Biografia Ordinato sacerdote nel 1908, partecipò alla prima guerra mondiale come cappellano militare degli Alpini. Tra il 1922 e il 1926 fu direttore del settimanale diocesano L’Azione. A partire dal 1925, con l'instaurazione del regime fascista, il settimanale rinunciò a trattare grandi temi e si limitò a mera cronaca locale e ad affiancare di tanto in tanto la propaganda fascista. Divenne parroco di Montaner, frazione di Sarmede, il 22 gennaio 1927: . A Montaner, assieme alla sorella Giovanna che lo aiutava nella sua missione pastorale, don Giuseppe Faè costruì un asilo, un orfanotrofio, una chiesa intitolata a san Giovanni Bosco ed una saletta adibita a cinema.
Nella Resistenza Dopo l'Armistizio di Cassibile intensificò la sua attività tanto da collaborare attivamente nella formazione delle prime bande partigiane. Assieme a Giovanbattista Bitto "Pagnoca" avviò il primo nucleo partigiano nella zona del vittoriese, il Gruppo Brigate Vittorio Veneto, che confluirà nella futura divisione Nannetti. Don Giuseppe Faè aiutò i partigiani fornendo loro cibo, vestiti e sistemandoli nella canonica, che adibì a rifugio dei guerriglieri e delle loro armi. La sua parrocchia divenne dunque un passaggio obbligato per chi desiderava equipaggiarsi e partecipare alle formazioni partigiane del Cansiglio. Il 27 marzo 1944 don Giuseppe e sua sorella Giovanna vennero arrestati per attività antifascista, traditi da due falsi partigiani. Portati ad Udine, vennero processati e condannati a morte: la sorella del sacerdote partì per un campo di sterminio, senza fare più ritorno, mentre don Giuseppe, per probabile intercessione dell'arciprete di Pordenone Gioacchino Muccin, in seguito eletto vescovo di Feltre e Belluno, venne ospitato nel seminario di Vittorio Veneto, dove i fascisti lo graziarono facendogli trascorrere lì gli anni della guerra civile.
Dopoguerra Liberato e tornato a Montaner il 3 maggio 1945, don Giuseppe Faè si adoperò per ottenere la linea telefonica, la luce elettrica, l'acqua corrente nelle case, l'apertura di un ufficio postale e la costruzione di una scuola.
Negli ultimi anni, a causa della vecchiaia, don Giuseppe venne affiancato da alcuni cappellani. Durante gli ultimi tre anni e mezzo venne assistito dal giovane cappellano Antonio Botteon.
Don Giuseppe Faè morì il 13 dicembre 1966, amatissimo e venerato come un santo dalla popolazione. Numerosi furono gli aneddoti che circolarono sui suoi presunti poteri taumaturgici e miracolosi.
Riconoscimenti A Montaner è stato eretto un monumento in sua memoria.
Note
Bibliografia AA.VV., Il comandante Pagnoca, Vittorio Veneto, 2007, ISBN 978-88-95247-00-7, 183pag Pier Paolo Brescacin (a cura di), Sui sentieri della resistenza in Cansiglio, Quaderni Vittoriesi 2, Collana dell'Ufficio della Resistenza e della Società Contemporanea del Vittoriese. Pier Paolo Brescacin, Giuseppe Giust, la mia resistenza: intervista al comandante partigiano "Vitas". Con alcune note sulla brigata "Cacciatori delle Alpi", Isrev, 2006 Antonio Serena, I fantasmi del Cansiglio, Mursia, 2011 Antonio Serena, Benedetti assassini, Ritter, 2015
Collegamenti esterni
Monaster - scheda - visto 15 marzo 2009 ISREV - info - visto 15 marzo 2009 ANPI - info - visto 15 marzo 2009
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