Possedeva una voce ricca e vibrante con un'intrinseca qualità di bellezza. Gran parte della sua carriera di cantante fu trascorsa cantando in concerti e recital nei maggiori teatri e con le migliori orchestre attraverso gli Stati Uniti e l'Europa tra il 1925 e il 1965. Nonostante le furono offerti contratti per coprire ruoli con le più importanti compagnie d'opera europee, la Anderson le declinò tutte per esibirsi unicamente in concerti e recital: comunque interpretò arie d'opera in alcuni dei suoi concerti e recital. Nelle sue molte incisioni è testimoniata l'ampiezza del suo repertorio, che spaziava dai Lieder, all'opera, alla musica folk americana e agli spirituals.

In quanto afroamericana, la Anderson divenne un'importante figura nella lotta degli artisti neri per vincere i pregiudizi razziali ancora predominanti negli Stati Uniti alla metà del XX secolo. Nel 1939, l'associazione Figlie della rivoluzione americana (Daughters of the American Revolution - DAR) rifiutò alla Anderson il permesso di cantare nella propria sala concerto di Washington. Questo rifiuto pose la Anderson sotto i riflettori della comunità internazionale a un livello raggiunto fino ad allora solo da celebrità di alto profilo e politici. Con l'aiuto del Presidente Franklin Delano Roosevelt e della First Lady Eleanor Roosevelt, la Anderson eseguì un acclamato concerto all'aria aperta la domenica di Pasqua del 1939 sui gradini del Lincoln Memorial a Washington, davanti a una folla di più di 75000 persone e a un pubblico di milioni di radioascoltatori.

Continuò a rompere barriere per gli artisti neri negli Stati Uniti, in particolare divenne la prima persona di colore ad esibirsi al Metropolitan Opera House di New York, il 7 gennaio 1955. La sua performance come Ulrica ne Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi al Met fu la sola volta in cui ricoprì un ruolo sul palcoscenico. La Anderson divenne quindi uno dei simboli del movimento per i diritti civili degli anni sessanta, in particolare cantando alla Marcia di Washington per il lavoro e la libertà del 1963. Lavorò anche per diversi anni al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite e come ambasciatrice per il dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Destinataria di numerosi premi e onorificenze, la Anderson fu in particolare premiata con la Medaglia presidenziale della libertà nel 1936, col Kennedy Center Honors nel 1978, con la Medaglia Nazionale delle Arti nel 1984, e con un Premio Grammy alla carriera nel 1991.

Biografia I primi anni La Anderson nacque a Filadelfia, figlia di John Berkley Anderson e Annie Delilah Rucker. Suo padre vendeva ghiaccio e carbone nel centro della città di Filadelfia al Reading Terminal e aprì un piccolo negozio di liquori, cosa ironica per un uomo che non beveva alcol. Prima di sposarsi, la madre della Anderson aveva per breve tempo frequentato il seminario e il college a Lynchburg e aveva lavorato come insegnante in Virginia. Ma, non avendo completato gli studi, non era abilitata a insegnare in Filadelfia, una legge che era applicata solo agli insegnanti neri e non ai bianchi. Guadagnava pertanto facendo la bambinaia. Marian era la maggiore di tre figlie: le sue due sorelle, Alice (in seguito il nome cambiò in Alyse) (1899-1965) ed Ethel (1902-1990) divennero anche loro cantanti. Ethel Anderson era la madre del noto direttore d'orchestra James DePreist.

I genitori della Anderson erano entrambi devoti cristiani e l'intera famiglia era molto attiva nella chiesa battista di South Philadelphia. Sua zia Mary di Marian, la sorella di John Berkley, era particolarmente attiva nella vita musicale della chiesa e, notando il talento di sua nipote, la convinse a unirsi al coro dei bambini della chiesa quando lei aveva sei anni. Con il coro Marian si esibì come solista e in duetti, spesso con la stessa zia Mary, anche lei dotata di una bella voce. Marian fu anche portata dalla zia a concerti nelle chiese locali, alla YMCA, e ad altri eventi musicali della comunità cittadina. La Anderson attribuì all'influenza della zia il fatto che in età adulta abbia perseguito una carriera da cantante. La zia organizzò le esibizioni di Marian per le funzioni locali, dove la bambina era spesso pagata 25 o 50 centesimi per cantare diverse canzoni. Ormai adolescente, Marian iniziò a prendere quattro o cinque dollari per cantare, una cifra considerevole per i primi anni del XX secolo. All'età di 10 anni, Marian si unì al "People's Chorus", sotto la direzione di Emma Azalia Hackley, dove spesso si ritrovò a cantare come solista.

Quando Marian aveva dodici anni, suo padre fu accidentalmente colpito alla testa mentre lavorava al Reading Terminal, solo pochi settimane prima del Natale del 1909. Morì per problemi di cuore un mese dopo alla giovane età di 34 anni. Così Marian e la sua famiglia si spostarono nella casa dei genitori del padre, nonno Benjamin e nonna Isabella Anderson. Suo nonno era nato schiavo ed era stato testimone dell'emancipazione degli anni 1860. Era stato il primo della famiglia Anderson a stabilirsi nel sud di Filadelfia, e quando Marian si trasferì da lui i due divennero molto vicini. Egli morì solo un anno dopo.

Durante la sua adolescenza, Marian continuò a partecipare alle attività musicali della sua chiesa, ora nel coro degli adulti. Frequentò la Stanton Grammar School e venne promossa nell'estate del 1912. La sua famiglia non poteva permettersi di mandarla alle scuole superiori, e neanche pagare per delle lezioni musicali. Imperterrita, Marian continuò ad esibirsi dovunque poteva e ad apprendere da chiunque fosse disposto a insegnarle. Si unì alla "Baptists' Young People's Union" e alle "Ragazze di Camp Fire", che le procurarono alcune limitate opportunità musicali. Alla fine il direttore del "People's Chorus" e il pastore della sua chiesa, il reverendo Wesley Parks, assieme ad altri leader della locale comunità nera, si unirono per aiutare Marian: racimolarono il denaro necessario per le lezioni di canto con Mary S. Patterson e per andare alla scuola superiore, dove si diplomò nel 1921.

Dopo le superiori, Marian fece richiesta per essere ammessa a una scuola di musica per soli bianchi, la Philadelphia Music Academy (ora University of the Arts), ma fu respinta perché nera. La risposta che ottenne fu: "Noi non prendiamo gente di colore". Il direttore della sua scuola superiore si offrì di aiutarla e le permise di incontrare un insegnante di musica molto rispettato, Giuseppe Boghetti. Marian fece un'audizione di fronte a lui cantando Deep River, commuovendolo fino alle lacrime. Tenacemente, la Anderson proseguì così i suoi studi privatamente con Giuseppe Boghetti e Agnes Reifsnyder nella sua città natale, sempre grazie al continuo supporto della comunità nera di Filadelfia.

Nel 1925 la Anderson riscosse il suo primo vero successo quando vinse il primo premio in una competizione canora sponsorizzata dalla New York Philharmonic. Come vincitrice poté esibirsi in concerto con l'orchestra il 27 agosto 1925, una performance che riscosse immediato successo di pubblico e di critica. La Anderson rimase a New York per proseguire gli studi con Frank La Forge, e Arthur Judson, che aveva conosciuto tramite la Filarmonica, divenne suo manager. Negli anni seguenti tenne diversi concerti negli Stati Uniti, ma i pregiudizi razziali impedirono alla sua carriera di decollare. Nel 1928 cantò per la prima volta alla Carnegie Hall. Alla fine decise di andare in Europa, dove passò diversi mesi studiando con Charles Cahier, prima di lanciarsi in un tour europeo di molto successo.

La fama europea e il concerto del 1939 al Lincoln Memorial

Nel 1930 la Anderson fece il suo debutto europeo in un concerto nella Wigmore Hall a Londra, dove fu ricevuta entusiasticamente. Passò i primi anni trenta girando per tutta l'Europa, dove non sperimentò i pregiudizi razziali che invece l'avevano accompagnata in America. Nell'estate del 1930 andò in Scandinavia, dove incontrò il pianista finlandese Kosti Vehanen, che divenne il suo accompagnatore e maestro vocale per molti anni. Grazie a questi incontrò anche Jean Sibelius, che l'aveva ascoltata a un concerto ad Helsinki. Mosso dalla sua performance, Sibelius li invitò a casa sua e chiese alla moglie di servire champagne al posto del tradizionale caffè. Sibelius commentò la sua performance dicendo di aver avuto l'impressione che la cantante fosse riuscita a penetrare l'anima nordica. Fra i due si strinse subito una forte amicizia che scaturì in una proficua collaborazione professionale, e per molti anni Sibelius alterò e compose canzoni appositamente per la Anderson. In particolare scrisse un nuovo arrangiamento della canzone Solitude e la dedicò alla Anderson nel 1939: in origine il pezzo era The Jewish Girl's Song dalle sue musiche di scena per il dramma Il festino di Baldassarre di Hjalmar Procopé, divenne in seguito la sezione intitolata "Solitude" della suite orchestrale da esse ricavate.

Nel 1934 l'impresario Sol Hurok offrì alla Anderson un contratto migliore di quello che aveva con Arthur Judson. Egli divenne il suo manager per il resto della carriera ed è solo grazie alla sua persuasione che ella tornò ad esibirsi in America. Nel 1935 fece la sua prima apparizione in un recital a New York alla Town Hall e ricevette una recensione molto favorevole dalla critica musicale. Passò i successivi quattro anni girando per tutti gli Stati Uniti e l'Europa. Le furono offerti ruoli d'opera da diversi teatri europei ma, a causa della sua poca esperienza nella recitazione, la Anderson declinò tutte queste offerte. Incise comunque diverse arie d'opera su dischi, che vendettero molte copie.

La Anderson, accompagnata da Vehanen, continuò ad andare in tour per l'Europa durante la metà degli anni trenta. Visitò le capitali dell'Europa dell'est e della Russia e tornò ancora in Scandinavia, dove la sua popolarità era altissima. Divenne in breve tempo una favorita di molti direttori e compositori delle maggiori orchestre europee. Durante un tour nel 1935, il celebre direttore d'orchestra Arturo Toscanini disse di lei che aveva una voce "che si sente solo una volta in un centinaio di anni". "Non appena la sentì cantare, seppe subito che con una ricca voce come la sua, non c'era niente che non sarebbe riuscita a fare".

Negli ultimi anni trenta, la Anderson faceva circa 70 recital all'anno negli Stati Uniti. Anche se ormai era abbastanza famosa, non era ancora riuscita a vincere del tutto i pregiudizi con cui si era dovuta scontrare quando era una giovane cantante nera in tour per gli Stati Uniti. Ancora le venivano negate stanze in certi hotel del Paese e non le era permesso di mangiare in certi ristoranti. Nel 1939 la DAR (Daughters of the American Revolution) le rifiutò il permesso di cantare nella sua sala concerto a Washington. La città a quel tempo osservava la segregazione razziale e quando gli artisti neri volevano esibirsi alla Constitution Hall, i finanziatori di colore si risentivano per il fatto che gli artisti neri potessero salire sul palco, mentre loro dovevano sedersi in fondo. La DAR non era mai stato un'organizzazione politica e, per evitare questo tipo di problemi, aveva deciso di negare la partecipazione a tutti gli artisti neri. Sebbene in seguito l'artista avesse perdonato la DAR molti anni dopo (il suo commento fu "Si spreca un sacco di tempo a odiare le persone"), migliaia di membri della DAR, inclusa la First Lady Eleanor Roosevelt, si scandalizzarono per questo increscioso incidente, e lasciarono l'associazioneMark Leibovich, "Rights vs. Rights: An Improbable Collision Course", New York Times, 13 gennaio 2008..

I Roosevelt, assieme a Walter Francis White e al manager della Anderson, Sol Hurok, persuasero il Segretario agli interni Harold L. Ickes ad organizzare un concerto all'aperto per Marian Anderson sui gradini del Lincoln Memorial. Il concerto fu eseguito nella domenica di Pasqua e la Anderson fu accompagnata, come d'abitudine, da Vehanen.