Il libero consorzio comunale di Agrigento è un libero consorzio comunale di abitanti della Sicilia, con capoluogo Agrigento, comprendente 43 comuni su una superficie di . È subentrato il 4 agosto 2015 alla soppressa provincia regionale di Agrigento.

Confina a ovest con il libero consorzio comunale di Trapani, a nord con la città metropolitana di Palermo, a est con il libero consorzio comunale di Caltanissetta e a sud si affaccia sul Canale di Sicilia. Fanno parte del territorio consortile pure le isole Pelagie.

Il suo comune capofila è Agrigento, città che nel 1927, durante il periodo fascista, assunse l'attuale denominazione in luogo dell'antico nome di Girgenti. Agrigento è considerata, per eccellenza, la terra simbolo della colonizzazione greca in Italia, e conserva il maggior numero di testimonianze archeologiche dell'epoca classica visitabili sul territorio. La sua celebre valle archeologica costituisce una delle principali attrazioni turistiche dell'intera Sicilia.

Nel territorio del consorzio si trova la Valle dei Templi, uno dei più rilevanti siti archeologici della civiltà greca classica, che dal 1997 è iscritta nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Geografia fisica

Territorio

Il territorio del libero consorzio comunale di Agrigento si trova nella parte centro-meridionale della Sicilia e presenta una netta distinzione geografica tra la fascia costiera e l'entroterra. La costa, che si affaccia sul canale di Sicilia, è prevalentemente bassa e sabbiosa, mentre l'interno è caratterizzato da rilievi collinari di forma arrotondata e dall'aspetto arido, un tempo ricchi di giacimenti di zolfo. A nord il territorio è delimitato dai Monti Sicani, mentre a est e a ovest scorrono rispettivamente i fiumi Salso e Belice.

L'unica zona pianeggiante di rilievo si estende nel territorio del comune di Licata, anticamente identificato con i Campi Geloi nelle fonti greche, in particolare quelle dei rodio-cretesi.

Tra i comuni di Sambuca di Sicilia e Caltabellotta si trova un'enclave amministrativa appartenente alla Città metropolitana di Palermo: la frazione di San Biagio, dipendente dal comune di Bisacquino.

L'estensione territoriale del libero consorzio va da est a ovest dal mare di Licata alle spiagge di Menfi, nei pressi delle rovine greche di Selinunte, mentre da nord a sud si sviluppa dalla catena montuosa dei Sicani fino al Canale di Sicilia. Fanno parte del territorio anche le Isole Pelagie (Lampedusa, Linosa e Lampione) che, pur amministrativamente appartenenti al consorzio, appartengono geologicamente al continente Africano.

Il territorio del libero consorzio coincide perfettamente con quello dell'arcidiocesi di Agrigento, che rappresenta la più vasta diocesi cattolica della Sicilia per estensione.

Isole

Il libero consorzio di Agrigento, come altri siciliani, comprende anche alcune isole minori: l'arcipelago delle Pelagie, infatti, appartiene amministrativamente al libero consorzio di Agrigento, anche se legato geograficamente all'Africa, sia per le caratteristiche climatiche sia per la vicinanza al continente. Dell'arcipelago fanno parte l'Isola di Lampedusa, l'Isola di Linosa e la piccola e disabitata Isola di Lampione, comprese nel territorio comunale di Lampedusa e Linosa. Altre isole del libero consorzio, seppur di esigue dimensioni, sono la Rocca San Nicola, appartenente al comune di Licata, lo scoglio di Pietra Patella, a Palma di Montechiaro, e gli scogli Guicciarda, appartenenti al comune di Realmonte.

Orografia

Il libero consorzio di Agrigento è prevalentemente collinare; la parte settentrionale, tuttavia, ricade nel territorio del sistema montuoso dei Monti Sicani, che presenta alcune cime di oltre 1.000 m di altezza: il Monte delle Rose, situato al confine tra il libero consorzio di Agrigento e la città metropolitana di Palermo (nei territori comunali di Bivona dentro il libero consorzio e Palazzo Adriano nel palermitano), e il Monte Cammarata (1.578 m), la cima più elevata del libero consorzio.

Idrografia

Il libero consorzio di Agrigento comprende tre laghi artificiali: la Diga Castello (o Lago di Magazzolo), presso Bivona, il Lago Arancio, presso Sambuca di Sicilia, ai piedi dei monti Arancio (403 m) e Cirami (516 m) e la Diga San Giovanni sul fiume Naro, presso la città omonima al fiume. Nonostante la presenza di questi bacini, il libero consorzio risulta alquanto povero di risorse idriche ed è spesso soggetto a mancanza d'acqua potabile, per via del regime semi-torrentizio dei corsi d'acqua che l'attraversano, che durante la stagione estiva diventano completamente secchi. Tuttavia sono più di uno i fiumi di rilevanza che interessano il libero consorzio:

il fiume Belice, attraversa il nord dell'agrigentino, al confine con il Libero consorzio comunale di Trapani. La portata media annua (circa 4,5 m³/s). il fiume Platani, che attraversa diversi centri abitati del libero consorzio (come San Biagio Platani) per sfociare dopo un tortuoso viaggio nel Canale di Sicilia. Il fiume ha carattere torrentizio con piene notevoli in autunno e magre fortissime in estate, con una portata media annua di 7,5 m³/s. È uno dei fiumi principali della Sicilia. il fiume Imera Meridionale, detto anche Salso, secco solo per un medio periodo all'anno, portata (circa 5,1 m³/s). L'Imera Meridionale scorre nei territori collinari tra il Libero consorzio comunale di Enna e quello di Agrigento e sfocia nel mare di Licata. Rappresenta il fiume più lungo di Sicilia e in passato ha rappresentato il confine della parte orientale della Sicilia con quella occidentale, dalla Sicilia dei Sicani e dei Siculi, dai Cartaginesi e Greci ai Romani, e poi linea di confine tra il Val di Noto e il Val di Mazara.

Clima

A nord nell'entroterra il clima è differente dal resto del libero consorzio, rispecchiando in più mesi quello della Sicilia centrale.

Il libero consorzio comunale di Agrigento è però uno dei più caldi della Sicilia, anche se meno esposto alle condizioni estreme che si verificano in altre aree dell'isola, durante le più intense onde di calore estive. Lungo la fascia costiera e le pianure litoranee in inverno difficilmente si scende al di sotto dei 7/8 °C, mentre d'estate le temperature medie si mantengono piuttosto elevate (medie giornaliere attorno ai +26/+27 °C in luglio e agosto).

Ecco come le temperature medie registrate sono state messe in ordine in mesi e nelle varie stagioni dell'anno dal principale centro di informazioni climatiche della zona, la stazione meteorologica di Agrigento:

Altre stazioni meteorologiche nel territorio agrigentino sono presenti a Bivona, Lampedusa, Licata, Racalmuto e Sciacca.

Storia Dalla preistoria alla distruzione di Akragas

Il territorio agrigentino è stato abitato fin dalla preistoria, come dimostrano le testimonianze riferibili all'età del rame e del bronzo, individuate nelle immediate vicinanze della città attuale. L'area era abitata inizialmente dai Sicani, popolo autoctono stanziato in gran parte della Sicilia. Nel VII secolo a.C. si insediarono i primi Greci che costrinsero i Sicani ad abbandonare le coste e spostarsi verso l'interno, dando il via alla colonizzazione che nel corso dei decenni successivi comportò la progressiva fusione dei Greci coi Sicani con la conseguente nascita dei Sicelioti.

Il periodo greco si apre quindi con la nascita della polis Ἀκράγας (Akragas) fondata nel 581 a.C. da coloni di Gela, originari delle isole di Rodi e di Creta, per bloccare l'espansione verso est di Selinunte. La scelta del sito dell'antica Akragas fu dovuta alla presenza di campi coltivabili e di alture su cui arroccare l'acropoli, la Rupe Atenea (il punto più alto della città). Tra il VI secolo e l'inizio del V secolo a.C., sotto la tirannia di Falaride si ebbero le fortificazioni delle mura e le grandi costruzioni dei templi dorici, nonché la politica espansionistica verso l'interno a spese delle popolazioni sicane.

Divenuta grande potenza militare, Akragas riuscì a sconfiggere più di una volta Cartagine nella guerra per il controllo del Canale di Sicilia. Nel 409 a.C. i cartaginesi si impossessarono di Minoa (sotto il dominio di Akragas), e nel 406 a.C. saccheggiarono e incendiarono Akragas. Nel 339 a.C., grazie a Timoleonte che destituì i tiranni della Sicilia, fece ricostruire e ripopolare la città.

Nel 282 a.C., Finzia, tiranno di Akragas, distrusse definitivamente Gela e ne deportò la popolazione a Licata. Testimonianze di insediamenti ellenici e pre-ellenici sono presenti sul Monte Sant'Angelo che sovrasta la città di Licata, tanto da far presumere che si trattasse proprio dell'antica Gela, dati i tantissimi riferimenti geografici e storici scorsi.

Il periodo romano

I Romani penetrarono per la prima volta in Sicilia nel 264 a.C., dichiarando guerra a Cartagine, per il possesso dell'isola, e il controllo commerciale del Mediterraneo, contribuendo così all'inizio della Prima guerra punica.

Nel 262 a.C. i romani marciarono su Agrigento dove i Cartaginesi tenevano una guarnigione comandata da Annibale di Giscone. Annibale e la sua guarnigione si rinchiusero all'interno delle mura, e si prepararono a un lungo assedio durato cinque mesi. I Cartaginesi riuscirono a chiedere rinforzi, che giunsero guidati da Annone. Fu così che si venne alla Battaglia di Agrigento, vinta dai Romani. Fra il 256 a.C. e il 255 a.C. Roma, che si costruì una grande flotta, tentò di portare la guerra in Africa per invadere le colonie cartaginesi. Cartagine cercò di fermare questa operazione ma venne sconfitta nella Battaglia di Capo Ecnomo, al largo delle coste di Licata.

Nel 210 a.C., con la seconda guerra punica, Akragas passò sotto il controllo di Roma col nome latinizzato di "Agrigentum".

Alto Medioevo

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la Sicilia subì la breve invasione degli Ostrogoti che non lasciarono traccia alcuna del loro passaggio. Nel 535, con la Guerra gotica, la Sicilia venne annessa all'Impero Bizantino divenendone una delle province più importanti, tale status si protrasse per più di tre secoli. Gli Arabi presero il capoluogo nell'828, attribuendogli il nome di "Girgenti". La nascita dell'Emirato islamico di Sicilia apportò un progressivo sviluppo economico e una nuova crescita demografica. L'intero territorio agrigentino ricadde nel Vallo di Mazara (uno dei tre valli in cui era suddivisa la Sicilia dai tempi dell'Emirato di Sicilia e fino all'abolizione adoperata dalla Costituzione siciliana del 1812). Nel 1087, disgregatosi l'Emirato di Sicilia, si andò progressivamente formando la Contea di Sicilia, ad opera del Gran Conte Ruggero I Altavilla che poi, grazie a suo figlio e successore, Ruggero, si trasformò in Regno di Sicilia nell'anno 1130, regalando periodi di massimo benessere, e di grande crescita economica al territorio agrigentino. .

Il Medioevo e l'età moderna