi d'artiglieria a disposizione, avevano inoltre affondato una galea grossa e una galea sottile che si erano maldestramente avvicinate alla spiaggia finendo per incagliarsi ed essere bersagliate dai cannoni..

Il 19 luglio, all'alba, la flotta turca si presentò sul lato di ponente della fortezza e scaricò l'artiglieria sulle sue mura per circa quattro ore, dopodiché lasciò alcune navi nel porto di Modone e si ritirò due miglia verso nord, posizionandosi presso alcuni scogli dove nei giorni successivi scaricò a terra una grande quantità di bombarde, passavolanticannone lungo circa 5 m che sparava palle di ferro o di piombo da 15-20 kg, mortai, archibugi, schioppi e persino trabucchi. A fine mese un terzo dei difensori era stato ucciso o ferito e i veneziani non erano più in grado di sporgersi dai ripari senza essere colpiti dagli archibugi o dai cannoni nemici..

Battaglia navale Già all'inizio di giugno, tramite alcuni informatori sull'isola di Chio, i veneziani avevano appreso che una flotta ottomana di 220 navi guidata da Kemal Reis si stava dirigendo verso il golfo di Patrasso. Era composta da due galeazzesimili per dimensioni alle galee grosse veneziane, a due o tre alberi, lunghe 40-50 m, circa 30 banchi con quattro o cinque rematori ciascuno, due navi grosse, 18 navinave con 3-4 alberi con due o tre ordini di vele quadre sovrapposte eccetto l'albero di mezzana, dislocamento fino a 500 t, utilizzata per carichi pesanti o come piattaforma per l'artiglieria, 6 galee grossenave a due alberi, lunga circa 40 m, con circa 30 banchi a triplo rematore; le versioni turche erano più piccole rispetto alle veneziane e avevano circa 25 banchi, 60 galee sottilinave due alberi, lunga circa 30-35 m, larga 7 m, alta 3 m più 2 m di pescaggio, con circa 25 banchi a doppio o triplo rematore; le versioni turche erano più piccole rispetto alle veneziane e avevano circa 20 banchi e il resto fustenave leggera e veloce, con un albero e un polaccone a prua, 18-22 banchi a singolo rematore, molto usata per la guerra di corsa, brigantinipiccola nave a singolo albero, 12-14 banchi a singolo rematore, usata per la guerra di corsa e piccoli carichi, palandarienave coperta, a vela latina, fondo piatto ed un solo ordine di remi, utilizzata soprattutto per il trasporto della cavalleria e dell'artiglieria e grippipiccolo brigantino a singolo albero e vela latina, utilizzato per la guerra di corsa e piccoli carichi. Erano inoltre al corrente che una flotta nemica di 10 galee grosse e 16 galee sottili, guidata da Fatih Pascià si trovava nel golfo di Arta presso Prevesa e un'altra composta da 30 navi tra fuste e galee presso Valona. Il solo equipaggio di queste ultime doveva essere composto da circa rematori, asapi, 600 giannizzeri e soldati cristiani, perlopiù greci..

Il 18 giugno tutte le navi della flotta turca si erano ormai riunite davanti a Lepanto. Dall'altra parte Melchiorre Trevisan, capitano generale da mar, cercava faticosamente di radunare le malridotte galee veneziane che giungevano alla spicciolata presso i porti delle Isole Ionie e risultavano spesso in cattive condizioni e con equipaggi e munizioni insufficienti per poter sostenere uno scontro con una flotta ben più potente. Non poche non avevano ancora subito il calafataggio o erano prive di remi e di alberi. Il capitano generale nei giorni precedenti aveva comunque inviato due galee grosse, la Tiepola e la Pasqualiga, alla foce della Voiussa. Gli equipaggi di quelle navi prelevarono alcuni grossi massi da una cava della zona e li utilizzarono per ostruire la foce del fiume, che in quel periodo dell'anno risultava profondo appena tre piedi e mezzopoco più di un metro ed era larga mezza galea. In questo modo impedirono alla flotta ottomana di Valona di uscire in mare e ricongiugersi con gli alleati, fornendo più tempo a quella veneziana per terminare i preparativi. Nelle settimane successive i turchi cercarono di allontanare i veneziani dalla foce per disostruirla senza riuscirvi. Puntarono allora a trasportare le navi via terra direttamente sino alla spiaggia ma queste operazioni richiesero molto tempo e la flotta di Valona non prese parte alla battaglia che si sarebbe verificata un mese dopo. Otto galee veneziane al comando di Marco Orio, stazionavano invece davanti all'imboccatura del golfo di Arta per cercare di impedire l'uscita alla flotta di Prevesa..

Il 26 giugno il Trevisan lasciò Corfù con le galee raccolte o intercettate attorno all'isola e due giorni dopo raggiunse Capo Lefkada, il promontorio più meridionale dell'isola di Leucade dove si riunì con le navi di Giacomo Venier, capitano delle galee grosse e di Girolamo Contarini, vice-capitano generale. Il giorno dopo sei galee sottili e tre fuste turche uscirono dal golfo di Patrasso e scacciarono le cinque galee veneziane che vi erano appostate per sorvegliare i movimenti delle navi nemiche, facendo da apripista per il resto della flotta ottomana che da Lepanto iniziò a muoversi verso ponente e raggiunse le Echinadi mentre la flotta veneziana arretrò tra Capo Lefkada e Capo Fiskardo, lasciando solamente due galee in zona.