Les Très Riches Heures du duc de Berry (letteralmente traducibile in italiano come «Le ore molto ricche del duca di Berry») è un codice miniato iniziato dai fratelli Limbourg, Paolo, Giovanni ed Ermanno di Limbourg, intorno al 1411. Si tratta di un libro d'ore commissionato dal duca Jean de Berry e conservato oggi al Musée Condé di Chantilly. Rimasto incompiuto alla morte dei tre pittori e del loro mecenate, nel 1416, il manoscritto fu probabilmente continuato, in alcune miniature del calendario, da un pittore anonimo negli anni 1440, forse, secondo alcuni storici dell'arte, Barthélemy d'Eyck. Nel 1485-1486 fu definitivamente completato dal pittore Jean Colombe, per conto del duca di Savoia. Acquistato da Enrico d'Orléans, duca d'Aumale, nel 1856, fu successivamente conservato nel suo castello di Chantilly, dove non poté essere rimosso a causa dei termini del lascito testamentario del duca.
Su un totale di 206 fogli, il manoscritto contiene 66 miniature grandi e 65 piccole. La progettazione del libro, frutto di un processo lungo e complesso, subì numerose modifiche e revisioni. Per le decorazioni, le miniature, la calligrafia, i capolettera miniati e le decorazioni marginali, furono incaricati numerosi artisti, ma determinarne il numero esatto e l'identità rimane un'impresa estremamente ardua. Straordinario esempio della pittura franco-fiamminga del XV secolo, venne realizzato utilizzando pigmenti assai rari e i dipinti sono fortemente influenzati dall'arte italiana e classica.
Dopo essere rimaste nell'oblio per tre secoli, l’opera acquisì rapidamente grande fama durante il XIX e il XX secolo, nonostante la loro rarissima esposizione al pubblico. Le miniature hanno contribuito a plasmare un'immagine idealizzata del Medioevo nell'immaginario collettivo. Ciò è particolarmente vero per le immagini del calendario, le più note, che raffigurano scene contadine e aristocratiche, oltre a notevoli elementi dell'architettura medievale.
Non va confuso con le Très Belles Heures du Jean de Berry.
Storia del manoscritto L'opera dei fratelli Limbourg I Limbourg e il duca di Berry
Quando Giovanni, primo duca di Berry e terzogenito di Giovanni II di Francia, commissionò ai fratelli Limbourg, Paolo (Paul o Pol), Giovanni (Jean o Jannequin, Jehannequin o Hennequin) ed Ermanno (Herman o Herment) un nuovo libro d'ore, i legami tra gli artisti e il loro mecenate erano già stretti. Intorno al 1405 egli aveva già commissionato loro la creazione delle sue Belles Heures, che completarono intorno al 1408-1409.New York, Metropolitan Museum of Art, Cloisters Collection, Acc.num. 54.1.1. Oltre ai due testi già menzionati, il duca di Berry, grande bibliofilo e amante dell'arte in ogni sua sfaccettatura, era già proprietario di altri 4 libri d'ore commissionati ad altri artisti: le Petites Heures de Jean de Berry (realizzate tra il 1375-1380 e poi tra il 1385-1390),Biblioteca nazionale di Francia (BNF), Ms. lat. 18014. il suo primo libro d'ore per il quale chiese a Paolo di aggiungere una miniatura nel 1412, le Très Belles Heures o Heures de Bruxelles,Bruxelles, Biblioteca reale del Belgio, Ms. 11060-61. le Grandes HeuresBNF, Ms. lat. 919. e infine le Très Belles Heures de Notre-Dame, oggi separate, a cui i fratelli Limbourg aggiunsero almeno 3 miniature..
Le condizioni di lavoro offerte dal duca ai fratelli Limbourg apparivano senza dubbio sorprendenti, poiché beneficiavano di un contratto esclusivo con il duca e senza dubbio alloggiarono, prima, nel suo castello di Bicêtre, a sud di Parigi, e dopo in una lussuosa residenza donata loro dal duca, a Bourges. Tranquillizzati dall'assenza di concorrenza delle altre botteghe, i fratelli si trovarono nelle migliori condizioni per dare libero sfogo alla propria creatività.
L'intervento dei tre fratelli Secondo Patricia Stirnemann, un piccolo dettaglio nel testo indica che la stesura del manoscritto non iniziò prima del 1411: al foglio 73, la Litania dei Santi, menziona un Sant'Alberto che, secondo il testo, si riferisce ad Alberto di Trapani. Seppur canonizzato ufficialmente soltanto nel 1476, nel 1411, l’ordine dei carmelitani, istituì una «festa per devozione», durante un capitolo generale, allo scopo di venerare il religioso siciliano. Il manoscritto costituirebbe quindi la prima testimonianza di questa devozione..
Nel 1411, un primo testo, conferma che i fratelli Limbourg fossero al servizio del duca e vi rimasero fino al 1415. Fu immediatamente elaborato uno schema da seguire e furono realizzate le miniature, principalmente quelle con temi tratti dai Vangeli. Forse intorno al 1413, le previsioni iniziali subirono delle drastiche modifiche. I fratelli si dedicarono infatti alle miniature sul Ciclo della Passione, oltre a 4 miniature di calendario e una serie di 8 miniature eccezionali per dimensioni e soggetto, tra cui L'Uomo Anatomico e la Pianta di Roma. È difficile sapere se i tre fratelli realizzarono tutte le miniature insieme o se si divisero l'opera. Lo storico dell'arte statunitense, Millard Meiss, ha comunque tentato di ripartire le miniature curate tra i tre fratelli, basandosi su altri manoscritti a loro attribuiti: tra le miniature di grandi dimensioni, a suo dire, 19 sarebbero di Paolo, 16 di Giovanni e 9 di Ermanno. Tuttavia, queste ipotesi, sono state fortemente criticate, in particolare da François Avril, curatore della Biblioteca Nazionale di Francia. Raymond Cazelles, vecchio curatore del Museo Condé, preferisce distinguere i tre fratelli in forma anonima, chiamandoli "Limbourg A" (forse Paolo), "Limbourg B" (forse Ermanno) e "Limbourg C" (forse Giovanni).. Tutti e tre morirono nel 1416, forse a causa di un'epidemia di peste, prima che il manoscritto fosse completato, in particolare le raffigurazioni dei mesi. Parte del manoscritto reca ancora tracce di questa brusca interruzione, in quanto il retro del foglio 26 raffigura un iris in un vaso e un uccello non colorati..
Dopo la morte dei miniatori e del committente Il 15 giugno del 1416 morì il duca, e il suo inventario post-mortem menziona il manoscritto in diversi documenti, nei quali si testimonia che furono destinate somme considerevoli ad un manoscritto incompiuto e non ancora rilegato. Poiché si tratta dell'unica menzione negli archivi che consente di ricondurre l’opera ai fratelli Limbourg, questa indicazione è stata ritenuta spesso fragile per attribuire il manoscritto ai presunti autori.
Secondo Millard Meiss, il manoscritto andó in possesso dei re di Francia dal 1416. La liquidazione dei beni del duca sembra essere stata interrotta durante l'occupazione di Parigi da parte degli inglesi, nel 1420, nel corso della guerra dei cent'anni, e il manoscritto rimase apparentemente inaccessibile fino al 1436, anno della ripresa della città per mano delle truppe francesi di Carlo VII. Secondo Mathieu Deldicque, curatore del Museo Condé, il manoscritto non rilegato, privo di interesse bibliografico, potrebbe essere stato acquistato da un libraio che, dopo il 1436, lo mise a disposizione di miniatori come modello, come il Maestro di Dunois per la decorazione del Heures de DunoisLondra, British Library, Yates Thompson, Ms. 3...
I pittori posteriori ai fratelli Limburg Il pittore intermedio, Bartolomeo d'Eyck Stando allo storico dell'arte toscano Luciano Bellosi, il manoscritto fu completato da un pittore che si ritiene avesse lavorato negli anni 1440. Le miniature dedicate ad alcuni mesi – marzo, giugno, settembre, ottobre e dicembre – furono completate in questo arco temporale, poiché alcuni dei costumi sono caratteristici della moda che emerse in quel periodo. Sebbene questa datazione, basata sulla moda, sia stata dibattuta, diverse innovazioni grafiche presenti in queste miniature – come il maggiore realismo dei contadini o della natura – possono comunque spiegarsi con una datazione alla metà del XV secolo. L'esistenza di tale pittore poco prima della metà del secolo è attualmente oggetto di un consenso quasi unanime tra gli storici dell'arte. Secondo Bellosi, questo pittore, probabilmente visse a stretto contatto con la corte di Renato d'Angiò, cognato di re Carlo VII. Lo stile di questo autore, che presenta caratteristiche tipiche di Jan van Eyck, può essere paragonato in particolare a quello del manoscritto Livre du cœur d'Amour épris conservato a ViennaBiblioteca Nazionale Austriaca, Ms. 2597., commissionato da Renato. Quest'opera è stata in seguito attribuita a Barthélemy d'Eyck, circostanza la quale ha spinto Nicole Reynaud, tra i vari esperti, a ipotizzare che egli fosse il responsabile delle aggiunte al manoscritto delle Très Riches Heures.
Quest'attribuzione a Barthélemy d'Eyck è stata tuttavia contestata da diversi specialisti. È il caso, ad esempio, della storica dell'arte britannica Catherine Reynolds, per la quale lo stile delle aggiunte di questo pittore intermedio non corrisponderebbe a quello di Barthélemy d'Eyck. Inoltre, elementi di queste sezioni delle Très Riches Heures, si trovano già in precedenza in alcune miniature manoscritte di 2 libri d'ore, attribuiti al Maestro di Dunois, ovvero una scena di semina in ottobre di un manoscritto, conservato a Oxford,Oxford, Keble College, Ms. 39, f. 10. e una Presentazione al Tempio presente nelle Heures de Dunois. Presumendo che tali manoscritti fossero stati curati tra il 1436 e il 1440, le aggiunte dello sconosciuto pittore intermedio potrebbero risalire, al massimo, alla fine degli anni 1430. Tuttavia, in quel frangente storico, Barthélemy d'Eyck non era ancora attivo, bensì solo dal 1444 in poi, non potendo, quindi, avere accesso ai quaderni incompiuti del duca di Berry, secondo Reynolds.
Per la storica dell'arte Inès Villela-Petit, il dilemma sulla datazione potrebbe essere spiegata dal fatto che i disegni del calendario erano già stati in gran parte abbozzati dai fratelli Limburg, sebbene non li avessero ancora terminati. Pertanto, il Maestro di Dunois, avrebbe consultato questi disegni per creare le proprie miniature tra il 1436 e il 1440. Questa ipotesi giustificherebbe il successivo coinvolgimento di d’Eyck, pittore di Renato d’Angio, dopo il 1440: d’Eyck sarebbe intervenuto su richiesta di Carlo VII, proprietario dell'opera, mentre il re soggiornava a Saumur, nell'estate del 1446, presso il cugino Renato, ispirandosi agli stessi abbozzi dei Limbourg. Questo intervento sarebbe stato effettuato durante un torneo, il che spiegherebbe il tempo limitato che l'artista poté dedicare al manoscritto, limitandosi quindi ad alcune aggiunte su pagine già iniziate dai fratelli Limburg e forse lasciate incompiute..
La sessione finale di Jean Colombe
Dopo il 1483, il lavoro entrò in possesso di Carlo I di Savoia, in virtù del fatto che egli era nipote di Luigi XI.. Ciononostante, secondo Nicole Reynaud, fu Carlotta di Savoia, moglie di Luigi XI, a possedere i quaderni del manoscritto alla morte del marito, avvenuta il 1° dicembre 1483. In particolare, l’inventario inventario post-mortem del re, includeva un vago riferimento ad un libro d'ore che potrebbe corrispondere al Très Riches Heures, destinato al nipote Carlo. Un documento datato 31 agosto 1485, attesta che il duca di Savoia incaricò il pittore Jean Colombe di completare il manoscritto. Colombe probabilmente lo terminò a Bourges, nella sua bottega, e lo riportò poi al duca, al castello di Chambéry. Il 3 giugno 1486, a manoscritto completato, fu ricompensato dal duca con uno stipendio annuo di 100 scudi. Jean Colombe, in particolare, creò o completò 27 miniature di grandi dimensioni e 40 di piccole dimensioni..
Il viaggio del manoscritto Tra i Paesi Bassi e l'Italia