Biografia Carriera militare Allievo dell'Escuela Militar, da dove uscì nel 1898 col grado di alfiere, Ibáñez del Campo fu inviato per sei anni come istruttore militare in El Salvador dove arrivò al grado di colonnello; ricoprì diversi incarichi nelle forze armate, nel 1917 fu comandante della prima División de Ejército, nel 1919 fu prefetto di polizia, nel gennaio 1921 ebbe la direzione della prestigiosa Escuela de Caballería e nel 1924 fu comandante generale dei Carabineros de Chile.

Partecipò al Comitato Militare che interruppe il mandato del presidente Arturo Alessandri Palma e segnò il crollo della Repubblica Parlamentare (settembre 1924) e poi rovesciò insieme al generale dell'Aeronautica Marmaduke Grove anche la Giunta di Governo del generale Luis Altamirano (23 gennaio 1925), con un altro golpe, aprendo la strada al ritorno di Alessandri. Ministro della guerra Nominato ministro della Guerra e della Marina da Alessandri nel 1925, mantenendo quello di comandante dei Carabineros, rifiutò l'ordine di dimissioni che questi diede a tutti i ministri, provocando una nuova crisi politica che terminò con le dimissioni del presidente (1º ottobre 1925). Confermato al dicastero della Guerra dal nuovo presidente Emiliano Figueroa, nel febbraio 1927 fu quindi ministro dell'Interno, ed esercitò una tale influenza sul capo dello Stato da emarginarlo progressivamente, spingendolo infine alle dimissioni il 17 aprile 1927, dopo la sua nomina a vice presidente.

Primo mandato presidenziale e l'esilio Assunta la guida dello Stato come vicepresidente, Ibáñez del Campo nei giorni successivi fu eletto presidente presentandosi come candidato unico (22 maggio 1927), entrando in carica il successivo 21 luglio, ed esercitando nei quattro anni successivi una dittatura di fatto, sostenuta inizialmente da un forte consenso popolare, più che dalle forze armate. Nel 1929, grazie all'opera diplomatica di Emiliano Figueroa, risolse l'annosa questione di Tacna e Arica restituendo Tacna al Perù e fissando definitivamente il confine con quello Stato. La popolarità di Ibáñez del Campo fu ulteriormente accresciuta dal vasto programma di lavori pubblici e investimenti statali reso possibile dai finanziamenti delle banche statunitensi, ma il crollo di Wall Street del 1929 provocò il rientro dei capitali statunitensi, e il Cile fu lo Stato più danneggiato dalla Grande depressione di tutto il mondo. Nel 1930 e nel 1931 Ibáñez del Campo si fece concedere poteri straordinari per fronteggiare la crisi economica, ma a causa di questa e delle proteste studentesche fu abbandonato dai suoi ministri, che si sono dimisero e per evitare uno scontro ancora più grave, Ibáñez cedette le redini del Paese al presidente del Senato il 26 luglio 1931 e andò in esilio fino al 1937.

Rientro dall'esilio Rientrato dall'esilio, il nome Ibáñez del Campo venne coinvolto in un ulteriore tentativo di golpe il 5 settembre del 1938, giorno che venne ricordato come quello del massacro del Seguro Obrero. In tale data, alcuni membri del filo-nazista Movimento Nazional Socialista del Cile s'impossessarono dell'edificio del Seguro Obrero nella capitale in un tentativo di colpo di Stato per permettere la presa del potere di Ibáñez del Campo i quali si scontrarono con i carabineros in una lunga sparatoria prima di arrendersi. Dopo aver ripreso l'edificio, le forze dell'ordine massacrarono i ribelli all'interno del palazzo giustiziandoli sommariamente al contrario della promessa libertà, causando un totale di 59 morti. Ancora oggi si ignora chi diede l'ordine, per quanto si sia ipotizzato che venne direttamente dal presidente e rivale Arturo Alessandri Palma, di orientamento liberal-conservatore. Comunque Ibáñez del Campo ritirò la propria candidatura alla presidenza, spianando la strada al radicale Pedro Aguirre Cerda. Nonostante Ibáñez del Campo tentò di costituire un proprio partito per essere rieletto alla presidenza ma venne sconfitto alle successive elezioni del 1942.

Il secondo mandato Poco dopo il XIII Congresso del Partido Socialista Popular del 1951 fu proclamato come suo candidato presidenziale, il che causò il rifiuto dei senatori Salvador Allende e Tomás Chadwick. Così vince le presidenziali nel 1952 come candidato anche del Partido Femenino de Chile e del Partido Agrario Laborista, col simbolo di una scopa, con cui avrebbe spazzato via la corruzione e il malgoverno. Il suo secondo mandato non fu un successo: ormai anziano e privo dell'antica fermezza, Ibáñez lasciò il governo ai suoi ministri, senza riuscire a risolvere i gravi problemi economici del Cile. Dovette affrontare le crisi provocate dall'inflazione e dallo sciopero di protesta contro la legge sul blocco dei salari (1956) e fece studiare alla Missione Klein-Sacks delle riforme economiche liberiste che non furono mai applicate per la loro impopolarità. Istituì il Banco de Estado (1953), contribuì alla fondazione del BID e trasformò Arica in un porto franco. Fece promulgare la legge che istituiva la Tessera Elettorale Unica, per evitare i casi di voto multiplo che si erano prodotti in passato.

Concluso il suo secondo mandato, si ritirò a vita privata. Gli fu dedicata la XI Regione del Cile, Aysén del General Carlos Ibáñez del Campo.

La riforma della pubblica amministrazione Secondo la visione dello Stato di Ibáñez, sarebbe stato necessario introdurre il principio della rigida separazione fra responsabilità politica e amministrativa, proprio degli Stati moderni. La crisi economica e sociale del primo dopoguerra rappresentò la congiuntura internazionale favorevole per l'ascesa al potere di un leader munito di idonei poteri di riforma. Tuttavia, la sua visione non era suffragata da studi scientifici in ambito amministrativo né fu predisposta alcuna struttura di formazione dei funzionari statali e dei livelli operativi della burocrazia per adeguarli all'intelligenza della riforma.

Il primo corso universitario di Scienze Politiche e Amministrative fu istituito dall'Università del Cile solamente nel 1954, e solamente cinque anni più tardi si concretizzò nel primo corso di aggiornamento professionale per gli impiegati dell'ufficio pubblico del Registro Civil e Identificación. La carenza di un'adeguata pianificazione portò a un complesso istituzionale segnato da denominazioni, status giuridici e personali tra loro disomogenei, con sovrapposizioni di competenze e duplicazioni di ruoli, rivalità interne e gradi di libertà per la corruzione. Ibáñez non riuscì nemmeno a imporre un accesso centralizzato nazionale alla pubblica amministrazione basato esclusivamente sullo strumento del concorso pubblico, la progressione di carriera secondo un criterio meritocratico e l'adozione di procedure interne di funzionamento, benché queste proposte apparissero già negli anni venti come la migliore soluzione possibile ai problemi storici delnepotismo e il clientelismo. alla sezione "Conclusioni finali"

Onorificenze Onorificenze cilene

Onorificenze straniere

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Generali cileni Categoria:Cavalieri di gran croce OMRI decorati di gran cordone Categoria:Presidenti del Cile Categoria:Vicepresidenti del Cile Categoria:Critici della Massoneria