Il suffragio femminile è il diritto di voto delle donne, propiziato a livello internazionale per la prima volta nel 1948 dalle Nazioni Unite.
L'articolo 21 della Dichiarazione universale dei diritti umani non fa infatti alcuna distinzione di sesso nello stabilire che:
Il suffragio femminile viene anche esplicitamente considerato un diritto sotto la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna, adottata dalle Nazioni Unite nel 1979 e sottoscritta da 189 nazioni.
Storia
Il suffragio femminile è stato concesso nei vari paesi del mondo in tempi diversi. In molti paesi il suffragio femminile fu riconosciuto prima del suffragio universale, così a donne di certe etnie e classi sociali non fu concesso il diritto di voto. Nel Settecento Nella Francia medievale e altri paesi europei il voto per assemblee e riunioni di città e paesi era aperto ai capi delle famiglie, indipendentemente dal sesso. Il suffragio femminile fu concesso dalla Repubblica Corsa nel 1755, la cui Costituzione prevedeva un'assemblea rappresentativa nazionale eletta da tutti gli abitanti sopra i 25 anni d'età, sia donne (se nubili o vedove) che uomini. Il suffragio femminile fu revocato quando la Francia annesse l'isola nel 1769. Le origini del moderno movimento a favore del suffragio femminile vanno ricercate nella Francia degli anni tra il 1780 e il 1790 negli scritti di Antoine Condorcet e Olympe de Gouges, che lo sostennero come un diritto nelle elezioni nazionali.
Un caso particolare riguarda la Svezia, dove ad alcune donne fu concesso il diritto di voto durante l'età della libertà (1718-1771) ma tale diritto non fu esteso a tutte.
Nel 1756 Lydia Chapin Taft, nota anche come Lydia Taft, divenne la prima donna votante legale in America. Ella votò in almeno tre occasioni in un'assemblea cittadina del New England, ad Uxbridge (Massachusetts), con il consenso dell'elettorato. Ciò si verificò tra il 1756 e il 1768, durante il periodo coloniale americano. Il New Jersey concesse il voto alle donne (con le stesse qualifiche proprietarie degli uomini, benché, dato che le donne sposate non possedevano proprietà per loro diritto, solo le donne nubili e le vedove avevano questo diritto). Nella Costituzione dello Stato del New Jersey del 1776 la parola abitanti fu usata senza distinzioni di sesso o razza. Le donne del New Jersey, insieme a persone di diverso colore, o neri, persero il diritto di voto nel 1807, quando la franchigia fu ristretta a maschi bianchi, ufficialmente per combattere le frodi elettorali semplificando le condizioni di eleggibilità.
Le Isole Pitcairn concessero il suffragio alle donne nel 1838, cui fece seguito Norfolk nel 1856. Nell'Ottocento Un ruolo sulla questione avevano esercitato anche il Granducato di Toscana (almeno dal 1849) e la Repubblica Romana (1849), che però durò pochi mesiArticolo 17 della Costituzione della Repubblica Romana: "Ogni cittadino che gode i diritti civili e politici a 21 anni è elettore, a 25 eleggibile"..
Il Comune di Parigi del 1871 riconobbe il diritto di voto alle donne, ma esso venne ritirato con la caduta della Comune e sarebbe stato concesso nuovamente nel luglio del 1944 da Charles de Gaulle.
Diversi paesi, colonie e stati concessero un suffragio limitato alle donne nella seconda metà del XIX secolo.
Il suffragio femminile illimitato in termini di diritti di voto (alle donne inizialmente non fu permesso di presentarsi come candidate alle elezioni) in una colonia britannica per lo più autogovernantesi fu concesso dalla Nuova Zelanda nei primi anni novanta del XIX secolo. A seguito di un movimento condotto da Kate Sheppard, la legge per il suffragio femminile fu adottata appena qualche mese prima delle elezioni generali del 1893.
La colonia autogovernantesi dell'Australia Meridionale - che dal 1861 aveva espresso i primi orientamenti in materia - concesse alle donne nel 1885 sia il suffragio universale che il diritto di presentarsi come candidate al parlamento coloniale. Il Commonwealth d'Australia garantì questo stato di cose per le donne alle elezioni federali dal 1902 (tranne le donne aborigene).
Iniziative si segnalarono in tal senso anche nel Territorio del Wyoming già nel 1869, nell'Isola di Man nel 1881, a Franceville nelle Nuove Ebridi. In particolare la colonia di Franceville, dichiarando l'indipendenza nel 1889, divenne la prima nazione ad introdurre il suffragio universale senza distinzione di sesso o colore"Wee, Small Republics: A Few Examples of Popular Government," Hawaiian Gazette, Nov 1, 1895, p1; tuttavia, essa tornò presto sotto il dominio coloniale di Francia e Regno Unito.
Nel Novecento Il primo paese europeo ad introdurre il suffragio femminile fu il Granducato di Finlandia. Le riforme amministrative successive all'insurrezione del 1905 riconobbero alle donne finlandesi il diritto di voto (suffragio universale e egualitario) e l'elettorato passivo; in occasione delle elezioni del 1907 furono elette 19 parlamentari, le prime donne al mondo a ricoprire una carica istituzionale elettiva.
Negli anni precedenti la prima guerra mondiale, la Norvegia (1913) e la Danimarca diedero anch'esse il voto alle donne, ed esso venne esteso a tutti gli altri stati dell'Australia. In Russia durante il governo provvisorio in piena rivoluzione nel novembre del 1917, si tennero le elezioni per l'assemblea costituente a suffragio universale; con la costituzione sovietica del 1918 il suffragio femminile fu confermato e la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa concesse il diritto nel 1918, così come il Canada (tranne il Québec, dove esso venne posposto al 1940).
Le donne britanniche di oltre 30 anni d'età e tutte le donne tedesche e polacche ebbero il voto nel 1918, le donne olandesi nel 1919, e alle donne statunitensi, negli stati che precedentemente avevano rifiutato il suffragio, esso fu concesso nel 1920. Le donne in Turchia ebbero il diritto di voto nel 1926. Nel 1928 il suffragio fu esteso a tutte le donne britanniche con gli stessi diritti degli uomini, cioè, a tutte le persone con almeno 21 anni d'età, senza distinzione di sesso.
Grazie all'azione di Matilde Hidalgo Navarro de Procel, l'Ecuador fu nel 1921 il primo Paese dell'America Latina a concedere il suffragio universale e l'elettorato passivo, del quale lei stessa beneficiò limitatamente a una carica politica nell'amministrazione locale. Tuttavia, fino all'abrogazione nel 1967, il diritto di voto femminile sarà riservato alle donne che fossero in grado di dimostrare il possesso di taluni requisiti di legge.
Il 27 marzo 1937 ebbe luogo la prima consultazione referendaria nazionale dell'Uruguay, dopo un precedente plebiscito locale, tenutosi a Cerro Chato il 3 luglio 1927. Nel 1932 il presidente brasiliano Getúlio Vargas firmò la legge per il suffragio femminile proposta da Bertha Luz con una serie di limitazioni.Gli altri Stati avevano introdotto alcune forme di voto femminile, ma solamente negli anni 1950 tale diritto fu esteso a tutti i tipi di consultazioni elettorali, eliminando qualsiasi limite e prerequisito imposto esclusivamente al sesso femminile.
Il 23 settembre 1947, in Argentina, il presidente Perón controfirmò la legge sul suffragio femminile proposta da Evita. L'Argentina divenne così il secondo Paese sudamericano a introdurre tale diritto in forma universale, segreta e obbligatoria.Nello stesso anno, Elvia Carrillo Puerto raccolse migliaia di firme, ottenendo il suffragio universale per le elezioni municipali. Solamente nel 1953 il Messico introdusse la norma che concedeva il diritto di voto universale a tutti i tipi di consultazioni elettorali, diritto che fu successivamente introdotto dalla Colombia nel 1954, seguita dall'Honduras, dal Nicaragua e dal Perù nel 1955, e infine dal Paraguay nel 1961.
In Italia per il suffragio universale erano stati fatti invano diversi tentativi di introduzione tra il 1861 e il 1919. Il voto femminile fu altresì legittimato nel 1920, durante la Reggenza italiana del Carnaro, la città stato di breve durata fondata da Gabriele D'Annunzio a Fiume.«I cittadini della Repubblica entrano nel pieno possesso di tutti i diritti civili e politici non appena compiuto il ventesimo anno di età, diventando perciò elettori ed eleggibili per tutte le cariche pubbliche senza distinzione di sesso.» (Carta del Carnaro, art. 12) Nel 1925 una legge fascista concesse il suffragio femminile nelle sole elezioni amministrative, che verranno però abolite nel 1926, senza che la norma avesse applicazione. Nel 1944 le donne ebbero diritto al voto, se capofamiglia, fatto per niente raro all'epoca dei fatti, nella Repubblica partigiana della Carnia. Il governo del Regno d'Italia introdusse il suffragio femminile col decreto legislativo luogotenenziale 23 del 1º febbraio 1945. Le donne parteciparono alle elezioni amministrative del 1946, che si tennero a partire dal mese di marzo. Il 2 giugno 1946 avvenne il primo voto su scala nazionale, al referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica Italiana e alle contemporanee elezioni politiche dell'Assemblea costituente.
Una delle più recenti giurisdizioni a concedere alle donne uguali diritti è stato il Bhutan nel 2008. Il più attuale movimento attivo a favore del suffragio femminile opera in Arabia Saudita: l'argomento si intreccia con il complesso ruolo delle donne saudite moderne.
Storia del suffragio nei diversi continenti
Africa Egitto In Egitto il suffragio femminile venne supportato nel 1956 dall'allora presidente Gamal Abdel-Nasser. Il voto era stato negato in precedenza nel periodo dell'occupazione britannica.
Sierra Leone Una delle prime occasioni durante le quali venne concesso alle donne di votare fu il Nova Scotian settlers a Freetown. Nelle elezioni del 1792, tutte le capofamiglia potevano votare e un terzo di queste erano di etnia africana.Simon Schama, Rough Crossings, (2006), p. 431. Le donne conquistarono il diritto di voto in Sierra Leone nel 1930.
Sudafrica La franchigia fu estesa alle donne bianche dai 21 anni in su dal Women's Enfranchisement Act, 1930. Le prime elezioni generali nelle quali alle donne fu concesso di votare si svolsero nel 1933. In quell'occasione Leila Reitz (moglie di Deneys Reitz) fu la prima donna ad essere eletta Membro del Parlamento, rappresentando Parktown per il South African Party. Il diritto al voto degli uomini di colore era molto limitato a Cape Province e Natal (Transvaal e Orange Free State negavano del tutto il diritto di voto sia agli uomini di colore sia ai bianchi stranieri). Queste limitazioni non erano estese alle donne, e furono progressivamente eliminate fra il 1936 e il 1968.
Il diritto di voto per l'Assemblea legislativa del Transkei, istituito nel 1963 per il Transkei bantustan, fu concesso a tutti i cittadini adulti del Transkei, comprese le donne. Disposizioni analoghe sono state messe in atto per le assemblee legislative create per altri bantustan. Tutti i cittadini adulti di colore potevano votare per il Coloured Persons Representative Council, istituito nel 1968 con poteri legislativi limitati; il consiglio fu tuttavia abolito nel 1980. Allo stesso modo, tutti i cittadini indiani adulti avevano diritto a votare per il South African Indian Council nel 1981. Nel 1984 fu istituito il Parlamento Tricamerale e il diritto di voto per la Camera dei Rappresentanti e la Camera dei Delegati era concesso a tutti i cittadini adulti di colore e a tutti gli indiani, rispettivamente.
Nel 1994 i bantustan e il Parlamento Tricamerale furono aboliti e il diritto di voto per l'Assemblea nazionale fu concesso a tutti i cittadini adulti.
Rhodesia Meridionale