Borgo Milano è un quartiere di Verona, facente parte della III circoscrizione ed è abitato da 41.601 persone.Comune di Verona. I quartieri della città di Verona. Differenze e similarità. Anno 2002. p.36 Si trova nella parte ovest della città, per l'appunto in direzione Milano.

Geomorfologia L'attuale conformazione del territorio occidentale di Verona è il risultato di fenomeni alluvionali ed erosivi avvenuti tra i 250.000 e i 10.000 anni fa. Nella zona tra Borgo Milano e San Zeno si depositarono dei sedimenti di origine fluviale (per le diverse migrazioni dell'alveo dell'Adige), insieme ad altri depositi di sabbia e limi si formarono anche per trasporto eolico (loess) nella zona di San Zeno e di Borgo Milano. L'area della Spianà è situata in prossimità della scarpata che divide la zona depressa del “piano di divagazione dell'Adige” e la zona più elevata del “conoide dell'Adige".

Storia

L'origine di Corso Milano è da rintracciare al periodo romano; nel I sec. d.C. si mise appunto un generale piano di sistemazione dell'assetto stradale del Nord della penisola per facilitare lo spostamento delle truppe militari, facendo nascere la “Gallica”. Il tracciato non è ancora ben noto, forse la strada si staccava dalla via Postumia più ad ovest dell'arco dei Gavi in direzione nord, tenendosi alle spalle della basilica di S. Zeno. Questo percorso è suggerito dalla presenza sia di una vasta necropoli, sostanzialmente tardo antica, che si estende tra piazza Corrubbio, piazza Pozza e via Spagna e sia di ampie aree funerarie verso il fiume, quelle di via da Vico e vicolo caserma Chiodo. Il tracciato in prossimità di viale Cristoforo Colombo avrebbe piegato bruscamente verso ovest, in direzione viale Sicilia-via Doria, nei cui pressi, nel 1962, vennero alla luce due tombe e un'iscrizione funeraria.

Nell'ottavo secolo venne realizzata la prima chiesa dedicata a San Massimo, insieme a una piccola zona abitata, all'incrocio tra viale Cristoforo Colombo e Corso Milano. Fu distrutta dagli Ungari e ricostruita nel 981 presso gli attuali "Giardini d'Estate". Col tempo si sviluppò intorno alla chiesa un borgo extramurale di cospicue dimensioni (San Massimo fuori le mura), mentre la chiesa ospitò anche, intorno al 1365, una piccola comunità di monache benedettine (monasterium Sancti Maximi penes muros burgorum civitatis Verone).

In epoca scaligera e soprattutto durante la prima dominazione veneziana (1405-1517) l'insediamento di San Massimo, seppur rimasto all'esterno della cinta muraria, crebbe di dimensioni e nel 1409 risultava aggregato a fini fiscali al quartiere cittadino della Beveraria (Beveraria cum Sancto Maximo), confinante con quello di San Zeno.

Nel 1518 tutti gli edifici al di fuori delle mura cittadine vennero rasi al suolo per esigenze di difesa della città, facendo così sorgere La Spianà. Il piccolo abitato si trasferì nella zona dell'attuale San Massimo.

In alcune stampe dell'Ottocento si nota oltre Porta San Zeno un piccolo tratto che indica una strada, con la breve indicazione: "strada per Brescia". Era un'informazione data probabilmente più per amore di precisione che per effettiva utilità, vista la rarità dei viaggiatori in un'epoca che per il turismo era ancora preistoria. Era dunque questo, in origine, corso Milano: semplicemente la "strada per Brescia", una strada in aperta campagna, fra campi coltivati e terra incolta, senza auto e probabilmente con rare carrozze, solo qualche carro e contadini a piedi.

Fu tra gli ultimi anni dell'Ottocento e i primi del Novecento che "fuori Porta San Zeno" iniziò il processo di trasformazione da zona rurale a quartiere urbano, nel quale successivamente si costituì e si innestò una nuova realtà parrocchiale. Agli inizi del Novecento Borgo Milano, già in fase di espansione edilizia e di sviluppo economico, faceva parte del Comune di San Massimo all'Adige. Quest'ultimo era a sua volta autonomo rispetto al Comune di Verona ed era dotato dei propri organi amministrativi e rappresentativi, ubicati alla Croce Bianca sulla provinciale verso Brescia. Il Comune di San Massimo aveva una superficie assai ampia (quasi 2.700 ettari), su cui vivevano circa 5.700 abitanti: si estendeva fino alla cinta muraria di Verona e comprendeva anche le tre zone abitate di Boscomantico (all'epoca già dotato del campo di aviazione militare), Chievo e Borgo Milano.

L'amministrazione comunale veronese già all'epoca del sindaco Antonio Guglielmi (1896-1907) propose di aggregare il Comune di San Massimo all'Adige a quello di Verona, ma il progetto non venne realizzato, soprattutto per le sopraggiunte e prioritarie questioni legate all'intervento italiano nella prima guerra mondiale. Fu solo nei primi anni del fascismo che tale passaggio ebbe luogo, nel periodo in cui a Verona era podestà Vittorio Raffaldi nel 1927. L'attuale Borgo Milano è il risultato dell'ingrandimento continuo di tre nuclei abitati principali (...) si sviluppò subito dopo l'escavazione del Canale Camuzzoni (1883-1885). Dapprima si formarono i nuclei dei Tre Ponti e della zona Via Baracca - Via Manzoni; quindi il Villaggio Dall'Oca Bianca (anni 1930), il rione Catena (o dei Navigatori, dal 1960), il rione Stadio (dal 1970), il rione del Saval (dal 1975), mentre il Borgo Milano vero e proprio si estendeva gradatamente a sud della statale fino a raggiungere la massicciata ferroviaria.Giovanni Rapelli - note di toponomastica a cura della III Circoscrizione Ovest del Comune di Verona, 1988

Per quanto riguarda Borgo Milano, agli inizi del secolo si trattava ancora di un territorio costituito per buona parte da aree agricole, integrate da diversi laboratori artigianali e, nei decenni successivi alla prima guerra mondiale, da altre interessanti realtà economiche insieme alla produzione dei bachi da seta da parte delle famiglie contadine, che a tale scopo piantavano i gelsi, le cui foglie servono come nutrimento per i bachi: veri e propri filari di gelsi si potevano facilmente incontrare nei campi fra Corso Milano e via S.Marco. Nel 1928 l'amministrazione attuò dei piani di edilizia popolare facendo sorgere le case per gli ex combattenti, realizzate dalla Federazione provinciale veronese in varie zone periferiche della città, mentre tra le opere pubbliche compiute dall'amministrazione rientrano le case ultrapopolari del 1930 costruite per i meno abbienti; questi palazzi erano sei edifici a tre piani con 104 alloggi di uno, due o tre locali dotati di impianto igienico, luce ed acqua..

Durante la seconda guerra mondiale il quartiere venne colpito dai bombardamenti, la prima bomba cadde nel 1943 all'angolo tra Corso Milano e via Manzoni provocando solo danni materiali. Il bombardamento del 4 gennaio 1945 colpì duramente l'intera città e nel quartiere fece 25 morti, la maggior parte caduti in un rifugio di via Manzoni.

Nel secondo decennio del XXI secolo nel quartiere sono state iniziate costruzioni di edifici ad uso abitativo innovativo, portando il quartiere ad essere uno dei luoghi più innovativi (dal punto di vista energetico, di impatto ambientale,..) dove poter costruire edifici nella città di Verona.

Ritrovamenti archeologici Nel 1996 furono rinvenuti in via Meneghetti, durante i lavori di posa di una fognatura, una lama di pugnale in selce. Gli studi hanno fornito indizi, tra cui la presenza di alcune ossa, per ipotizzare che il pugnale possa rappresentare il corredo di una sepoltura. L'oggetto è a forma di peduncolo denticolato, marcato da due profonde tacche laterali e da una tacca sulla punta, databile all'età del rame. Altri oggetti della stessa epoca furono rinvenuti nella zona della Spianà; gli oggetti erano schegge, lame e scarti di lavorazione, manufatti e nuclei a lamelle. In via San Marco è stata ritrovata una domus suburbana, cioè edifici, collegati a dei fondi rustici, dotati di ambienti residenziali con pavimenti a mosaico.

Le ville/case storiche

Casa Pirolo, corso Milano 64

L'edificio fu fatto costruire nel 1914 da Emilio Pirolo in Bottagisio e risultò tassabile dal 1º gennaio 1915, registrato dall'Ufficio distrettuale come "casa di cinque piani e ventuno vani". Nel 1954 i proprietari Poltretti adibirono i locali del piano terra ad uso bar, attualmente vi ha sede un ristorante giapponese. Il prospetto principale, su tre piani fuori terra più il sottotetto scanditi da cinque assi di aperture. I due piani superiori presentano elementi strutturali e decorativi originali: tutte le cornici delle finestre hanno una ricca decorazione plastica con motivi a catena tenute nella parte superiore da una mano e, al centro del fastigio, testine femminili alternate a grandi foglie stilizzate. La ringhiera in ferro battuto del balcone del secondo piano lavorato è in gusto liberty..

Casa Padovani, Corso Milano 127 L'edificio è di gusto tardocinquecentesco e fu fatto costruite nel 1937 da Emma Padovani su un'area cui precedentemente esisteva una corte con una stalla e una casa con bottega su due piani. Il piano terra vede nel corpo rientrante di sinistra un piccolo portone d'ingresso preceduto da un portico sorretto da due colonne con capitello corinzio. Le finestre sono incorniciate da lesene e bancali con mensoline a voluta. Al primo piano c'è un elegante balcone con balaustra in pietra inframezzata da pannelli in ferro battuto lavorato; tutte le aperture di questo piano sono caratterizzate da importanti cornici aggettanti concluse da timpano spezzato e da bancali con mensole a voluta. L'edificio è concluso con ampio sporto del tetto a cassettonicon rosetta centrale, sostenuto da ricchi mensoloni a voluta fitomorta...

Casa Pavani-Miglioranzi, Corso Milano 2A-2E Il palazzo sorge su un angolo tra corso Milano e viale Colombo, sin dal 1862 sorgeva un casotto in legno per la macellazione dei suini di proprietà di Antonio Miglioranzi. Nel luglio 1903 venne abbattuto e al suo posto fu costruita una "casa di civile abitazione di quattro piani e ventiquattro locali" intestata alla moglie del Miglioranzi, Rosa Luigia Pavani. Nel cortile retrostante, nel 1910, venne costruita una tettoia ad uso magazzini, poi sopraelevata nel 1923 ricavandone una nuova abitazione di due piani e 15 locali. Il prospetto principale del palazzo è caratterizzato da un corpo centrale reso più importante dalla partitura architettonica di gusto classico che incornicia le aperture dell'asse centrale. Al piano terra si apre il portone d'ingresso ad arco con testa femminile in serraglia, sormontato dal balcone del primo piano con balaustrata neocinquecentesca in pietra. L'incorniciatura architettonica vede due lesene con ricco capitello e al secondo piano prosegue con riquadrature geometriche lisce. I due corpi laterali, ad intonaco rossiccio, presentano aperture rettangolari sagomate al piano terra e al primo piano finestre con alta trabeazione aggettante fiancheggiata da volute e formelle plastiche al di sotto dei bancali con motivo a conchiglia.

Via Alessandro Manzoni 18 La villa fu fatta costruire da Luigi Zaccaria nel 1914 e registrata come "casa di villegiatura" dal 1º gennaio 1915 su tre piani più sotterraneo e nove vani. L'edificio si presenta come sobrio ed elegante articolato in maniera dinamica in volumi diversi. Il prospetto principale si compone di due corpi di diversa altezza: quello di sinistra, su due piani, è caratterizzato da due assi di aperture binate e architravate, ripartite da una lesena, e dal portoncino d'ingresso, al pianoterra, a cui si accede da una breve scala con balaustrata classica in pietra, mentre quello di destra, a torretta, disposto su tre piani. Un semplice decoro plastico geometrico ricorre come cimasa su tutte le finestre, mentre sotto l'ampio sporto del tetto corre una fascia pittorica floreale di gusto liberty...

Viale Colonnello Galliano 59-61-63